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La nuova modifica turca dei M60 A3

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Nel 2023 la Turchia disponeva ancora di oltre seicento M60A3, carri concepiti a partire da una piattaforma degli anni Sessanta e ormai distanti dagli standard richiesti a un mezzo destinato al combattimento di prima linea. Il programma illustrato da Storia.Corazza non prevede però la sostituzione integrale del veicolo: la proposta di Roketsan conserva lo scafo e interviene soprattutto sulla torre, sulla protezione e sull’elettronica. L’obiettivo è ottenere un carro più protetto e consapevole dell’ambiente circostante, mantenendo sotto controllo costi, tempi e massa complessiva.

Perché modernizzare gli M60A3

Il limite principale dell’M60A3 è la protezione originaria. Scafo e torre appartengono a una generazione nella quale l’acciaio omogeneo colato costituiva ancora l’elemento essenziale della corazzatura. Gli spessori frontali potevano essere adeguati contro minacce del periodo, ma non offrono più una difesa sufficiente contro le moderne munizioni a energia cinetica e a carica cava. Lo scafo conserva comunque un elemento utile: il fondo parzialmente sagomato a V contribuisce a deviare l’onda d’urto prodotta da mine ed esplosivi collocati sotto il veicolo.

La torre originale concentra molte delle criticità. La sua struttura colata limita sia la possibilità di integrare protezioni composite moderne sia la disponibilità di volumi razionali per sensori, cablaggi e apparati elettronici. Aggiungere semplicemente moduli esterni avrebbe aumentato la massa senza risolvere i vincoli interni. Da qui nasce la scelta più radicale della proposta Roketsan: sostituire l’intera torre con una struttura nuova, saldata e modulare.

Il cannone L7 da 105 mm

L’armamento principale rimane il cannone rigato da 105 mm della famiglia britannica L7. Il video lo confronta con i calibri sovietici da 100, 115 e 125 mm e con i più recenti cannoni occidentali da 120 mm. La pressione di esercizio dell’L7A3, indicata attorno a 353 MPa, è superiore a quella del 100 mm installato sui T-54 e T-55, ma inferiore a quella raggiunta dal successivo 115 mm sovietico. Il solo dato pressorio, tuttavia, non descrive l’intera efficacia del sistema: la lunga diffusione internazionale dell’L7 ha prodotto una famiglia di munizioni particolarmente ampia e un’evoluzione tecnica durata decenni.

Il 105 mm può impiegare proiettili perforanti sottocalibrati stabilizzati ad alette con sabot a perdere, i moderni APFSDS, oltre ai precedenti APDS, alle munizioni a carica cava HEAT, agli HESH e a diversi proiettili ad alto esplosivo. Secondo i dati presentati nel filmato, alcune munizioni cinesi di più recente produzione, dotate di penetratore lungo, arriverebbero a circa 500-550 mm di penetrazione a 2.000 metri contro una piastra verticale. Sono valori che non trasformano l’M60A3 in un equivalente dei carri più moderni, ma che rendono il cannone ancora credibile contro mezzi meno protetti, fortificazioni e bersagli tipici di un impiego di seconda linea.

La varietà delle munizioni è quindi uno dei motivi per cui Roketsan può concentrare l’investimento su protezione, scoperta e controllo del tiro, senza imporre il passaggio a un calibro più pesante. Il video ricorda inoltre che sono state sviluppate configurazioni a caricamento separato compatibili con sistemi di caricamento automatico di impostazione sovietica: un elemento che amplia il potenziale mercato della torre al di là della sola famiglia M60.

Dal programma M60T alla torre modulare MZK

La Turchia aveva già affrontato il problema con l’M60T, nato dalla cooperazione con Israele. Quella modernizzazione introduceva un cannone da 120 mm, un sistema di controllo del tiro aggiornato e una protezione reattiva esterna. Il risultato era più potente, ma anche costoso, e manteneva sotto i moduli reattivi la torre colata originale. La soluzione Roketsan segue una logica diversa: non sovrappone soltanto nuovi componenti alla struttura esistente, ma sostituisce uno dei nuclei fondamentali del carro.

Confronto tra la torre originale dell'M60A3 e la torre MZK di Roketsan
Confronto tra la torre originale da 14,5 tonnellate e la torre modulare MZK da 13 tonnellate.

La torre MZK mantiene ingombri compatibili con l’anello e con lo scafo dell’M60A3, ma adotta una geometria saldata. Nei dati illustrati, la torre originale pesa 14,5 tonnellate, mentre la nuova si ferma a 13 tonnellate: una riduzione di circa 1,5 tonnellate che lascia margine per corazze aggiuntive, apparati e modifiche allo scafo senza aumentare il peso complessivo del carro. Le superfici inclinate e i volumi frontali sono predisposti per accogliere moduli di protezione composita, mentre nicchie e vani esterni permettono di organizzare sensori, ottiche e collegamenti in modo più razionale.

Produzione della struttura saldata della torre MZK
Struttura saldata della torre MZK durante una fase di produzione.

Le immagini di fabbrica evidenziano che non si tratta di una semplice carenatura. La struttura viene costruita ex novo con piastre saldate e con spazi destinati alla protezione e all’elettronica. Questa architettura consente di sostituire o aggiornare singoli moduli nel corso della vita operativa del mezzo e rende l’intervento più adattabile alle esigenze del committente.

Corazza reattiva e prove contro le cariche cave

Alla nuova torre si aggiungono moduli di corazza reattiva Roketsan distribuiti sulle zone più esposte della torre e dello scafo. Le dimensioni dei pacchetti e la loro disposizione indicano una soluzione più evoluta delle prime protezioni ERA, concepita per ridurre l’efficacia sia delle cariche cave singole sia delle testate in tandem. I fianchi sono integrati da protezioni distanziate e da elementi a gabbia nella parte posteriore, dove la corazzatura di base è più sottile.

Prova della corazza reattiva Roketsan contro una munizione HEAT
Esito di una prova della protezione reattiva contro una carica cava: circa 10 mm di penetrazione residua.

Il filmato esamina tre prove di laboratorio. Nel test con una carica cava indicata come 125 mm, la penetrazione residua riportata è di circa 10 mm; un risultato analogo viene mostrato per un missile anticarro, il cui calibro non è specificato nel documento proiettato. Nella prova più severa, condotta con una testata tandem da RPG, la penetrazione residua sale a 88 mm. Quest’ultimo valore sarebbe assorbibile nelle zone frontali, dove alla protezione reattiva si sommano la struttura della torre e i moduli compositi, ma potrebbe essere critico se la stessa minaccia colpisse fianchi o parte posteriore, protetti in origine da poche decine di millimetri di acciaio.

Il dato va letto nel contesto corretto: la corazza reattiva non rende invulnerabile il carro e non sostituisce la protezione di base. Riduce però l’energia residua della minaccia, permettendo agli strati sottostanti di completare l’arresto del getto cumulativo. La distribuzione modulare facilita inoltre la sostituzione dei blocchi danneggiati.

Sensori, controllo del tiro e capacità hunter-killer

Il salto generazionale non riguarda soltanto la corazza. La MZK integra un sistema di controllo del tiro moderno, stabilizzazione completa dell’armamento e apparati di osservazione diurni, notturni e termici. Il capocarro dispone di una postazione panoramica indipendente, associata a una mitragliatrice da 7,62 mm azionabile sotto protezione. Nel video viene indicata una dotazione pronta all’impiego di 2.000 colpi per quest’arma.

Schema dei sensori e dei sottosistemi della torre MZK
Lo schema della torre MZK evidenzia ottiche, sensori d’allarme, protezioni e sottosistemi elettronici.

La separazione tra il visore del capocarro e quello del cannoniere consente il funzionamento hunter-killer: mentre il cannoniere ingaggia un bersaglio, il capocarro può cercarne un altro e trasferirne automaticamente le coordinate alla linea di mira. Telecamere perimetrali migliorano la visione ravvicinata e la consapevolezza situazionale dell’equipaggio, riducendo le zone cieche tipiche di una piattaforma progettata molti decenni prima.

I ricevitori d’allarme laser individuano l’illuminazione prodotta da telemetri o designatori avversari. Il sistema può collegare l’avviso ai lanciagranate fumogeni e orientare la torre verso la direzione della minaccia, accorciando i tempi di reazione. L’adozione di azionamenti elettrici, oltre a rendere più preciso il movimento della torre, elimina parte dei rischi connessi ai vecchi circuiti idraulici. L’aggiornamento comprende anche miglioramenti alla postazione del pilota e agli apparati di visione.

L’adattamento ai T-72M1

La natura modulare della MZK permette a Roketsan di proporla anche per il T-72M1, molto diffuso in Medio Oriente, in Africa e in numerosi Paesi che non possono sostituire rapidamente le proprie flotte. In questa configurazione il cliente può conservare il cannone sovietico 2A46 da 125 mm, mantenendo la compatibilità con le scorte di munizioni disponibili. Il 2A46 deriva dall’evoluzione del precedente 115 mm e può impiegare proiettili perforanti, cariche cave e munizioni ad alto esplosivo comuni a numerose varianti di T-72, T-64, T-80 e T-90. Le versioni più vecchie non possono utilizzare i penetratori russi di maggiore lunghezza sviluppati successivamente, ma le munizioni HEAT da 125 mm restano una minaccia significativa.

Sul T-72M1 il vantaggio in massa è ancora più marcato. La torre originaria pesa circa 18-18,5 tonnellate, contro le 13 tonnellate indicate per la MZK: il risparmio di circa cinque tonnellate innalza il rapporto potenza-peso da 18,6 a circa 21 CV per tonnellata senza sostituire il motore. Ne derivano migliori accelerazione e mobilità, oltre a una minore sollecitazione della meccanica.

Schema della protezione frontale composita dello scafo del T-72M1
Sezione della protezione frontale del T-72M1 con strati alternati di acciaio e materiale composito.

Il confronto con il T-72M1 mostra anche la diversa concezione della protezione sovietica. La torre colata incorpora cavità riempite con quarzo, materiale che aumenta la resistenza contro le cariche cave. La piastra frontale superiore dello scafo è invece un laminato inclinato: nello schema esaminato nel video compaiono strati di acciaio da 60 e 50 mm, 105 mm di fibra di vetro e un’ulteriore piastra da 16 mm, per 231 mm di spessore fisico complessivo. L’inclinazione porta la linea di penetrazione a circa 616 mm. L’efficacia equivalente non è però identica contro ogni minaccia: viene valutata tra 350 e 400 mm contro i penetratori cinetici, mentre è superiore nei confronti delle cariche cave.

Questi valori spiegano perché anche un 105 mm moderno possa rappresentare un pericolo per un T-72M1 e perché l’aggiornamento di sensori e controllo del tiro sia importante quanto l’aumento della protezione. Individuare per primi il bersaglio, misurarne la distanza e colpire con precisione può determinare l’esito dello scontro prima che i valori massimi della corazzatura entrino in gioco.

Una seconda vita operativa

La modernizzazione Roketsan non porta l’M60A3 allo stesso livello di un carro di nuova generazione e non elimina i limiti strutturali dello scafo. Crea però un sistema più equilibrato: il cannone da 105 mm conserva una vasta scelta di munizioni, la nuova torre offre una base adatta a protezioni composite e reattive, mentre termocamere, allarme laser, visori indipendenti e capacità hunter-killer aumentano la probabilità di scoprire e ingaggiare il bersaglio per primi.

Il punto centrale è economico e operativo. Eserciti che possiedono centinaia di M60A3 o T-72M1 possono recuperare scafi ancora utilizzabili, uniformare parte dei sistemi e ottenere mezzi adeguati a compiti di seconda linea, supporto e difesa territoriale. La torre modulare MZK trasforma così una piattaforma obsoleta in un veicolo ancora impiegabile, senza sostenere i costi e i tempi necessari per acquistare una flotta completamente nuova.


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