Capitolo X
Lavoravo come bagnino ai bagni Marlin, sulla passeggiata di Nervi, un piccolo stabilimento con una decina di cabine, di notte locale notturno, di giorno stabilimento balneare. Mi aveva ingaggiato il gestore di una discoteca che in qualche modo era coinvolto nella società.
Lo stabilimento era frequentato oltre che dalle “signorine” del night Orchidea, che quando finivano il loro lavoro di intrattenimento… venivano a dormire sulle sdraio, da personaggi incredibili.
Uno era Pino o’pazzo, un malavitoso di mezza età, che arrivava con la fidanzata diciottenne, mi lasciava mance da capogiro a patto che ascoltasi le sue avventure erotiche della notte precedente. Venne arrestato per spaccio di droga. Il suo guarda spalle era Michele lo zingaro: sgommava in passeggiata con la sua Honda 1000, nel più totale disprezzo del codice della strada. Poi c’era Angelino Karaté, un ex nazionale di Karate, anche lui di mezza eta, con il vizio della droga dell’alcool e della prigione; sarebbe morto di lì a poco a causa della cirrosi epatica.
Non mancava poi una sorta di circo delle “signorine”, alcune delle quali prenotate da panzoni denarosi; una di loro, una brasiliana da fantascienza, si era invaghita di me. Peccato che l’avessero ingaggiata apposta per il solito panzone: «Mi dispiace, non sono finocchio, ma non voglio finire in un pilastro di un cavalcavia».
Quando potevo, per andare a volare, mi facevo sostituire da un amico bagnino: era un membro dei Cavalli marci, un gruppo comico che andava per la maggiore all’epoca; suonava il contrabbasso.
Primo volo da solo, un circuito dell’aeroporto di Genova, nessuna paura: l’istruttore in collegamento radio, bellissimo. Devo maturare 11 ore di volo solitario prima di poter chiedere l’esame, per cui, forza!
Organizzo una bella rotta: Genova, Casale Monferrato, Alessandria, Cuneo, Savona e Genova, un parallelepipedo a cavallo degli Appennini. La pianificazione è meticolosa, tutto è previsto tranne una nevicata la notte precedente. Decollo, lascio la zona di controllo di Genova, avvicinamento e mi dicono di passare su Milano informazioni; perfetto, cambio la frequenza e… Milano non mi sente. Mi alzo in quota, ora mi sente, ma mi cazzìa: sono troppo alto, interferisco con il loro traffico, ma cosa devo fare? Basso non sentono, alto non posso…
Nel frattempo tutto l’Appennino e la pianura dopo la nevicata sono una coltre bianca; io volo a vista e tutti i riferimenti sul terreno sono spariti; in quel momento: «India kilo india delta alfa, qui Milano informazioni, posizione e quota. Ho la cartina sulle gambe, devo controllare i parametri di volo, quota, velocità, direzione, capire dove sono, ed i radio fari non li prendo perché sono basso». Milano mi richiama, vorrei dir loro che mi sono perso, ma gli sparo una posizione più o meno a meta tra Alessandria e Cuneo: «Richiamare quando siete a Cuneo».
Sudo freddo vedo un paese che ha le caratteristiche di Cuneo, un fiume una chiesa, porca putt… Rotta 180°, torniamo sul mare almeno li, ho dei riferimenti: «Milano informazioni, comunicate posizione e quota». Ma perché non mi hanno dato un aereo con il trasponder? Così te la vedevi da te la posizione e la quota, stronzo.
Sto ritornando: maledizione, non ci vengo più in questi posti di merda. Guardo l’orizzonte, non vedo i monti, sono coperti di nubi, poi uno strato di sereno e sopra ancora nubi: mi sto infilando in un tramezzino scuro. La paura mi assale: come faccio a sapere quando scendere, se non so quando finiscono i monti? E poi non sono addestrato a volare in nube.
Pianifico un tempo abbondante di volo per valicare l’Appennino, mal che vada buco in alto mare. Comincio la discesa, ad un tratto una coltre bianca mi si para davanti, in nube si perde la percezione della posizione relativa, è il motivo per cui tanti bravi piloti si sono infilati in mare senza neanche accorgersene. Ed io non sono un bravo pilota. Gli occhi ruotano incessantemente sugli strumenti di bordo: orizzonte artificiale, altimetro, anemometro, la direzione.
Poi la luce; sono fuori. Mi guardo intorno, ecco le ciminiere della centrale di Vado: «Genova, avvicinamento, buon giorno».
Penso: Buongiorno a voi, che bello sentirvi, sto arrivando.
Atterro, percorro la pista ed infine parcheggio; vorrei gettarmi a terra a baciare il suolo.
Arriva il giorno dell’esame teorico: una passeggiata, è un anno che studio come un pazzo.
Esame pratico, andare da Genova ad Albenga e ritorno, ho fatto di peggio. Sono pilota privato, ora devo solo volare 12 ore all’anno per il mantenimento a duecentocinquanta mila lire l’ora di volo, non male.
DONG, DONG, DONG…



