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Le fregate della classe Maestrale

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Nella seconda metà degli anni Settanta la Marina Militare Italiana, grazie ai fondi reperibili con la Legge Navale, fu in grado di pensare al rinnovamento delle forze di scorta alturiere basate su quattro unità classe CENTAURO, quattro classi BERGAMINI e due classi ALPINO. Le dimensioni limitate e il relativo armamento imponevano la sostituzione totale delle prime otto unità mentre per le rimanenti due un parziale rimodernamento le avrebbe portato ad uno standard operativo pienamente soddisfacente. La sostituzione delle otto unità doveva avvenire con il rapporto di 1:1; per ogni unità in disarmo doveva esserne immessa in squadra una nuova al fine di consentire la formazione di due gruppi operativi più le riserve.

La scelta del nuovo tipo di unità non fu semplice come potrebbe sembrare. Benché esista una logica nelle linee costruttive e di progetto che partono dalle ALPINO per passare nelle LUPO, le richieste teoriche delle nuove unità imponevano un disegno completamente nuovo. Le LUPO nacquero con una filosofia di impiego che privilegiava l’attacco contro bersagli di superficie e in questa ottica, scafo, linee di carena e potenza installata permettevano di farne delle fregate lanciamissili tese a contrastare in modo ottimale sia le consimili unità sovietica che le più piccole, ma non per questo meno pericolose, corvette lanciamissili di molti paesi rivieraschi che si affacciano sul Mediterraneo.

Nacque così il disegno delle MAESTRALE, fregate che solo otticamente si rifanno alle LUPO visto che il disegno costruttivo delle unità costruite in un Paese è sempre caratterizzato da alcuni elementi. Per le costruzioni italiane tale elemento può rifarsi alla particolare forma della plancia, mentre per quelle sovietiche si potrebbero indicare le alberature.

La F570 MAESTRALE vista durante le prove in mare. Gran parte dell'elettronica e dell'armamento deve essere ancora montato.
La F570 MAESTRALE vista durante le prove in mare. Gran parte dell’elettronica e dell’armamento deve essere ancora montato.

Le MAESTRALE sono una estrapolazione delle LUPO per quegli elementi che ne consentivano un tale adattamento, ma presentano innovazioni tali da renderle fra le più nuove fregate oggi costruite nel mondo. Il disegno di carena, ad esempio, pur nei limiti dei dati disponibili, dovrebbe essere il migliore fra tutti quelli della concorrenza. La carena è stata progettata per navigare sia nel relativamente tranquillo Mediterraneo che in Oceano. L’onda lunga atlantica viene sopportata benissimo e non inficia le prestazioni degli apparati di scoperta subacquei. I calcoli matematici necessari alla programmazione dei calcolatori che hanno disegnato la linea di carena si sono giovati delle esperienze compiute sia dalle LUPO italiane nei viaggi fuori dal Mediterraneo che dalle LUPO acquistate dalle nazioni sudamericane con le loro esperienze atlantiche e pacifiche.

Un altro elemento caratterizzante le MAESTRALE è il pesante armamento imbarcato. Con un dislocamento che supera leggermente le 3000 t le MAESTRALE imbarcano una quantità di sistemi d’arma e di apparati elettronici non riscontrabili su nessuna altra realizzazione in Occidente. Qualcuno ha definito le unità italiane come le più vicine alla concezione sovietica. La definizione di overgunned mal si adatta però a simili realizzazioni. Non bisogna dimenticare che una delle cause del sovrarmamento delle unità sovietiche risiede nella povertà tecnologiche di molte realizzazioni specie elettroniche. L’elettronica e la tecnologia italiana nel settore navale sono invece ai vertici in Occidente per cui le MAESTRALE sono anche più armate delle unità sovietiche. L’imbarco di tanti sistemi fa sì che si siano duplicati sia i sistemi d’arma che gli apparati di scoperta e tiro permettendo l’impiego delle navi dopo colpi gravi inferti dall’avversario.

Caratteristiche generali

La Marina Militare Italiana chiese ai progettisti dei CNR di realizzare con le MAESTRALE delle unità che fossero in grado di fungere da scorta pesante a qualunque gruppo operativo, a qualunque convoglio e a qualunque gruppo anfibio con in più compiti di intervento diretto contro unità avversarie o scorta di gruppi operativi NATO o della VI Flotta americana.

Nacque un disegno che prevedeva un unità a due ponti continui senza castello, coperta a corridoio, fitta compartimentazione su 15 sezioni in modo da assicurare il galleggiamento anche con tre compartimenti contigui allagati, caratteristiche sea-keeping superiori a quelle delle LUPO, cavallino prodiero capace di spaccare ogni tipo di onda evitando così il lavaggio continuo del pezzo prodiero e, in caso di onda evitando così il lavaggio continuo del pezzo prodiero e, in caso di onde particolarmente alte, anche del complesso missilistico antiaereo, poppa a specchio di notevoli dimensioni. risultato è una nave con una splendida tenuta di mare, buone doti incassatrici e tanto spazio a disposizione per l’installazione di tanti apparati.

Lo scafo è realizzato in acciaio mentre le sovrastrutture sono in leghe leggere, tale scelta, obbligata per contenere il peso nei termini voluti, è stata messa sotto accusa per le vicende delle Falkland. L’ultimo Libro Bianco inglese ha però ricollocato sotto giusta luce il problema. Se è vero che le leghe di magnesio in alcuni casi fondono a 600 gradi centigradi è altresì vero che sia lo SHEFFIELD che la ARDENT non si sono fusi in mare. Lo SHEFFIELD è affondato per ben altri motivi visto che al termine della combustione presentava linee esterne pressoché inalterate.

Il vero problema inglese, opportunamente valutato con modifiche di progetto anche da parte dei cantieri italiani, è stato quelle della combustione delle materie plastiche e di tutto quello che orma l’arredamento o l’isolamento dei sistemi elettrici. Nello SHEFFIELD sono bruciati arredamento, guaine isolanti, cavi elettrici con conseguente interruzione generale della corrente elettrica e fermo delle pompe antincendio.

Con queste premesse, la costruzione di una nave a prescindere da ogni discorso di corazzatura, deve individuare quei materiali che permettano al fuoco di non trovare materiale per il suo sviluppo. Potrà sembrare assurdo ma è lo stesso problema che affligge i costruttori di formula Uno o gli architetti chiamati alla realizzazione di grandi complessi edilizi.

Le leghe leggere potranno bruciare al massimo nel punto dove esplode la testa di guerra di un missile (evento peraltro improbabile visto che l’esplosione non innesca il processo di combustione del metallo ma piuttosto provoса esattamente il contrario) brucerà invece ogni cosa innaffiata con il carburante residuo del missile (vedasi EXOCET sullo SHEFFIELD) o con quello uscito dalle condutture spezzate della nave.

La particolare finezza delle fregate di classe MAESTRALE è evidenziata nell'immagine della capoclasse. L'unità è completa nella dotazione elettronica mentre gli OTOMAT SSM non sono ancora stati imbarcati.
La particolare finezza delle fregate di classe MAESTRALE è evidenziata nell’immagine della capoclasse. L’unità è completa nella dotazione elettronica mentre gli OTOMAT SSM non sono ancora stati imbarcati.

Ci si consenta ancora una osservazione. Le navi con motori diesel bruciano meno facilmente di quelle con turbine a gas. Il tutto a parità di condizioni, Il gasolio o la nafta pesante ben difficilmente prendono fuoco da sole, il Kerosene dei turbogas allo stato liquido și comporta allo stesso modo, ma i gas volativi sono estremamente infiammabili. È un dato che tutti i possessori di stufe a kerosene ben sanno per esperienza diretta. Abbiamo detto a parità di condizioni. Perché basta prevedere e surdimensionare gli impianti antincendio per modificare il tutto.

Una moderna nave in lega leggera con tubolature piene sia del carburante per i propri motori a turbina che per il rifornimento degli elicotteri imbarcati non può sopravvivere ad un incendio affrontato con il vecchio e solito sistema delle manichette d’acqua di mare. Sarebbe come affrontare l’incendio di un moderno aviogetto con un secchio d’acqua. Si ottiene esattamente il contrario di quanto desiderato.

L’incendio su di una nave moderna va affrontato preventivamente con un adeguato impianto automatico di spegnimento a polvere e a schiuma per quei locali ove ciò è indispensabile. Poi verranno le manichette, eventualmente. Elemento essenziale per far funzionare il tutto è che non manchi l’energia elettrica. La caduta di tensione ha affondato da sola quattro unità inglesi su cinque alle Falkland.

La sistemazione degli apparati di scoperta subacquei condiziona sempre una carena, nel caso delle MAESTRALE il bulbo di prora ha solamente funzioni idrodinamiche visto che il sonar della nave è in cuffia. La stabilizzazione è assicurata da una coppia di pinne antirollio non retrattili in grado di ridurre il rollio da 30° a 3º alla velocità di 18 nodi.

L’opera morta dell’unità è caratterizzata dal grande blocco sovrastrutture suddividibile in tre parti: hangar-fumaiolo-ponte di comando. Le notevoli dimensioni sono richieste sia per espiare una quantità impressionante di locali che per non asfissiare le turbogas fameliche in quanto ad aria. Il gruppo fumaiolo, intendendo con questo non solo il classico fumaiolo per lo scarico dei gas combusti ma anche le griglie dei condotti di aspirazione occupa il centro della nave.

Nella sua realizzazione si sono tenuti in debita considerazione due elementi: proteggere la zona poppiera dove sono sistemati i missili mare-mare dai gas combusti, mediante un’unghia del fumaiolo tesa a scaricare verso l’alto i gas combusti, diminuire la traccia termina della nave mediante raffreddamento dei gas di scarico. L’ampio spazio a disposizione ha consentito una sistemazione con ottimi standard di abitabilità a 235 persone con condizionamento estivo ed invernale esteso a tutti i locali abitabili e operativi, ai depositi munizioni, ventilazione ed estrazione meccanica dei depositi e locali vari ivi compresi i locali dell’apparato motore e degli impianti ausiliari.

LA CLASSE MAESTRALE
NomeSiglaImpostazioneVaroIn squadra
MAESTRALEF 570197819811982
GRECALEF 571197919811982
LIBECCIOF 572197919811982
SCIROCCOF 573198019821983
ALISEOF 574198019821983
EUROF 575198119831983
ESPEROF 576198119831984
ZEFFIROF 577198219841984

La propulsione

La formula prescelta è quella CODOG su due assi con eliche a pale orientabili che utilizza alternativamente:

  • 2 turbogas FIAT/GE LM 2500 per 50.00 HP complessivi
  • 2 diesel GMT 230.20 DVM per 11.000 HP complessivi
  • velocità massima con due turbine di oltre 32,5 nodi
  • velocità massima continuativa con 2 diesel di oltre 21 nodi
  • Impianto elettrico su:
    • due centrali elettriche con 4 gruppi generatori da 780 KW ciascuno
    • due centrali di conversione 60/40Hz per le esigenze del sistema di combattimento

La turbina a gas LM 2500 è fornita con un modulo standard prefabbricato ed è frutto del lavoro congiunto della General Electric di Evendale e della FIAT. L’accordo per la marinizzazione della turbina che equipaggia i più grossi aerei americani (DC 10-C5 GALAZY) risale al 1969 e da allora sono stati realizzati più di 150 moduli.

La General Electric modificò il motore base TF 39/CF-6 mentre la FIAT ha progettato i sub sistemi di marinizzazione, ivi compreso il modulo.

La LM 2500 consiste in un compressore a 16 stadi, con i primi sei a geometria variabile, camera di combustione anulare, turbina bistadio ad alta pressione raffreddata ad aria e una turbina a sei stadi a bassa velocità.

Le prestazioni si possono riassumere in:

  • portata d’aria 59-65 kg/s
  • potenza massima 30.00 HP con erogazione variabile tra 16.00 e – 30.00 HP
  • policarburante (JP 4, JP 5, diesel marino, gas naturale)

Il modulo del volume di 60 mc pesa 31 t di cui 5,3 rappresentano la sola turbina; le dimensioni di ingombro comprese fra m 8 X 2, 6 X 2, 44 fanno sì che la sostituzione delle unità motrici avvenga a pacchetto togliendo semplicemente un modulo. Le revisioni generali degli apparati LM 2500 di tutte le unità nel Mediterraneo a qualunque marina appartengano vengono curate dalla FIAT nel suo stabilimento di Brindisi.

La F 570 MAESTRALE in acostata con il pezzo da 127/54 mm pronto a far fuoco su bersaglio a dritta.
La F 570 MAESTRALE in acostata con il pezzo da 127/54 mm pronto a far fuoco su bersaglio a dritta.

Il diesel GMT 230 DVM è una versione avanzata del motore 230 al quale, conservando lo stesso diametro di 230 mm; è stato applicato il doppio stadio di sovralimentazione, con un rapporto di compressione variabile nel motore. Il 230 DVM a 20 cilindri sviluppante una potenza massima di 7.080 HP (5200 kW) ha un alesaggio di 230 mm, una velocita di rotazione di 1200 giri al minuto, un peso di 28 t e misure di ingombro di 6,011 X 1,720 X 2,720 m. La refrigerazione dell’aria di sovralimentazione è effettuata con refrigeratori della A.S.T.R.A. refrigeranti S.p.A.

Il collegamento agli assi delle turbogas e dei diesel è assicurato da gruppi riduttori CNR/MAAG con giunti meccanici autosincronizzanti per le turbogas e giunti a frizione per i diesel. Le eliche a cinque pale orientabili sono progettate e realizzate a grande diametro per diminuire la traccia sonora dell’unità. Il complesso dei gruppi di propulsione occupano quattro compartimenti contigui per un totale di oltre 23 m. Partendo da poppa troviamo nel primo locale i due diesel GMT 230 DVM e due diesel GMT a 236 SS da 1200 HP formanti i primi due gruppi generatori. Nel secondo compartimento sono ospitati i due gruppi riduttori, nel terzo le di turbogas e due distillatori, nel quarto gli altri due gruppi generatori.

Il controllo dell’apparato motore e di quello elettrico è totalmente automatizzato nel mentre ambedue sono costruiti secondo la normativa antishock, antivibrazione e antirumore prevista dalla M.M.I. e NATO.

Una veduta interessante del ponte della MAESTRALE che dà una buona idea delle dimensioni, con in primo piano la poltrona del comandante.
Una veduta interessante del ponte della MAESTRALE che dà una buona idea delle dimensioni, con in primo piano la poltrona del comandante.

La SEPA ha curato l’automazione dell’apparato motore. A tal fine le MAESTRALE sono dotate di un sistema elettronico per comando a distanza SEPA 7206 capace di tenere setto controllo l’intero sistema propulsivo, а segnalarne i guasti e di consentire una minima presenza umana in sala macchine, teoricamente impiegabile solo in caso di emergenza. In teoria l’intero impianto motore potrebbe funzionare incustodito sotto il solo controllo dei calcolatori per molti giorni. Tale evento non avviene mai anche in considerazione che nessun ufficiale di macchina abbandona le sue creature.

L’impianto principale è duplicato per il controllo delle turbogas consolle secondaria in plancia.

L’automazione dell’impianto elettrico è stata effettuata dall’Ansaldo. Anche in questo caso l’intero sistema elettrico della nave funziona da solo sotto il controllo del calcolatore principale e dei minicalcolatori a cui sono affidati i compiti di sorveglianza del buon funzionamento. Un sistema di ricerca automatica e di segnalazione guasti completano il sistema di controllo automatico degli impianti elettrici. I due impianti della SEPA e dell’Ansaldo sembrano a prima vista quasi identici, anche perché ospitati nel medesimo locale. Sono simmetrici rispetto al centro della nave occupandone buona parte della larghezza ed estendendosi con forma ad U. Tale sistemazione permette di avere contemporaneamente sottocchio da parte dell’ufficiale di macchina tutti i comandi principali stando nel medesimo locale.

La F 570 MAESTRALE durante la navigazione.
La F 570 MAESTRALE durante la navigazione.

Il sistema di combattimento

Considerate le unità più pesantemente armate della loro classe in servizio nel mondo in rapporto al loro dislocamento, le MAESTRALE possono contare su sistemi d’arma modernissimi, bilanciati e molto affidabili. Sono inoltre fra le poche unità nate già complete nel loro armamento, visto che le dottrine del dopo Falkland le hanno trovate perfettamente in linea con le esigenze manifestatesi.

Per il tiro contro unità navali nemiche ed il bombardamento contro costa, con secondarie esigenze contraeree, le MAESTRALE imbarcano l’ottimo 127/54 mm OTO Melara Compatto. Questo cannone, unica realizzazione in tal Calibro fatta in Occidente al di fuori degli Stati Uniti è forse il miglior pezzo sviluppato dalla ditta spezzina. Lo riteniamo superiore perfino al 76/62 mm universalmente noto e diffuso. Con una gittata massima di 23.680 m è in grado di far sentire la sua voce in molte occasioni. Sarà inoltre in grado di sparare il nuovo munizionamento americano di tipo autopropulso oggi in sviluppo.

L’attacco alle unità nemiche è di competenza di quattro missili OTOMAT 2 ospitati sul cielo dell’hangar elicotteri. La presenza di una grossa gru nello spazio tra i lanciatori lascia presupporre che si possano installare nuovi contenitori-lanciatori direttamente in mare senza necessità di rientrare in porto.

Al limite altri 4-8 lanciatori possono essere sistemati nell’ hangar al posto di un elicottero, così come mediante trasferimento a mezzo elicottero è possibile portare nuovi missili sulle unità. La procedura sembrerebbe essere la seguente: sollevamento dei cassoni vuoti a mezzo gru del loro deposito sul ponte di volo, trasferimento da unità appoggio alla fregata a mezzo elicottero di nuovo contenuto – lanciatore e relativo missile – sollevamento dello stesso dal ponte di volo della fregata ai supporti cielo hangar a mezzo gru di bordo.

Riepilogo dei sistemi d’arma della classe MAESTRALE:

Dire quindi che le MAESTRALE presentano una componente missilistica mare-mare dimezzata rispetto alle LUPO è quindi vero solo in parte. Le funzioni contraeree vengono affidate ad un lanciatore ad otto celle ALBATROSS per missili superficie aria ASPIDE della Selenia collocato anteriormente alla plancia e dietro il 127/54 mm con una dotazione di pronto impiego di 8 missili e sistema di ricaricamento automatico della Riva Calzoni con deposito contenente 16 missili. In totale quindi una MAESTRALE dispone di 24 missili contraerei.

Le funzioni antimissile е antiaeree a corta e cortissima distanza sono invece appannaggio del sistema DARDO che controlla due torrette binate Breda-Bofors da 40/70 mm.

Per compiti vari è disponibile un sistema lanciarazzi Elsag/Breda SCLAR su due razziere da 20 celle in calibro 105 mm. Di loro competenza il lancio di ordigni illuminanti, esplosivi per saturazione di area costiera in preparazione di sbarco e ECM mediante razzi canister per chaff metallici.

Le MAESTRALE sono nate soprattutto con compiti antisom. In questo settore il loro armamento è impressionante. Il principale sistema d’arma del settore è rappresentato da due elicotteri ledi AB 212 ASW armati con siluri autocercanti del tipo Mk 40 o A 244.

Quando tutte le fregate saranno in servizio sarà però disponibile il nuovo A 290 sempre della Motofides, sviluppato però con la partecipazione della americana Gould. Il nuovo siluro con una velocità di oltre 50 nodi ed una autonomia inimmaginabile in relazione alle dimensioni dello stesso viene sviluppato espressamente per la caccia agli SSN e SSBN avversari. Oltreché quale arma degli elicotteri diverrà anche sistema di autodifesa delle unità lanciato dai lanciasiluri trinati di bordo.

Similmente agli AUDACE, la MAESTRALE sono dotate di due lanciasiluri da 533 mm posti nello specchio di poppa al lato dell’apertura per il pesce del sonar a profondità variabile. Questi due lanciasiluri capaci di impiegare al momento i siluri A 184 per impiego antisom o antinave dovrebbero essere in grado di impiegare, previe le opportune modifiche, anche i successori degli A 184 (molto probabilmente gli A 284).

Il controllo di queste armi è affidato ad una console ASWC di costruzione SEPA che riceve le informazioni tattiche dal sistema di comando e controllo principale dell’unita, dai sensori di navigazione, dai radar e dal sonar DE 1164.

L’ultima difesa dell’unità è affidata a due lanciasiluri tripli ILAS per siluri da 324 mm.

I sistemi elettronici

La dotazione di ogni MAESTRALE comprende al momento:

  • un radar di scoperta aerea e di superficie Selenia RAN 10 S capace di una sorveglianza combinata aria/superficie, alta precisione е risoluzione, ottima agilità di frequenza e cancellazione del clutter.
  • un radar di scoperta di superficie secondario SMA MM/SPS 702 per l’assistenza della guida missili superficie-superficie. Il radar fornisce i dati per il sistema di track- while-scan.
  • una direzione di tiro NA 30 della Elsag modello A utilizzante nell’inseguimento dei bersagli, due congegni direzionali indipendenti, l’uno come supporto del radar ORION 30X della Selenia, e l’altro provvisto di sistema optronico basato su telecamera IR, telemetro laser e camera TV a luce naturale o ad intensificazione di luminescenza. L’ORIAN 30 X è un radar da inseguimento a impulso unico sincronizzato, con dispositivo eliminatore di immagini parassite, funzionante in banda X. È in grado di emettere energia ad onda continua attraverso la medesima antenna assicurando l’illuminazione dei bersagli per la guida dei missili superficie-aria. Nelle MAESTRALE la centrale NA 30 controlla il pezzo da 127/54 mm, il lanciatore ALBATROSS e le due torrette binate da 40/70 quando disgiunte dal sistema DARDO.
  • due direzioni di tiro Elsag-Selenia DARDO. Il DARDO voluto dalla MMI ha come scopo principale l’eliminazione di ordigni in attacco, rilevati in ritardo e richiedenti una risposta immediata. Il funzionamento è completamente automatico dato che le funzioni di valutazione della minaccia, designazione del bersaglio, acquisizione dello stesso, suo inseguimento ed impegno vengono svolte dai calcolatori. Infatti, grazie ad un collegamento elettronico con il radar di scoperta principale della nave il sistema DARDO è in grado di entrare in azione senza intervento umano. In maniera specifica il DARDO svolge automaticamente le seguenti funzioni:
    • correzione di eco successivi di bersaglio, per tracciare le traiettorie di volo
    • assegnazione di un indice di priorità, basato sul tempo che rimane per farsi colpire, d’un considerevole numero di bersagli
    • selezione del più minaccioso di essi
    • auto designazione di questo bersaglio al radar d’inseguimento ORION 20 X, coerente, mono impulso, sea skimmers
    • acquisizione automatica ed inizio inseguimento
    • apertura automatica del fuoco
  • un sistema sonar integrato di tipo misto attivo e passivo di costruzione americana Raytheon DE 1164 con trasduttore in chiglia e pesce a profondità variabile posto nel vano di poppa.
  • sistemi di guerra elettronica della ditta Elettronica S.p.A.
  • sistemi di telecomunicazioni
  • sistema di comando e controllo Selenia IPN 10 consistente di Unità Centrale con elaboratori estrattori video, unità a nastro magnetico, unità di conservazione dati е console di presentazione.
  • sistema antisom ILAS 3 per selezione e preregolazione dei siluri dei lanciatori tripli. La selezione del lanciatore avviene sia a livello di posizione del lanciatore (babordo o tribordo) che di tubo di lancio. La preregolazione del siluro comprende il modo di lancio, la profondità iniziale di ricerca, il piano angolo giroscopico di ricerca, l’ordine di sparo del siluro.
La poppa della F 571 GRECALE con in primo piano il vano ospitante il pesce del sonar a profondità variabile.
La poppa della F 571 GRECALE con in primo piano il vano ospitante il pesce del sonar a profondità variabile.

Il futuro

La descrizione delle MAESTRALE deve terminare qui per ragioni di spazio. È evidente che, classificazione permettendo, non basterebbero il doppio delle pagine di questa rivista per descrivere una simile unità. Alcuni altri dati sono stati inseriti nella tabella, altri verranno divulgati non appena disponibili o quando saremo autorizzati a farlo.

La mancanza di antenne e di sistemi optronici sulla F 571 GRECALE alla data del 3 luglio 1983 è evidenziata in questa foto.
La mancanza di antenne e di sistemi optronici sulla F 571 GRECALE alla data del 3 luglio 1983 è evidenziata in questa foto.

Concludiamo con due possibili evoluzioni della classe MAESTRALE. Sia i CNR che alcune ditte americane interessate a vari sistemi d’arma hanno pensato ad una MAESTRALE per esportazione con diverse soluzioni di armamento. Ne è stata progettata una che ricalca l’armamento delle fregate OLIVER H PERRY ed un’altra con lanciatori missilistici a celle verticali.

Da parte nostra non ci sentiremmo di escludere a priori una evoluzione italiana tesa a fornire una MAESTRALE con più spiccate doti contraeree da replicarsi in due esemplari se i due SUPER AUDACE non dovessero veder la luce. Sarebbe una soluzione simile alle C 70 AA francesi o alle KORTENAER AA olandesi. Con molti vantaggi.

Cantieri Navali Riuniti
Fregate Classe MAESTRALE

Dimensioni: Lunghezza massima 1227 m, larghezza massima 12,8 m altezza di costruzione 8,30 m, immersione 6m.

Dislocamento: 3.040 t.

Apparato motore: due turbogas G.E. – Fiat LM 2500 sviluppanti 50. diesel GMT 230.20 DVM per complessivi 11.000 HP, due gruppi riduttori CNR/MAAG, due assi e due eliche a cinque pale orientabili; quattro gruppi generatori da 780 Kw e due centrali di conversione 60/400 Hz.

Armamento: un 127/54 mm OTO Melara Compatto, due torrette binate Breda-Bofors da 40/70 mm, un lanciatore ottuplo per missili superficie-aria ASPIDE modello ALBATROSS con sistema di caricamento automatico, quattro contenitori lanciatori per missili mare-mare OTOMAT 2, due lanciatori per missili mare-mare OTOMAT 2, due lanciarazzi polivalenti SCLAR da 105 mm, due tls da 533 mm, due lanciasiluri tripli Mk 32 da 324 mm, due elicotteri antisom AB 212 ASW.

Elettronica: un radar di scoperta di superficie Selenia RAN 10 S, un radar secondario SMA MM/SPS 702, una direzione di tiro primaria NA 30 Mod A Elsag su radar ORION 30 X, telecamera IR, telemetro laser e camera TV a luce naturale o intensificazione di luminescenza, due direzioni di tiro Elsag-Selenia DARDO con radar di direzione RTN 20X, un sonar di chiglia Raytheon DE 1164, sistemi ECM-ECCM, sistema di elaborazione dati Selenia IPN 10.

Prestazioni: Velocità massima 32 nodi con turbogas, 21 con diesel, autonomia a 30 nodi oltre 1500 miglia, a 15 nodi 6.000 miglia.

Equipaggio: 235 tra ufficiali, sottufficiali e comuni. Status: In servizio e in costruzione.

Costo: non noto.



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