L’Infinito tra i Tasti
Da Nicola Vicentino alle Sfumature della Musica Araba
Sfumature musicali: se la musica occidentale fosse un arcobaleno a sette colori netti, la musica araba sarebbe lo spettro infinito di sfumature che sta nel mezzo. Esiste un filo rosso, teso tra il Rinascimento italiano e le sabbie del deserto, che racconta una ricerca comune: la conquista del microtono.
Il “Pennello Fine” della Pittura Sonora
Per capire la musica araba, dobbiamo pensare come pittori. Se il pianoforte occidentale divide l’ottava in 12 gradini rigidi (i “pennarelli a punta grossa” ovvero i 12 tasti bianchi e neri tra un DO e un SI), il sistema arabo utilizza un “pennello fine”. Questa è la microtonalità: la capacità di suonare le note che “stanno nel mezzo”. È come scoprire che tra il blu e il verde esistono il turchese, il ceruleo e il petrolio.
Nella musica araba, queste sfumature sono i quarti di tono, mattoni essenziali per costruire i Maqam, complessi modi melodici che definiscono l’anima di un brano.
Il fulcro di questa pittura sonora è quindi il Maqam (letteralmente “luogo” o “stazione”). A differenza delle nostre scale (maggiore e minore), il Maqam è un sistema modale che definisce non solo le note, ma anche l’andamento melodico e l’emozione da suscitare.
Questo sistema si è cristallizzato durante l’Età d’Oro dell’Islam (IX-XIII secolo), quando studiosi come Al-Farabi tradussero i testi greci di Pitagora, fondendoli con le tradizioni persiane e bizantine. Il risultato è una precisione scientifica applicata a intervalli che non esistono sul pianoforte: sfumature intermedie che conferiscono alla musica quella profondità emotiva chiamata Tarab (estasi).
Nicola Vicentino: L’Illusionista del Rinascimento
Mentre in Oriente la microtonalità fioriva, in Occidente qualcuno cercava di scardinare le regole. Nel 1555, a Vicenza, il compositore Nicola Vicentino pubblicò un trattato rivoluzionario: L’antica musica ridotta alla moderna prattica.
Sostenendo che la musica del suo tempo fosse limitata, Vicentino inventò l’Archicembalo, uno strumento visionario con 31 tasti per ottava. Senza saperlo, stava costruendo una “tastiera per Maqamat”: un sistema capace di riprodurre quelle stesse sfumature che i musicisti arabi perfezionavano da secoli.
La “Gabbia Perfetta” dell’Occidente
Perché abbiamo perso queste sfumature? La risposta sta nel Temperamento Equabile.
Tra il XVII e il XVIII secolo, l’Occidente scelse la standardizzazione: dividere l’ottava in 12 semitoni perfettamente uguali. Questa “matematica del compromesso” permise di costruire sinfonie grandiose e modulazioni infinite (il celebre Circolo delle Quinte), ma ebbe un costo: il sacrificio della purezza del colore a favore della praticità della struttura.
Il Caso del Maqam Rast: Il Re delle Sfumature
Per capire la differenza, analizziamo il Maqam Rast, il “Re dei Maqam”. Sebbene sia l’equivalente della nostra scala di Do Maggiore, il Rast introduce una magia sulla terza e sulla settima nota:
- Scala di Do Maggiore: Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si
- Maqam Rast: Do – Re – Mi (Mezzo Bemolle) – Fa – Sol – La – Si (Mezzo Bemolle)
Il “Mi mezzo bemolle” crea una terza neutra: un intervallo che l’orecchio occidentale non percepisce né come allegro né come triste. È una vibrazione sospesa, piena di dignità e serenità. Vicentino, con il suo Archicembalo, avrebbe adorato il Rast: lui aveva i tasti fisici per suonare quel Mi intermedio che il pianoforte moderno ha rimosso per comodità.
Oltre lo Stereotipo: Il Tarab e la Musica Oggi
Spesso l’orecchio occidentale etichetta queste melodie come “stonate”. In realtà, siamo solo meno allenati: stiamo osservando un’immagine ad altissima risoluzione con milioni di colori, ma abituati a vederne solo pochi pixel.
Oggi, artisti come Amr Diab o i Mashrou’ Leila fondono i Maqam con sintetizzatori e chitarre, mantenendo vivo il concetto di Tarab. Il Tarab non è un genere, è uno stato d’animo. È l’estasi contemplativa che si raggiunge quando:
- Saltanah: Il musicista entra in uno stato di incanto e manipola i microtoni con precisione millimetrica.
- Taqsim: L’improvvisazione libera rompe lo spartito rigido.
- Feedback: Il pubblico partecipa attivamente, esclamando “Allah!” o “Ya Habibi!”.
Conclusione
Il legame tra Nicola Vicentino e la musica araba ci ricorda che la musica non è solo “bella geometria”, ma una retorica dei sentimenti. Che si tratti della voce leggendaria di Oum Kalthoum capace di cantare una frase per 40 minuti variandone ogni sfumatura, o di un teorico vicentino del ‘500, la ricerca è la stessa: uscire dalla gabbia dei dodici tasti per ritrovare l’infinito che vibra tra una nota e l’altra.
Esperienze d’Ascolto
Il Rinascimento Microtonale di Nicola Vicentino
Per capire l’effetto “alieno” e affascinante dei 31 tasti per ottava, l’ascolto delle ricostruzioni moderne è fondamentale.
- Musica prisca caput (N. Vicentino)
- Madonna il poco dolce: Un frammento di madrigale che mette in luce gli intervalli enarmonici “proibiti” dal sistema tradizionale. (N. Vicentino)
L’Universo dei Maqamat e il Tarab
La musica araba si apprezza al meglio attraverso le voci leggendarie e le improvvisazioni strumentali.
- Oum Kal-thoum
- Mayada Bsellis
Consiglio: Provate ad ascoltare prima Vicentino e poi un’improvvisazione in Maqam Rast e capirete quanto in comune ci possa essere tra diverse culture.

