Groenlandia: liscia o con ghiaccio?
È grande sette volte l’Italia, ha lo stesso numero di abitanti di Vigevano e ne sentirete parlare a lungo.
Signore e signori, un caloroso benvenuto alla Groenlandia che parteciperà a pieno titolo al ricco buffet dei grandi della Terra ma senza posto a sedere; si accomoderà sulla tavola imbandita, manco a dirlo, tra le pietanze fredde.
Non vi fate ingannare dal bianco ghiaccio che ricopre circa l’80% della sua superficie, si chiama Groenlandia perché lì sotto c’è tanto verde che, con il cambiamento climatico incombente dovuto all’innalzamento della temperatura media del Pianeta, tornerà a farsi strada rendendo praticabili, vivibili e sfruttabili ampie aree emerse e sommerse, passaggi, profondità e soprattutto risorse.
È da lungo tempo terra di scienza, ricerca e sperimentazione, tutti ambiti dove solitamente ci si prende per mano e si collabora per il bene comune, ma prossimamente sarà concepita come luogo da possedere in via esclusiva per acquisire vantaggi economici, commerciali, militari e di approvvigionamento energetico. Non a caso il Presidente Trump parlando di questa gigantesca isola che collega l’Oceano Atlantico all’Artico ha usato termini come: “sicurezza nazionale” e “necessità”.
Essa si colloca lungo l’asse transatlantico settentrionale, è parte del cosiddetto corridoio GIUK (Groenlandia – Islanda – Regno Unito) che rappresenta un’infrastruttura naturale per la sorveglianza spaziale e la difesa atlantica (allerta missilistica precoce) ed è centrale per il controllo dei movimenti navali e sottomarini. Lo scioglimento dei ghiacciai la rende via alternativa a quella ben più complicata e costosa di Suez (e Panama) per il commercio globale e il recupero delle antiche rotte di navigazione. Non da meno permette un accesso praticabile e comodo a risorse minerarie e idrocarburi.
Tutto questo mette la Groenlandia nel mirino di potenze come Stati Uniti, Russia e Cina che per vicinanza e postura internazionale hanno maggiori dividendi da incassare in questo inesorabile ritorno ad un mondo diviso per sfere di influenza sotto larghi o stretti ombrelli di potenze imperialiste che non hanno più lo scrupolo di nascondere i loro interessi dietro il diritto internazionale concordato da brave “nazioni unite”.

Ora, ad onore del vero, non esiste un vuoto giuridico da colmare perché la Groenlandia non è il Far West e perché esistono trattati, accordi e convenzioni che ne definiscono lo status e ne disciplinano i rapporti con Stati terzi. Proviamo a picchettarne il perimetro senza però fare l’enorme errore di dimenticare quanto affermato poco fa, repetita iuvant: “nessuno sembra avere più lo scrupolo di nascondere i propri interessi dietro il diritto internazionali”.
Intanto va ricordato che dal 2009 la Groenlandia, che è parte del Regno di Danimarca, ha ottenuto maggiore autonomia amministrativa espandendo sue prerogative e competenze: governo e parlamento propri con autorità su larga parte degli affari locali, controllo diretto in ambiti quali sanità, istruzione, infrastrutture, servizi sociali, pesca, ambiente ed economia domestica e controllo diretto sulle proprie risorse naturali. Bene è ricordare che, malgrado tutto, la sovranità territoriale rimane in capo a Copenaghen che decide su politica estera e relazioni internazionali, difesa e sicurezza, sistema monetario e politica economica.
Dal 1951 la Danimarca e gli Stati Uniti hanno un accordo di cooperazione militare che consente a Washington di stabilire e mantenere aree di difesa in Groenlandia; i soldati americani possono, cioè, stanziare, costruire, ampliare impianti e operare abbastanza liberamente, riconoscendo però la sovranità danese.
La base militare di Pituffik è il luogo simbolo in cui tutti i memorandum che si sono susseguiti ad integrazione dell’accordo, hanno trovato e trovano applicazione.
Evidentemente tutto ciò non basta perché la convergenza di fattori altamente strategici ha messo la Groenlandia nel mirino degli Stati Uniti, governati da un Presidente particolarmente determinato, che sta facendo preoccupare non poco Bruxelles e gli Stati membri dell’Unione Europea che fanno giustamente a gara nel ribadire l’inappropriatezza di certe minacce e ultimatum da un partner NATO (“il” partner NATO).
Il Governo italiano stesso, a chiudere il cerchio, renderà pubblico a breve il documento strategico sulla “politica artica italiana” dove parte rilevante sarà dedicata alla promozione del rispetto della sovranità degli Stati artici, delle regole internazionali, del diritto del mare e della cooperazione multilaterale. Come a dire a POTUS che tra amici non ci si sgambetta.
La Storia di quel grosso sasso bianco sulla cima più alta del mappamondo è ancora tutta da scrivere, sembra la spunterà chi avrà più inchiostro.




