MusicaScienze Sociali e Umanistiche

Johann Sebastian Bach e George Frideric Haendel

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Uno sguardo sul loro destino

Johann Sebastian Bach (1685–1750)

Johann Sebastian Bach, nato il 31 marzo 1685 a Eisenach, in Germania, è considerato uno dei massimi compositori del periodo barocco. Proveniente da una famiglia di musicisti, Bach mostrò presto eccezionali capacità musicali. La sua carriera lo portò a ricoprire diversi incarichi: organista a Arnstadt e Mühlhausen, maestro di cappella a Weimar e Köthen, e infine Cantor della Thomasschule a Lipsia.

Le opere di Bach spaziano dalla musica sacra a quella strumentale. Tra le sue composizioni più celebri troviamo il Clavicembalo ben temperato, le Variazioni Goldberg, le Passioni (come la Passione secondo Matteo) e le Cantate sacre, oltre a numerosi concerti e fughe. Il suo stile è caratterizzato da complessità contrappuntistica, equilibrio formale e profonda spiritualità.

Johann Sebastian Bach
Johann Sebastian Bach

Dopo la sua morte, la musica di Bach cadde in relativa oscurità, fino alla riscoperta nel XIX secolo, grazie a figure come Felix Mendelssohn, che nel 1829 diresse una celebre esecuzione della Passione secondo Matteo. Da allora, la sua musica è stata oggetto di studi approfonditi e di esecuzioni filologiche, cioè basate su strumenti originali o ricostruzioni storicamente informate, mirate a riprodurre fedelmente il suono barocco. Ensemble come il Bach Collegium Japan o l’Akademie für Alte Musik Berlin e più recenti Netherlands Bach Society hanno contribuito a diffondere questo approccio, valorizzando le sfumature e le tecniche compositive originarie.

George Frideric Haendel (1685–1759)

George Frideric Haendel nacque il 23 febbraio 1685 a Halle, in Germania. La sua carriera lo portò principalmente in Inghilterra, dove divenne cittadino britannico e uno dei principali compositori dell’oratorio e dell’opera barocca. Haendel è noto per composizioni come l’oratorio Il Messia, Acis and Galatea, Giulio Cesare e numerosi concerti per organo e orchestra. La sua musica combina teatralità, potenza melodica e un grande senso drammatico, rendendolo un punto di riferimento della musica europea.

George Frideric Haendel

Anche Haendel subì una fase di oblio, soprattutto nelle opere liriche, ma nel XIX e XX secolo venne riscoperto grazie a musicologi e interpreti che ne valorizzarono l’oratorio e la musica strumentale. L’esecuzione filologica di Haendel ha portato all’uso di strumenti barocchi e pratiche esecutive originali, offrendo al pubblico un’esperienza più vicina a quella che gli spettatori londinesi del XVIII secolo potevano vivere.

Collegamenti tra Bach e Haendel

Pur condividendo l’anno di nascita, 1685, e le radici tedesche, Bach e Haendel ebbero percorsi artistici diversi e, probabilmente, non si incontrarono mai. Bach si concentrò sulla musica sacra e sulla profondità contrappuntistica, mentre Haendel si affermò nel teatro musicale e nell’oratorio pubblico.

Tuttavia, entrambi svilupparono un linguaggio barocco raffinato, studiando opere italiane e francesi, e lasciarono un’eredità che ha influenzato intere generazioni di musicisti. La riscoperta dei loro lavori e le esecuzioni filologiche moderne hanno permesso di apprezzare non solo la complessità tecnica, ma anche la potenza emotiva originaria della musica barocca.

Oggi, Bach e Haendel rappresentano i due poli complementari del barocco tedesco ed europeo: uno più contemplativo e organico, l’altro più teatrale e pubblico, ma entrambi immortali nella storia della musica.

Il controverso medico: John “Chevalier” Taylor

A rendere ancora più singolare il destino dei due maestri è la figura del dott. John “Chevalier” Taylor (1703–1772), oculista inglese noto tanto per le sue conoscenze quanto per i suoi comportamenti eccentrici e discutibili. Taylor fu uno dei primi chirurghi a dedicarsi esclusivamente all’oculistica, descrisse il cheratocono e prospettò la correzione chirurgica dello strabismo, pubblicando diverse opere scientifiche.

John “Chevalier” Taylor
John “Chevalier” Taylor

Tuttavia, le cronache contemporanee lo dipingono come un ciarlatano: la sua carriera itinerante in Europa era accompagnata da manifesti pubblicitari, carrozze decorate con bulbi oculari e motto “qui dat videre dat viver” (“chi dà la vista dà la vita”). Gli interventi di Taylor erano rumorosi, eseguiti in pubblico e spesso lasciavano i pazienti senza reale beneficio.

Bach e gli interventi fallimentari

Negli ultimi mesi di vita, Bach subì un grave peggioramento della vista mentre lavorava all’Arte della Fuga, interrompendo il lavoro a metà della diciannovesima fuga. Desideroso di trovare sollievo, si affidò a Taylor a Lipsia nella primavera del 1750. La prima operazione, tra il 28 e il 31 marzo, portò solo a un transitorio miglioramento; il secondo intervento, tra il 5 e il 7 aprile, non ebbe effetti duraturi.

Probabilmente Taylor praticò il couching, una tecnica arcaica per trattare la cataratta, eseguendo incisioni per dislocare il cristallino. I trattamenti post-operatori erano bizzarri e rischiosi, comprendendo salassi, lassativi, medicamenti a base di sangue di piccione, zucchero polverizzato, balsamo peruviano e persino mercurio. Dopo queste procedure, Bach rimase cieco e morì quattro mesi più tardi.

La tecnica del "couching".
La tecnica del “couching”.

Handel e il lento declino della vista

Handel iniziò a soffrire di riduzione visiva a partire dal 1751, con un peggioramento evidente già durante la composizione dell’oratorio Jephtha. Dopo una diagnosi di “incipiente gutta serena” da parte di Samuel Sharp, decise di sottoporsi a un intervento di couching nel 1752 con il chirurgo della Principessa Vedova del Galles, William Bromfield, e probabilmente a un successivo trattamento da Taylor.

Nonostante l’handicap visivo, Handel riuscì a completare Jephtha, continuando a dirigere, suonare l’organo e rivedere opere precedenti. Tuttavia, la sua vista declinò rapidamente e nel 1753 fu ormai quasi cieco. Morì nell’aprile del 1759, senza aver mai riacquistato la vista.

Leggende e realtà

Taylor celebrò se stesso e le sue imprese anche in poesie e autobiografie, vantando di aver restituito la vista ai grandi compositori. Le cronache moderne dimostrano però che si tratta di esagerazioni o falsità: né Bach né Handel trassero reale beneficio dai suoi interventi. La fama del chirurgo si mescola dunque a un alone di leggenda e inquietante ciarlataneria.

Conclusione

La storia clinica di Bach e Handel offre un affascinante spaccato sulla medicina del XVIII secolo e sui rischi affrontati dai pazienti, anche tra le personalità più celebri. Allo stesso tempo, evidenzia la straordinaria resilienza dei due compositori, che continuarono a creare capolavori nonostante la crescente cecità. La loro musica, riscoperta nei secoli successivi e oggi eseguita anche secondo pratiche filologiche con strumenti barocchi, rimane immortale, mentre la leggenda del dott. Taylor resta un ammonimento sulle fragilità della medicina premoderna.

La vicenda di Bach e Haendel ha ispirato non solo studi musicologici, ma anche concerti dedicati al loro destino e al tema della vista. In particolare, l’Accademia del Chiostro con la sua orchestra, ha organizzato programmi che mettono in luce la resilienza dei due compositori, eseguendo opere barocche con strumenti d’epoca e pratiche filologiche, ricordando il contrasto tra il genio creativo e le fragilità umane.

La locandina dell'evento: Uno "sguardo" sulla musica da Bach a Händel.
La locandina dell’evento: Uno “sguardo” sulla musica da Bach a Händel.
  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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