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“La voce del silenzio”, il capolavoro che il tempo ha incoronato

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La storia della canzone resa immortale da Mina e del genio dimenticato del maestro genovese Elio Isola

Ci sono canzoni che vincono un Festival e poi vengono dimenticate. Altre, invece, arrivano nelle ultime posizioni della classifica ma finiscono per diventare immortali. È il caso de “La voce del silenzio”, uno dei capolavori assoluti della musica italiana, una canzone che da quasi sessant’anni continua a emozionare intere generazioni.

La sua storia è singolare. Presentata al Festival di Sanremo del 1968, non ottenne il successo che meritava. Soltanto il tempo avrebbe reso giustizia a una melodia straordinaria, destinata a entrare nella storia grazie alla voce inconfondibile di Mina e al talento di un compositore troppo spesso dimenticato: il maestro Elio Isola.

Come prevedeva il regolamento dell’epoca, ogni brano veniva interpretato da due artisti. “La voce del silenzio” fu affidata a Tony Del Monaco e alla cantante americana Dionne Warwick, già celebre nel panorama internazionale. L’interpretazione fu elegante e intensa, ma il pubblico e la giuria non colsero immediatamente la grandezza del brano. La canzone terminò il Festival nelle ultime posizioni. Una sconfitta soltanto apparente. Perché le classifiche raccontano il presente, mentre sono gli anni a stabilire quali opere meritano davvero di entrare nella storia.

Pochi mesi dopo arrivò Mina: fu lei a regalare una seconda vita alla canzone. Con un’interpretazione intensa, moderna, tecnicamente perfetta e profondamente emozionante, trasformò “La voce del silenzio” in uno dei simboli della canzone italiana. La sua voce sembrava fondersi con ogni parola del testo, accompagnando l’ascoltatore in un viaggio fatto di nostalgia, ricordi e speranza. Da quel momento il brano smise di appartenere al Festival di Sanremo per entrare definitivamente nel patrimonio musicale del nostro Paese.

Mina – La voce del silenzio, dal canale YouTube dell’artista.

Ancora oggi, quando si pronuncia il titolo “La voce del silenzio”, il pensiero corre inevitabilmente a Mina. Il testo porta la firma di Paolo Limiti e Mogol, anche se negli anni lo stesso Limiti raccontò che il contributo di Mogol fu limitato.

L’ispirazione nasce da una vicenda profondamente personale. Dopo la morte del padre, Paolo Limiti osservava il silenzio e la solitudine della madre rimasta vedova. Da quella sofferenza nacquero versi di straordinaria delicatezza. Non è soltanto una canzone d’amore. È una riflessione sul tempo, sulla memoria, sulle persone che continuano a vivere dentro di noi anche quando sembrano ormai lontane; Una poesia che trova nella musica il suo completamento naturale.

Se le parole sono splendide, è la musica a rendere eterna questa canzone. Ed è qui che emerge tutta la grandezza del maestro Elio Isola. Nato a Genova nel 1936, pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra, Isola appartiene a quella generazione di musicisti che hanno costruito la storia della musica italiana senza mai cercare la ribalta. Era un uomo elegante, riservato, profondamente innamorato della musica; non amava apparire e preferiva lavorare dietro le quinte, lasciando che fossero le sue composizioni a parlare.

Chi lo ha conosciuto ricorda un professionista di straordinaria preparazione musicale, dotato di una sensibilità rara e di una gentilezza d’altri tempi. Era uno di quei musicisti che riuscivano a trasformare poche note in un’emozione destinata a durare nel tempo. Elio Isola possedeva una solida formazione pianistica. Conosceva profondamente la musica classica e questa preparazione emerge chiaramente nelle sue composizioni.

L’introduzione de “La voce del silenzio” richiama, secondo numerosi studiosi, il Preludio in Do minore del secondo libro del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Ma Isola non copia questa composizione, la rielabora. Prende un’atmosfera e la trasforma in qualcosa di assolutamente originale.

Preludio in Do minore del secondo libro del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach

Il risultato è una delle melodie più eleganti mai scritte nella musica leggera italiana. Una linea musicale che cresce lentamente, accompagna il testo senza mai sovrastarlo e raggiunge un’intensità emotiva che ancora oggi lascia senza fiato. Ridurre Elio Isola all’autore della musica de “La voce del silenzio” sarebbe profondamente ingiusto. Nel corso della sua carriera collaborò con alcuni dei più grandi artisti italiani.

Compose, arrangiò e diresse musiche per Orietta Berti, Gigliola Cinquetti, Massimo Ranieri, Rosanna Fratello, Quartetto Cetra, Andrea Bocelli, Francesco Renga, Milva, Iva Zanicchi, Claudio Villa e molti altri. Firmò brani come “Non ci sarò”, “Uno di voi”, “Quando ci si vuol bene (come noi)”, “Il treno”, “La ballata degli innamorati”, dimostrando sempre uno stile raffinato, riconoscibile, mai banale. Fu anche direttore d’orchestra e arrangiatore in numerosi programmi Rai, contribuendo con il proprio talento a elevare la qualità musicale della televisione italiana.

Quando si parla della scuola genovese vengono giustamente ricordati Fabrizio De André, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi e Umberto Bindi mentre più raramente viene pronunciato il nome di Elio Isola anche se il suo contributo alla musica italiana è stato enorme. Forse perché era un compositore che non cercava la popolarità e forse anche perché il pubblico ricorda più facilmente chi canta che chi scrive. Ma senza musicisti come lui molte delle canzoni che oggi consideriamo patrimonio nazionale semplicemente non esisterebbero.

Pur essendo genovese, Elio Isola ha sempre mantenuto un forte legame con le proprie radici familiari. Un legame che continua ancora oggi attraverso la sua famiglia: l’attuale sindaco di Rovegno, Giuseppe Isola (noto anche con il nome di Pinuccio) è suo cugino, testimonianza di un rapporto ancora vivo tra il grande compositore e un territorio che può legittimamente sentirlo parte della propria storia. L’Alta Val Trebbia conserva così, attraverso questa parentela, un filo diretto con uno dei più raffinati musicisti italiani del Novecento.

È un motivo di orgoglio che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto e valorizzato. Nel corso degli anni “La voce del silenzio” è stata interpretata da decine di artisti. Da Mina a Dionne Warwick, da Mia Martini a Ornella Vanoni, da Massimo Ranieri ad Andrea Bocelli, fino a Renato Zero e molti altri. Ogni interprete ne ha colto una sfumatura diversa. Ma la forza della composizione è rimasta immutata.

Negli ultimi anni una versione ha colpito in modo particolare il pubblico e gli appassionati. È quella interpretata da Diodato e Manuel Agnelli, due personalità artistiche molto diverse, capaci però di fondersi in una lettura intensa, moderna e rispettosa dell’originale. Le loro voci restituiscono tutta la profondità della scrittura di Elio Isola e dimostrano come questa composizione continui a parlare anche alle nuove generazioni.

La voce del silenzio, nell’interpretazione di Diodato e Manuel Agnelli.

Per molti è la più bella interpretazione realizzata dopo quella storica di Mina. Proprio per questo assume un significato particolare la presenza della rinnovata Orchestra di Accademia del Chiostro, che sarà protagonista dell’Expo dell’Alta Val Trebbia il prossimo 25 luglio 2026 con un programma di grande fascino.

L’orchestra proporrà un repertorio che attraversa alcuni dei più celebri tanghi, le più amate musiche da film e grandi pagine della canzone italiana, tutte rivisitate con eleganti arrangiamenti per orchestra d’archi. E chissà che, come sorpresa finale, non possa arrivare proprio il più emozionante degli omaggi.

Ascoltare “La voce del silenzio” eseguita da un’orchestra d’archi, in un nuovo arrangiamento dedicato al maestro Elio Isola, sarebbe un momento di rara intensità. Sarebbe il modo più bello per unire la grande musica alla memoria di un uomo che, con la sua discrezione e il suo talento, ha lasciato un segno indelebile nella cultura italiana.

La locandine dell'evento "Musica nei musei e non solo...".
La locandine dell’evento “Musica nei musei e non solo…”.

Perché i grandi compositori non chiedono monumenti ma chiedono soltanto che la loro musica continui a vivere. E non esiste luogo migliore dell’Alta Val Trebbia, terra alla quale la sua famiglia è profondamente legata, per rendere omaggio a un artista che ha saputo trasformare poche note in un’emozione senza tempo.

Le voci cambiano, gli interpreti si succedono, le mode passano. Ma quando una melodia continua a commuovere dopo quasi sessant’anni significa che non appartiene più soltanto al suo autore: appartiene alla storia. E la storia della musica italiana deve continuare a pronunciare, con rispetto e riconoscenza, il nome del maestro Elio Isola.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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One thought on ““La voce del silenzio”, il capolavoro che il tempo ha incoronato

  • Massimo Serra Vinci

    Un articolo davvero pregevole, scritto con competenza, sensibilità e autentico amore per la nostra musica. Ho superato da tempo i sessant’anni e seguo la canzone italiana da una vita: raramente mi capita di leggere una ricostruzione capace di restituire così bene il valore musicale e umano di un brano.

    “La voce del silenzio” è una di quelle composizioni che dimostrano quanto le classifiche del momento possano essere miopi: una melodia di straordinaria eleganza, costruita con sapienza e affidata poi all’interpretazione irripetibile di Mina, che seppe portarne alla luce ogni sfumatura emotiva. È particolarmente meritorio aver ricordato anche Elio Isola, musicista raffinato e troppo poco celebrato rispetto al suo talento.

    Un solo piccolo neo, che segnalo unicamente per amore di precisione: Elio Isola risulta nato nel 1927, non nel 1936 come indicato nell’articolo.

    Per il resto, complimenti sinceri all’autrice per questa bella pagina di divulgazione musicale, colta ma accessibile, capace di rendere giustizia a un autentico capolavoro.

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