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Due campioni

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In questi giorni ci sono due giovani italiani che stanno portando il nome del nostro Paese ai massimi livelli mondiali. Di uno sappiamo praticamente tutto. Dell’altro, probabilmente, la maggior parte degli italiani non ha mai sentito parlare. Il primo è Jannik Sinner, ventiquattrenne, numero uno del tennis mondiale. Il secondo è Ettore Pagano, ventiduenne violoncellista romano che ha appena vinto il Queen Elisabeth Competition di Bruxelles, uno dei concorsi musicali più prestigiosi e difficili al mondo.

La differenza è che ogni gesto di Sinner diventa una notizia. Se vince un torneo, se cambia allenatore, se rilascia un’intervista o semplicemente compare in pubblico, i giornali ne parlano. E fanno bene. Sinner è un fenomeno sportivo straordinario, forse il più grande tennista italiano di sempre.

Jiannik Sinner
Jiannik Sinner

La vera domanda è un’altra: perché quando un ragazzo italiano conquista uno dei più importanti riconoscimenti mondiali nel campo della musica classica, la notizia rimane confinata quasi esclusivamente agli addetti ai lavori?

Non si tratta di mettere in contrapposizione due eccellenze. Al contrario. Si tratta di capire perché siamo bravissimi a raccontarne una e molto meno l’altra. Eppure, le loro storie hanno molto più in comune di quanto possa sembrare.

Entrambi hanno iniziato da bambini. Entrambi hanno dedicato gran parte della loro adolescenza a una disciplina che richiede una dedizione assoluta. Entrambi hanno imparato molto presto che il talento è soltanto il punto di partenza e che la differenza la fanno la disciplina, la costanza e la capacità di sopportare la fatica.

Quando osserviamo Sinner in campo vediamo il risultato finale. Dietro ogni colpo ci sono migliaia di ore di allenamento. Lo stesso vale per Ettore Pagano. Solo che il suo campo da gioco è una sala prove, il suo avversario è una partitura e il suo strumento è un violoncello. La storia di Sinner ormai la conosciamo tutti.

Ettore Pagano

Quella di Pagano, invece, merita di essere raccontata. Nato a Roma nel 2003, Ettore cresce in una famiglia che non appartiene al mondo delle grandi dinastie musicali. Il suo incontro con il violoncello avviene relativamente tardi rispetto agli standard dei grandi prodigi della musica classica: inizia infatti a studiarlo a nove anni.

Potrebbe sembrare un dettaglio insignificante, ma nel mondo della musica classica non lo è affatto. Molti dei più celebri interpreti internazionali iniziano a quattro o cinque anni. Recuperare quel tempo richiede una determinazione fuori dal comune. Fin dai primi anni emerge però qualcosa di particolare. Non soltanto la facilità tecnica, ma una maturità musicale che colpisce insegnanti e giurie.

A differenza di quanto spesso si immagina, la vita di un giovane musicista non assomiglia molto all’immagine romantica dell’artista ispirato. Assomiglia molto di più alla vita di un atleta. Sveglia presto, studia ore ogni giorno ripetendo gli esercizi fino allo sfinimento; intraprende viaggi per partecipare a concorsi, audizioni, esibizioni. Passa momenti di entusiasmo alternati a inevitabilmente a periodi di frustrazione.

Pagano ha raccontato in diverse occasioni quanto sia fondamentale il lavoro quotidiano. Nel violoncello non esistono scorciatoie. Ogni giorno bisogna ricostruire il proprio rapporto con lo strumento. Ogni giorno bisogna ritrovare il suono, la precisione, l’equilibrio. Il suo percorso di formazione è impressionante. Dopo il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove si diploma con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore, arriva una tappa fondamentale: l’Accademia Chigiana di Siena.

Per chi frequenta il mondo musicale, la Chigiana è un nome che suscita immediatamente rispetto. Da quasi un secolo rappresenta uno dei principali luoghi di formazione musicale del mondo. Qui sono passati alcuni dei più grandi interpreti del Novecento e qui continuano a formarsi molti dei protagonisti della nuova generazione.

La sede dell'Accademia Chigiana di Siena.
La sede dell’Accademia Chigiana di Siena.

Dal 2019 al 2024 Pagano studia alla Chigiana con Antonio Meneses e David Geringas. Sono due nomi enormi nel panorama internazionale. Meneses, scomparso nel 2024, è stato uno dei più grandi violoncellisti della sua epoca. Geringas è stato allievo diretto di Mstislav Rostropovič, una leggenda assoluta del violoncello. In un certo senso, attraverso questi maestri, Pagano entra in contatto con una linea di trasmissione musicale che attraversa generazioni e generazioni di interpreti.

È uno degli aspetti più affascinanti della musica classica: il sapere passa ancora di mano in mano, quasi come nelle botteghe rinascimentali; un maestro insegna a un allievo e l’allievo diventa a sua volta maestro. In questo modo la tradizione continua a vivere.

Parallelamente Pagano frequenta la Pavia Cello Academy di Enrico Dindo, l’Accademia Walter Stauffer di Cremona e perfeziona ulteriormente la propria formazione a Berlino presso l’Universität der Künste con Jens Peter Maintz. Nel frattempo, iniziano ad arrivare i risultati. Non uno o due, ma decine. Vince oltre quaranta primi premi nazionali e internazionali e una borsa di studio che lo porta a esibirsi alla Carnegie Hall di New York.

Ecco i principali premi e risultati: la vittoria del concorso della Filarmonica della Scala, il Brahms Competition; il Khachaturian International Competition; il Premio Abbiati; il Classeek Award; fino ad arrivare alla vittoria di Bruxelles. Ma forse il dato più interessante è un altro. Molti giovani musicisti costruiscono la propria carriera puntando soprattutto sul repertorio più conosciuto e popolare. Pagano, invece, si è distinto per una curiosità musicale molto ampia.

Naturalmente frequenta il grande repertorio del violoncello: Bach, Beethoven, Schumann, Brahms, Dvořák, Prokof’ev, Šostakovič. Ma ha mostrato una particolare attenzione anche verso la musica contemporanea e questo non è un dettaglio da poco. La musica contemporanea spesso spaventa il pubblico, ma è proprio lì che si misura il coraggio di un interprete. È facile eseguire ciò che tutti amano. È più difficile convincere il pubblico ad ascoltare qualcosa di nuovo.

Chi lo ha ascoltato dal vivo racconta di una personalità musicale che unisce rigore e spontaneità. Una qualità rara nei giovani interpreti, che spesso tendono a privilegiare uno dei due aspetti. Forse è anche questo che ha convinto la giuria del Queen Elisabeth Competition. E poi c’è una curiosità che racconta perfettamente il mondo della musica classica. Mentre Sinner utilizza una racchetta che rappresenta il massimo della tecnologia contemporanea, Pagano si troverà a suonare uno strumento che rappresenta il massimo della tradizione.

Ettore Pagano alla Queen Elisabeth Competition 2026.

Grazie alla vittoria di Bruxelles avrà infatti in affidamento per quattro anni il celebre Matteo Goffriller del 1733 appartenuto a Pablo Casals. Pensiamoci un momento. Un ragazzo di ventidue anni si trova tra le mani lo stesso strumento utilizzato da una delle più grandi figure della storia della musica. Casals lo definiva il suo “più caro amico”. Con quel violoncello registrò interpretazioni che ancora oggi vengono studiate dai musicisti di tutto il mondo.

Nel tennis la tecnologia guarda avanti mentre nella musica classica l’eccellenza dialoga continuamente con il passato anche se, in fondo, l’obiettivo è identico: raggiungere il massimo livello possibile. Naturalmente esiste una differenza enorme tra i due mondi. Sinner è una superstar globale. I suoi guadagni tra premi e sponsorizzazioni vengono stimati in decine di milioni di euro all’anno. Pagano, pur essendo ormai uno dei più promettenti violoncellisti della sua generazione, appartiene a un universo che ha dimensioni economiche completamente diverse. Ma il mercato misura la popolarità, non necessariamente il valore.

Ed è qui che forse dovrebbe nascere una riflessione, non soltanto per i giornali ma anche e soprattutto per il mondo della cultura. Per anni una parte della musica classica ha dato l’impressione di parlare prevalentemente a sé stessa; musicisti che parlano ai musicisti, critici che parlano ai critici, teatri che parlano agli abbonati.

Forse è arrivato il momento di cambiare approccio senza abbassare il livello e senza trasformare concerti in spettacoli televisivi; senza inseguire superficialmente le logiche dei social, ma semplicemente imparando a raccontare meglio le storie. Perché la storia di Ettore Pagano è una grande storia italiana, è la storia di un ragazzo che ha scelto una strada difficile e apparentemente poco visibile, è la storia di un giovane che ha dedicato anni a perfezionare un’arte antica, è la storia di un talento che oggi viene riconosciuto sui più importanti palcoscenici internazionali.

E forse una divulgazione più trasversale potrebbe essere una strada, non per confondere sport e cultura, non per creare classifiche tra campioni, ma per ricordare che il genio umano assume forme diverse: a volte corre su un campo da tennis; a volte sale sul palco con un violoncello costruito quasi trecento anni fa. In entrambi i casi, però, ci mostra fin dove può arrivare l’essere umano quando talento, passione e dedizione si incontrano.

Come diceva Pablo Casals:

La musica scaccia l’odio da coloro che sono senza amore. Dà pace a coloro che sono senza riposo e consola coloro che piangono.

Forse è anche per questo che un giovane come Ettore Pagano merita di essere conosciuto molto più di quanto non lo sia oggi.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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