GeopoliticaGeopolitica e Relazioni Internazionali

Algeria: la proiezione verso i mercati internazionali

4.8/5 - (968 votes)

Reinterpretazione delle infrastrutture coloniali

Il governo algerino presenta la nuova infrastruttura ferroviaria che attraversa il Sahara come un simbolo di riscatto economico e di rilancio nazionale. Quella che durante il periodo coloniale era stata concepita come una rete funzionale allo sfruttamento delle risorse naturali viene oggi reinterpretata dalle autorità come uno strumento strategico per sostenere la crescita e l’integrazione territoriale del Paese. In occasione dell’arrivo ad Orano del primo convoglio minerario, il Primo Ministro Sifi Ghrieb[1] ha celebrato l’evento definendo l’Algeria una terra benedetta per la ricchezza delle sue risorse.

La valorizzazione della grande miniera di ferro di Gara Djebilet[2] affonda le sue radici in una storia lunga e complessa. Il giacimento fu individuato negli anni Cinquanta, in piena guerra di liberazione algerina (1954-1962)[3], in una fase in cui la Francia era disposta a prendere in considerazione l’indipendenza del Paese solo mantenendo il controllo del Sahara, area in cui erano già emerse importanti riserve petrolifere. Per decenni, tuttavia, lo sfruttamento del sito è rimasto fuori dalla portata dell’Algeria indipendente, trasformando Gara Djebilet in una risorsa a lungo inaccessibile, rimasta di fatto inutilizzata per quasi settant’anni.

Le distese di minerali ferrosi attorno a Gara Djebilet.
Le distese di minerali ferrosi attorno a Gara Djebilet.

Tempi record

L’avvio concreto dello sfruttamento della miniera risale soltanto all’estate di quattro anni fa, dopo una decisione politica che ha dato il via ad uno degli investimenti più rilevanti mai realizzati dall’Algeria. Con riserve stimate intorno ai 3,5 miliardi di tonnellate[4], il giacimento di Gara Djebilet figura tra i più consistenti del continente africano, pur restando distante, in termini di volumi, dalla grande miniera di Simandou[5], in Guinea, anch’essa entrata di recente nella fase operativa[6].

Il progetto della linea ferroviaria tra il porto di Morèbaya e la regione attorno a Damaro.
Il progetto della linea ferroviaria tra il porto di Morèbaya e la regione attorno a Damaro.

L’area mineraria si estende su una superficie di circa 40 mila ettari ed è articolata in tre distinti siti, dei quali solo uno è attualmente in funzione[7]. Da questo primo polo estrattivo, il minerale allo stato grezzo viene trasferito al convoglio ferroviario dedicato attraverso un sistema di nastri trasportatori lungo circa un chilometro e mezzo, progettato per garantire un flusso continuo verso la rete logistica.

L’infrastruttura

La prima difficoltà operativa ha riguardato la realizzazione del collegamento ferroviario di 950 chilometri nel cuore del Sahara, completato in soli 24 mesi, con un anticipo significativo rispetto all’inaugurazione inizialmente prevista per l’estate in corso. I lavori sono stati affidati ad un consorzio internazionale che comprende il gruppo cinese CRCC[8] e hanno richiesto interventi infrastrutturali di particolare complessità. Tra questi spicca la costruzione di un viadotto lungo oltre quattro chilometri, necessario per attraversare il letto di un wadi, normalmente asciutto ma soggetto ad improvvise e violente piene stagionali.

Sul piano estrattivo, la natura della miniera a cielo aperto rappresenta un vantaggio in termini di accessibilità e continuità delle operazioni. Questo elemento positivo è tuttavia compensato da alcune criticità di carattere tecnico: il minerale presenta infatti un elevato contenuto di fosforo, che impone trattamenti preliminari prima della trasformazione nei prodotti finiti; una fase aggiuntiva che incide direttamente sui costi di produzione, rendendo il processo industriale più oneroso.

In rosso sulla mappa il progetto della nuova linea ferroviaria tra la città di Bechar (al centro della mappa) e la regione mineraria di Gara Djebilet (in basso a sinistra, in corrispondenza del triangolo rosso).

Il piano industriale

Secondo le cifre diffuse dalle autorità al momento dell’inaugurazione dell’infrastruttura, il piano industriale prevede una crescita graduale della produzione. Nel breve periodo l’obiettivo è raggiungere 8 milioni di tonnellate di minerale di ferro, per salire a 20 milioni entro il 2030 ed arrivare infine a 50 milioni di tonnellate annue entro il 2040. Una traiettoria che punta a collocare l’Algeria tra i principali attori regionali del settore siderurgico[9].

Il progetto si articola in più fasi e comprende la realizzazione di quattro unità di trattamento distribuite lungo l’asse ferroviario. La prima è prevista a Béchar, con una capacità di 20 milioni di tonnellate. Un secondo impianto sorgerà a Naâma, sugli altopiani del sud-ovest, destinato a produrre fino a 30 milioni di tonnellate di materiali semifiniti. L’ultima tappa della filiera industriale è localizzata nei complessi del distretto di Bethioua, a circa quaranta chilometri da Orano[10], dove operano i poli siderurgici di Tosyali[11] e di Algerian Qatari Steel[12]. Qui il minerale, già sottoposto ad una prima lavorazione, verrà ulteriormente trasformato ed immagazzinato, anche in funzione delle future esportazioni.

Diversificare le principali entrate statali

L’obiettivo strategico dell’Algeria è affrancarsi progressivamente dalla forte dipendenza dalle esportazioni di gas e petrolio, ampliando il ventaglio delle fonti di valuta estera. A questa linea si affianca la volontà di contenere in tempi rapidi il ricorso alle importazioni di prodotti siderurgici, oggi ancora necessarie per alimentare gli impianti nazionali del settore.

Il piano di sviluppo, che prevede investimenti complessivi stimati in circa 20 miliardi di dollari distribuiti su più anni, punta inoltre ad un significativo impatto occupazionale. Secondo quanto riportato dalla stampa algerina, l’iniziativa dovrebbe generare oltre 15 mila nuovi posti di lavoro e rientra in una più ampia strategia definita di sovranità industriale e siderurgica, volta a rafforzare l’autonomia produttiva del Paese.

Energia solare

Nell’area di Gara Djebilet è in programma la costruzione di una centrale solare da 200 megawatt[13], destinata a fornire energia[14] non solo alle attività estrattive ma anche alla città di Tindouf[15], interessata da una rapida crescita urbana.

Il nuovo collegamento ferroviario tra Gara Djebilet e Bechar è stato dotato anche di un servizio passeggeri sulla tratta Tindouf–Bechar, avviato in concomitanza con il treno dedicato al trasporto del minerale; la linea consentirà convogli in grado di raggiungere velocità fino a 160 chilometri orari[16].

Si tratta di un ulteriore banco di prova per lo sviluppo delle regioni sahariane e, in particolare, per Tindouf, nei cui dintorni sono presenti da oltre mezzo secolo i campi profughi che ospitano la popolazione Saharawi, fuggita dall’occupazione marocchina del Sahara Occidentale[17].

Il Muro marocchino, "Muro di Hassan", o semplicemente "Berm", si estende per 2.700 km, secondo solo alla Grande Muraglia cinese per lunghezza. Si stima che il Marocco abbia fino a 120.000 soldati a presidiare il muro, con basi situate circa ogni cinque chilometri.
Il Muro marocchino, “Muro di Hassan”, o semplicemente “Berm”, si estende per 2.700 km, secondo solo alla Grande Muraglia cinese per lunghezza. Si stima che il Marocco abbia fino a 120.000 soldati a presidiare il muro, con basi situate circa ogni cinque chilometri.

La contesa tra Marocco ed Algeria

La costruzione della ferrovia e l’avvio dello sfruttamento della miniera di Gara Djebilet, nel Sahara algerino a ridosso del confine con il Marocco, riportano l’attenzione su una zona che, fin dagli anni immediatamente successivi all’indipendenza dell’Algeria, è stata al centro di una delicata contesa regionale. Proprio tra Bechar e Tindouf si svolsero nel 1963 scontri armati di breve durata, passati alla storia come “guerra delle sabbie”[18].

Dopo anni di negoziati alla ricerca di una normalizzazione dei rapporti, i due Paesi raggiunsero nel giugno del 1972 un’intesa sulla delimitazione dei confini. L’accordo era accompagnato da un’intesa parallela sullo sfruttamento congiunto della miniera di Gara Djebilet, considerata una delle risorse più rilevanti dell’area di frontiera.

Il testo prevedeva la creazione di una società mista algero-marocchina incaricata di valorizzare il giacimento e di realizzare una linea ferroviaria diretta verso un porto sull’Atlantico, che all’epoca non venne individuato. L’Algeria ratificò l’accordo nel 1973, mentre il Marocco lo fece solo nel 1992, in un contesto segnato dalla nascita, nel 1989, dell’Unione del Maghreb Arabo[19], progetto di integrazione regionale che non ha mai realmente trovato piena attuazione[20].

L’occupazione del Sahara Occidentale da parte di Rabat nel 1975[21] pose di fatto fine a quell’iniziativa, bloccando definitivamente il progetto di cooperazione sulla miniera e sulle infrastrutture ad essa collegate.

Rapporti internazionali: tensioni con gli Emirati Arabi Uniti

L’Algeria ha avviato l’iter formale per porre fine alla convenzione bilaterale sui servizi aerei in vigore con gli Emirati Arabi Uniti[22]: la scelta sembra inserirsi in una linea di crescente tensione diplomatica[23], già emersa negli ultimi anni attraverso critiche indirette rivolte agli Emirati, pur senza mai citarli esplicitamente. Alla base della mossa vi sarebbe il malcontento dell’Algeria per il ruolo sempre più incisivo di Abu Dhabi in diversi contesti regionali sensibili, tra cui la Libia, il Sudan e l’area del Sahel.

Un aereo di linea della compagnia di bandiera algerina.
Un aereo di linea della compagnia di bandiera algerina.

L’intesa, ora oggetto di rescissione, disciplinava diversi aspetti della cooperazione aeronautica tra i due Paesi, inclusi i diritti di sorvolo dei rispettivi spazi aerei, i collegamenti commerciali ed alcune agevolazioni sul fronte delle restrizioni all’importazione e dei dazi doganali per specifiche categorie di prodotti.

Da parte emiratina, l’Autorità Generale per l’Aviazione Civile ha minimizzato la portata immediata della decisione, precisando che la procedura rientra nei meccanismi previsti dagli accordi internazionali. L’ente ha inoltre chiarito che l’accordo resterà valido per tutta la durata del periodo di preavviso stabilito dalla normativa e che, nel frattempo, i voli e le operazioni di traffico aereo tra Algeria ed Emirati Arabi Uniti proseguiranno senza variazioni[24].


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://www.agenzianova.com/a/6984c373cf1c16.14287068/6981269/2026-02-05/algeria-sifi-ghrieb-nord-africa-snodo-strategico-tra-continenti-puntiamo-su-integrazione-e-crescita-inclusiva-3

[2] https://www.agenzianova.com/a/698a76d636eb21.32715315/6987637/2026-02-08/business-news-algeria-avvia-la-prima-spedizione-di-ferro-da-gara-djebilet-verso-il-polo-siderurgico-di-orano

[3] https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/07/Lindipendenza-dellAlgeria-00358ebc-cb92-435e-989d-45ad4398cde7.html

[4] https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/strana-ferrovia-nel-deserto-sahara-mossa-cina-lafrica-2307859.html

[5] https://www.ilpost.it/2025/12/09/miniera-ferro-simandou-guinea-cina/

[6] https://www.cittanuova.it/guinea-inaugurazione-del-megaprogetto-minerario-di-simandou/

[7] https://www.infomercatiesteri.it/highlights_dettagli.php?id_highlights=23681#:~:text=La%20miniera%20di%20ferro%20di%20Gara%20Djebilet,di%20tonnellate/anno%20in%20una%20prima%20fase%20(2022%2D2025).

[8] https://formiche.net/2019/03/genova-cccc-cina-porto/#content

[9] https://www.africanleadershipmagazine.co.uk/algerias-strategy-to-become-major-iron-ore-producer/

[10] https://www.algeriainvest.com/premium-news/lalgerie-en-passe-de-devenir-un-geant-de-la-siderurgie-leffet-gara-djebilet

[11] https://www.siderweb.com/articoli/news/715207-algeria-tosyal-verso-la-costruzione-di-un-unita-per-il-minerale

[12] https://aqs.dz/

[13] https://www.agenzianova.com/a/6981f0d407cae6.46078661/6974345/2026-02-03/algeria-sonelgaz-assicura-approvvigionamento-energetico-del-progetto-minerario-di-gara-djebilet

[14] https://www.africaeaffari.it/algeria-presto-al-via-la-costruzione-di-una-centrale-solare-da-200-mw-a-tindouf/

[15] https://www.infomercatiesteri.it/highlights_dettagli.php?id_highlights=23239

[16] https://www.africarivista.it/algeria-a-tindouf-progetti-verso-lafrica-occidentale/

[17] https://www.caputmundi.info/2024/09/04/xxv-anniversario-della-festa-del-trono-in-marocco-e-la-vittoria-territoriale-sullalgeria/

[18] https://www.geopolitica.info/algeria-marocco-guerra-sabbie/

[19] https://lospiegone.com/2019/12/07/lunione-del-maghreb-arabo-e-lintegrazione-regionale-in-nordafrica/

[20] https://researchcentre.trtworld.com/wp-content/uploads/2020/11/Arab-maghrib-union.pdf

[21] https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/saharawi-la-guerra-dimenticata-che-puo-travolgere-il-nord-africa_56880

[22] https://it.hibapress.com/75912.html#:~:text=HIBAPRESS%20%E2%80%93%20Agenzie.%20L’agenzia%20di%20stampa%20algerina,Abu%20Dhabi%20il%2013%20maggio%202013%20e

[23] https://travelradar.aero/emirates-ends-flights-to-algeria-amidst-uae-algeria-fractures/

[24] https://www.visahq.com/news/2026-02-13/ae/emirates-keeps-algeria-flights-running-but-sets-final-service-for-3-february-2027/

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

    Visualizza tutti gli articoli
Ti è piaciuto questo articolo? Apprezzi i contenuti di "Caput Mundi"? Allora sostienici!
Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *