Reportage Africa ExPress: Africa, un 2025 travagliato
Golpe, guerre, finti accordi di pace, carestie, epidemie e clima al collasso, così l’Africa affronta il 2026.
Per gentile concessione di Africa-ExPress.info, ripubblichiamo il loro articolo originale
L’anno appena trascorso è stato segnato da conflitti, terrorismo, fame. Le recenti elezioni hanno confermato leader anziani, vecchie “volpi” della politica. I giovani cercano spazio, denunciano corruzione e malgoverno. La loro voce viene silenziata. Repressione quasi ovunque.
Tra colpi di Stato riusciti e falliti, guerre dimenticate, accordi di pace non rispettati, cambiamenti climatici, epidemie e fame, anche il 2025 non è stato un anno facile per l’Africa.
Il continente ha la popolazione più giovane del mondo, basti pensare che il 70 per cento degli abitanti dell’Africa sub-sahariana ha meno di 30 anni. Un potenziale, una forza lavoro incredibile, se ci fossero sufficienti scuole per dare una buona istruzione a tutti questi ragazzi, se ci fossero infrastrutture, investimenti per creare nuove occupazioni per realizzare i loro sogni. Sì, anche in Africa si sogna ancora un futuro migliore, malgrado i molti conflitti, spesso dimenticati dall’Occidente.
Sudan
La guerra continua imperterrita in gran parte del Paese. Dall’aprile 2023, inizio del conflitto tra i due generali, Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come “Hemetti”, leader delle Rapid Support Forces (RFS) e Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio sovrano e de facto presidente del Sudan, tra 12 e 13 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie case. La maggior parte, circa 9,5 milioni si trova ora in accampamenti all’interno del Paese, mentre oltre 3 milioni hanno cercato protezione nei Paesi limitrofi, come Egitto, Ciad, Sud Sudan, Etiopia, Libia, Repubblica Centrafricana.

Secondo le nazioni Unite siamo di fronte alla peggior crisi umanitaria del mondo. E, secondo un’inchiesta dell’UNICEF di pochi giorni fa, nel Nord Darfur, a Um-Baru, dove molte famiglie si sono rifugiate dopo la presa di al-Fasher da parte delle RSF, su 500 bambini sotto i cinque anni, la metà soffre di malnutrizione acuta grave (MAG). Una condizione che, se non curata, porta rapidamente alla morte dei piccoli che ne sono affetti.
Donne e ragazze continuano a subire violenze inimmaginabili. Lo stupro è un’arma da guerra e non solo in Sudan.
Congo-K
Trump, ha dichiarato ai quattro venti di aver riportato la pace in chissà quante nazioni ma la realtà è molto diversa. Tra i Paesi di cui ha rivendicato la pacificazione c’è il Congo-K, ma nell’ex colonia belga la tranquillità è ancora un miraggio. In molte zone nell’est si combatte ancora senza sosta.
M23/AFC, sostenuti dal Ruanda, non si sino ancora ritirati dalle aree occupate, come previsto dal trattato di pace siglato a Washington tra il presidente congolese, Felix Tshisekedi e il suo omologo ruandese, Paul Kagame.

Il gruppo armato M23 prende il nome da un accordo firmato il 23 marzo 2009 dal governo del Congo-K e da un’ex milizia filo-tutsi. La formazione ha ripreso le ostilità nel primo trimestre del 2022 ed è sostenuta dal vicino Ruanda.
L’M23 è componente essenziale di una coalizione politico militare più grande l’ Alleanza del Fiume Congo, fondata il 15 dicembre 2023 in Kenya, della quale fanno parte diversi gruppi minori. Dall’inizio dello scorso anno Goma (capoluogo del Nord-Kivu) e Bukavu (città principale del Sud-Kivu) sono governate da M23/AFC.
La situazione a Uvira, nel Sud-Kivu, resta particolarmente grave. La seconda città della provincia è sotto occupazione dei ribelli dopo la firma dell’accordo tra i due capi di Stato. Due settimane fa avevano promesso di ritirarsi, dietro pressione degli USA. Ma solo a parole, i ribelli sono sempre presenti. E solo due giorni fa lo stringer di Africa ExPress ci ha comunicato che si continuano a udire spari nella città. Ora la dirigenza dell’ M23/AFC sta persino cominciando a nominare responsabili politico-amministrativi.
Sahel: Burkina Faso, Mali, Niger
Molti territori dei tre Paesi sono ancora sotto il controllo dei terroristi. I tre leader golpisti, dopo essersi insediati sulla poltrona più ambita, hanno stretto solide alleanze militari con la Russia, presente con i suoi militari in Burkina Faso, Mali e Niger. Malgrado il supporto dei mercenari di Wagner, ora sostituiti da quelli di Africa Corps (direttamente controllato dalla Difesa di Mosca), le le forze armate dei rispettivi Paesi non sono ancora riusciti a debellare i gruppi armati estremisti islamici di JNIM (Gruppo di sostegno dell’Islam e dei Musulmani, legato a al Qaeda) e EIGS (Stato Islamico del Grande Sahara), che – si sospetta – ricevono aiuti logistici e militari da Ucraina e Francia.

Gli attacchi dei terroristi rendono insicure molte aree, fatto che ha un impatto devastante anche sull’istruzione. Tantissime scuole hanno chiuso i battenti e decine di migliaia di bambini sono ora senza educazione e privati del loro futuro.
E proprio a causa dell’insicurezza, la gente lascia le proprie case e cerca rifugio in campi per sfollati, o fugge in Paesi confinanti, come la Mauritania, dove l’afflusso di profughi, per lo più maliani, è in costante crescita.
Generazione Z
Anche quest’anno migliaia di giovani sono scesi nelle strade e nelle piazze per denunciare corruzione, malgoverno, aumento sproporzionato del costo della vita. Le loro proteste sono spesso sfociate con la repressione da parte delle forze dell’ordine, con arresti, feriti e anche morti.

In Madagascar la rabbia dei giovani ha persino provocato un golpe militare, che ha deposto Andry Rajoelina, presidente dello Stato insulare. Dopo l’ammutinamento di gran parte dell’esercito, che si è unito alle proteste dei ragazzi di GEN Z, il colonnello Michaël Randrianirina ha preso il potere e si è autoproclamato presidente.
Mentre a fine novembre, subito dopo le elezioni presidenziali, i militari si sono installati in Guinea Bissau, che dall’indipendenza dal Portogallo è stata teatro di diversi putsch e falliti golpe. Nel Paese la corruzione è endemica. L’instabilità politica e povertà hanno poi favorito l’insediamento di narcotrafficanti che utilizzano la Guinea Bissau come zona di transito della cocaina tra l’America Latina e l’Europa.
Dinisia Reis Embalo, moglie dell’ex presidente della Guinea Bissau, Umaro Sissoco Embalo, è ora sotto indagine in Portogallo. Le autorità di Lisbona hanno il forte sospetto che sia coinvolta in un affare di contrabbando e riciclaggio di denaro.
In Benin, considerato un Paese piuttosto stabile, è stato sventato un colpo di Stato poche settimane fa, anche grazie all’intervento di Francia e dei Paesi vicini.
Giovani governati da anziani
Nell’anno appena trascorso si sono svolte elezioni presidenziali in diversi Paesi del continente. In Camerun ha vinto nuovamente il 92enne Paul Biya, al potere dal 1992. E’ il capo di Stato più anziano al mondo ed è ora al suo ottavo mandato.
In confronto a Biya, Alassane Ouattara è un giovanotto. Classe 1942 (ha quindi 83 anni), al potere dal 2010, anche lui è stato rieletto per un ulteriore quinquennale mandato (il quinto che sarebbe vietato dalla Costituzione), in occasione della tornata elettorale che si è svolta in Costa d’Avorio lo scorso ottobre.
Anche in Tanzania, Samia Suluhu Hassan, attualmente unica leader donna in Africa, ha rafforzato il suo potere. E’ stata infatti rieletta lo scorso ottobre per un ulteriore mandato. La Hassan è salita al potere nel 2021, dopo la morte dell’allora presidente in carica, John Magafuli.
La signora, capo di Stato della Tanzania, è stata fortemente criticata per gravi violazioni dei diritti umani post-elettorali in tutto il Paese.
Poco dopo il suo insediamento, la Hassan ha nominato sua figlia vice-ministro al dicastero dell’Educazione, mentre al genero ha affidato il ministero della Sanità. Tutto la famiglia insomma.
Nulla di nuovo nello scenario africano, dove non di rado vengono confidati incarichi governativi a membri della famiglia dei governanti. Basti pensare all’Uganda: il presidente, Yoweri Museveni, ha scelto la first lady come ministro dell’Educazione, mentre il loro figlio è a capo delle forze armate.
In Uganda le elezioni presidenziale sono alle porte, si svolgeranno il 15 gennaio, Mentre tra 4 giorni si dovrebbe conoscere il vincitore della tornata elettorale in Centrafrica, dove i cittadini hanno votato lo scorso 28 dicembre. Faustin-Archange Touadéra, in carica dal 2016 e fortemente legato alla Russia, spera in un terzo mandato. Qualcuno dubita che non ci riuscirà?
Nell’aprile scorso anche i cittadini del Gabon si sono recati alle urne. Il nuovo presidente è leader dei golpisti del 2023, Brice Oligui Nguema. I putschisti avevano messo fine allo strapotere della dinastia Bongo.
Mentre in Malawi ha vinto l’ex presidente 85enne, Peter Mutharika. Le elezioni del 2019 erano state invalidate dalla Corte suprema per presunte irregolarità. Ripetute poi nel 2020 e alle quali aveva partecipato anche Mutharika, ma poi sconfitto da Lazarus Chakwera.



