Il punto sulla geopolitica – 12 gennaio 2026
Intervista di Sara Tagliente ad Arianne Ghersi in merito a:
- Bangladesh: Le manifestazioni esplose dopo la morte di Sheriff Osmanadi e la fuga di Sheikh Hasina sono partite come una mobilitazione popolare e studentesca. Come già visto in altri Paesi, questi movimenti sono stati progressivamente avvicinati dai Fratelli Musulmani, che hanno trasformato la protesta in uno strumento politico.
Il risultato è quello di snaturare il conflitto: la protesta perde il suo carattere civile e diventa una battaglia per il potere, con il rischio concreto che il Paese passi da un’autorità laica a una di matrice religiosa.
Uno schema che ricalca quello delle Primavere Arabe, dove la caduta dei vecchi sistemi di governo non ha prodotto vere democrazie, bensì nuovi equilibri retti con metodi autoritari. - Iran: in Iran le proteste tornano ciclicamente, ma il sistema politico è strutturato per sopravvivere anche a gravi crisi. Il vero potere non risiede solo nel presidente, ma nella Guida Suprema e negli apparati religiosi e militari che controllano lo Stato. Anche una caduta del governo non significherebbe automaticamente la fine dello status quo. Qualsiasi cambiamento reale richiederebbe riforme profonde ed un processo lungo e doloroso, molto diverso da quello visto in altri Paesi del Medio Oriente.
Bangladesh ed Iran sono due esempi di una dinamica più ampia: le proteste popolari vengono spesso strumentalizzate, i sistemi di potere si riorganizzano e, alla fine, emergono nuove forme di controllo e coercizione. Un contesto in cui i Paesi “occidentali” spesso banalizzano la lettura di simili eventi interpretandoli come scontri tra “buoni e cattivi”, senza coglierne la complessità reale.



