Gli aliscafi di Israele
Questa è “Strategia & Difesa”, numero 191 di febbraio 1984.
La Marina israeliana ha sempre ricercato soluzioni innovative per la soluzione dei problemi legati alla sua presenza sui mari. La stessa Marina e stata rinnovata facendole abbandonare alcuni compiti ritenuti classici per fargliene ricoprire di nuovi.
La scelta delle motovedette lanciamissili con vocazione essenzialmente d’attacco ha fatto sì che la Marina israeliana si trasformasse in una delle punte del tridente nello strumento di attacco israeliano comprendente carri ed aerei. L’evolversi delle condizioni e degli impegni ha portato ad un aumento del tonnellaggio delle unità in servizio e ad un aumento dimensionale delle unità stesse.
Ma l’entrata in linea di nuove unità come le RESHEF, polivalenti nelle operazioni di attacco e l’intenso uso delle unità di modello LA COMBATTENTE II classe SAFAR rischiavano di sbilanciare la Marina israeliana in un settore per essa vitale: quello delle unità di attacco a basso dislocamento in grado di prendere il mare in brevissimo tempo per la difesa di zone di mare o aree limitate ma ad alto valore tattico.

Esaminando le possibili soluzioni disponibili sul mercato la Marina israeliana ritenne di approfondire particolarmente il settore degli aliscafi, visti gli ottimi risultati ottenuti dalla Marina Militare Italiana con la classe NIBBIO e quelli della US Navy con la classe PEGASUS.
In una ottica israeliana gli aliscafi permetterebbero di ridurre il numero dei mezzi necessari per ricoprire un certo numero di ruoli, grazie alla loro elevata velocità e alla particolare filosofia di azione, che prevede partenze su allarme, veloce volo contro l’unità avversaria, ii suo ingaggio e il ritorno alla base.
Con queste premesse la Marina israeliana si rivolse alla Grumman per la stesura di un progetto di nuovo aliscafo in grado di soddisfare le sue richieste. La ditta americana che aveva a suo tempo già progettato e prodotto l’aliscafo da ricerca PGH 1 FLAGSTAFF curò la stesura dei piani del prototipo di una nuova classe di aliscafi conosciuta originariamente come FLAGSTAFF MK 2 e in seguito, con il battesimo della prima unità israeliana, come classe SHIMRIT.
I piani originali prevedevano la realizzazione di due esemplari di preserie di cui uno da realizzarsi in USA e l’altro nei cantieri nazionali di Haifa e di otto esemplari di serie tutti da costruirsi in Israele. Dopo la consegna del primo esemplare costruito in America e la prossima piena operatività di quello costruito in Israele appare però difficile il prosieguo della classe.

La Marina israeliana sta infatti conducendo un esteso ciclo di prove e di esperimenti ma dalle prime indicazioni sembra che i costi necessari alla realizzazione di altri otto aliscafi siano troppo alti in relazione alle possibilità della Marina e ai risultati ottenibili.
L’aliscafo di dislocamento limitato è essenzialmente un mezzo per strike navali. Ad esso non si dovrebbero affidare compiti di pattugliamento che ne snaturano le caratteristiche. Per questi compiti, se si vuole impiegare un aliscafo, bisogna aumentarne il dislocamento ai valori dei PEGASUS americani. Le circa 100 tonnellate di dislocamento di un SHIMRIT sono insufficienti per fargli fare il pattugliatore alla maniera delle LA COMBATTENTE II.
D’altra parte, rispetto ai NIBBIO italiani sono quasi troppe. È certo che se i fondi israeliani non fossero limitati e drenati drasticamente dall’impegno in Libano, la Marina israeliana potrebbe disporre della sua classe di aliscafi; ma stante la attuale situazione è presumibile che si metteranno in cantiere unità più convenzionali.
Le caratteristiche costruttive
Lo scafo dell’aliscafo SHIMRIF è realizzato in alluminio saldato. Rispetto all’originale FLAGSTAFF si è assistito ad un suo allungamento resosi necessario per aumentare lo spazio a bordo per equipaggiamenti e sistemi d’arma.
Il sostentamento dell’unità in volo è assicurato da tre ali su supporti nella classica configurazione a T rovesciato. A differenza di quanto realizzato con i NIBBIO italiani e con i PEGASUS americani, di scuola Boeing, lo SHIMRIT come il suo gemello LIVRIT, presenta una configuraziona inversa: due ‘gambe” anteriori ed una posteriore.
Tutte e tre sono realizzate in solido alluminio forgiato lavorato partendo da un blocco unico. Le “gambe” sono fissate allo scafo a mezzo di giunti in acciaio, sono naturalmente sollevabili e rotanti di + 50 per migliorare le qualità di virata.
A differenza di quanto realizzato con gli aliscafi di progettazione Boeing, quelli della Grumman non adottano il sistema propulsivo ad idrogetto. Ne consegue che le “gambe“ che sostengono le alette per il volo non necessitano di condutture per la presa d’acqua.
Il gruppo propulsore dello SHIMRIT è più simile a quello adottato da aliscafi ad alette secanti che non quello degli aliscafi militari dell’ultima generazione ad alette immerse, Il gruppo propulsore, una turbogas Allison 501 KF sviluppante 5,400 HP viene collegato all’elica a quattro pale a passo variabile, in acciaio inossidabile, a mezzi di un albero a forma di Z.

È noto che tale soluzione rispetto a quella a idrogetto presenta alcuni vantaggi e alcuni svantaggi. Fra i primi una ottima robustezza, fra i secondi una minor manovrabilità. Per la fornitura dell’elettricità di bordo si sono installate due turbogas Pratt & Whitney ST 6, mentre per la navigazione a scafo immerso si impiegano due diesel da 100 HP che mettono in moto due eliche retrattili.
Si può notare che la soluzione adottata sugli aliscafi israeliani è più complessa di quella adottata sui NIBBIO italiani. Ciò non toglie che i risultati raggiunti siano meritevoli di attenta considerazione. Esaurita la descrizione dell’opera viva dell’unità che per ovvi motivi ci ha obbligato anche alla descrizione dell’apparato propulsivo, rimane da descrivere l’opera morta, ovvero le sovrastrutture.
Queste ultime si presentano di notevoli dimensioni rispetto al dislocamento dell’unita, sensazione aumentata dalla presenza di un enorme radome in materiale dielettrico a protezione del radar principale. La parte centro poppiera dell’aliscafo e occupata dalle griglie di protezione delle prese d’aria per le turbogas e dalle rotaie peri sistemi missilistici mare-mare, principale sistema d’arma dell’aliscafo.
Visti i compiti di strike a cui questi aliscafi sarebbero chiamati l’armamento principale si basa su di una combinazione mista di due sistemi missilistici mare-mare comprendente di norma due contenitori lanciatori per gli israeliani GABRIEL e quattro contenitori lanciatori per la versione a lunga gittata dell’americano HARPOON.

Per la difesa di punto, l’ingaggio di bersagli di minore importanza e la protezione anti-elicottero è stato istallato a prua un complesso binato da 30 mm Oerlikon Type GCM. Non si è quindi seguita la tendenza manifestatasi sia negli aliscafi italiani che in quelli americani di installare a prua un pezzo bivalente da 76/62 mm OTO Melara Compatto.
È presumibile che, se l’intera classe dovesse venir realizzata, la Marina israeliana provvederebbe ad imbarcare su questi aliscafi anche un certo numero di missili per difesa di punto BARAK di nuova concezione attualmente in fase di sperimentazione operativa su di una unità classe RESHEF.
I due aliscafi israeliani rimarranno probabilmente senza seguito a meno che le voci che si sono fino ad ora raccolte non vengano decisamente smentite da ottimi risultati. È indubbio però che essi rappresentano per la Marina israeliana un salto di qualità tecnologico. La marina israeliana è diventata grazie allo SHIMRIT la quarta Marina nel mondo ad aver immesso in servizio operativo degli aliscafi, dopo le Marine russa, italiana e americana: un bel risultato per una Marina che non ha neppur quarant’ anni di tradizione navale.

Era una rivista leader del settore, tanto che fu scritta in italiano e tradotta in inglese, francese ed arabo.
La storia della rivista è travagliata e all’epoca, per varie vicende, ebbe un destino infausto.
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