NarrativaScienze Sociali e Umanistiche

Capitolo VIII

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Incontro un ragazzo di Recco, che mi dice: «Sto facendo il corso piloti dell’Alitalia». Ed io: «Come si fa ad accedere?». Scrivo e mi rispondono con un bel biglietto aereo per Roma, prima selezione.

Accadeva che l’Alitalia avesse trovato il modo di farsi co-finanziare la formazione dei piloti dalla Comunità Europea, in questo modo poteva modellare i piloti a suo piacimento, senza dover riconvertire i piloti che abbandonavano l’Aeronautica militare. Mega hotel, siamo in centinaia, una bella batteria di test misti: cultura generale, capacità matematica, logica ecc. Alla fine, consegna e correzione immediata con lettore ottico.

Metà delle risposte le avevo segnate ad intuito, per cui non mi aspettavo niente di buono. Ci avevano comunicato che solo il 4% dei candidati superava le preselezioni e che di questi solo 1% arrivava in fondo al corso piloti. Iniziano a chiamare gli esclusi, arrivano alla fine della lista: «Tutti gli altri saranno convocati per la prove psicomotorie». Sono ancora in corsa.

Passa un mese, ma ho una presenza nella mente: il DC 10.

Destino vuole che fossi un appassionato di aerei, avevo acquistato l’intera enciclopedia dell’Aviazione a fascicoli. Un giorno infatti avevo visto la pubblicità alla televisione Enciclopedia MACH 1 – e dopo le Frecce tricolore che sfrecciano: una folgorazione. Quindi quando mio padre mi propose l’enciclopedia Motta, la barattai con quella dell’aviazione. La Motta era un must per i proletari, i venditori dicevano: «Signora, capisco è un po’ costosa, ma sono quattordici volumi e poi la cultura non ha prezzo», lasciando sottintendere: «Non vorrai mica che tuo figlio, faccia la tua fine, brutto straccione?».

Di nuovo in volo per Roma: sprofondato nel sedile, mi godevo l’attimo, due voli gratis e come aspirante pilota, guardavo i piloti come dire: «Collega». Sognavo quell’aquila della divisa. Prove psicomotorie: si trattava di esercizi di coordinazione (dovevi guidare su di un percorso un punteruolo che comandavi attraverso due manovelle: una determinava il movimento orizzontale e l’altra quello verticale; quando il punteruolo usciva dalla pista, che ovviamente era tortuosa, un allarme avvertiva dell’errore. Se andava bene si replicava osservando l’accrocchio riflesso in uno specchio, quindi i movimenti andavano invertiti). Prove superate!

Altro mese, altra prova, questa volta con lo psicologo. Ti mettono in una stanza vuota e bianca ed una voce ti dice «Buongiorno, ci parli di lei». Sembra semplice, ma guardare il nulla e raccontare storie che non siano un banale curriculum orale è decisamente un casino. Nella fase successiva sono insieme agli altri aspiranti, un gruppo di otto ragazzi provenienti da tutt’Italia.

Ci fanno accomodare intorno ad un tavolo con la consueta telecamera che ci spia e ci somministrano un enigma da risolvere in gruppo: “Una signora sposata si reca dal suo amante, che vive oltre un fiume; al termine dell’incontro deve ritornare, ma sul ponte c’è un assassino: la poverina chiede aiuto ad un barcaiolo, che pretende un pagamento per il transito e lei non ha denaro. Allora si rivolge all’amante, che rifiuta di aiutarla, se non permettendole di chiamare il marito.

Dunque chiede aiuto al marito che, indignato per il tradimento, le dice di arrangiarsi. La povera donna prova allora a passare e l’assassino la uccide. Domanda: stilate un ordine di colpevolezza dei protagonisti”. A questo punto succede di tutto: è colpevole Tizio, è colpevole Caio… alla fine convinco la maggioranza che il maggior colpevole è l’assassino, seguito dal marito, dall’amante e dal barcaiolo.

Uno di noi, un napoletano, è indignato, mi dice che la donna, in quanto traditrice, se lo meritava e quindi era lei la colpevole, mentre il marito, in quanto vittima era assolutamente innocente. Penso che questo sia completamente scemo e che mi sono appena liberato di un concorrente.

Arrivano i risultati, siamo passati in tre: io, un altro e… lo scemo. Beh, non male mi dico, decisamente la psicologia è una scienza esatta, già mi vedo lo scemo che pilota un aereo di linea, c’è da essere tranquilli! Cambio stanza: colloquio in inglese. La signora sta curando un bonsai, le dico che sbaglia tecnica di potatura ed il colloquio in inglese si trasforma in una discussione sui bonsai. Che ne sapevo io di bonsai?

Niente, mi ero rivenduto le esperienze di un mio amico che mi stressava con quell’inutile hobby. Grazie bonsai. Visita medica a Torino per l’idoneità al volo: idoneo. Rientro nel 4%, arriva una raccomandata: «Lei è assegnato al centro volo di Gorizia, presentarsi lunedì».

A Gorizia siamo in otto, l’ottovolante, dalle provenienze più varie: consulenti finanziari, figli di comandanti, ex cadetti di collegi militari, istruttori di surf. Gli istruttori ci tengono a precisare che siamo capitati nel centro che vanta il più alto tasso di bocciature di Italia. Il primo istruttore è un personaggio burbero, urla continuamente, l’altro, non parla mai.

Capito con il muto, si vede dal primo volo che gli sono simpatico: «Perché vuoi fare il pilota? Ci sono tanti mestieri, vedi, tu magari potresti essere un ottimo artigiano e invece no, pilota». Inizia il supplizio: test in volo quotidiano e ogni giorno mi sento dire: «Sei indietro, devi recuperare». Ed io recupero, solo che all’esercizio successivo sono nuovamente indietro; il paradosso di Achille e la tartaruga. «Non tieni i parametri». Maledetta frase, bastano pochi piedi (alcune decine di centimetri) e questo, calmo, con disprezzo, ti fa capire che non sei capace.

Alloggiavamo in un appartamento in affitto, l’Alitalia contribuiva con quattrocentomila lire a testa ma, se fossimo passati alla seconda fase di volo, le avrebbero raddoppiate.

Sarebbe seguita la famigerata terza fase ad Alghero, poi la strada finalmente sarebbe stata in discesa. Per me era una arrampicata già la prima di fase. Va bene ragazzo, ultimo appello, vola bene o sei fuori.

Decollo, sto andando da Dio, tutti i circuiti perfetti, si inizia a ballare, c’è turbolenza, dico: «Siamo in un temporale!»

«E allora? Si vola anche con la pioggia. Fammi una virata a destra: angolo di inclinazione 60° gradi, devi tenere la quota». Inizio, imposto l’angolo di virata, aumento la potenza per compensare la perdita di portanza, cerco di mantenere la quota ma l’aereo sale, lo abbasso e scende, poi risale.

Una schifezza. Atterro e conosco il verdetto: «Puoi diventare un ottimo pilota privato, ma non sei a standard Alitalia».

Saluto i ragazzi: «Dovrete trovarvi un altro nome adesso, che so: sette bello». Mi rispondono: «Saremo sempre l’ottovolante».

Seppi in seguito che il mio istruttore in passato era stato scartato alle selezioni dell’Alitalia dallo psicologo, per quanto riguarda i ragazzi, forse completarono la seconda fase a Crotone, poi finirono i fondi europei; tutti a casa.

Inizio il percorso di espiazione, accetto qualunque impiego: cameriere ai piani, lava cessi, facchino, bagnino, il tutto in contemporanea all’impiego notturno che valorizzava le mie capacità di comunicazione: il counselor per attività ludiche, praticamente un assistente sociale per i locali notturni, dove tutta quella popolazione che cercava conforto nel divertimento artificiale, andava ad affogare i propri disagi, insomma il buttafuori.

Lavoravo per una pseudo agenzia che ci organizzava le serate, trattenendosi una percentuale. La mia cultura e modi forbiti erano stati ovviamente fondamentali per la mia assunzione… infatti ero sistematicamente impiegato nei peggiori locali della città! Un giorno all’aeroporto osservo con un nodo alla gola gli aerei da turismo parcheggiati, risento le parole dell’istruttore Alitalia:

«Saresti un buon pilota privato…». Ho appena deciso di prendere il brevetto. Il costo da sostenere è enorme: circa 10 milioni di lire, che nel mio caso erano un po’ meno, venendomi considerate le ore di volo con l’Alitalia. In pratica spendo tutto il mio stipendio per volare. Mi è venuta una mezza idea di andare negli Stati Uniti a conseguire il brevetto commerciale, ma ho bisogno di molti soldi.

DONG, DONG, DONG, arrivo, arrivo…


  • Attualmente funzionario per le tecnologie del Ministero della Cultura, diver supervisor dei subacquei dello STAS (Servizio Tecnico per l'Archeologia subacquea della Liguria).
    Laurea Specialistica in "Educazione degli adulti e formazione continua" Universita di Genova, Commercial Diver (palombaro civile) e formatore degli istruttori subacquei anche per immersioni tecniche (uso di miscele respiratorie diverse dall'aria per immersioni profonde).
    Formatore di soccorso in acqua, elisoccorso e subacqueo.
    Primo capitano nella Brigata Paracadutisti Folgore con diverse missioni all'estero, per il Corpo Militare della CRI, formatore alle forze armate di MINE RISK EDUCATION ed assistenza sanitaria per incidenti da esplosioni.
    In qualità di operatore umanitario è stato logista in Somalia per l'ONG INTERSOS dove ha fatto parte del primo nucleo di sminatori umanitari Italiano.
    In ambito sportivo ex agonista di pallanuoto (due secondi posti campionato italiano under 18), membro della nazionale italiana militare per la competizione internazionale BOESELAGER CUP (gara di pattuglie esploranti internazionale) 4° posto nella NATO.
    Autore del libro "Uscita di sicurezza", vincitore di diversi riconoscimenti per romanzi.

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