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I racconti: Morosini diventa maggiorenne

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Intervista a Giorgio Ballario.

In occasione dell’uscita del nuovo libro della serie avente per protagonista il maggiore Morosini targata Edizioni del Capricorno abbiamo raggiunto l’autore dei romanzi Giorgio Ballario per porgli alcune domande a riguardo.


A due anni dalla “settima indagine” escono “I racconti” del maggiore Morosini. Sarebbe appropriato definirli un prequel?

Sì, possiamo definirlo esattamente un prequel. Chi conosce il personaggio sa che il primo volume della serie parte nella primavera del 1935, alla vigilia della guerra dell’Italia contro l’Abissinia. Ma il protagonista, il maggiore Morosini, si trovava in Eritrea già da qualche tempo, non meglio definito. Io stesso non avevo idee precise su quando fosse arrivato nelle colonie africane, quindi ho deciso di porre rimedio e in questa antologia di racconti illustro il primo anno del maggiore in Africa, vale a dire il 1933. E a quei tempi, peraltro, Morosini era ancora capitano.


La cena nel corso della quale Morosini viene spinto a raccontare queste indagini ha tra i commensali l’avventuriero e scrittore francese Henry de Monfreid, figura tratteggiata da una mirabile biografia risalente a poco più di dieci anni fa da Stenio Solinas. Cosa puoi dirci del personaggio e cosa ti ha spinto ad inserirlo nella trama?

Henry de Monfreid era già comparso nel quarto romanzo della serie, “Le nebbie di Massaua”, del 2018, e aveva avuto un ruolo importante, quasi da co-protagonista della storia. Ho letto l’ottima biografia di Stenio Solinas, ma conoscevo già il personaggio, un avventuriero affascinante, e avevo anche letto alcuni dei suoi romanzi autobiografici ambientati nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Quando de Monfreid capita a Massaua s’incontra sempre con il maggiore e in questo caso la cena dei due con gli altri amici dell’ufficiale diventa l’occasione per rievocare le prime indagini di Morosini in terra africana.


La prima indagine, in una veste grafica e con un editore diverso da quello attuale, della serie su Morosini risale al 2008, se fosse un uomo sarebbe quindi entrata nella maggiore età. Come è cambiato il rapporto, nel corso di questo lasso di tempo, con la scrittura di un pezzo di storia italiana che appare sotto la lente d’ingrandimento e, allo stesso modo, sotto attacco da parte di cancel culture, ideologia woke e storiografia impropria?

Infatti, nella nota introduttiva al volume scrivo proprio che quest’anno Morosini diventa maggiorenne e che una serie che dura da diciott’anni e ha al suo attivo sette romanzi (e adesso questa raccolta di racconti) comincia ad avere il suo peso nell’economia del giallo storico italiano. In questi diciott’anni il maggiore Morosini e la mia serie coloniale si sono conquistati un successo crescente procedendo con fatica, passo dopo passo, lettore dopo lettore.

Indubbiamente il salto di qualità c’è stato nel 2020, quando Capricorno Editore ha deciso di ripubblicare in un’unica collana anche i romanzi già usciti in precedenza con altre sigle e di proseguire la serie con nuove pubblicazioni. La collana, oltretutto, ha avuto anche una notevole diffusione nelle edicole come allegato dei giornali del gruppo Gedi, che in quel periodo – 2020 e 2021 – era potente e fortemente radicato nel Centro-Nord.

Questo abbinamento ha allargato la base dei lettori di Morosini, che poi hanno continuato a comprarlo anche in libreria. Per tornare alla tua domanda, la serie non ha connotazioni politiche, ma neppure assurde “pruderie” che assecondano cancel culture, tendenze woke e riscrittura ideologica della storia. E forse anche questa è una delle ragioni del suo successo.


Un altro giornalista qual è Alberto Alpozzi ha fornito ai lettori una serie di testi dalla tipologia principalmente saggistica sul periodo coloniale italiano fra le due guerre. Pensi ci possa essere una correlazione fra i vostri lavori?

C’è qualcosa di più di una correlazione, dato che siamo entrambi torinesi, ci conosciamo da parecchio tempo e ci scambiamo informazioni, consigli, suggerimenti. Ho scritto io la prefazione al suo primo libro, “Il faro di Mussolini”, e quando devo documentarmi su certi temi specifici della storia coloniale utilizzo spesso le sue ricerche inedite e puntuali.


In quanto presidente del sodalizio di scrittori Torinoir come reputi attualmente l’interesse dei lettori verso questo genere?

Il successo del genere noir, giallo, thriller – che da noi non ha una definizione precisa come invece nella cultura anglosassone, che la chiama letteratura “crime” – è un fenomeno che dura da decenni e non accenna a diminuire, sia per quanto riguarda i libri, sia ancor di più per il cinema e le serie televisive.

Al pubblico piacciono le varie declinazioni del “crime” e tutto sommato piacciono anche agli editori perché riescono ancora a vendere discretamente, anche in un panorama editoriale piuttosto critico. Se parliamo di narrativa poliziesca italiana, direi che gode di buona salute ma corre il grosso rischio dell’omologazione: mi pare si trovino in giro poche novità originali e tanto déja vu.

Gira e rigira, alla fine ci sono sempre i soliti commissari – o sempre più spesso commissarie e vicequestori in gonnella – i soliti temi trattati in modo buonista e mainstream, scarsa inventiva non solo nelle trame ma persino nello stile con cui vengono scritte le storie. Una banalità, bisogna dirlo, che si riflette più che altro nelle serie televisive; mentre nei libri è ancora possibile trovare dei guizzi di originalità e degli autori non omologati.


  • Salerno, 22 febbraio 1989. Laureato in Scienze politiche si è specializzato in Storia contemporanea e geopolitica dell’America Latina.
    Collabora con diverse testate, fra le quali Eurasia - rivista di studi geopolitici e Diorama letterario. Nell’autunno 2019 ha fondato la rivista bimestrale di approfondimento politico-culturale Il Guastatore, di cui è stato editore e coordinatore di redazione.
    Coautore del libro “Il socialismo del XXI secolo. Le rivoluzioni populiste in Sudamerica” (Circolo Proudhon edizioni, 2016) è autore dei saggi biografici “Juan Domingo Perón” (Fergen, 2021) e "Filippo Corridoni. La vita e le idee dell'Arcangelo sindacalista" (Passaggio al Bosco, 2021).
    Ha approfondito il concetto di “guerriglia” curando per le case editrici milanesi Oaks e Iduna e la fiorentina Passaggio al Bosco una serie di testi sui leader della lotta anti-imperialista degli stati del Sud del mondo.

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  • Torinese, classe 1964 ex giornalista del quotidiano "La Stampa", su cui ha scritto per 23 anni, è un autore di noir, tra i quali spicca la serie di romanzi dedicata all’Italia coloniale degli anni Trenta il cui protagonista è il maggiore dei Carabinieri Aldo Morosini, pubblicata dalle Edizioni del Capricorno.
    Autore anche di “Vita spericolata di Albert Spaggiari” (Idrovolante Edizioni, 2016) si occupa di politica argentina per conto del magazine Barbadillo.it.

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