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Bunk, l’ospitalità che rivoluziona le regole del gioco

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Contesto

Un albergo ricavato da ex chiesa del 1921 diventa il cuore pulsante della scena elettronica mondiale

Durante l’Amsterdam Dance Event (ADE) – uno dei festival dedicati alla musica elettronica più grandi al mondo che si è tenuto per una settimana, dal 20 al 26 ottobre 2025, – Bunk Amsterdam, un albergo nel cuore della zona Nord della città si è trasformato in The Node North: un hub creativo, con concerti di artisti internazionali, mostre fotografiche, sessioni di podcast, networking e un coach per la salute mentale e fisica dei professionisti della scena. L’ingresso era libero e il tutto ospitato nelle navate di una chiesa cattolica sconsacrata costruita nel 1921.

La scena è straniante nel senso migliore: DJ set sotto archi di mattoni dell’Ottocento, musica elettronica che rimbalza su soffitti a capriate in legno, e blocchi modulari bianchi che galleggiano nella navata come astronavi in una cattedrale. Ma la cosa più interessante non è il contrasto visivo — è che Bunk ha già annunciato che The Node North non è stato un evento isolato: il format diventerà un appuntamento fisso del loro calendario annuale legato all’ADE.

L’ispirazione viene dal deserto

Un albergo che costruisce appuntamenti culturali ricorrenti. Un luogo che la scena creativa internazionale ha iniziato a considerare un riferimento. Come ci si arriva, partendo da zero?

Per capire Bunk bisogna fare un salto negli Stati Uniti, nel deserto del Nevada durante il Burning Man, un festival che si tiene ogni anno alla fine di agosto. Per una settimana, circa 70’000 persone costruiscono dal nulla una città temporanea – Black Rock City – fondata su principi di autoespressione radicale, comunità, sostenibilità e assenza di scambi commerciali. Al termine del festival, tutto viene smontato e il deserto restituito al suo stato originale. Il nome viene dal momento culminante dell’evento: il rogo di una grande scultura umana in legno. È in questo posto che Robin Hagedoorn, il fondatore di Bunk, ha avuto la visione che avrebbe cambiato la sua vita professionale: prendere i tre principi del festival: creatività, comunità, inclusività e renderli permanenti. Cercare un contenitore fisico per qualcosa che al Burning Man esiste solo per una settimana e poi svanisce.

Il contenitore che ha trovato erano due chiese sconsacrate: la Westerkerk di Utrecht (1891) e la Santa Ritakerk di Amsterdam (1921), vittime come tante in Europa del progressivo calo della pratica religiosa. Non è stata una scelta casuale ma un’idea precisa di utilizzare uno spazio storicamente dedicato alla comunità per restituirgli la stessa funzione sotto altra veste.

Il risultato è un progetto di ospitalità ibrida che sfugge alle categorie. Non è un hotel, non è un ostello, non è una residenza artistica né uno spazio culturale. È tutto questo insieme, e l’assenza di etichette non è un difetto di identità: è una scelta filosofica.

Conservare per trasformare

A Utrecht, il progetto di restauro ha seguito quello che si potrebbe chiamare un principio di “riuso reverente”. Le panche di legno su cui si erano seduti i fedeli per generazioni sono state smontate e riutilizzate come rivestimento del blocco centrale dove oggi si trovano il bar e la cucina. L’organo Quellhorst del 1813 è rimasto al suo posto ed è ancora funzionante: ogni mese ospita concerti aperti sia agli ospiti che ai residenti del quartiere.

Ad Amsterdam la soluzione architettonica è ancora più radicale. L’architetto Rob Salemans ha rinunciato a costruire pareti che avrebbero spezzato lo spazio originale: le camere sono state inserite in blocchi modulari bianchi sospesi nella navata, con gli archi di mattoni e i soffitti a capriate visibili dall’interno dell’edificio. Oltre alle camere, l’edificio comprende uno studio di registrazione professionale e un bunker sotterraneo; spazi che sono stati aperti e attivati per la prima volta in modo sistematico durante The Node North.

Il paradosso del prezzo

Una delle domande più urgenti che il settore alberghiero si porta dietro da anni è come offrire qualità senza che il prezzo diventi un ostacolo. Bunk ha risposto con quello che chiama “ospitalità ibrida”. Accanto alle camere tradizionali convivono i pod, piccole unità compatte ispirate ai capsule hotel giapponesi, con materasso di qualità, illuminazione smart, aria condizionata a prezzi accessibili.

Il punto non è il risparmio in sé, ma l’idea che la stessa esperienza — la stessa chiesa, lo stesso drago, gli stessi concerti — sia disponibile a prezzi diversi senza che nessuno riceva un trattamento inferiore. Stesso check-in automatico, stesso internet ultra-veloce, stessa biancheria di qualità per tutti.

Uno studio di registrazione in una navata

Tra le scelte più inattese c’è lo studio di registrazione professionale di Bunk Amsterdam: mixer Pioneer, piatti Technics, sistema audio Function One, quattro microfoni Shure. Un’attrezzatura professionale configurabile per una sessione DJ, un podcast, un live stream. disponibile gratuitamente per ospiti e artisti di passaggio. L’unica cosa richiesta è il proprio talento.

C’è anche un programma di residenze artistiche; poeti, musicisti, videomaker, circensi possono soggiornare gratuitamente in cambio della propria presenza creativa. Per candidarsi al programma Artist in Residence di Bunk basta inviare una mail a [email protected] raccontando quello che si fa e cosa e quando piacerebbe fare al Bunk. Le selezioni per gli artisti in residenza vengono si svolgono ogni trimestre.

Jan Is De Man e il drago nella navata

Tra gli artisti che hanno lasciato il segno a Bunk, uno merita di essere raccontato: Jan Is De Man, street artist olandese originario di Utrecht, famoso per i suoi murales a effetto tridimensionale. Per la sua installazione ha scelto come tela i blocchi modulari bianchi dell’atrio principale e ha dipinto un drago che li attraversa e li collega, percepibile nella sua interezza solo da un preciso punto di osservazione. Volevo collegare tutti i cubi della stanza con una cosa, un oggetto, un animale – ha raccontato – e un lungo drago si prestava molto bene a questo scopo. Il risultato è, a suo dire, il lavoro più difficile che abbia mai realizzato in termini di prospettiva e uno dei suoi preferiti. Le sue opere si possono ammirare presso STRAAT, nel quartiere Amsterdam Noord che da qualche anno ospita le avanguardie artistiche della capitale olandese. È il più grande museo al mondo di graffiti e street art, una galleria urbana indoor ospitata in un ex cantiere navale nel quartiere NDSM che accoglie opere monumentali di oltre 150 artisti di strada internazionali, tutte create in loco su grandi pannelli.

Una traiettoria che non si è fermata

Nel 2021, appena un anno dopo l’apertura, Bunk Utrecht aveva vinto uno degli Hoscar di Hostelworld per l’innovazione straordinaria. I premi annuali sono assegnati ai migliori ostelli del mondo basandosi sulle recensioni e valutazioni reali di milioni di viaggiatori raccolte sulla piattaforma.

The Node North nel 2025 dice che quella traiettoria non si è fermata: Bunk sta ridefinendo il ruolo che un hotel ibrido può giocare nella vita culturale di una città, non solo come alloggio per viaggiatori, ma come laboratorio creativo e piattaforma per incontri significativi.

E il drago nella navata è lì a ricordarlo.


Informazioni turistiche

Bunk Utrecht

Nome dell’ex chiesa: Westerkerk

Anno di costruzione: 1891

Info: Nel progetto di conversione della chiesa si è cercato di riutilizzare il più possibile i materiali e gli elementi originali. Per esempio, al centro della chiesa è stato creato un grande blocco in cui sono stati costruiti bar, cucina e stanze. Il rivestimento di questo blocco è fatto con le panche originali della chiesa. Altri elementi caratteristici come la galleria, le finestre della chiesa e l’organo Quellhorst (costruito nel 1813) sono stati incorporati nel design. L’organo è un vero pezzo d’arte ed è ancora perfettamente funzionante: concerti d’organo sono organizzati ogni mese nei locali di Bunk per gli ospiti e i residenti locali.

Il Bunk Utrecht ha vinto il prestigioso Hoscar di Hostelworld per l’”innovazione straordinaria” nel 2021.

Dati Utrecht:

  • Apertura: Giugno 2019
  • Indirizzo: Catharijnekade 9, 3511 RT Utrecht
  • Sito web dell’hotel: https://bunkhotels.com/utrecht
  • 45 camere (a partire da € 54,-)
  • 60 pod (a partire da € 24,-)
  • Organo Quellhorst (1813)
  • Design sostenibile
  • Terrazza all’aperto
  • Programma Artist in Residence
  • Eventi musicali e artistici gratuiti ogni mese
  • Mostre d’arte temporanee nelle aree comuni
  • Cibo biologico, locale e a buon prezzo al ristorante
  • Produzione interna di birra e jenever

Bunk Amsterdam

Nome dell’ex chiesa: Santa Ritakerk

Anno di costruzione: 1921

Info: Nel rispetto del significato storico dell’edificio originale, è stato creato un design davvero sorprendente per preservare gli archi di mattoni e i soffitti a capriate in legno. Le camere stesse galleggiano in blocchi modulari bianchi all’interno del vecchio atrio. Scoprire l’edificio è una vera e propria avventura: oltre al ristorante e alle stanze/pod, Bunk presenta una scala segreta, una biblioteca nascosta e uno studio di registrazione/stazione radiofonica disponibile gratuitamente per tutti gli ospiti. I creativi possono iscriversi al programma di Artist in Residence e soggiornare gratuitamente al Bunk.

Dati Amsterdam:

  • Apertura: Aprile 2020
  • Indirizzo: Hagedoornplein 2, 1031 BV Amsterdam
  • Sito web dell’hotel: https://bunkhotels.com/amsterdam
  • 106 camere (a partire da € 85)
  • 52 pods (a partire da € 47)
  • Terrazza all’aperto
  • Scala segreta
  • Studio di registrazione
  • Biblioteca
  • Programma artisti in residenza
  • Cibo organico, locale e accessibile al ristorante
  • Eventi musicali e artistici gratuiti ogni mese
  • Mostre d’arte temporanee nelle aree comuni

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