Propulsione autofaga, un game changing per lo spazio?
Pietro Licciardi intervista Vincenzo Mazzella
Meno costi, inquinamento e detriti in orbita
Lanciare vettori nello spazio con minore impatto ambientale, riducendo di molto i detriti rilasciati in orbita e abbattendo di due terzi i costi. Sembrerebbe il sogno nel cassetto di ogni agenzia spaziale. Ma Alpha Impulsion – società nata nel 2022 da quattro studenti dell’università di Tolosa e oggi ingegneri aerospaziali – quel cassetto sembra averlo aperto. Una sorta di quadratura del cerchio, che potrebbe portare l’ESA, l’Agenzia spaziale europea, nuovamente in corsa per diventare un leader mondiale del business spaziale e assegnare un ruolo di primo piano all’Europa.
Chiediamo a Vincenzo Mazzella, cofondatore di Alpha Impulsion e capo operazioni dell’azienda, qual è la tecnologia sulla quale anche l’ESA sembra voler puntare.
«Abbiamo ripreso e realizzato, grazie alle attuali tecnologie» esordisce Mazzella «studi immaginati il secolo scorso sulla propulsione autofaga».
Di cosa si tratta?
Per portare in orbita dei razzi occorre molto carburante racchiuso in serbatori in acciaio, fibra di carbonio e alluminio; strutture a loro volta contenute nella fusoliera del vettore. Si tratta di un complesso di apparati molto pesanti e costosi da realizzare. Con la propulsione autofaga è la fusoliera che diventa il carburante del razzo il quale, come quando si tempera una matita, si consuma man mano che l’intero blocco si inserisce nella camera di combustione.
Vantaggi?
Ciò significa che il prezioso e costoso carburante viene utilizzato esclusivamente per portare in alto il carico pagante e non anche i serbatoi e gli altri apparati, che una volta esaurito il loro compito devono essere separati dal corpo principale del vettore. Parliamo di un 50% in meno di peso al decollo. Teniamo conto che la messa in orbita di ogni chilogrammo in media costa 15mila euro.
Ma oggi va forte la modalità ridershare, ovvero la condivisione dello stesso vettore, con notevoli risparmi.
Vero, il costo si riduce a 8-10mila dollari a chilogrammo ma al momento è possibile utilizzare solo lanciatori non europei, come il Falcon 9 della Space X di Elon Musk; mentre una soluzione europea, anche se più dedicata, ovvero che permette di scegliere quando partire e su quale orbita collocare il carico, il costo sale a 25mila dollari al chilogrammo. A questo si aggiunge il fatto che la tecnologia autofaga è molto più economica da sviluppare in quanto al posto di pesanti strutture in acciaio e carbonio vengono utilizzati tubi di plastica ottenuti per estrusione.
Con il vettore che avete sviluppato quindi ci saranno costi ancora più bassi?
Il costo di lancio che la nostra azienda immagina è di 4.600 dollari al chilogrammo, ovvero cinque volte più economico di quanto si spende oggi in Europa e di quanto si spende negli Stati Uniti con i lanci di gruppo. Sarà un po’ come prendere il taxi pagando il prezzo del bus.
Sembra si tratti di un vero e proprio cambio di paradigma. Fino a questo momento cosa ne ha ricavato l’azienda?
Nel Gennaio 2026 la Commissione europea ha definito la tecnologia di Alpha Impulsione game changing, ovvero capace di cambiare le regole del gioco per l’accesso allo spazio, assegnandole un finanziamento di circa un milione di euro; il che dimostra l’interesse di Bruxelles per lo sviluppo di tecnologie che possano farle riconquistare una leadership aerospaziale.
Ma quello dei minori costi non è il solo vantaggio della tecnologia autofaga…
Costi a parte, e già secondo noi non è poco, la propulsione autofaga potrebbe essere la soluzione di un altro grave problema che affligge lo sfruttamento delle orbite più basse: quello dei detriti, valutati in 40mila oggetti più grandi di 10 centimetri e in grado di provocare gravissimi danni ai vecchi e nuovi, costosissimi, satelliti che stazionano sulle nostre teste. Tanto più che ciascuno dei quasi 200 lanci l’anno di Falcon 9, che ha pur permesso di ridurne il numero rispetto al passato, lascia nello spazio uno stadio di 20-30 metri di lunghezza e 5 metri di diametro. Con la propulsione autofaga al contrario la quasi totalità del lanciatore si consuma e ciò che resta è soltanto la camera di combustione, che facilmente può essere fatta ricadere sulla Terra e riutilizzata.
Durante la sperimentazione di Starship se non ricordiamo male ci sono state polemiche perché era troppo inquinante. Nel caso del vettore autofago invece?
Essendo il lanciatore molto più leggero la quantità di carburante necessaria è molto inferiore; ed è proprio il carburante bruciato la parte più inquinante di ciascun vettore. Perfino un lanciatore riutilizzabile come appunto Starship di Space X – che brucia combustibile sia nella fase di salita che di discesa – è due volte più inquinante di uno autofago. Con uno studio realizzato da Alpha Impulsion abbiamo appurato che la tecnologia autofaga riduce di due terzi l’impatto ambientale sull’intera catena produttiva: manufacturing, risorse, combustione e vita in orbita.
Dopo tutto ciò ci si aspetterebbe una adozione su larga scala della tecnologia autofaga, pur tenendo conto degli attuali standard industriali e regolatori. Che ci può dire a questo proposito?
È molto più semplice produrre un propulsore autofago piuttosto che un altro tipo di lanciatore e questo lo dice il modello di cost engineering di Esa in quanto il 90% del lanciatore è un tubo di plastica prodotto con tecnologia civile, simile a quella utilizzata per produrre le condutture cittadine di acqua. Non va reinventato nulla e questo facilita anche il ramp up industriale – la capacità di soddisfare un aumento della domanda di vettori – per rendere l’accesso allo spazio ancora più economico potendo passare facilmente ad una elevata cadenza di lancio.
Se la tecnologia autofaga venisse adottata dall’ESA cosa potrebbe significare per l’Europa?
Probabilmente l’ESA potrebbe tener testa agli attuali competitor su un mercato sempre più redditizio e strategico come quello aerospaziale. Dieci anni fa col programma Arianne 5 l’Europa lanciava il 60% della massa dei satelliti mondiali; oggi il 30% mentre nel prossimo decennio passerà al 15%, secondo l’ultimo report dell’Agenzia spaziale europea; questo perché le aziende spaziali private in America e Asia stanno crescendo molto rapidamente, soprattutto nel settore small sat dei satelliti più commerciali. Attualmente quasi il 90% di questi è lanciato da Falcon 9 e se in futuro Elon Musk decidesse di chiudere l’accesso al suo vettore l’Europa perderebbe la possibilità di lanciare il 90% dei suoi satelliti commerciali. L’eventualità sarebbe una perdita di sovranità ma anche di ritorno economico molto importante dato che il settore spaziale cresce di 15-20% l’anno. ovvero una crescita che quasi eguaglia quella della IA.
Ha accennato alla perdita di sovranità. Che intende dire?
Ad esempio, che chi oggi ha accesso allo spazio controlla anche quello che avviene sulla Terra e esserne tagliati fuori ha grosse ricadute nelle scelte di politica internazionale. E l’Europa non può permetterselo. Motivo per cui è in fase di sviluppo una generazione di mini-lanciatori, che sarà operativa a partire dal prossimo anno, su cui sono stati investiti diversi miliardi di euro, per avere una alternativa al Falcon 9. Tuttavia, si tratta di una soluzione ancora economicamente poco valida per un eventuale cliente commerciale. La proposta di Alpha Impulsion è per una ulteriore generazione che possa competere commercialmente a livello globale e che non ha bisogno di essere sostenuta da finanziamenti delle istituzioni nazionali. E questa è la strada per ricostituire una vera leadership spaziale.
Dunque, in Europa ci si sta muovendo?
L’Europa sta facendo un ottimo lavoro nel rifinanziare un accesso autonomo allo spazio, anche diversificando gli investimenti, riflettendo su quello che sarà lo scenario dopo il 2030. Dopo questa data l’Europa avrà una soluzione sovrana e competitiva sul suo mercato interno ma pronta ad espandersi a livello globale in un settore che non mira più ad un primato di prestigio nazionale – come poteva avvenire al tempo della Guerra fredda – ma alla competitività economica. A tal proposito è da ricordare che il lancio europeo nei prossimi cinque anni costerà ancora intorno ai 25mila euro al chilogrammo mentre oggi gli americani offrono l’opportunità di lanciare a 10mila euro al chilogrammo. Ma se l’Europa con la tecnologia di Alpha Impulsion avvierà un programma centrato sulla propulsione autofaga, offrirà la possibilità di scendere sotto i 5mila euro.

