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Dal porto di Genova allo swing

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Il viaggio che cambiò la musica italiana

La storia di Natalino Otto è una di quelle che sembrano nate per essere raccontate: parte da una piccola cittadina ligure, attraversa l’oceano e torna indietro trasformando non solo la vita di un uomo, ma anche il modo di fare musica in un intero Paese.

Eppure, oggi, il suo nome non è tra i più ricordati, soprattutto tra i giovani. Ed è proprio questo che rende la sua vicenda ancora più interessante.

Nato il 24 dicembre 1912 a Cogoleto, cresce in un ambiente semplice, dove il lavoro manuale è la regola e le prospettive sembrano già tracciate. Inizia infatti come apprendista sarto, ma dentro di lui si fa spazio ben presto una passione diversa, più forte: quella per la musica. Non si tratta di un interesse passeggero. Otto suona, canta, osserva, impara.

Nei locali della riviera ligure comincia a esibirsi, ancora lontano dai grandi palcoscenici, ma già capace di distinguersi. Il punto di svolta arriva grazie alla sua terra e alla sua posizione geografica. A pochi chilometri si trova Genova, città di mare per eccellenza. Il Porto di Genova, negli anni tra le due guerre, è molto più di un semplice scalo commerciale: è un luogo di passaggio, di incontri, di storie. Da lì partono migliaia di emigranti diretti verso le Americhe, ma anche marinai, lavoratori, artisti. È una porta aperta sul mondo.

È proprio da quel porto che Natalino Otto si imbarca, trovando lavoro come musicista sulle navi transatlantiche. Ed è qui che la sua storia prende una direzione inattesa. Le navi non sono solo un mezzo per spostarsi: sono un ambiente in cui si incontrano lingue, culture, abitudini diverse. Otto suona per passeggeri di ogni provenienza, si confronta con gusti nuovi, amplia il suo orizzonte.

Natalino Otto da giovane
Natalino Otto da giovane

Quando arriva negli Stati Uniti, soprattutto a New York, entra in contatto con un universo musicale completamente diverso da quello italiano. È l’epoca delle grandi orchestre swing, dei locali pieni, della musica che si balla e si vive. Otto si esibisce per la comunità italo-americana, lavora per una radio e ascolta da vicino i grandi interpreti del tempo. Non resta spettatore: assorbe tutto. Il ritmo sincopato dello swing, la libertà interpretativa, il rapporto diretto con il pubblico diventano parte del suo modo di intendere la musica.

Eppure, quel viaggio non è privo di ombre. Le traversate oceaniche, in quegli anni, sono anche sinonimo di rischio. La memoria collettiva conserva tragedie come quella del translatantico Sirio, naufragato nel 1906 con centinaia di emigranti italiani a bordo. È il simbolo di un’epoca in cui partire significava affrontare l’ignoto. Anche per Otto il mare è un passaggio decisivo, ma nel suo caso rappresenta un’opportunità straordinaria.

Quando torna in Italia, porta con sé qualcosa che nel nostro Paese ancora non esiste davvero: lo swing. Ma introdurlo non è semplice. L’Italia degli anni ’30 e ’40 è diffidente verso le influenze straniere, e il regime fascista ostacola la diffusione della musica americana. Nonostante questo, Otto riesce a trovare uno spazio.

Natalino Otto: “Perduto amore” (“In cerca di te”) 

Il pubblico percepisce subito che c’è qualcosa di nuovo in quel modo di cantare: più dinamico, più vicino alla vita reale, meno rigido. Il suo successo, però, non è solo frutto del talento individuale. È anche il risultato di collaborazioni fondamentali. Con Pippo Barzizza, uno dei più innovativi musicisti italiani del tempo, lavora su arrangiamenti sofisticati, in cui la voce si intreccia con l’orchestra in modo moderno. Barzizza porta struttura e sperimentazione, Otto porta energia e interpretazione: insieme costruiscono un linguaggio nuovo.

Con Cinico Angelini, invece, il lavoro assume una dimensione più popolare. Le loro incisioni sono pensate per la radio, per arrivare a un pubblico ampio. E proprio la radio diventa uno strumento decisivo: le canzoni di Otto entrano nelle case degli italiani, accompagnano la quotidianità, cambiano poco alla volta il gusto musicale del Paese. La sua produzione è enorme: oltre duemila brani incisi.

Ma ciò che conta è il modo in cui li interpreta. Canzoni come “Ho un sassolino nella scarpa”, “Mamma voglio anch’io la fidanzata” o “Polvere di stelle” mostrano uno stile leggero solo in apparenza. In realtà, dietro c’è un lavoro attento sul ritmo, sulla parola, sull’equilibrio tra musica e testo. Spesso si tratta di adattamenti di brani stranieri, ma Otto li trasforma, li rende italiani senza perdere la loro modernità.

Parallelamente, la sua attività dal vivo è intensa. Dopo l’esperienza americana, continua a esibirsi sia all’estero sia in Italia. Nei teatri e nei locali di città come Milano e Roma, nei programmi radiofonici e negli spettacoli di varietà, diventa un volto noto e amato. Partecipa anche al Festival di Sanremo, contribuendo a consolidare la sua fama.

Ntalino Otto e Flo Sandon nel 1959.
Ntalino Otto e Flo Sandon nel 1959.

Accanto a lui, in modo tutt’altro che secondario, c’è Flo Sandon’s. Anche lei è una protagonista della musica italiana degli anni ’40 e ’50, con una carriera importante e una voce raffinata. Il loro rapporto è insieme personale e artistico. Non si limitano a condividere la vita privata: condividono idee, esperienze, ambienti musicali. Flo Sandon’s contribuisce attivamente a quel clima di rinnovamento che caratterizza il dopoguerra.

Eppure, come spesso accade, il suo nome oggi è meno ricordato di quanto meriterebbe. È proprio all’interno di questo ambiente che emerge una giovane Mina. Quando è ancora agli inizi, Otto e la moglie ne intuiscono subito il talento. Non si limitano a un incoraggiamento: la sostengono e la introducono nel mondo musicale, infondendole una grande fiducia.

È una scelta importante, perché Mina diventerà una delle più grandi voci italiane. Ma dietro quel successo c’è anche la capacità di Otto e Flo Sandon’s di riconoscere il nuovo. Con il passare degli anni, però, la musica cambia. Negli anni ’60 arrivano nuovi generi, nuovi artisti, nuovi linguaggi. Natalino Otto si ritira progressivamente dalle scene e muore nel 1969 a Milano. La sua eredità, però, non scompare del tutto: si diffonde.

Non esiste un vero erede diretto, ma il suo spirito si ritrova in artisti diversi. Paolo Conte, ad esempio, ha riportato nella musica italiana atmosfere jazz e swing, mentre Renzo Arbore ha lavorato per valorizzare la musica del passato. Più recentemente, Raphael Gualazzi ha ripreso elementi jazz in chiave contemporanea, così come anche Fiorello in alcuni contesti, ha reso omaggio a quel repertorio.

E se domani – cantata da Natalino Otto
E se domani – cantata da Mina
E se domani – cantata da Rafael Gualazzi

E qui si inserisce anche un nome importante della musica italiana contemporanea: Stefano Bollani. Bollani, pur non essendo un interprete di Otto, rappresenta uno dei più importanti continuatori dello spirito jazz in Italia. Il suo lavoro unisce improvvisazione, ironia e libertà musicale, elementi che richiamano indirettamente la stessa apertura culturale che Otto aveva portato nello swing italiano. Nei suoi concerti e progetti televisivi e radiofonici, Bollani ha spesso dimostrato come il jazz possa essere linguaggio popolare, creativo e libero, proprio come Otto aveva intuito decenni prima.

E infine Mina, pur non reinterpretandolo direttamente, ne ha incarnato lo spirito innovativo.

Eppure, nonostante tutto questo, il nome di Natalino Otto resta poco conosciuto, soprattutto tra i giovani. Ed è qui che entra in gioco ancora una volta Genova. Proprio la città che ha rappresentato il punto di partenza della sua avventura sembra averne in parte dimenticato la figura.

Le possibilità per riscoprirlo sarebbero molte: un festival dedicato allo swing e al Porto di Genova, iniziative nelle scuole, concerti tributo, percorsi culturali tra Genova e Cogoleto, magari anche un film o una serie che racconti la sua vita. Sarebbe un modo non solo per ricordarlo, ma per restituirgli il posto che merita nella storia culturale italiana.

La storia di Natalino Otto è, in fondo, la storia di un viaggio che non si è mai davvero concluso. Partito dal Porto di Genova, ha attraversato l’oceano e ha riportato indietro qualcosa di nuovo: un suono, un ritmo, un modo diverso di vivere la musica. Il mare, con i suoi rischi evocati anche dalla tragedia del Sirio, è stato il suo inizio. Ma ciò che conta davvero è quello che ha saputo costruire dopo.

Oggi, riscoprirlo significa capire meglio le radici della musica italiana moderna. Significa riconoscere che dietro ogni cambiamento c’è qualcuno che, per primo, ha avuto il coraggio di partire. E forse, proprio da Genova, quella storia potrebbe ancora ripartire.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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