Turchia: l’equilibrismo tra Europa e Stati Uniti
La Turchia, alleata della NATO da oltre 74 anni, si è trovata più volte in contrasto con gli Stati Uniti e con diversi Paesi europei. Nonostante queste tensioni, la sua forza sul piano militare ed industriale non appare ridimensionata; al contrario, potrebbe essere stata rafforzata proprio da una marcata flessibilità strategica.
La “bilancia” geopolitica della Turchia
La Turchia si trova frequentemente in una posizione intermedia, quasi sospesa tra diverse identità geopolitiche. La sua collocazione geografica, a cavallo tra Oriente ed Occidente, rappresenta da un lato un punto di forza strategico, ma dall’altro alimenta un dibattito interno su quale debba essere il suo reale posizionamento internazionale.
Dal punto di vista geografico e strategico, la Turchia svolge un ruolo rilevante per la sicurezza del Mar Nero e del Mediterraneo orientale. In particolare, la Convenzione di Montreux del 1936[1] le ha attribuito un ampio controllo sugli stretti dei Dardanelli e del Bosforo, consentendole di regolare l’accesso al Mar Nero. Nel corso degli anni, Ankara ha inoltre assunto un ruolo di mediazione in diverse controversie internazionali che travalicano le tradizionali divisioni regionali.

Entrata nella NATO nel 1952[2], la Turchia ha tuttavia mantenuto un rapporto complesso con l’Alleanza. Diversi osservatori ricordano come la cosiddetta “lettera Johnson” del 1964, con cui Washington metteva in guardia Ankara dall’utilizzare armi statunitensi a Cipro[3], abbia rappresentato un primo momento di frizione e sfiducia. Le tensioni si sono poi accentuate nel 1974, quando l’intervento turco nell’isola portò all’imposizione di un embargo militare da parte degli Stati Uniti. Negli anni successivi, ulteriori restrizioni — tra cui limiti alle esportazioni europee e le sanzioni statunitensi del 2020 legate all’acquisto del sistema missilistico russo S-400[4] — hanno contribuito a consolidare la percezione di una partnership condizionata.
Oltre alle questioni legate alla cooperazione militare, diversi analisti turchi evidenziano la presenza di quello che viene percepito come un doppio standard nei rapporti con gli Stati Uniti. Secondo questa lettura, mentre sul piano strategico Ankara viene considerata un partner utile, su quello politico e culturale il sostegno tenderebbe a favorire altri attori. Un ulteriore elemento di attrito riguarda la questione curda, su cui pesano anche le influenze delle diaspore nei paesi occidentali. Ne deriverebbe un rapporto caratterizzato da una certa ambivalenza: gli Stati Uniti valorizzerebbero il contributo turco quando ritenuto strategicamente necessario, mantenendo invece un atteggiamento più distaccato in altre circostanze.
La percezione di doppi standard si collega anche agli eventi successivi all’11 settembre e alla cosiddetta guerra al terrorismo. Diversi analisti ricordano come negli Stati Uniti vi sia stato malcontento quando, nel marzo 2003, il Parlamento turco negò l’utilizzo del proprio territorio per l’invasione dell’Iraq[5]. Pochi mesi dopo, nel luglio dello stesso anno, l’episodio noto come “Hood event”[6] — durante il quale undici soldati turchi furono fermati e detenuti da militari statunitensi — contribuì ad aggravare le tensioni. Tali eventi avrebbero alimentato una visione contrastante della Turchia all’interno dell’apparato statunitense: da un lato alleato prezioso nell’ambito NATO, dall’altro interlocutore problematico per chi si occupa del Medio Oriente.

Nel complesso, la Turchia appare quindi percepita come un attore intermedio: un mediatore in alcuni contesti, ma anche un Paese “intrappolato” tra interessi ed alleanze divergenti. Il fatto che non sia sempre pienamente allineata con Stati Uniti ed Europa viene interpretato, almeno in parte, come conseguenza di una mancata inclusione stabile e coerente nei rispettivi schieramenti.
La metodologia turca
La posizione della Turchia sulla scena internazionale continua a generare incomprensioni, in particolare per quanto riguarda i dossier relativi all’Ucraina, alla NATO ed alla Siria. Tali ambiguità derivano da fattori strutturali come la geografia e la storia del Paese: la vicinanza alla Russia ed il rapporto complesso con l’Europa contribuiscono a delineare una strategia improntata su autonomia decisionale, capacità di mediazione e flessibilità.
In questo contesto, Ankara è stata spesso accusata di mantenere un atteggiamento ambiguo rispetto alla guerra in Ucraina: pur non desiderando un rafforzamento eccessivo dell’influenza russa nel Mar Nero, Ankara non sembra nemmeno intenzionata a favorire un indebolimento drastico della Russia. La linea turca viene descritta come favorevole a Kiev, ma non apertamente ostile a Mosca, anche alla luce del timore che un’eventuale destabilizzazione russa possa rappresentare uno scenario particolarmente critico.
Allo stesso tempo, emerge con chiarezza il sostegno alla sovranità ed all’indipendenza dell’Ucraina. Iniziative come l’accordo sul grano nel Mar Nero[7] vengono citate come esempi concreti dell’impegno turco a favore della tenuta dello Stato ucraino.
L’approccio pragmatico adottato dalla Turchia presenta affinità con quello dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, ma ha contribuito ad accentuare le divergenze con diversi alleati europei all’interno della NATO. Le tensioni non si limitano però alla gestione del conflitto ucraino: tra i principali motivi di attrito figurano anche le dispute con Grecia[8] e Cipro e la questione curda[9]. Secondo alcune fonti, Paesi come Grecia, Cipro e Francia, insieme a stati con consistenti comunità curde come Germania, Paesi Bassi e Svezia, avrebbero ostacolato una piena integrazione della Turchia nei meccanismi europei di difesa[10].
A ciò si aggiunge una crescente preoccupazione ad Ankara per l’evoluzione dell’architettura di sicurezza europea, che sembra svilupparsi sempre più attorno all’Unione europea, di cui la Turchia non fa parte. Tali timori trovano riscontro nel fatto che Bruxelles ha escluso Ankara da programmi chiave nel settore della difesa, come il Security Action for Europe (SAFE)[11] e la Permanent Structured Cooperation (PESCO)[12], pur coinvolgendo Paesi terzi come Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Giappone. Di conseguenza, la Turchia continua a fare affidamento principalmente sulla NATO per la propria sicurezza, nonostante una fiducia non sempre piena nei confronti dell’Alleanza[13].

Anche il dossier siriano rappresenta un terreno di divergenza tra Turchia, Stati Uniti ed Europa. Dopo la caduta dell’ex presidente Bashar al-Assad[14], le preoccupazioni si sono concentrate soprattutto sul rischio di un possibile confronto tra Ankara e Israele[15]. Al momento, sia il presidente turco Erdoğan sia il presidente statunitense Trump sembrano orientati a concedere una fase di prova al nuovo leader siriano, Ahmed al-Sharaa[16]. Secondo diversi analisti turchi, una Siria stabile, seppur con caratteristiche conservatrici, rappresenterebbe una minaccia minore rispetto a uno scenario di caos prolungato[17].
Israele, al contrario, mantiene un atteggiamento più cauto, anche alla luce del passato jihadista di al-Sharaa[18], e sembra ostacolare il suo tentativo di ricostruire un’autorità centrale su tutto il territorio siriano, un obiettivo che manca da circa quindici anni.
Questa divergenza di vedute colloca gli Stati Uniti in una posizione particolarmente delicata, considerando i consolidati rapporti di sicurezza sia con Israele sia con la Turchia: sebbene Ankara sia spesso allineata agli interessi strategici statunitensi, tale convergenza non sempre si riflette nella comunicazione politica di Washington.
La Turchia e gli embarghi
La cultura strategica della Turchia si è sviluppata attorno alla capacità di cooperare con gli alleati anche in presenza di divergenze profonde e durature: questo approccio riflette una notevole resilienza ed una spiccata capacità di adattamento da parte di Ankara.
Tale ruolo, tuttavia, si è consolidato anche in risposta alle pressioni — e talvolta all’isolamento — esercitate da Stati Uniti ed Europa. Un primo punto di svolta risale al 1974, quando, a seguito dell’intervento militare turco nel nord di Cipro, furono imposti embarghi che spinsero Ankara a sviluppare una propria industria della difesa. Dinamiche simili si sono ripresentate più recentemente: nell’ottobre 2019, dopo l’offensiva turca contro un gruppo curdo nel nord della Siria legato al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), diversi Paesi europei, tra cui la Germania, sospesero le esportazioni di armamenti verso la Turchia. Anche in questo caso, la reazione fu un’accelerazione verso una maggiore autosufficienza.
I risultati di questa strategia sono oggi evidenti. Il drone Bayraktar TB2[19] rappresenta uno degli esempi più significativi: impiegato con efficacia nel contesto del conflitto in Ucraina, è stato acquistato anche da Paesi membri della NATO, tra cui la Polonia. L’industria della difesa turca ha ampliato la propria presenza sui mercati internazionali: l’azienda ASFAT[20], ad esempio, ha esportato unità navali verso Romania e Indonesia. Secondo alcuni osservatori, la capacità di sviluppare soluzioni autonome in assenza di forniture esterne è diventata un tratto distintivo del sistema industriale turco.

Questa tendenza prosegue anche nel contesto attuale. L’Unione europea ha escluso Ankara da alcuni strumenti di finanziamento, mentre durante l’amministrazione Trump gli Stati Uniti hanno rimosso la Turchia dal programma F-35[21] in seguito all’acquisto dei sistemi missilistici russi S-400 da parte del presidente Erdoğan. Nonostante le critiche per tali esclusioni, il Paese ha dimostrato una notevole capacità di individuare alternative o sostituire tecnologie occidentali. Un esempio è la collaborazione tra Baykar e l’italiana Leonardo[22], che ha portato alla creazione di una joint venture per la produzione congiunta di droni, potenzialmente anche con accesso a fondi europei.
Nel complesso, emerge come la Turchia sia riuscita non solo a preservare, ma anche ad ampliare il proprio margine di manovra strategico, nonostante le tensioni con Stati Uniti ed Europa.
Riferimenti bibliografici:
- https://www.ersaf.it/edunews/turchia-e-sicurezza-europea-la-nuova-proposta-di-erdogan-a-davos-per-unalleanza-strategica-senza-dipendenza-esterna/
- https://cesmar.it/wp-content/uploads/2025/02/B-BUSSOLA-25-52-RUOLO-STRATEGICO-DELLA-TURCHIA.pdf
- https://opinione.it/esteri/2025/12/18/fabio-marco-fabbri-turchia-diplomazia-internazionale-colloqui-erdogan-pace/
- https://www.stimson.org/2026/how-turkiye-navigates-between-the-united-states-and-europe/
- https://iari.site/2024/02/24/il-grande-gioco-della-turchia/
- https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/turchia-lequilibrio-politico-militare-e-ormai-sovvertito-16468
- https://formiche.net/2026/01/turchia-golfo-medio-oriente/#content
Note:
[1] https://iari.site/2024/02/24/il-grande-gioco-della-turchia/
[2] https://www.geopolitica.info/alleanza-atlantica-e-turchia-breve-storia-di-un-amore-mai-nato/
[3] https://www.ekathimerini.com/in-depth/1165108/behind-the-scenes-of-the-june-1964-cyprus-crisis/
[4] https://www.ilpost.it/2020/12/15/stati-uniti-sanzioni-turchia-missili/
[5] https://www.latimes.com/archives/la-xpm-2003-mar-02-fg-iraq2-story.html
[6] https://edition.cnn.com/2003/WORLD/meast/07/06/turkey.us/index.html
[7] https://www.geopolitica.info/via-turca-grano/
[8] https://www.caputmundi.info/2024/11/27/turchia-in-equilibrio-tra-nato-e-brics-ago-della-bilancia-nei-balcani-e-riapertura-dei-rapporti-con-la-grecia/
[9] https://www.caputmundi.info/2024/10/30/la-turchia-nella-morsa-del-terrorismo-del-pkk/
[10] https://www.caputmundi.info/2024/06/05/erdogan-il-ruolo-su-gaza-ed-i-controversi-rapporti-con-lunione-europea/
[11] https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/safe-security-action-europe_en
[12] https://eda.europa.eu/what-we-do/EU-defence-initiatives/permanent-structured-cooperation-(PESCO)
[13] https://www.caputmundi.info/2025/12/09/se-gli-usa-si-sfilano-turchia-pronta-a-guidare-la-nato/
[14] https://www.caputmundi.info/2024/12/18/siria-la-caduta-di-bashar-al-assad-e-la-fisarmonica-del-turco-erdo%c7%a7an/
[15] https://www.caputmundi.info/2026/01/30/siria-le-accuse-della-turchia-sulloperato-di-israele/
[16] https://www.caputmundi.info/2025/07/11/siria-cambio-dimmagine-massacri-di-minoranze-ed-incongruenze/
[17] https://www.caputmundi.info/2026/02/20/siria-iraq-tensione-tra-milizie-irachene-e-jihadisti-in-siria/
[18] https://www.caputmundi.info/2025/11/17/la-grande-metamorfosi-lincontro-tra-al-sharaa-e-trump/
[19] https://www.analisidifesa.it/2023/06/ascesa-e-declino-del-drone-turco-bayraktar-tb-2-in-ucraina/
[21] https://it.euronews.com/2025/09/25/gli-usa-potrebbero-revocare-il-divieto-di-vendita-degli-f-35-alla-turchia
[22] https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/16-06-2025-leonardo-and-baykar-establish-joint-venture-for-unmanned-technologies



