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Rapporti Emirati Arabi Uniti e Pakistan: l’India è l’ago della bilancia?

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Nel giro di poche settimane, nell’aprile scorso, gli Emirati Arabi Uniti hanno adottato una serie di misure che hanno messo sotto pressione i tradizionali rapporti di cooperazione con il Pakistan, evidenziando un significativo irrigidimento delle relazioni bilaterali[1].

Il 12 aprile le autorità di Dubai avrebbero avviato una vasta operazione che ha portato al fermo di migliaia di lavoratori pakistani residenti negli Emirati, molti dei quali appartenenti alla comunità sciita e stabilitisi nel Paese da decenni[2]. Il numero complessivo delle persone coinvolte avrebbe raggiunto circa 15.000 unità. Nello stesso periodo, la compagnia aerea Etihad Airways[3] ha comunicato il licenziamento di 15 dipendenti pakistani[4], concedendo loro un preavviso di appena 48 ore.

Pochi giorni dopo, il 23 aprile, l’Abu Dhabi Fund for Development ha richiesto al governo pakistano il rimborso immediato di un miliardo di dollari nell’ambito di una linea di credito da 3,45 miliardi di dollari[5] che, in passato, era stata rinnovata più volte senza particolari difficoltà. Ad evitare ulteriori ripercussioni finanziarie su Islamabad è intervenuta l’Arabia Saudita, che ha garantito un deposito da 3 miliardi di dollari[6].

Il logo del "Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi".
Il logo del “Fondo per lo Sviluppo di Abu Dhabi”.

La successione ravvicinata di questi eventi appare troppo coordinata per essere considerata casuale: il Pakistan sembra trovarsi di fronte ad una strategia deliberata per cui Abu Dhabi starebbe sfruttando i legami costruiti nel corso di decenni per esercitare una crescente pressione politica ed economica.

L’ipotesi è che gli Emirati Arabi Uniti abbiano progressivamente rivalutato le proprie priorità strategiche negli ultimi diciotto mesi, in particolare dopo l’inizio della più recente fase del confronto tra Stati Uniti, Israele ed Iran; Islamabad non sarebbe più considerata un partner indispensabile come in passato, mentre l’India avrebbe acquisito un ruolo sempre più centrale negli equilibri regionali perseguiti da Abu Dhabi.

La disponibilità di un interlocutore alternativo di peso consentirebbe quindi agli Emirati di adottare un approccio più assertivo nei confronti del Pakistan: gli strumenti utilizzati per influenzare le scelte di Islamabad spaziano dal mercato del lavoro alle relazioni finanziarie, passando per il settore dell’aviazione civile ed agli accordi commerciali ed industriali.

Grazie alla propria posizione di snodo economico, logistico e finanziario della regione, Abu Dhabi sarebbe sempre più propensa ad utilizzare le interconnessioni economiche e strategiche come leva negoziale per ottenere concessioni dai partner internazionali. Se così fosse, gli Emirati cercherebbero di trasformare la propria centralità nei flussi commerciali e finanziari in uno strumento di influenza politica, spingendo altri attori regionali a sostenere con maggiore decisione le priorità strategiche emiratine.

Due scelte assunte dal Pakistan nell’arco di dodici mesi sembrano aiutare a comprendere la pressione esercitata su Islamabad. La prima riguarda l’accordo di mutua difesa strategica firmato con l’Arabia Saudita[7] al Palazzo Al-Yamamah il 17 settembre 2025, otto giorni dopo gli attacchi israeliani contro esponenti di Hamas a Doha; l’intesa stabilisce che un’aggressione contro una delle due parti venga considerata un’aggressione contro entrambe.

La formulazione ha alimentato anche interpretazioni legate ad una possibile ambiguità nucleare, poi ridimensionata dalle autorità pakistane. Per Riad, il patto ha rappresentato un passo verso una maggiore diversificazione delle proprie garanzie strategiche; per Abu Dhabi, invece, già in crescente frizione con l’Arabia Saudita su dossier come Yemen, disciplina dell’OPEC e politica nel Corno d’Africa, l’accordo è stato letto come uno spostamento di campo.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ed il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif si abbracciano il giorno della firma di un accordo di difesa, a Riyadh, in Arabia Saudita, il 17 settembre 2025.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ed il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif si abbracciano il giorno della firma di un accordo di difesa, a Riyadh, in Arabia Saudita, il 17 settembre 2025.

Il secondo elemento riguarda il presunto ruolo svolto dal Pakistan nel facilitare comunicazioni riservate tra Washington e Teheran durante le fasi più delicate della crisi. Dal punto di vista degli Emirati Arabi Uniti, che secondo alcune ricostruzioni avrebbero subito oltre duemila attacchi iraniani[8], la neutralità pakistana non è apparsa come una prova di equilibrio diplomatico, ma come un segnale di inaffidabilità. L’ex diplomatico pakistano Husain Haqqani[9] ha sintetizzato la distanza di percezione osservando che Abu Dhabi sarebbe rimasta sorpresa dal mancato sostegno pakistano contro l’Iran, mentre Islamabad sarebbe rimasta a sua volta sorpresa dalla reazione emiratina.

La risposta degli Emirati non si è tradotta in una rappresaglia diplomatica formale, bensì nell’attivazione di una serie di strumenti economici ed amministrativi; il fronte più evidente è stato quello del lavoro.

La pressione descritta può funzionare soltanto quando esistono alternative credibili ed è proprio questo il terzo elemento che contribuisce a ridefinire il quadro regionale. Negli ultimi due anni Abu Dhabi ha consolidato con Nuova Delhi una convergenza politica e strategica che Islamabad non è in grado di riprodurre. Emirati Arabi Uniti ed India condividono una linea rigida nei confronti dell’islam politico[10], privilegiano il pragmatismo economico rispetto alla solidarietà religiosa e considerano l’influenza iraniana nella regione una minaccia prioritaria. La visita a Nuova Delhi del presidente emiratino Mohammed bin Zayed[11], nel gennaio scorso, ha prodotto un accordo da 3 miliardi di dollari sul gas naturale liquefatto, una lettera d’intenti[12] per una partnership nel settore della difesa e, nel giro di poche settimane, la chiusura silenziosa del negoziato sulla gestione dell’aeroporto di Islamabad.

Il Primo Ministro indiano Narendra Modi, a sinistra, cammina con lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, al suo arrivo all'aeroporto di Nuova Delhi, in India, lunedì 19 gennaio 2026.
Il Primo Ministro indiano Narendra Modi, a sinistra, cammina con lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, al suo arrivo all’aeroporto di Nuova Delhi, in India, lunedì 19 gennaio 2026.

Il nuovo asse in costruzione tra Emirati, India ed Israele, fondato su sicurezza marittima, sviluppo di droni e condivisione di intelligence, lascia poco spazio ad un esercito pakistano la cui postura deterrente resta calibrata soprattutto sul confronto con Nuova Delhi. Resta da capire se l’avvicinamento di Abu Dhabi a Nuova Delhi sia ormai strutturale o se alcune sue componenti possano essere riconsiderate nel caso di un raffreddamento delle tensioni tra Teheran e Riad.

L’obiezione principale a questa lettura è che parlare di “weaponization”[13], cioè di trasformazione dell’interdipendenza in arma di pressione, possa risultare eccessivo. Secondo una visione più prudente, si tratterebbe piuttosto di un raffreddamento bilaterale all’interno di un rapporto ancora solido nelle sue fondamenta.

Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno superato i 10 miliardi di dollari, circa due milioni di pakistani continuano a vivere negli Emirati e decenni di patrimoni familiari, investimenti e proprietà immobiliari legano ancora strettamente le due economie. Una volta diminuita la tensione regionale, i dossier economici potrebbero riaprirsi e la relazione potrebbe tornare al suo schema tradizionale, fatto di attriti, lamentele e successivi accomodamenti.

Il Pakistan si trova così a essere il primo Paese dell’Asia meridionale a misurarsi con una nuova forma di pressione, nella quale salario migrante, sostegno finanziario sovrano e permesso di lavoro possono essere attivati contemporaneamente come strumenti politici.


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://www.meforum.org/mef-observer/the-rise-and-fall-of-united-arab-emirates-pakistan-relations

[2] https://www.middleeasteye.net/news/our-only-crime-being-shia-pakistani-workers-say-uae-surveillance-led-deportations

[3] https://aviospace.org/etihad-airways-reportedly-terminates-15-pakistani-staff-issues-48-hour-exit-order-in-abu-dhabi/

[4] https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/uae-fifteen-pakistani-etihad-airways-workers-allegedly-abruptly-terminated-without-standard-procedures-incl-co-non-response/

[5] https://www.brecorder.com/news/40418182/pakistan-completes-usd345bn-uae-deposit-repayment

[6] https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/pakistan-receives-final-tranche-of-saudi-arabia-s-3b-deposit/3912940

[7] https://www.caputmundi.info/2026/02/06/ipotesi-di-una-nato-islamica-tra-turchia-arabia-saudita-e-pakistan/

[8] https://www.arabianbusiness.com/abnews/uae-air-defences-intercept-40-aerial-threats-as-iranian-attacks-surpass-2000

[9] https://www.hudson.org/experts/655-husain-haqqani

[10] Università degli Studi di Milano Statale, “Sayyid Qutb: teorico dell’Islam Politico. Il fenomeno della radicalizzazione e l’Islam radicale”
https://future.unimi.it/wp-content/uploads/sites/9/2023/11/Said-1.pdf

[11] https://geopolitica.info/who-is-who-mohamed-bin-zayed-bin-sultan-al-nahyan/

[12] https://www.med-or.org/news/alleanza-emirati-arabi-india-difesa-al-centro

[13] https://fondazionetorvergata.it/public/fondazioneceis/files/Gruppo_dei_20/Cnel_12_maggio_2026.pdf

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

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