L’EI e i suoi problemi
Questa è “Strategia & Difesa”, numero 192 di marzo 1984.
La nascita del primo governo a guida socialista in Italia è coincisa con una durissima presa di posizione dell’ex-сарo di Stato Maggiore della Difesa, generale Santini, indirizzata non tanto a questa о quella forza politica, quanto piuttosto all’intera Repubblica. Il generale Santini, uomo molto preparato ma estremamente duro, tipico militare NATO piuttosto che italiano, manager di quella che avrebbe dovuto essere l’azienda Esercito, ha semplicemente detto che di questo passo le intere Forze Armate italiane cesseranno di aver ragione di esistere perchè non saranno più in grado di svolgere il loro ruolo istituzionale.
Tale violenta presa di coscienza di un problema è stata imposta ad una classe politica e ad un Paese che ha quasi sempre preferito dimenticare i problemi delle Forze Armate piuttosto che risolverli. Il Governo di Craxi e il Parlamento non potranno più affermare di non essere stati adeguatamente avvisati di quanto si stava preparando.
Santini ha fatto una affermazione sconvolgente: piuttosto che tenere in piedi delle Forze Armate scadenti e poco preparate ed altrettanto male armate è meglio eliminarle del tutto. Santini non è certo un esponente del pacifismo ma è un manager che non vuol sprecare le risorse di un Paese che potrebbero al limite essere meglio spese. Il generale Santini ha colpito perfettamente nel segno. Le Forze Armate italiane devono essere ammodernate e fra di esse, in primo luogo, l’Esercito ridotto ormai ad un insieme di unità di élite e di Grandi Unità poco preparate e scarsamente equipaggiate.

Molto è stato scritto sullo stato di salute dell’Esercito Italiano. Oggi ci si consentano alcune considerazioni.
In primo luogo, quella dei compiti. Compito fondamentale dell’Esercito Italiano così come di qualunque altro esercito e la difesa di terra della Repubblica e dei suoi cittadini, nonché l’assolvimento di quei compiti assunti per impegni NATO o internazionali. Trasformare l’El in una succursale della protezione civile, in cui i militari sparano pochissimo ma in cambio sono ottimi pompieri è assurdo.
Ci troviamo con unità formate da uomini che hanno ricevuto un addestramento precario e assolutamente inadeguato alla bisogna. Non si può continuamente mettere avanti la qualità dei corpi speciali come i Paracadutisti, i Lagunari, i Carabinieri facendo molte volte confusione, fra Corpi ed unità, fra Btg speciali e alle volte perfino FF.AA. diverse visto che il Btg SAN MARCO viene gratificato dei più strani titoli così come anche i Lagunari.
L’Esercito deve fare l’Esercito ed i suoi uomini devono essere preparati a combattere sperando ovviamente che non lo debbano fare mai. L’impiego del contingente italiano in Libano è stato sotto questo aspetto molto istruttivo.
I militari colà impiegati provenienti da alcune G.U. hanno dovuto affrontare compiti per cui erano scarsamente preparati. Con l’ovvia conseguenza di dover affrontare immediatamente un corso accelerato di preparazione. Affrontiamo allora quelli che a nostro avviso soni i grandi problemi in cui si dibatte l’Esercito Italiano. Ad altri articoli e notizie lasceremo il compito di scavare a fondo nei singoli problemi minori.
Il problema umano
Un esercito è composto da uomini: la loro efficienza e la loro preparazione fanno sì che lo stesso esercito sia una Forza Armata valida o mediocre. Il materiale umano a disposizione dell’Esercito Italiano è in linea di massima buono, in molti casi addirittura eccellente, ma per niente stimolato. Inoltre, sta diventando scarso.
La nuova classe politica dovrà quanto prima affrontare il problema di aumentare il numero dei volontari a lunga ferma, gli unici ormai in grado di poter ricevere un adeguato addestramento e di sfruttarli adeguatamente.

Oggi i giovani sono poco incentivati a protrarre la ferma o a entrare come volontari. Le paghe offerte sono più che misere e altri stimoli quasi non ve ne sono. La vita di caserma è troppe volte una sfida alla noia o un susseguirsi stancante di compiti senza il necessario equilibrio. Sulle spalle dei militari a lunga ferma e dei giovani sottufficiali ricadono compiti gravosi che i militari di leva n0n possono svolgere per carenza di preparazione.
Si pensi all’addestramento primario. Moltissimi militari, tutti quelli addetti ad uffici, a ministeri, a centri TLC, a circoli ufficiali, pensionati militari ecc. sparano mediamente non più di 10-15 colpi in tutto il periodo della ferma annuale. La media dei colpi sparati da molti militari di reparti considerati di prima linea non supera nemmeno i 10-20 colpi al mese, quando è possibile.
Troppi uomini di leva sono impiegati per compiti che potrebbero essere svolti da personale ausiliario o civile. I giovani hanno più volte affermato di preferire enormemente una vita militare fatta di serio addestramento, campagne di istruzione ed esercitazioni piuttosto che una vita sedentaria di presidio. Il rapporto fra personale impiegato in compiti operativi e quello in compiti di secondaria importanza è ancora troppo scarso. Mancano uomini addestrati.
Un serio addestramento non si può fare in pochi mesi. Un graduato è pienamente valido dopo non meno di 9-10 mesi di preparazione. A questo punto lo si può sfruttare per non più di 30-45 gg considerando che negli ultimi mesi tra licenza ordinaria e giorni di pre-congedo il tempo a disposizione si riduce.
Gli equipaggi dei mezzi ricevono un addestramento esiguo. I cannonieri sparano pochissimi colpi sia per la limitatezza dei mezzi a disposizione (ogni colpo di cannone costa e caro) sia per il limitato numero di aree addestrative. I serventi delle postazioni anticarro dispongono di pochi colpi reali all’anno mentre i sistemi di simulazione sono ancora di là da venire.
Sempre in rapporto al personale sta diventando grave il fatto che i riservisti non vengono più chiamati per corsi di aggiornamento. Tutti i sottufficiali della riserva, i graduati e gli uomini destinati a compiti di estrema importanza dovrebbero per lo meno essere richiamati un mese ogni cinque anni per conservare un minimo di preparazione. In Svizzera gli impegni sono ad esempio molto più severi. eri Ma il denaro per far svolgere tali periodi di istruzione ai riservisti non è disponibile dato che già quello di bilancio non basta alle normali esigenze.

Il Governo di Craxi si troverà prima o poi a dover esaminare approfonditamente l’ipotesi di un esercito di professionisti affiancato eventualmente da una componente di leva e riservisti. Non staremo qui ad elencare i vantaggi dell’esercito di mestiere. La condotta delle operazioni nelle Falkland dove 800 militari inglesi hanno attaccato e costretto alla resa 3000 difensori di leva è evidente. Ma il discorso per un esercito di mestiere in Italia sarà lungo, difficile, e pieno di mine vaganti.
Il problema umano con le differenze tra esercito di volontari consci di quello che hanno scelto e un esercito di leva è stato posto in modo per la prima volta evidente e direttamente sentito da tutti quando l’ex Ministro della Difesa on. Lelio Lagorio, con cruda realtà, affermò in una intervista che tutti gli Italiani che avrebbero svolto il servizio militare negli anni 1983-84 avrebbero potuto essere inviati in Libano.
Se infatti nei primi tempi l’impegno italiano in quel Paese poteva essere assolto con volontari, con il prosieguo dell’impegno stesso e con la sua estensione si rendeva necessario un numero di uomini non colmabile solo con volontari. Da qui tante polemiche inutili, sul fatto che alcuni İtaliani fossero chiamati a rischiare la pelle a tanti chilometri di distanza dal natio suolo dimenticandosi naturalmente che gli Italiani in Libano ci sono per compiti umanitari, per garantire protezione a deboli e bambini, per ridare pace ad un Paese che ne ha perso la nozione.
Molti militari si sono chiesti se quei politici che prima hanno votato per l’impegno italiano in Libano e poi hanno fatto da cassa di risonanza per le lamentele di molte famiglie e di tanti che in Libano mai ci andranno siano consci di quello che fanno.
Le lamentele fra gli uomini in Libano sono state poco numerose e dettate molto spesso da situazioni momentanee poi superate. Le gran massa degli uomini colà impiegati è tornata con una nuova coscienza dell’impegno personale, con l’orgoglio di essere stato impiegato in nome dell’Italia per una missione altamente umanitaria. Non è trionfalismo inutile o patriottismo fuor di luogo. Se l’Italia vuole ancora contare qualcosa come Nazione e come popolo allora gli Italiani devono capire definitivamente che non si può predicare senza agire coerentemente con i principi predicati.
Per dovere di verità bisogna però affermare che i soldati italiani in Libano hanno imparato celermente quanto richiesto anche grazie a esercitazioni intensive in un apposito campo di addestramento locale. Rimane il fatto che una maggiore aliquota di militari a lunga ferma avrebbe creato meno problemi e un esercito tutto di volontari ne avrebbe creati ancor meno.
Il problema dell’impiego e della dislocazione
L’evolversi della situazione mediterranea, la nuova vocazione italiana e i nuovi impegni assunti a livello internazionale extra NATO sia per la Forza Multinazionale di Pace in Libano sia per l’eventuale sicurezza della neutralità di Malta stanno imponendo la soluzione di nuovi problemi legati alla dislocazione e all’impiego dell’Esercito Italiano.
Questa Forze Armata, sviluppatasi quasi esclusivamente tenendo d’occhio gli impegni NATO ed eventuali compiti di protezione civile interna si vede ora caricata di nuovi compiti. E altri se ne una volta che gli euromissili porranno faranno la loro comparsa in Sicilia. Al momento attuale il Sud Italia e la Sicilia sono virtualmente sguarniti da ogni presenza militare valida.

L’Esercito Italiano dovrà per forza di cose spostare dal Nord al centro alcune unità di prima linea e costituire nel contempo un embrione potenziale di forza di pronto intervento, già da tempo teorizzata ma non ancora realizzata. In questa ottica l’impegno logistico e pratico in Libano è un’ottima scuola. Al limite già oggi esistono i reparti ed alcuni mezzi per la creazione di una simile forza che dovrà però essere dimensionalmente maggiore di quanto a suo tempo previsto.
L’Esercito Italiano dovrà adeguarsi a quanto stanno facendo molti eserciti europei. Dopo gli Stati Uniti che hanno creato una RDF anche la Francia sta mettendo su una forza di pronto intervento, mentre Gran Bretagna e Olanda impiegano i battaglioni dei Royal Commandos come forze di pronto intervento eventualmente appoggiate da unità di paracadutisti.
Un compito non semplice che si prospetta per l’Esercito Italiano sarà la difesa delle aree di dislocazione e lancio degli euromissili in Sicilia. La difesa del perimetro difensivo dell’aeroporto di Comiso verrà affidata ad un reparto americano e a un reparto di Carabinieri. Unità di Carabinieri e di avieri MP americani scorteranno ogni convoglio lanciamissili dall’aeroporto verso le zone di lancio.
Ma questa difesa può essere valida contro azioni di terroristi o contro manifestazioni di pacifisti. In caso di attacco di nuclei avversari cosa neppur tanto remota visto che il colonnello Gheddafi ha più volte affermato di ritenersi direttamente minacciato dai missili di Comiso e pertanto pienamente legittimato a difendersi distruggendoli direttamente nelle basi di lancio, sarà necessario poter contare su di una difesa ben più efficiente e che possa contare su unità meccanizzate, sistemi missilistici contraerei, armi ad alta cadenza di tiro ecc.
Lo spostamento di alcuni reparti al Sud obbligherà alla costruzione di nuovi alloggiamenti, nuove caserme, nuovi depositi e magazzini nonché, ove possibile, al ripristino di manufatti militari abbandonati dalla fine della II Guerra Mondiale. E il costo degli adattamenti molte volte è superiore a quello delle nuove costruzioni.
La creazione di una forza di pronto intervento destinata ad operare sia per compiti strettamente militari che per protezione civile in senso lato, nonché per la tutela degli impegni internazionali dell’Italia comporterà la ricerca di nuovi materiali compatibili con le necessità di trasporto rapido che la nuova unità deve obbligatoriamente avere. Per la sua movimentazione la Marina sta già mettendo in cantiere due nuove unità da sbarco conseguenza diretta di alcuni inconvenienti accaduti con il trasporto della forza italiana in Libano.
Ma una simile forza non potrà disporre di MBT e VTT normali, dovrà disporre di mezzi più leggeri come autoblindo ecc. Si pensi che per meglio affrontare gli impegni in Libano un nostro reparto esplorante di cavalleria è stato equipaggiato provvisoriamente con 10 mezzi FIAT di tipo VTT e da ricognizione dimostratisi subito molti più utili per il pattugliamento che non i vecchi M 113 seppur rimodernati.
Il problema del riequipaggiamento e dei nuovi materiali
I nuovi compiti che vanno ad aggiungersi a quelli vecchi devono venir affrontati al momento con un parco mezzi e materiali quasi obsolescente. Alcuni settori dell’Esercito Italiano sono fermi agli anni ’50, altri sono totalmente scoperti, altri si avviano verso una precoce vecchiaia. Solo un settore è pienamente valido e ben equipaggiato: quelle del Genio costretto dalle ricorrenti calamità naturali a dover intervenire continuamente.
La paura dei terremoti ha fatto sì che i fondi per il riequipaggiamento del Genio venissero anche da altri Ministeri oltreché dalla Difesa, con la conseguenza di poter dotare tale Arma di mezzi e materiali modernissimi e, soprattutto, numerosi. Ma il Genio e una eccezione nel panorama generale. Converrà esaminare ogni singolo aspetto del problema.
I veicoli corazzati e meccanizzati
Destinati a morte lenta gli ultimi esemplari di M 47 ancora in linea più con compiti di istruzione che con qualche residuo valore bellico, il peso dell’intera componente corazzata risiede su un migliaio di LEOPARD 1 che vengono aggiornati nelle componenti elettroniche di puntamento e visione. Si prevede inoltre che quanto prima verranno incrementate le difese passive dei carri con kits di rafforzamento della corazzatura di produzione tedesca recentemente provati su quattro esemplari.

Se al migliaio di LEOPARD 1 aggiungiamo circa 200 esemplari di LEOPARD derivati nelle versioni carro pionieri, recupero е getta ponte, si può dire che la componente corazzata è abbastanza moderna. Siamo ben lontani dagli oltre 2500 carri degli anni ’50 ma con le cifre di bilancio altro non si può fare. Con l’entrata in linea dei derivati consegnati dalla OTO Melara che li sta costruendo su licenza tedesca, l’Esercito Italiano avrà inoltre per la priva volta un settore di appoggio ai carri perfettamente standardizzato.
Ma i LEOPARD 1 rischieranno di fare la fine degli M 47. Non si prevede infatti di mettere in linea i LEOPARD 2 ed ogni discorso sul rinnovamento della linea carri è rimandato a dopo il 1990 con la terza generazione dei carri europei. Rimangono ancora a diposizione un certo numero di M 60 A1 la cui presenza è limitata alla divisione corazzata ARIETE. e alle scuole truppe corazzate. Il loro valore bellico decresce rapidamente anche perché per essi non è previsto nessun programma di ammodernamento come per i LEOPARD 1.
Il settore dei cingolati da combattimento e trasporto truppa è fermo agli M 113 e M 113 A1. L’entrata in linea del nuovo veicolo da combattimento per fanteria a questo punto è rinviata a data da destinarsi. Il progetto ha cambiato più volte aspetto e ora non si è nemmeno sicuri di poterlo realizzare in serie senza un contributo extra di fondi.
Ne consegue che gli M 113 devono rimanere in servizio cercando di trasformarli in veicoli da combattimento. Dopo i primi esemplari di VCC1 e VCC2 nonché variazioni sul tema effettuate presso molte caserme, si può dire che ci si sia orientati verso una duplice soluzione: le unità corazzate ricevono i nuovi CAMILLINO costruiti dalla OTO Melara e il cui numero originario, 200-300 esemplari, sta ormai salendo notevolmente per soddisfare le esigenze, mentre le altre unità vengono a mano a mano riequipaggiate con M 113 modificati.
Rispetto al primo progetto di modifica, i mezzi visti in Libano sono stati dotati, oltreché di finestrini a prova di proiettile nelle fiancate e feritoie per il combattimento da bordo, anche di piastre addizionali di corazzatura con una soluzione precedentemente osservata solo sugli M 113 israeliani.
Presto circa 300 M 113 originali verranno trasformati in veicoli contraerei come già più volte affermato. Da tutto questo ne consegue che, se l’Esercito vuole continuare a mettere in linea un parco mezzi cingolati di 4000-5000 esemplari, deve ancora ordinare M 113 modificati alla OTO Melara. Tale soluzione seppur non validissima ha il pregio di non essere troppo cara visto che un M 113 costa oggi non più di 150 milioni di lire al pezzo.
Ben più problematica la soluzione nel settore dell’artiglieria semovente. Gli unici semoventi ancora validi oggi in linea sono gli M 109 G seppur penalizzati da una scarsa gittata. Tutti i semoventi della generazione precedente nonché gli M 107 dovranno essere sostituiti. La logica prevedeva l’entrata in linea degli SP 70 nelle unità corazzate e meccanizzate e il trasferimento degli M 109 G resisi disponibili ad altre unità.
Ma il costo proibitivo di ogni SP 70 fa ormai temere che degli originali oltre 200 esemplari se ne potranno acquistare forse soltanto 50, giusto quelli necessari per una divisione corazzata e per alcune brigate della divisione meccanizzata CENTAURO. Per il resto o si farà ricorso a sistemi nazionali meno costosi e meno sofisticati o si continuerà ad andare avanti coni materiali a disposizione.
Dopo l’adesione dell’Italia al programma MLRS anche un certo numero di lanciarazzi di tale tipo dovrebbero quanto prima essere immessi in servizio sempre che li si riesca a pagare. Rimane aperto il problema del settore esplorante nonché quello dei veicoli blindati per una forza di rapido intervento. Al momento acquistati 10 esemplari di autoblindo per le forze in Libano, nonché qualche altra decina di mezzi per le necessità dei Carabinieri, sembra che il tutto sia rimandato a quando saranno disponibili due nuovi mezzi messia punto congiuntamente da FIAT e OTO Melara.
Si tratta di grossi blindati da combattimento 6×6 appartenenti alla categoria del VAB francese. Da questi mezzi ci si attendono ottime prestazioni a costi contenuti. Grazie ad essi si potrebbero finalmente equipaggiare alcune brigate motorizzate, nonché quelle alpine.
Le artiglierie a traino meccanico
Esaminato nel precedente paragrafo il capitolo delle artiglierie semoventi resta da trattare il problema del rinnovamento del parco dell’artiglieria a traino meccanico. Terminata la consegna dei nuovi FH 70 rimangono da rinnovare totalmente l’artiglieria alpina e buona parte di quella da campagna, nonché il settore mortai. Il 105/14 mm Mod 56 degli Alpini ha ormai fatto il suo tempo.
Seppur ancora validissimo è penalizzato da una gittata troppo scarsa. I mortai da 120 mm di nuova costruzione hanno una gittata più elevata di un paio di chilometri. Per il rinnovamento la strada indica chiaramente o nuovi semoventi, o un nuovo lotto di FH 70. Tutto questo a patto che si rendano disponibili fondi adeguati.
Il settore contraereo
Totalmente scoperto in questo settore visto che le batterie HAWK (peraltro pochine) servono a proteggere un certo numero di installazioni fisse, l’Esercito Italiano si aspetta grandi cose dai nuovi semoventi quadrinati Oerlikon e dai missili portatili STINGER. Tramontato il progetto di rimodernare i 40/70 mm, praticamente abbandonata l’idea di una nuova serie di batterie contraeree leggere ad elevata tecnologia come avrebbero potuto essere le nuove binate Breda-Bofors da campagna derivate dalle torrette navali del sistema DARDO, l’Esercito si è associato al programma NATO per l’acquisizione di missili antiaerei spalleggiabili STINGER, validissimi, facili di impiego e in fin dei conti anche economici.
Ma l’entrata in linea e la piena operatività di quadrinati contraerei e di STINGER non la si potrà ottenere prima della seconda metà del corrente decennio. Fino ad allora lo spazio sopra il nostro esercito o sarà difeso da altri o sarà lasciato a disposizione degli avversari.
Il settore controcarro
Entrati finalmente in linea i primi sistemi missilistici MILAN che si affiancano ai più pesanti TOW, il futuro prossimo venturo prevede la immissione nei reparti e nei depositi di sempre maggiori quantità di missili MILAN. Per il futuro si pensa ad un missile della terza generazione ma il discorso è al momento prematuro. Meno interesse, grazie all’entrata del MILAN, incontra invece il cannone sr FOLGORE che, peraltro, sembra non abbia pienamente confermato le caratteristiche di progetto.
Il settore logistico e dei trasporti
Al momento l’Esercito Italiano è impegnato nel rinnovamento totale degli autocarri e veicoli vari. Dopo aver iniziato il programma di rinnovamento con l’entrata in linea di nuove jeep e nuovi autocarri leggeri, con i programmi FIAT 1107 AD a ACL 75, la Motorizzazione sta curando la messa in linea di nuovi ACM 90 e di nuovi ACP. Entro poco tempo poi verranno distribuiti i primi esemplari di un nuovo trattore di artiglieria messo a punto dalla FIAT, derivato da un autocarro pesante già in distribuzione.
L’Esercito può contare poi su nuovi autocarri FIAT a media mobilità derivati dalla produzione commerciale più adatti ai trasporti su lunghe distanze e per compiti di retrovia. Una delle caratteristiche dell’Esercito Italiano era infatti quella di non disporre di un parco mezzi per il trasporto equipaggiato con veicoli a trazione normale o combinati. Così si dovevano impiegare i CM 52 anche su lunghe distanze con tutte le conseguenze del caso. Con i nuovi veicoli almeno questa lacuna appare colmata.

Il settore alpino
Il programma di rinnovamento delle Brigate alpine sta andando avanti. Al momento la Motorizzazione è alla ricerca di veicoli da neve per migliorare la mobilita in ambiente alpino, nonché altri tipi di veicoli speciali come motoslitte, veicoli da ricognizione, trasporti cingolati. Si stanno conducendo analisi comparate fra i mezzi reperiti sul mercato internazionale in attesa di poter selezionare i modelli più confacenti alle specifiche. Nel contempo si stanno distribuendo nuovi materiali, come sci, tute, zaini, caratterizzati da doti di peso contenutissimo e alte caratteristiche termiche e di sopravvivenza.
Il settore elicotteri
Uno nei meglio equipaggiati dell’intero Esercito, il settore elicotteri vede al momento l’entrata in linea di nuovi AB 212 che vanno a sostituire vecchi AB 204 giunti al limite della loro attività. Nel prossimo futuro l’Aviazione Leggera dell’Esercito sarà duramente impegnata con la messa in linea dei nuovi elicotteri da attacco e anticarro A 129 MANGUSTA previsti ormai in oltre 90 esemplari rispetto ai preannunciati 60, destinati a formare tre nuovi Gruppi, e successivamente con quella di nuovi elicotteri da trasporto quasi certamente AB 412 GRIFFON a meno che non si decida di procrastinare nel tempo tale acquisto per poter disporre di una apposita versione del nuovo EH 101, già annunciata. In questo caso le eventuali necessità potrebbero essere soddisfatte, in attesa della nuova macchina, con ulteriori ordini di AB 212.
Il settore elettronico
Molto impegno viene dedicato al momento al rinnovamento quasi totale sia degli apparati di telecomunicazioni fissi che a quelli mobili, nonché radio veicolari e apparati portatili. Inoltre, si stanno gettando le fondamenta di un sistema computerizzato di gestione he delle risorse umane e materiali disponibili in ogni area е in ogni momento.
Siamo ancora lontani da quanto realizzato da Americani ed Israeliani, ma l’inizio è molto promettente. L’unico ostacolo incontrato al momento su questa via è la necessità di riqualificare adeguatamente il personale o di trovarne di nuovo. Abbiamo evidenziato alcuni dei grandi problemi e delle gravi carenze che soffocano l’Esercito. Se ne potrebbero aggiungere di altre. La soluzione ai problemi però è semplice e complicata nello stesso tempo. È necessario che tutti e in primo luogo Governo e forze politiche incomincino a pensare alle Forze Armate non come ad un qualcosa di inutile, ma come al primo strumento per garantire la sicurezza della nazione italiana.
Solo con una legge promozionale sufficientemente robusta nelle elargizioni di fondi per la ricerca e l’acquisizione di nuovi materiali si potranno risolvere molti problemi, mentre la presa di coscienza del fatto che l’Esercito Italiano così come la Marina e l’Aeronautica non sono entità separate dal contesto del popolo italiano ma sono formati da cittadini italiani e quindi dal popolo italiano, permetterà di superare quella convinzione che prestare servizio di leva o raffermarsi costituisce una inutile perdita di tempo o un modo come un altro per sopravvivere in periodo di disoccupazione crescente.
Era una rivista leader del settore, tanto che fu scritta in italiano e tradotta in inglese, francese ed arabo.
La storia della rivista è travagliata e all’epoca, per varie vicende, ebbe un destino infausto.
I fondatori di Caput Mundi hanno scelto di ripubblicare gli articoli originali, senza “censure” (analisi, dati e considerazioni comprese) al solo spirito divulgativo e, in nessun modo, si vuole privare la proprietà intellettuale di nessuno.
Numerosi mezzi e tecnologie sono ancora presenti oggi nel mondo ed i fondatori, con spirito analitico e storico, hanno valutato che la pubblicazioni di alcuni articoli fosse un arricchimento per capire come certe “innovazioni” fossero percepite all’epoca.

