I Talebani ed il conflitto tra Afghanistan e Pakistan
Il Pakistan considera ormai il confronto con l’Afghanistan un conflitto aperto. Il ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha infatti dichiarato che tra i due Paesi si è giunti ad una vera e propria situazione di guerra. L’aviazione pakistana ha colpito diverse aree del territorio afghano, inclusa la capitale Kabul, oltre a Kandahar ed alla regione di Paktika, situate vicino al confine. L’episodio si inserisce in una serie di azioni e reazioni militari tra i due Paesi.
Alla base delle tensioni vi è l’accusa, da parte del Pakistan, che il governo talebano afghano offra protezione e sostegno al Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP)[1], organizzazione militante distinta dai talebani afghani ma ad essi ideologicamente vicina. Il TTP è responsabile di una lunga e violenta insurrezione nelle regioni occidentali del Pakistan, che negli anni ha provocato migliaia di morti. Secondo le autorità pakistane, tali attività avverrebbero con la complicità delle autorità afghane. Il ministro Asif ha sottolineato come la tolleranza del Pakistan nei confronti di questa situazione sia ormai esaurita.
Il Tehrik-i-Taliban Pakistan, nato nel 2007 dalla fusione di diversi gruppi islamisti, opera principalmente nella provincia occidentale del Khyber Pakhtunkhwa, lungo il confine con l’Afghanistan. Il suo obiettivo dichiarato è replicare in Pakistan quanto i talebani hanno realizzato in Afghanistan, ovvero la presa del potere e l’imposizione della legge islamica. La diffusione dell’insurrezione è stata favorita anche dalle modalità con cui il governo pakistano ha amministrato queste aree, spesso caratterizzate da pratiche violente e da una gestione percepita come distante e poco attenta alle esigenze della popolazione locale.

Negli anni successivi all’intervento militare statunitense in Afghanistan nel 2001, diversi gruppi militanti pakistani — successivamente confluiti nel Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) — parteciparono ai combattimenti al fianco dei talebani afghani contro le forze internazionali. Con la nascita del TTP, questa collaborazione si rafforzò ulteriormente: i talebani afghani garantirono rifugio ai combattenti pakistani nelle aree sotto il loro controllo, in particolare durante le operazioni condotte dall’esercito di Islamabad lungo le regioni di confine.
Alla fine dello scorso decennio, dopo anni di scontri, le autorità pakistane ritennero di aver quasi neutralizzato il TTP, anche grazie al supporto degli Stati Uniti. Numerosi leader dell’organizzazione furono eliminati ed il numero di vittime causate da attentati nel paese diminuì sensibilmente, passando da circa 3.600 nel 2015 a meno di 400 nel 2019. Sulla base di questi risultati, l’esercito dichiarò il gruppo sostanzialmente sconfitto.
In questo scenario, la presa di Kabul da parte dei talebani nell’estate del 2021 — con la conseguente caduta del governo sostenuto da Washington — fu accolta positivamente dal Pakistan. L’allora primo ministro Imran Khan[2] espresse pubblicamente soddisfazione, congratulandosi con gli afghani per essersi liberati da quella che definì una condizione di “schiavitù”. Nello stesso periodo, esponenti dell’intelligence pakistana furono avvistati nel paese insieme ai comandanti talebani.
Quella che può apparire come una contraddizione si inserisce in una relazione storicamente complessa tra Pakistan e talebani. Il movimento talebano, infatti, non è monolitico ma composto da diverse fazioni, alcune delle quali intrattengono legami con l’apparato militare pakistano. Questa articolazione ha portato Islamabad, pur essendo formalmente alleata degli Stati Uniti ed impegnata a contrastare il TTP, a sostenere in più occasioni i talebani afghani, anche per affinità religiose ed etniche. Con il ritorno al potere dei talebani, il Pakistan aveva scommesso su una loro collaborazione nel contenere il TTP, una previsione che si è poi rivelata errata.
I talebani afghani si trovano ad affrontare una situazione particolarmente complessa: il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) mantiene infatti solidi legami con la leadership politico-militare afghana e ha dichiarato fedeltà al leader del paese, Haibatullah Akhundzada. Un’eventuale collaborazione con Islamabad per neutralizzare il gruppo comporterebbe, per i talebani, il rischio di perdere il sostegno di quelle componenti interne che simpatizzano per il TTP. Una simile scelta potrebbe favorire la defezione di numerosi combattenti, potenzialmente centinaia o migliaia, verso lo Stato Islamico nella sua diramazione regionale, l’ISIS-K[3], attivo in Afghanistan ed apertamente ostile ai talebani.
Secondo diverse analisi, invece di contrastare il TTP, le autorità talebane avrebbero scelto di sostenerlo, sia attraverso finanziamenti sia permettendo ai suoi militanti di addestrarsi sul territorio afghano.
Questa strategia avrebbe contribuito al rafforzamento del gruppo, che dopo una fase di apparente declino è tornato ad intensificare le proprie attività. I dati sugli attentati in Pakistan mostrano infatti un netto peggioramento: nel 2023 le vittime, tra civili e forze di sicurezza, sono state circa 1.500; nel 2024 hanno superato le 2.200; mentre nel 2025 si avvicinano alle 4.000. Parallelamente, il TTP ha ampliato il proprio raggio d’azione, spingendosi oltre le tradizionali aree di confine tra Afghanistan e Pakistan e mirando a colpire anche zone urbane interne, con l’obiettivo di destabilizzare ulteriormente il paese.

Le relazioni tra Pakistan e Afghanistan si sono progressivamente deteriorate per una serie di fattori politici e strategici. Tra questi, un elemento rilevante è rappresentato dal riavvicinamento dei talebani afghani all’India, storico antagonista di Islamabad[4]. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce la disputa sul confine tra i due Paesi, la cosiddetta linea Durand, tracciata in epoca coloniale britannica e tuttora oggetto di contestazioni e frequenti tensioni militari.

Negli ultimi anni Islamabad ha cercato di esercitare pressioni sui talebani per ottenere una collaborazione più incisiva contro il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP). Le misure adottate hanno incluso sanzioni economiche e l’espulsione di centinaia di migliaia di rifugiati afghani presenti sul territorio pakistano. Ancora nel gennaio 2025, tuttavia, le autorità pakistane avevano tentato un approccio più conciliatorio: il capo di stato maggiore dell’esercito, Asim Munir, aveva definito l’Afghanistan un vicino fraterno, sollecitando una cooperazione contro il TTP.
Nel corso dell’ultimo anno, però, la situazione è rapidamente degenerata. In ottobre, il Pakistan ha condotto bombardamenti su diverse città afghane, inclusa la capitale Kabul, in operazioni simili a quelle più recenti. L’attacco era avvenuto mentre il ministro degli Esteri afghano si trovava in visita ufficiale in India, aumentando ulteriormente la tensione diplomatica. A quei raid erano seguiti giorni di scontri armati, poi temporaneamente sospesi grazie ad un cessate il fuoco negoziato attraverso colloqui svoltisi a Doha, Istanbul e Riad. Nonostante l’accordo, le ostilità non si sono mai completamente interrotte e 5hanno registrato una nuova escalation.
Resta incerto il significato concreto attribuito da Islamabad all’espressione «guerra aperta» nei confronti dell’Afghanistan. Sul piano militare, il Pakistan dispone formalmente di forze armate moderne e ben equipaggiate, inclusa un’aviazione con centinaia di velivoli da combattimento ed un arsenale nucleare. Al contrario, le forze regolari afghane risultano numericamente inferiori e meno dotate, prive anche di una propria aviazione. Tuttavia, i talebani continuano a rappresentare una forza insurrezionale significativa, dimostratasi in passato capace di resistere anche a potenze militari come gli Stati Uniti.
Riferimenti bibliografici:
- https://ilmanifesto.it/il-pakistan-attacca-kabul-oltre-400-morti
- https://www.agi.it/estero/news/2026-03-17/pakistan-afghanistan-raid-36150093/
- https://www.notiziegeopolitiche.net/pakistan-ormai-con-lafghanistan-e-guerra-aperta/
- https://www.ilpost.it/2026/03/17/attacco-ospedale-kabul-afghanistan-pakistan/
- https://www.ilpost.it/2026/02/27/pakistan-afghanistan-guerra-aperta/
- https://lavialibera.it/it-schede-2602-il_conflitto_tra_pakistan_e_afghanistan_e_anche_il_segno_delle_tensioni_tra_usa_e_cina
- https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pakistan-afghanistan-rischio-guerra-aperta-231619
- https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/pakistan-afghanistan-si-riaccende-il-conflitto-232163
- https://www.greenreport.it/news/approfondimenti/60418-pakistan-afghanistan-laltra-nuova-guerra-di-cui-nessuno-parla
- https://www.unimondo.org/news/afghanistan-pakistan-nuova-escalation-lungo-la-linea-durand
- https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/afghanistan-e-pakistan-le-due-anime-dei-talebani-incendiano-laltro-oriente-ssamnbje
- https://www.limesonline.com/rubriche/desh/pakistan-guerra-a-afghanistan-obiettivi-geopolitici-e-strategici-usa-cina-arabia-saudita-21434863/
Note:
[1] https://www.caputmundi.info/2025/10/24/afghanistan-pakistan-i-talebani-sostengono-il-ttp/
[2] https://www.caputmundi.info/2024/02/22/elezioni-in-pakistan-criticita-elettorali-ed-uso-dellintelligenza-artificiale/
[3] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/oltre-lafghanistan-cose-e-cosa-vuole-lo-stato-islamico-nel-khorasan-168323
[4] https://www.caputmundi.info/2025/05/09/india-pakistan-conflitto-geopolitico-ed-etnico-religioso/

