L’esercito sovietico rinnova i materiali
Questa è “Strategia & Difesa”, numero 191 di febbraio 1984.
La pubblicazione del “Soviet Military Power” a cura del Pentagono ha scatenato notevole interesse più per quello che non dice che per quello che presenta nel settore dei nuovi veicoli da combattimento dell’Esercito sovietico. È infatti noto che le notizie disponibili su nuovi mezzi sovietici sono lacunose, varie e tutte da verificare.
Primo esempio di difficile interpretazione è il nuovo carro T 80 che compare appunto nel “Soviet Military Power” quale nuovo mezzo standard dell’Esercito sovietico. Ci si permetta qui un breve excursus storico per negare le affermazioni del pur valido volumetto americano.
Circa tre anni fa avemmo occasione di pubblicare su di un’altra rivista specializzata l’anticipazione di quello che a nostro modo di vedere era il nuovo T 80. Da allora si sono viste e sentite molte voci che hanno solamente creato un grand polverone. È quindi opportuno rifare la storia del “nuovo” T 80.

Quanto le catene di montaggio sovietiche stavano sfornando a pieno ritmo il T 72, i tecnici sovietici iniziarono gli studi tesi alla creazione di una nuova serie di mezzi. I loro sforzi furono indirizzati in due direzioni precise: con la prima si cercava di estrapolare dal T 72 un mezzo con caratteristiche più avanzate cercando di ripetere quanto già avvenuto nel passato con le serie T 54/T 55; con la seconda si iniziava la progettazione di un mezzo totalmente nuovo basato su tecniche e materiali estremamente raffinati.
La prima strada è ed era molto più facile da percorrere e pertanto lo Stato Maggiore sovietico ritenne di poter ottenere un soddisfacente standard nei propri reparti con le migliorie che il T 72 poteva sopportare. La seconda strada il cui sviluppo per forza di cose richiede molto tempo, veniva invece vista come la rnigliore per poter disporre negli anni ’90 di un mezzo pari classe o fors’anche superiore ad analoghi modelli in sviluppo in Occidente.

La prima evoluzione del T 72 vide la realizzazione di un nuovo carro denominato in un primo tempo T 74 ottenuto mediante l’irrobustimento della corazzatura della torretta. Essa per la prima volta non presentava più la forma a focaccia schiacciata tipica dei carri russi ma notevoli spigoli dovuti alla adozione sopra alla normale torretta di una corazzatura addizionale composita necessaria per migliorare la sopravvivenza del carro ai missili controcarri TOW-HOT-MILANDRAGON allora in massiccia distribuzione in Occidente.
Benché minimizzati, alcuni data emersi nel corso dei combattimenti, hanno successivamente dimostrato che il T 72, ottimo carro sotto certi aspetti, subisce pesantemente l’offesa avversaria soprattutto in presenza di proiettili anticarro e di teste di missili altamente sofisticati. I primi prototipi del nuovo T 74 modificato incominciarono le prove nei campi sperimentali sovietici, ma non dovettero dare buoni risultati.

Il peso della nuova corazzatura penalizzava le doti di mobilità dei mezzi non bilanciando però in alcun modo tale calo delle prestazioni con migliori caratteristiche di resistenza balistica ai colpi. La nuova torretta era ancora troppo piccola per sopportare i miglioramenti insiti nella corazzatura spaziata ed inoltre questa non poteva essere estesa allo scafo del mezzo.
Nel frattempo, i servizi di informazione sovietici, mediante una accorta opera di intelligence cercarono di mettere le mani sulle più avanzante tecniche di realizzazione dei materiali compositi, mentre alcune fonti sostengono che riuscirono in qualche modo ad ottenere in sintesi, parte degli studi svolti in Gran Bretagna per la realizzazione della corazzatura stratificata composita CHOBAM.
lo In quell’epoca, tardi anni Settanta, Stato Maggiore sovietico fu chiamato ad una scelta ben precisa: portare avanti ilT74 procrastinando nel tempo un nuovo carro, o invece apportare piccole migliorie al T72 e nel frattempo mettere in studio un mezzo totalmente nuovo.

L’Esercito sovietico dovette quindi accettare un mezzo che non è più all’altezza dei nuovi carri occidentali come i recenti combattimenti in Libano hanno evidenziato, al fine di disporre entro gli anni Novanta di un carro alla altezza dei tempi. Il T 74, versione T 72 con torretta a corazzatura spaziata fu abbandonato e al o posto si mise in catena di montaggio i T 72 con modifiche alla torretta dovute alla abolizione del telemetro ottico trasversale sostituito da un telemetro laser e con mortai lanci artifizi applicati ai lati della torretta.
Questa versione del T 72 viene ora descritta dal “Soviet Military Power” come T 80. Ma il T 80 proposto dalla pubblicazione del Pentagono 1983 contrasta con l’altro T 80 proposto dalla stessa pubblicazione nell’edizione 1981. In realtà ‘il T 80 presentato nel 1981 è il nuovissimo e sconosciuto T 82.
Esso è il primo prototipo ottenuto dai tecnici sovietici che hanno intrapreso l seconda strada di sviluppo precedentemente descritta. Il T 82 è un carro che fa uso della corazzatura spaziata sia per la protezione dello scafo che della torretta. È anche il primo carro sovietico che non si può far risalire alla stirpe iniziata con il T 54 di cui il T 72/80 è l’ultimo rampollo.
Da quello che fino ad ora è dato di sapere, il T 82 sarà un carro molto più pesante di tutti quelli chiamato a sostituire. A parte il ricorso alla tecnologia della corazzatura composta e spaziata incorporerà molte di quelle realizzazioni che contribuiscono ad appesantire e a complicare i nuovi carri occidentali. Si dice infatti che per la sua motorizzazione si sia propensi in Unione Sovietica a adottare una turbina capace di sviluppare almeno 1700-2000 HP i cui primi esemplari stanno già girando nei test preliminari. Tale motorizzazione sarebbe però osteggiata dallo stesso utilizzatore, L’Esercito sovietico, che ben sa quali problemi un simile motore potrebbe creare in mano a tecnici non troppo esperti.

Per le sospensioni si sarebbero abbandonate le classiche barre di torsione in favore di sospensioni oleopneumatiche capaci di consentire una migliore marcia su ogni terreno pur con un peso a vuoto notevole. Il peso del nuovo carro non dovrebbe essere molto al di sotto delle 60 t.
Per l’armamento si vocifera di un nuovo cannone di calibro 125/130 mm con sistema di caricamento automatico asservito ad una centralina elettronica computerizzata. Una abbondante dotazione di telemetri laser e visori ad intensificazione di luminescenza dovrebbero corredare il mezzo al fine di consentirgli di affrontare le nuove realizzazioni occidentali. Per l’armamento secondario si potrebbe ipotizzare la presenza di una sola mitragliatrice leggera coassiale all’arma principale, visto che una eventuale MG contraerea servirebbe a ben poco senza l’installazione di una complessa torretta in cui ospitarla.
Non è pensabile, infatti, che un simile mezzo chiamato ad operare nelle più ardue condizioni di possibili contaminazioni da agenti NBC apra il portello per permettere al capocarro di tirare agli elicotteri anticarro. Inoltre, questi mezzi dovrebbero avanzare sotto l’ombrello protettivo di unità contraeree dotate di sistemi di difesa di punto e di zona sia missilistici che convenzionali. Se le prime notizie sul T 82 verranno confermate non si prevede di vedere in parata sulla Piazza Rossa tale carro prima della fine del presente decennio.

A meno che la logica della necessità non costringa i tecnici sovietici a ripiegare su di un mezzo un po’ meno spinto ma di realizzazione più immediata. Riteniamo infatti che parallelamente alla realizzazione del T 82 si stia lavorando attorno ad una versione semplificata dello stesso dotata dello stesso armamento del T 72, dello stesso treno di rotolamento seppur migliorato, ma non facente ricorso ad altri sistemi di sospensione che non siano le barre di torsione. Il nuovo carro semplificato dovrebbe però far ricorso alla corazzatura stratificata; potrebbe essere denominato T 84.
La genesi della nuova famiglia dei carri sovietici si potrebbe allora sintetizzare nel seguente albero genealogico:
- T 72
- T 74 (mai uscito dalla fase prototipica)
- T 80 (versione con telemetro laser e torretta ridisegnata anteriormente)
- T 82 (conosciuto precedentemente come T 80)
- T 84 (versione in alternativa alla precedente)
Il tutto naturalmente potrebbe però cambiare se i satelliti fotografassero qualche esemplare di nuovo mezzo dalla forma insolita. Non pare infatti possibile che i Russi non stiano lavorando attorno a soluzioni atipiche come quelle studiate in Germania, Stati Uniti e Svezia. Se i Russi riuscissero ad arrivare per primi a padroneggiare queste nuove tecniche costruttive allora il T 82 attuale e il T 84 rimarrebbero al massimo prototipi a studi di fattibilità e il nuovo T 82 potrebbe essere un carro armato totalmente diverso da quanto fino ad ora prospettato.

Per accompagnare i carri ha fatto la sua comparsa la versione del BMP modificata alla luce delle esperienze dell’Ogaden e dell’Afghanistan. Si era detto che il BMP aveva denunciato alcuni inconvenienti per ciò che concerneva il suo armamento e che ne era allo studio una variante dotata di armamento simile a quello degli AIFV occidentali. Nel novembre dello scorso anno è stata ufficialmente presentata tale nuova versione da molte fonti ampiamente anticipata.
Il nuovo BMP è l’unione del vecchio scafo e di una nuova torretta di dimensioni maggiori della precedente. Concepita per ospitare due uomini è armata quasi sicuramente con una mitragliera pesante da 23 millimetri derivata da quella che arma anche gli elicotteri Mil Mi 24.Sul cielo della stessa torretta vi è un lanciatore singolo per missili anticarro AT 5 SPIGOT il cui sistema di guida è ospitato in un apposito box esterno alla torretta stessa. Per la condotta del tiro vi sono iposcopi di visione, telemetro laser e proiettore a luce bianca e IR. Le dimensioni maggiori della torretta del nuovo BMP da alcuni già denominato BMP 2 hanno ristretto lo spazio a disposizione internamente al mezzo costringendo a ridurre da sei a quattro il numero degli assaltatori a bordo.

Tale diminuzione del numero degli uomini trasportati viene tradita dalla presenza di sole quattro feritoie per permettere il combattimento da bordo. É quasi certo che questo BMP incorpori alcuni miglioramenti nell’ apparato motore già a suo tempo messi a punto in una versione migliorata del BMP 1. Si ha ragione di ritenere che questo nuovo mezzo non si affianchi sulla catena di montaggio al precedente modello ma lo sostituisca vista la cattiva prova data dal pezzo da 73 mm a bassa pressione risultato quasi del tutto inutile nei combattimenti contro i guerriglieri in Afghanistan.
Nel settore dei veicoli da combattimento ruotati stanno per completare le prove alcuni esemplari di un nuovo APC ruotato del tutto differente rispetto a precedenti realizzazioni sovietiche. Nato dalle esperienze incrociate ottenute con la serie dei BTR e da quelle di veicoli di costruzione occidentale ottenuti in prova da vari Paesi amici quali la Libia, il nuovo ruotato sovietico non appare molto dissimile da analoghe realizzazioni occidentali. Dovrebbe trattarsi di un veicolo da combattimento a sei ruote capace di fungere da piattaforma per vari sistemi d’arma. La sua destinazione principale è quella intesa ad equipaggiare i reparti aviotrasportati e la fanteria di marina sovietica. Si prevede che nella sua versione base quale veicolo da combattimento possa essere dotato di una torretta incorporante la stessa mitragliera da 23 mm del BMP 2.

Nel settore dei semoventi è incominciata la distribuzione di un nuovo mezzo la cui architettura, richiamantesi alle realizzazioni americane tipo M 107, mal si adatta alle linee di dottrina militare sovietica per azioni in ambiente NBC. Il nuovo semovente armato con un obice da 152 mm dalla canna lunghissima è del tipo senza torretta con bdf esposta alle intemperie meteorologiche o NBC. La scelta di una simile architettura se da un lato ha permesso un notevole risparmio di peso, dall’altro ha segnato un passo indietro rispetto a soluzioni quali quelle portate avanti con i mezzi M 1974 o M 1973.
İl nuovo semovente, conosciuto con la denominazione di 25-5 appare più destinato a Reggimenti di artiglieria di appoggio che non a quelli delle unità corazzate e della Guardia. Lo scafo del nuovo mezzo di linea molto bassa abbandona il treno di rotolamento del modello M 1974 per rifarsi a quello dell’M 1973 ed anzi dovrebbe essere da questo direttamente derivato. La soluzione costruttiva comportante l’eliminazione della torretta starebbe ad indicare una certa rusticità del nuovo semovente privo si sistemi di caricamento automatico e necessitante di un congruo numero di mezzi di supporto per il trasporto della squadra serventi e delle munizioni.

Ciò che appare oltremodo strano è il fatto che il nuovo semovente è accreditato di capacità nucleare dovendo poter vantare una gittata prossima ai 35-40 km. Si ha però ragione di ritenere che il nuovo semovente visto per la prima volta nelia Germania Orientale possa essere una soluzione di ripiego in attesa di poter mettere in servizio un nuovo semovente il chi sviluppo dovrebbe essersi protratto oltre i tempi preventivati. II nuovo semovente in sviluppo dovrebbe consentire alle formazioni corazzate di disporre di un supporto di fuoco pari a quello delle unità motorizzate.
Se infatti queste ultime potranno contare sui 35-40 km di gittata massima del nuovo 25-5 è impensabile che le unità corazzate continuino ad appoggiarsi alla gittata decisamente minore dei relativamente vecchi M 1973/M 1974. Il nuovo semovente che, dopo l’entrata in servizio del 25-5 con configurazione alla M 107, potrebbe invece ripresentare la classica configurazione in torretta, smentendo in questo alcune nostre passate affermazioni, dovrebbe essere un pari classe del nuovo SP 70 tri nazionale europeo.
La sua bdf potrebbe essere la stessa del nuovo semovente ma siamo più propensi a ritenere che per esso venga adottato il calibro da 180 mm al fine di farne dei contraltari dei nuovi M 110 A2 americani.
Nel settore dei lanciarazzi campali, a detta di Victor Suvorov, che ha recentemente pubblicato una lettera aperta sulle pagine di une autorevole rivista del settore dell’informazione sulla difesa, l’Esercito sovietico avrebbe già immesso in servizio due nuovi lanciarazzi campali destinati a sostituire altri sistemi la cui gittata massima si rivelerebbe ormai incompatibile con le necessità dell’Esercito.

Il primo dei due nuovi lanciarazzi, denominato BM 27 è destinato a prendere il posto dei BM 21. 16 razziere da 240 mm arrangiate in due gruppi di sei ed uno di quattro sovrapposti, vengono montate su di un supporto brandeggiabile fissato al telaio di un autocarro tattico a grande mobilità ZiL 135. La gittata massima dei nuovi razzi sarebbe di oltre 40 km. Per il trasporto delle munizioni di riserva si impiega un altro ZiL 135 appositamente modificato.
Il secondo nuovo lanciarazzi destinato a fungere da unità di saturazione campale di disponibilità immediata per i comandi reggimentali è invéce montato sul telaio di un autocarro GAZ 66 4X4. Si compone di una razziera a dieci canne sovrapposte i due gruppi di cinque di calibro quasi sicuramente identico al modello BM 27. Non è noto se i due semoventi, BM 27 e GRAD-P possano impiegare lo stesso razzo. La lunghezza delle razziere sul GRAD-P è però decisamente inferiore rispetto a quelle del BM 27.
Il settore delle artiglierie campali ha visto anche l’inizio della graduale sostituzione dei lanciarazzi a lunga gittata della serie FROG con in nuovi missili terra-terra della serie SS21. Con una gittata di 120 km, un notevole incremento in fatto di precisione contro bersagli puntiformi, il possibile impiego di una gamma ampliata di teste di guerra, comprendenti cariche convenzionali, nucleari e, quasi sicuramente, anticarro, il nuovo SS 21 consente alle unità che lo impiegano di disporre di un formidabile sistema d’arma paragonabile agli occidentali LANCE.
Il missile viene trasportato e lanciato da un veicolo a grande mobilità 6X6, anfibio senza preparazione di oltre 9 m di lunghezza derivato direttamente dal veicolo piattaforma del sistema contraereo SA 8 GECKO. Il veicolo, blindato, consente il trasporto del missile SS 21 in rampa coperta. Al momento del lancio si abbassano due piattaforme idrauliche per stabilizzare la piattaforma, si aprono portelli del vano missile e si puo quindi portare lo stesso missile in posizione di lancio, il tutto senza dover abbandonare la cabina di guida del mezzo.

In acqua la propulsione del veicolo è assicurata da due idrogetti a spinta variabile. Victor Suvorov ha brevemente trattato anche il problema di un nuovo veicolo cacciacarri, molto simile ad alcuni veicoli della Germania Federale e degli USA. Il nuovo cacciacarri denominato IT-1 è in pratica un T 62 privato della sua torretta e con scafo abbassato.
Una nuova torretta molto più piccola di quella di un normale T 62 ospita i sistemi di guida di un missile anticarro mai fino ad ora descritto da alcuna fonte occidentale. Si tratterebbe del DRAKON, un missile anticarro della seconda generazione o terza generazione visto che la sua guida potrebbe rifarsi a sistemi laser.
Sembra infatti che il DRAKON lanciato da un IT-1 possa essere guidato sul bersaglio anche da un osservatore imbarcato su di un normale carro di prima linea. Con questo semovente simile come abbiamo sottolineato ai vari JAGUAR 1 e 2 tedeschi, i Russi dimostrano di tenere in debito conto il problema dei carri occidentali schierati contro le loro formazioni e dimostrano inoltre di non sottovalutare per niente il pericolo da essi rappresentato.
Con l’entrata in servizio di questi mezzi, così come dei semoventi al posto degli obici a traino meccanico e di altri veicoli, si ha l’impressione che l’Esercito sovietico stia abbandonando alcune sue classiche impostazioni per scoprire ed accettare le soluzioni tipiche dell’Occidente e della NATO in particolare. Questo in une momento in cui la NATO riscopre alcune soluzioni tipicamente sovietiche come i lanciarazzi campali e gli obici a traino meccanico.

Continuando la nostra analisi si può osservare che per la difesa contraerea delle unità da campagna sono in distribuzione due nuovi sistemi missilistici, uno dei quali rappresenta una versione avanzata del noto SA 8 GECKO. Rispetto alla versione conosciuta, il complesso di lancio della versione avanzata ospita sei missili di pronto impiego invece di quattro, all’interno di contenitori lanciatori atti a conservare i missili in condizioni di prontezza operativa per lungo tempo.
Si ritiene che tutte le batterie di SA 8 vengano portate allo standard dell’ultima, in considerazione del fatto che anche i sistemi di guida missili hanno subito dei miglioramenti in particolare per quanto riguarda il settore IFF.
Totalmente nuovo invece è il sistema SA 13 ancora senza denominazione NATO. Considerato da alcune fonti come una evoluzione del sistema SA 9, il nuovo SA 13 è destinato alla difesa a corto e cortissimo raggio in ogni condizione di tempo. Il missile è dotato di testa di guerra autocercante all’infrarosso operante in due bande distinte per migliorare la resistenza alle contromisure. Viene inserito in contenitori sigillati presenti in numero di 4- 6 esemplari sulla rampa di lancio montato su di un cingolato derivato dal trattore-trasporto MTLB.
Sulla rampa sono montati anche un radar panoramico di sorveglianza di nuovo tipo e un radar telemetrico. La scelta della piattaforma ha destato non poche perplessità in ambito NATO. Si sapeva che l’Esercito sovietico preferiva montare i suoi sistemi a corta gittata su piattaforme ruotate e non cingolate. Il veicolo MTLB, sviluppato negli anni Sessanta quale sostituto per il trattore d’artiglieria AT-P, dispone però di una ottima mobilità accentuata in terreni cedevoli dai fatto di disporre di cingoli di ben 0,6 m di lunghezza. La nuova versione lanciamissili SA 13 va così ad affiancarsi a quelle РС (Posto Comando), cargo, VTT per zone innevate e trattore di artiglieria.

Fra le novità bisogna anche inserire una mancata novità: il nuovo semovente contraereo destinato a prendere il posto dello SHILKA ZSU 23-4.
Si sa che la prima versione di questo semovente quadrinato con una gittata massima di 2000 m è ritenuta ormai incapace di fermare il pericolo rappresentato dagli elicotteri controcarro occidentali i quali oltretutto sono in grado di sopravvivere al potere distruttivo dei colpi da 23 mm. Anche la versione migliorata dello ZSU 23-4, pur con migliorie al sistema di puntamento non has ovviato alla scarsa gittata massima.
Si ha a questo punto ragione di ritenere che gli studi e lo sviluppo di un nuovo semovente contraereo stiano incontrando notevoli difficoltà molto probabilmente dovute al fatto che si tenterà di campalizzare uno dei sistemi multicanna da 30 mm responsabili della difesa di punto delle unità della flotta sovietica.
Si ha altresì ragione di ritenere che il lavoro di messa a punto sia ancora lungo е che il nuovo semovente non potrà essere distribuito in massa in tempi brevi. Nel frattempo, il naturale settore da coprirsi con un semovente convenzionale verrà attribuito ai sistemi missilistici a corta e cortissima gittata quali il nuovo SA 13.
La nostra analisi dei nuovi mezzi sovietici termina al momento qui, in attesa di trattare in altra occasione nuovi materiali nel settore dell’armamento leggero. dell’armamento per veicoli e mezzi cingolati, dei sistemi missilistici antiaerei destinati a prendere il posto dei SA 4 e SA 6 e dei nuovi missili strategici attualmente in sviluppo.
Era una rivista leader del settore, tanto che fu scritta in italiano e tradotta in inglese, francese ed arabo.
La storia della rivista è travagliata e all’epoca, per varie vicende, ebbe un destino infausto.
I fondatori di Caput Mundi hanno scelto di ripubblicare gli articoli originali, senza “censure” (analisi, dati e considerazioni comprese) al solo spirito divulgativo e, in nessun modo, si vuole privare la proprietà intellettuale di nessuno.
Numerosi mezzi e tecnologie sono ancora presenti oggi nel mondo ed i fondatori, con spirito analitico e storico, hanno valutato che la pubblicazioni di alcuni articoli fosse un arricchimento per capire come certe “innovazioni” fossero percepite all’epoca.

