I sommergibili C.R.D.A. nella II G.M. – II parte
Questa è “Strategia & Difesa”, numero 192 di marzo 1984.
La classe Caracciolo
Nel frattempo, i C.R.D.A. di Monfalcone, su specifiche della Regia Marina, misero a punto un eccellente progetto di sommergibile di grosso dislocamento. La Regia Marina ordinò quattro unità formanti la classe CARACCIOLO che ebbero i nomi di CARACCIOLO, CAGNI, MILLO е SAINT-BON.
Le date di costruzione di questi battelli furono le seguenti:
| Nome | Impostazione | Varo | Consegna |
|---|---|---|---|
| Amm. SAINT-BON | 16/09/1939 | 06/06/1940 | 01/03/1941 |
| Amm. CAGNI | 16/09/1939 | 20/07/1940 | 01/04/1941 |
| Amm. MILLO | 16/10/1939 | 31/08/1940 | 01/05/1941 |
| Amm. CARACCIOLO | 16/10/1939 | 16/08/1940 | 01/06/1941 |
I dati principali della carena dei battelli della classe CARACCIOLO furono:
- Lunghezza massima fuori tutto: m 87,900.
- Larghezza massima fuori fasciame: m 7,974.
- Altezza di costruzione dalla L.C.: m 8.230.
- Dislocamento in superficie (dosato): t 1.072,499.
- Dislocamento in immersione: t 2.184,704.
- Profondità di collaudo: m 100
- Coefficiente di sicurezza relativo alla sollecitazione massima alla profondità di collaudo riferito al limite di elasticità del materiale: 3.

Descrizione dello scafo
Le forme generali, i materiali da costruzione, la compartimentazione rispecchiavano quelle dei sommergibili precedenti. Il fasciame dello scafo resistente era costituito da corsi di lamiere con gli orli longitudinali e trasversali saldati elettricamente senza l’applicazione delle contropezze interne e gli spessori delle lamiere variavano da un massimo di 21 mm ad un minimo di 17 mm.
Le ossature erano costituite da angolari a bulbo; l’intervallo normale delle ossature era di 600 mm, I compartimenti stagni in cui lo scafo resistente era suddiviso erano, partendo da poppa, i seguenti:
- camera lancio AD;
- camera motori elettrici e macchinari ausiliari;
- camera motori termici deposito munizioni AD;
- camera di manovra;
- alloggi Ufficiali, locale accumulatori AD, deposito munizioni AV, cabina RT e idrofonica;
- alloggi Sottufficiali e locale accumulatori AV;
- camera lancio AV.
Servizio allagamento ed esaurimento
I CARACCIOLO avevano due casse zavorra AD e AV in prolungamento a prora e a poppa dello scafo resistente, i doppi fondi n. 1, 2, 4, 6 e 7 nelle controcarene, i doppi fondi n. 3 e 5 resistenti a centro nave, la cassa emersione e la cassa di rapida immersione. L’apertura e la chiusura di tutti gli allagamenti delle casse potevano essere effettuate idrodinamicamente, con comando dalla camera di manovra, oppure a mano, con comando sul posto. La manovra degli sfoghi d’aria era pure idrodinamica con comando in camera di manovra.

L’esaurimento delle casse poteva essere effettuato mediante aria compressa a 200 kg/cm2, oppure mediante aria a bassa pressione fornita da due turbosoffianti della portata di circa 65 mc all’ora. Inoltre, erano disponibili due elettropompe, normalmente usate per l’assetto, situate in manovra, aventi una portata di 60-120 t ciascuna con prevalenze rispettivamente di 150 e 75 m, e altre due pompe identiche alle precedenti, normalmente usate per il servizio sentina e sistemate in camera lancio AD e AV. Infine, erano disponibili per il servizio esaurimento cinque pompe а mano sistemate nei vari locali.

Impianto di propulsione
L’apparato di propulsione termico dei CARACCIOLO era costituito da due motori FIAT tipo MS 409 a due tempi reversibili, a semplice effetto, ad iniezione diretta e con avviamento ad aria compressa; avevano nove cilindri e sviluppavano 2.185 HP/asse alla velocità di 435 giri al minuto. I due motori elettrici, ai quali i diesel erano collegati tramite giunto a denti, erano costruiti dai C.R.D.A. di Monfalcone, ed erano a doppio indotto con eccitazione indipendente. La loro potenza normale era di 640 HP in carico normale e di 900 HP in sovraccarico.
Gli accumulatori elettrici erano 224, suddivisi in quattro sotto batterie di 56 elementi ciascuna, ed erano del tipo Catadono su SAINT-BON, CAGNI e MILLO, con capacità di 10.450 Ah alla scarica delle 25 ore, mentre sul CARACCIOLO erano del tipo a piastre piane con capacità di 9.800 Ah alla scarica delle 25 ore. Le due eliche erano a tre pale, con un diametro di 2.160 mm.

Oltre all’apparato descritto, i CARACCIOLO avevano un complesso elettrogeno che serviva per la carica delle batterie, per la produzione dell’energia necessaria ai motori elettrici di propulsione durante la navigazione a bassa andatura del sommergibile in superficie e per i servizi ausiliari di bordo. Questo complesso elettrogeno era costituito da un motore diesel FIAT tipo MS 235 a due tempi, cinque cilindri, con potenza di 600 HP/asse alla velocità di 420 giri a minuto, che azionava una dinamo di produzione dei C.R.D.A. di Monfalcone.
La dotazione normale di combustibile era contenuta in sei casse, tenenti complessivamente 104,465 metri cubi di nafta, mentre quella in sovraccarico era contenuta nei doppi fondi n° 4, 5 e 6 per altri 178.835 metri cubi.
Durante le prove i CARACCIOLO raggiunsero la velocità di 17 nodi in superficie e di 8,5 nodi in immersione. L’autonomia era veramente eccezionale, toccando le 19.500 miglia a sette nodi con il gruppo elettrogeno in funzione e le 107 miglia a 3,5 nodi in immersione.
Sistemazioni di abitabilità
Le sistemazioni per l’equipaggio sui CARACCIOLO furono veramente all’avanguardia: l’equipaggio stesso era costituito da 71 uomini di cui 7 ufficiali, e gli alloggi di questi erano sistemati a prora della camera di manovra mentre gli alloggi dei sottufficiali erano sistemati a prora dei primi.
Sottocapi e comuni alloggiavano nelle due camere di lancio. Per la produzione di acqua potabile esisteva un elettro distillatore Ponzini in grado di produrre 1.000 litri di acqua distillata ogni 24 ore mentre nel locale macchinari ausiliari era installato un apparecchio frigorifero tipo Dorin per la conservazione dei viveri freschi. Per il condizionamento esistevano invece due impianti con una potenzialità complessiva di 74.000 frigorie/ora, sistemati uno in camera di lancio AV e l’altro nel locale motori termici, e funzionanti a freon.
Mezzi di governo
Il timone verticale aveva tre stazioni di manovra idrodinamica, sistemate una in plancia, una in camera di manovra e una in torretta. Vi erano inoltre, in camera lancio AD, una stazione di manovra a mano e una di fortuna a mezzo di paranchi. I timoni orizzontali di poppa erano fissi, mentre quelli di prora erano abbattibili con manovra idrodinamicamente a mano. Entrambe le coppie di timoni erano brandeggiabili idrodinamicamente dalla camera di manovra e a mano da ciascuna delle camere di lancio.
Armamento guerresco e periscopi
L’armamento era costituito da otto lanciasiluri da 450 mm a prora con relativi siluri, e sei lanciasiluri a poppa (tutti della San Giorgio) anch’ essi con i relativi siluri, cui si sommavano quattordici armi di riserva in camera lancio AV e dieci in camera lancio AD, per una dotazione totale di 36 siluri, che rappresenta tuttora un primato per tutte le Marine. Un particolare interessante era poi che i CARACCIOLO erano provvisti di un impianto per trasportare i siluri da una camera di lancio all’altra. ruotando gli ordigni di 180 gradi in camera di lancio AV.

L’armamento era completato poi da due cannoni da 100/47 sul ponte, uno a prora e uno a poppa della torretta, con 656 proiettili, e da quattro mitragliere binate da 13,2 mm su affusti a scomparsa in plancia con 13.200 proiettili di dotazione.
I CARACCIOLO erano dotati di due periscopi della Galileo, uno di attacсо е uno di esplorazione. Il periscopio di attacco aveva l’oculare in torretta e la piattaforma rientrabile mentre quello di esplorazione aveva l’oculare in camera di manovra. Il brandeggio di questi apparati veniva effettuato elettricamente con il sistema Leonard.
Brevi cenni sull’attività dei Caracciolo
Queste meravigliose macchine subacquee ebbero una vita veramente sfortunata: entrate in linea in un momento particolarmente difficile per le operazioni in Africa Settentrionale, furono intensamente impiegate per missioni di trasporto di materiali bellici in Libia. Durante queste rischiose missioni andarono perduti il CARACCIOLO, il SAINT-BON e il MILLO.
Il superstite CAGNI nell’ottobre del 1942 fu finalmente inviato in Atlantico per missioni adatte alle sue caratteristiche. Partì il 6 ottobre 1942 da La Maddalena e compì una missione in Atlantico della durata di 137 giorni, rientrando a Betasom (Bordeaux) il 20 febbraio del 1943 stabilendo così un primato assoluto di permanenza in mare per un sommergibile italiano.
All’8 settembre del 1943 il CAGNI si trovava in Oceano e, in base agli ordini ricevuti, raggiunse Durban, da dove successivamente rientrò in Italia per svolgervi intensa attività addestrativa per le navi alleate fino al termine del conflitto, allorché fu radiato.

Articolo firmato da:
Alessandro Turrini
Nato a Treviso nel 1943, appassionato da sempre di storia e di sommergibili.
Ha frequentato l’Accademia Navale di Livorno nel periodo 1963 – 1967, completando gli studi di Ingegneria Navale e Meccanica presso l’Università di Genova.
Nei successivi 15 anni ha operato nel settore delle unità subacquee sia presso gli Uffici Tecnici della Marina Militare sia a bordo dei sommergibili.
È stato imbarcato sui sommergibili Toti, Tazzoli e Morosini e dei “battelli” Piomarta e Fecia di Cossato come direttore di macchina.
Nel 1985 si è congedato dalla Marina Militare con il grado di Capitano di Fregata del Genio Navale e ha continuato a occuparsi di collaudo di sommergibili di nuova costruzione e di realizzazioni industriali come libero professionista.
Da decenni è giornalista pubblicista e collabora con giornali e riviste, soprattutto con la Rivista Marittima, trattando prevalentemente di sommergibili dal punto di vista sia tecnico che operativo.
Ha scritto numerosi libri e saggi sui sommergibili pubblicati dall’Ufficio Storico della Marina Militare e da altri editori.
È stato collaboratore dell’Enciclopedia Treccani per la voce “sommergibili”.
Ad oggi è considerato uno dei massimi esperti del settore.
Era una rivista leader del settore, tanto che fu scritta in italiano e tradotta in inglese, francese ed arabo.
La storia della rivista è travagliata e all’epoca, per varie vicende, ebbe un destino infausto.
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