FMC M 2 BRADLEY
Questa è “Strategia & Difesa”, numero 191 di febbraio 1984.
L’Esercito degli Stati Uniti d’America pur essendo dotato di una varietà di equipaggiamenti impressionante, rischiava di rimanere indietro di almeno un decennio nel settore dei veicoli blindati per unità meccanizzate e corazzate. La longevità e l’enorme diffusione dell’M 113 se da una parte hanno consentito di costruire un impressionante numero di tali mezzi e di equipaggiare con essi le forze meccanizzate di quasi l’intera Alleanza, dall’altra hanno procrastinato nel tempo la realizzazione di un valido IFV per la fanteria americana.
La disputa sul trasporto truppa o sul veicolo da combattimento per fanteria, nata nella contrapposizione fra le forze tedesche e quelle angloamericane durante la II Guerra Mondiale ha alla fine trovato una logica soluzione nella teoria tedesca che vuole il fante meccanizzato sempre a bordo del suo mezzo a meno che le circostanze non richiedano altrimenti. L’M 113 è invece noto per portare gli uomini fino a 500-1000 m dalla linea del combattimento per poi lasciar avanzare gli uomini appiedati e seguirli successivamente da buona distanza.
Una tale concezione portata avanti dall’US Army per molti anni nonostante le esperienze contrarie riportate sia direttamente che indirettamente ha però dovuto cedere il passo a quella europea che richiede mezzi in grado di salvaguardare gli uomini da ogni possibile offesa.

La decisione di mettere in linea un nuovo veicolo corazzato per fanteria incominciò a prendere forma negli ambienti dell’US Army nella metà degli anni sessanta in occasione dell’impegno vietnamita, Nel gennaio del 1968 fu messo in cantiere il progetto per un veicolo MICV ma i tagli nei programmi causati dalle spese del Vietnam non fecero procedere troppo celermente il lavoro di ricerca per lo meno fino al 1972 quando la FMC of California ottenne il primo vero contratto per la realizzazione dei primi esemplari di un nuovo veicolo, II MICV prototipo avrebbe dovuto essere consegnato nel 1977 con un armamento totalmente nuovo rispetto alle altre realizzazioni contemporanee basato su di un nuovo cannone con alimentazione a nastro conosciuto con il nome di BUSHMASTER.

Nel 1975 stante i costi crescenti, gli organi tecnici dell’US Army decisero di affidare al MICV, pur in una versione estesamente modificata, anche il compito di veicolo da ricognizione per la cavalleria, con una scelta forse non del tutto valida, visti altri veicoli ruotati resisi disponibili in seguito. Nel 1977 il MICV fu ribattezzato Sistema di Veicoli da Combattimento, o FVS Fighting Systems, con la nuova denominazione attribuita al primo prototipo di XM 2 Infantry Fighting Vehicle IFV, e di XM 3 Cavalry Fighting Vehicle CFV attribuita a quello che sarebbe diventato l’esemplare sperimentale del veicolo da ricognizione per la cavalleria.
Da quell’epoca la FMC ha lavorato duramente mettendo a punto non solo i due veicoli previsti ma anche un terzo, la piattaforma del sistema campale di artiglieria MLRS. Nel 1981, il 20 di ottobre, lo XM 2 perse definitivamente la X che contraddistingue i veicoli sperimentali diventando lo M 2 BRADLEY dal nome di uno dei più famosi generali americani della II G. M. La produzione di serie nelle catene di montaggio della FMC iniziò quasi contemporaneamente per soddisfare le esigenze dei primi battaglioni dell’US Army destinati a transitare dagli M 113 ai nuovi mezzi.
Nel 1983 il primo battaglione standardizzato sul nuovo M 2 BRADLEY fu formato a Fort Hood in Texas seguito da altri, alcuni dei quali al momento in cui queste note verranno lette, dislocati in Germania Federale. Si prevede che non meno di 6.000 M 2 e M 3 andranno a rafforzare le unità meccanizzate e corazzate americane.

Il mezzo
Lo M 2 BRADLEY è un cingolato da combattimenti per fanteria che unisce in sé due caratteristiche quasi antitetiche: è potentissimo e altrettanto brutto. Esteticamente parlando, perché dal punto di vista funzionale è quanto di meglio oggi si possa avere. La sua apparente goffaggine, dovuta ad una mole notevole risiede in buona parte nella particolare forma di corazzatura adottata, laminata, spaziata, capace di resistere ai colpi delle armi sovietiche di medio calibro.

Ed altra considerazione che contrasta con l’idea di bruttezza e goffaggine è quella della straordinaria mobilità del mezzo. Nella progettazione dell’M 2 i progettisti si videro porre innanzi alcuni requisiti base ed altri secondari, tutti però ben difficilmente compendiabili assieme senza la ricerca di una soluzione globale completamente nuova. I requisiti base erano quelli di:
- accompagnare su ogni terreno i carri M. 1 ABRAMS.
- Trasportare sui campi di battaglia celermente e con ottima protezione gli uomini della fanteria meccanizzata.
- Appoggiare con il fuoco di bordo sia le truppe trasportate che i carri provvedendo in caso di necessità alla lotta anticarro mediante l’impiego dei missili controcarro trasportati.
- Combattere in ogni condizione climatica e orografica, ad ogni latitudine con possibilità di trasporto rapido a mezzo aereo su ogni fronte.
I requisiti secondari perché derivanti dai primi erano perciò
- Disporre di una motorizzazione e di un sistema di sospensioni capaci di vedersela alla pari con quello dell’M 1.
- Consentire un notevole confort all’equipaggio e soprattutto al conduttore per evitare un affaticamento eccessivo a tutto danno della capacità di combattimento e di sopravvivenza.
- Disporre di una protezione passiva ed attiva tale da consentire non solo la sopravvivenza, ma la piena capacità di azione al mezzo anche nell’inferno della prima linea di sfondamento, quella che vede o vedrebbe impegnati gli M 1 e gli M 2 a diretto confronto con T 80 е BMP sovietici, nonché missili controcarro, razzi e armi di saturazione.
- Consentire una manutenzione primaria estremamente semplificata ed una secondaria da campo di battaglia
Le possibilità dei tecnici della FMC sono forse le maggiori disponibili in Occidente anche se per la progettazione dell’M 2 non sono stati certo inutili i consigli dati dai Tedeschi con il loro MARDER e dagli Israeliani che per primi hanno impiegato l’M 113 modificato come IFV con tutti i limiti dello stesso.

Ne è nato un veicolo compatto, di sagoma non proprio pulita rispetto al MARDER, ad esempio, con buona corazzatura ed eccezionale armamento. Come tutti i più recenti veicoli per fanteria anche lo M 2 ha quella che può considerarsi ormai la classica architettura e disposizione degli organi meccanici e degli spazi abitabili: motore anteriore, camera di combattimento posteriore, torretta centrale, ampia piastra frontale con notevole inclinazione.
La zona anteriore del veicolo è occupata per i due terzi (centro e destro) dal vano motore, In esso è ospitato un diesel Cummins VTA 903 di 14,8 I a 4 tempi sviluppante 506 HP a 2.600 giri al minuto. accoppiata una trasmissione idromeccanica del tipo GE HMPT 500. Il vano conduttore situato sulla sinistra del mezzo offre un notevole comfort al pilota il quale, viste le generose dimensioni del mezzo, non è costretto in una posizione sdraiata. I comandi sono di tipo classico e il conduttore guida lo M 2 mediante un sistema di sterzatura con azione a bancata di tipo idrostatico. Il sistema frenante azionato a pedale è del tipo multidisco con raffreddamento ad olio.
Prima di iniziare qualunque spostamento o durante le pause nel combattimento è buona norma per il conduttore controllare i livelli dei vari fluidi specialmente di quelli relativi agli impianti idraulici. La profilatura della piastra anteriore è, come già detto, molto accentuata. In essa sono presenti le griglie blindate a protezione dei radiatori di raffreddamento e sono ricavati i blocchi di visione a disposizione del conduttore.

La zona centrale del mezzo è occupata nella parte centro sinistra dalla torretta biposto per il comandante e il cannoniere e nella parte destra dai sedili e dagli spazi a disposizione di due dei componenti della squadra trasportata. La torretta comune all’M 2 e all’M 3 dispone di due botole più un apposito vano di acceso sito all’interno del vano di combattimento.
Il cannoniere è seduto alla sinistra con davanti un sistema di visione notte/giorno ad intensificazione di luminescenza con ingrandimento X 4 o X 12 del tipo stadimetrico, II traguardo di puntamento è utilizzato per l’impiego di tutto l’armamento di bordo. Alla destra del sistema di visione vi è l’unità di guida e controllo di traiettoria per i missili controcarro TOW.

L’intero movimento della torretta, compresa la sua stabilizzazione, è controllato dal cannoniere mediante una apposita barra, La velocità di brandeggio a disposizione può essere preselezionata fra le due a disposizione, quella tra 0,05 milliradianti al secondo e 90 milliradianti al secondo e quella fino a 1.067 milliradianti al secondo. La torretta dispone di un armamento principale composto da un cannone M 242 del tipo CHAIN GUN e di un armamento secondario basato su di una mitragliatrice da 7,62 mm M 240 C. Sul lato sinistro esteriormente alla torretta, vi è il contenitore lanciatore ricaricabile per missili controcarro TOW.
La parte posteriore ospita il vano di combattimento in cui trovano posto quattro fanti, nonché le riservette munizioni e la rastrelliera per i missili controcarro, visto che il lanciatore è ricaricabile dal didentro del mezzo. Lo M 2 dispone di sei feritoie che consentono il combattimento da bordo con l’impiego delle speciali armi M 231 da 5,56 mm.

La squadra trasportata dispone del suo solito armamento individuale, di un’arma M 16AIl per ogni uomo a bordo di un M 2. I sedili a disposizione degli uomini, dotati di schienale abbattibile, sono abbastanza comodi e ben imbottiti e piuttosto alti rispetto al pavimento del mezzo, cosa che consente di stivare ulteriori munizioni sotto di essi.
Le buone caratteristiche di mobilità sono dovute anche ad un eccellente treno di rotolamento composto da due gruppi di tre rulli di 61 cm di diametro con sospensione a barre di torsione. I rulli di acciaio con pattini in gomma hanno una larghezza di 10,2 cm. Il primo, secondo e ultimo rullo dispongono inoltre di un ammortizzatore per limitare la corsa del rullo.
I cingoli in acciaio sono composti da 83 maglie il sinistro e da 82 il destro. Ogni maglia larga 53,3 cm e lunga 15,2 cm dispone di un pattino in gomma. La durata media di un cingolo è di 4.800 km mentre quella di un pattino in gomma non supera nemmeno la metà dei chilometri sopportabili da un cingolo.
La protezione
La protezione passiva del mezzo è affidata ad una corazzatura laminata e spaziata. La piastra frontale del veicolo in alluminio 5083 così come la zona laterale inferiore della fiancata, La zona laterale superiore è fatta di corazzatura laminata e spaziata sempre in alluminio 5083 mentre la copertura bombata delle feritoie è in alluminio 7039. Il cielo della camera di combattimento è fatto di alluminio 5083 con disposizione della corazzatura laminare e spaziata.
La torretta è in alluminio 7039 nella parte anteriore e 5083 in quella posteriore. Il cielo è invece in acciaio. L’insieme dei materiali impiegati, allumini speciali e corazzature laminate spaziate, ha consentito di offrire un’ottima protezione pur senza soccombere ai problemi del peso. Lo M 2 così come lo M 3 sono ambedue aviotrasportabili a mezzo di C 141.
L’armamento: il cannone M 242 da 25 mm
Per l’armamento principale dell’M 2 I’US Army ha optato per il nuovo cannone M 242 classificato Standard A dalla stessa US Army. L’arma è fabbricata dalla Hughes Helicopters, è del tipo CHAIN GUN comune anche all’armamento secondario dell’M 1ea quello primario dell’elicottero d’attacco AH 64 APACHE e il calibro di 25 mm è stato scelto perché l’unico in grado di garantire sufficienti possibilità di distruzione senza pesi incompatibili con un simile mezzo.

L’optimum si avrebbe naturalmente con un pezzo da 30 mm come quello dell’A 10 mm i pesi sono al di là delle possibilità di un mezzo come lo M 2. Il cannone dell’M 2 è in grado di sparare indifferentemente munizionamento americano o europeo. Il cannone M 242 nasce nel 1975 quando la Hughes rispose al bando di concorso per una nuova arma esterna da 25 mm.
Nel 1976 la ditta costruttrice ricevette un contratto del valore di 5.612.000 dollari per lo sviluppo di un CHAIN GUN destinato a diventare l’arma principale del nuovo M 2/M3. Dieci mesi più tardi il primo prototipo dell’arma iniziava a sparare i primi dei 55.000 colpi successivamente sparati.
Nel 1978 la Hughes consegnava il primo cannone, da 25 mm designato provvisoriamente XM 242 all’Aberdeen Proving Ground. Per soddisfare il primo contratto furono costruiti altri 19 prototipi dell’arma.
II 19 febbraio 1979 I’US Army selezionava lo M 242 che nel frattempo aveva perso la X di sperimentale quale arma per i veicoli M 2 e M 3. Seguirono 9 mesi di prove in cui l’arma superò ogni aspettativa.
La produzione dell’M 242 è ora stabilizzata sui 310 esemplari al mese per soddisfare le prime commesse per 310 e 1200 armi. Si pensa che l’ordine complessivo per le armi arriverà a non meno di 9.000 esemplari.
Il cannone spara sia il munizionamento americano della serie M 790 che quello svizzero Oerlikon KBA. Tra Hughes, US Army e FMC i veicoli in prova hanno sparato oltre 300.000 colpi senza troppi problemi.
Lo M 3
Derivato direttamente dall’M 2, lo M 3 BRADLEY destinato alle unità di cavalleria differisce esteriormente pochissimo dall’IFV. All’interno le principali differenze risiedono nel fatto che gli uomini trasportati sono solo cinque e che il numero dei missili TOW di riserva è di 10 unità. Destinato a fungere da mezzo esplorante ha nella eccessiva altezza un certo limite operativo.
La scelta di equipaggiare con un tale veicolo i reparti esploranti deve essere vista in una logica di standardizzazione anche in considerazione del fatto che la RDF potrà disporre per tali compiti di veicoli ruotati. L’equipaggio dell’M 3 ha più spazio a disposizione di quello dell’M 2 anche perché pur con un raddoppio dei missili di riserva, lo spazio occupato dall’ equipaggiamento dei singoli uomini è minore nel rapporto 5:9.
Non bisogna infatti dimenticare che lo M 2 tra la torretta, le sei armi automatiche per il fuoco da bordo, i 9 fucili da assalto M 16A1, i cinque missili anticarro TOW e/o DRAGON trasportati, la MG 60, i tre lanciarazzi controcarro LAW, i 600 colpi da 25 mm, i 3.600 da 7,62 mm, i 4.350 da 5,56 mm, lascia ben poco spazio a disposizione per trasportare effetti personali dell’equipaggio. Ad esempio, invece delle borracce vi è un serbatoio d’acqua della capacità di 38 L, ma lo spazio a disposizione per stivare cibo normale o speciale è alquanto scarso.
Si potrebbe quindi affermare che, se da un punto di vista generale lo M 2 non può che definirsi comodo per l’equipaggio, dall’altra è altresì vero che è poco dotata in fatto di optionals. Lo spazio a disposizione sul MARDER ad esempio è superiore. Ma lo M 2 trasporta più armi individuali e di squadra di tutti i concorrenti.

Conclusione
Lasciando alle solite tabelle i dati ulteriori e quelli secondari ci sembra opportuno concludere la panoramica sull’M 2 con alcune considerazioni.
Gli Americani hanno voluto per la loro fanteria un mezzo estremamente potente e ben armato anche a scapito di altre caratteristiche. È una vera е propria inversione di tendenze rispetto ad alcuni anni fa. Dal punto di vista costruttivo lo M 2 può definirsi un buon IFV anche se è un po’ il primo esempio di tale mezzo per la ditta costruttrice.
Qualcuno ha subito, fatto un paragone tra il MARDER e lo M 2. È un paragone poco appropriato visto che tra i due mezzi passano più di dieci anni e che la concezione del mezzo tedesco è stata stesa per l’abbinamento con i carri LEOPARD totalmente differenti dagli M 1. Con i dati odierni si può dire che si tratta in ambedue i casi di mezzi eccezionali e ben armati con maggiori possibilità di impiego per lo M 2. Meno chiaro il discorso sull’M 3 visto che alla sua realizzazione hanno contribuito idee dottrinali completamente differenti a quelle del vecchio mondo dove si preferiscono, per questi compiti, o autoblinde, o carri da combattimento.
In ogni caso e al di là di ogni polemica bisogna però convenire nel dire che con lo M 2-M 3 i reparti meccanizzati americani dispongono finalmente di un vero veicolo da combattimento per la fanteria è non di un semplice trasporto protetto come per lo M 113.
Alla lunga le idee del vecchio mondo hanno fatto breccia anche nell’US Army. L’accoppiata M 2 BRADLEY e M 1 ABRAMS costituisce oggi uno dei pugni di ferro più duri a disposizione dell’Alleanza atlantica e degli USA.

Era una rivista leader del settore, tanto che fu scritta in italiano e tradotta in inglese, francese ed arabo.
La storia della rivista è travagliata e all’epoca, per varie vicende, ebbe un destino infausto.
I fondatori di Caput Mundi hanno scelto di ripubblicare gli articoli originali, senza “censure” (analisi, dati e considerazioni comprese) al solo spirito divulgativo e, in nessun modo, si vuole privare la proprietà intellettuale di nessuno.
Numerosi mezzi e tecnologie sono ancora presenti oggi nel mondo ed i fondatori, con spirito analitico e storico, hanno valutato che la pubblicazioni di alcuni articoli fosse un arricchimento per capire come certe “innovazioni” fossero percepite all’epoca.

