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Norimberga, ovvero la percezione del principio legale di giustizia.

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È di questi giorni l’uscita del film “Norimberga”, incentrato sul ruolo che il numero due della Germania nazista, Hermann Göring, ebbe nel processo più celebre del XX secolo e sul rapporto che creò con lo psicologo dell’Esercito statunitense incaricato di stilare il profilo psicologico degli imputati.

Ad interpretare il celebre militare/statista/criminale è Russell Crowe, che ci dona una performance magistrale e, complice il suo amore per le amatriciane, una notevole somiglianza col personaggio storico.

Norimberga: la locandina del film del 2025.
Norimberga: la locandina del film del 2025.

Questo è il secondo film hollywoodiano incentrato su Göring. L’altro, del 2000, fu “Il Processo di Norimberga”, dove il numero due di Hitler venne interpretato da un probabilmente inarrivabile Brian Cox, accompagnato, tra gli altri, da un Christopher Plummer invecchiato meglio di un Canadian whisky e da un Michael Ironside più duro che mai.

Da notare che nel film del 2000 l’intenzione era quella di riprodurre in modo più o meno documentaristico gli eventi del Processo, ma il peso specifico sia di Göring che di Brian Cox oscurarono il resto della trama e del cast.

Il film con Russel Crowe, forse sull’esperienza di 25 anni fa, parte invece con la dichiarata volontà di scannerizzare la personalità e la strategia di difesa dell’ex capo della Luftwaffe.

Perché questa premessa cinematografica in un articolo che cercherà di valutare la solidità giuridica del Processo di Norimberga? Il motivo apparirà curioso. Poco dopo l’uscita dei vari trailer del film di Crowe l’autore del presente articolo è andato a leggere i commenti sui social e su YouTube. Poi, incuriosito, è andato a vedere anche quelli relativi al film del 2000.

Risultato? Una metà scarsa erano del tipo “Grande Feldmaresciallo”, “Il processo più farsa della storia”, “Americani merde!”, “Germania vittima della massoneria sionista”. E così via. Sorvoliamo il livello intellettivo ed umano dei cosiddetti “leoni da tastiera”, che parlano male della democrazia e degli Stati Uniti usando le libertà democratiche sui social statunitensi e che farneticano di rivoluzione ma non hanno il coraggio di contestare una multa per divieto di sosta.

Al netto di tutto questo, risulta evidente che il Processo di Norimberga (col suo fratello minore di Tokyo) non finisce di destare interesse storico, analisi tecniche e polemiche sterili.

Perché vi fu tale processo? Fu condotto in modo corretto? Fu giustizia verso dei genocidi o vendetta dei vincitori? E i vincitori hanno il diritto morale di giudicare i vinti? È possibile trarre una sintesi dalle domande precedenti?

Nelle prossime righe cercheremo di rispondere nel modo più pacato possibile.

Perché il Processo di Norimberga.

Il procedimento giudiziario più celebre del secolo scorso fu una conseguenza di due eventi che, sommatisi, cambiarono il modo occidentale di percepire la guerra, ovvero il secondo conflitto mondiale e l’Olocausto ebraico. Alla fine della mattanza le potenze democratiche (essenzialmente quelle anglosassoni più spiccioli) vollero sigillare un principio imperfetto ma sostanzialmente vero: quella delle democrazie contro il nazismo fu una guerra giusta, al netto che le democrazie, per abbattere il licantropo nazista, fossero state fortunosamente ma immoralmente alleate del vampiro comunista.

Si decise pertanto di processare ciò che restava della leadership del Terzo Reich. Da principio le opinioni furono contrastanti, ma alla fine fu determinante la posizione del Segretario alla Guerra americano Henry Stimson. Stimson si oppose alla giustizia sommaria e, da buon avvocato, insistette che i criminali nazisti (e di conseguenza giapponesi) fossero processati pubblicamente.

Una foto storica dell'aula durante il Processo di Norimberga.
Una foto storica dell’aula durante il Processo di Norimberga.

Ciò avrebbe mostrato ancor più la vastità dei loro misfatti e palesato la differenza tra le dittature e le democrazie, con queste ultime che garantiscono a chiunque un giusto processo. Il risultato furono i Processi di Norimberga e Tokyo.

Sebbene tali procedimenti siano stati viziati dalle passioni del momento, dalla stortura dei vincitori che giudicano i vinti e quello di Norimberga anche dalla farsesca partecipazione sovietica (ovvero dei genocidi che ne accusano altri) restano due fatti innegabili:

  • da quel momento fu stabilito che per determinati crimini anche le leadership nazionali possono finire al capestro, e questo è un bene;
  • i suddetti procedimenti, per quanto imperfetti, sono stati molto più equi dei processi farsa sovietici, di quello inscenato dai nazisti contro i collaboratori di von Stauffemberg o, per restare in Italia, del Processo di Verona.

Il Processo fu condotto con equità?

Questa domanda affonda le sue radici nelle righe appena lette. Con le ferite del peggior conflitto della storia umana ancora sanguinanti e con gli orrori nazisti appena scoperchiati un certo desiderio di vendetta fu inevitabile. Inoltre, i sovietici imposero fin dall’inizio il divieto agli avvocati difensori di porre questioni riguardo ad argomenti imbarazzanti come il Massacro di Katyn o il Patto Molotov-Ribbentrop: non appena un teste o un avvocato citavano tali eventi i giudici battevano i loro martelli ed imponevano il silenzio.

Similmente gli avvocati tedeschi furono ostacolati nel difendere gli imputati riguardo all’invasione nazista della Norvegia, quando tentarono di tirare in ballo il Piano R4, ovvero il mai effettuato progetto britannico di un’occupazione preventiva dello stesso Paese scandinavo. D’altro canto, l’avvocato dell’ammiraglio Dönitz sostenne con successo che la guerra sottomarina indiscriminata non poteva essere considerata un crimine, grazie all’onesta testimonianza dell’ammiraglio americano Nimitz, che dichiarò candidamente che gli Stati Uniti avevano usato la stessa strategia contro il Giappone.

Ma chi furono i giudici (limitandoci ai principali e sorvolando sui supplenti) che giudicarono i nazisti?

Al centro della foto, con gli occhiali, il giudice britannico Geoffrey Lawrence.

Il Regno Unito scelse Geoffrey Lawrence, avvocato dal 1906, giudice dal 1922, Lord Giudice d’Appello d’Inghilterra e Galles dal 1944 e noto per aver sempre evitato le sentenze sensazionaliste.

Gli Stati Uniti nominarono Francis Beverley Biddle, segretario privato di un giudice della Corte Suprema dal 1911 al 1912, avvocato per i successivi 27 anni, assistente del procuratore generale del Distretto della Pennsylvania orientale dal 1922 al 1926, presidente del National Labor Relations Board (agenzia governativa che si occupa di diritto del lavoro) dal 1934 al 1939, membro di una Corte d’Appello Federale nel 1939, Procuratore Generale degli Stati Uniti dal 1940 al 1941.

Francis Beverley Biddle in una foto dell'epoca.
Francis Beverley Biddle in una foto dell’epoca.

Durante la guerra, malgrado alla Casa Bianca sedesse Roosevelt, non esitò a processare per sedizione 29 membri del Partito Socialista dei Lavoratori, una formazione trozkista. Inoltre, si oppose all’internamento dei nippoamericani e sostenne i diritti civili degli afroamericani. A questo punto, nel 1945, il neo-Presidente Truman lo scelse per rappresentare gli USA a Norimberga.

La Francia dal canto suo inviò Henri Donnedieu de Vabres, laureato in lettere con dottorato in giurisprudenza, stimato autore di testi legali, professore per trent’anni di diritto penale all’Università di Parigi, che nel 1928 pubblicò “Principi moderni di diritto penale internazionale”, nel quale profetizzò correttamente che i diritti penali nazionali si sarebbero progressivamente uniformati tra loro (ovviamente nel campo delle democrazie).

Henri Donnedieu de Vabres
Henri Donnedieu de Vabres

Infine, il Governo francese lo nominò presidente della commissione incaricata della revisione del codice di procedura penale. Come si vede, a differenza dei colleghi anglosassoni, Donnedieu de Vabres non era un giudice di carriera (forse perché in quel momento sarebbe risultato difficile trovare un magistrato che non aveva giurato fedeltà al regime di Vichy, cosa che avrebbe generato imbarazzo), ma si trattava comunque di un esperto di diritto. Inoltre,

Donnedieu de Vabres a Norimberga dimostrò di essere veramente al di sopra di ogni sospetto: pur appartenendo ad una Nazione che aveva sofferto molto di più di Stati Uniti e Regno Unito (e molto di meno dell’URSS) si oppose all’accusa di crimini contro la pace, ritenendo il concetto troppo ampio ed impreciso per essere utilizzato in un processo che avrebbe stabilito dei precedenti storici.

Allo stesso tempo protestò contro la condanna del generale Jodl, dichiarando che la condanna di un soldato di carriera senza alcuna appartenenza al partito nazista costituiva un errore giudiziario. Comunque la si pensi su tali argomenti è innegabile che la Francia scelse un giudice di assoluta onestà e cristallino rigore morale.

E l’Unione Sovietica? I comunisti per giudicare i nazisti inviarono Iona Timofeevich Nikitchenko. Combattente della Guerra Civile Russa, nel 1920 fu vicepresidente di una corte militare bolscevica in pieno conflitto (di cui possiamo immaginare il livello degli interrogatori…). Nel 1924 fu nominato membro del Collegio del Tribunale Militare del Distretto Militare di Mosca e nel 1928 si laureò in giurisprudenza all’Università di Mosca. In breve, fu giudice per 8 anni senza nemmeno avere la laurea in legge. Ma il meglio sta per arrivare.

Timofeevich Nikitchenko
Timofeevich Nikitchenko

Tra il 1936 ed il 1938, in qualità di vicepresidente del Collegio militare della Corte Suprema dell’Unione Sovietica, Nikitchenko presiedette alcuni dei famigerati processi stalinisti durante le Grandi Purghe, tra cui quelli che condannarono Kamenev e Zinoviev. Da notare che in tali “processi” spesso la difesa si associava all’accusa nel chiedere la pena di morte degli imputati. Con questo brillante curriculum venne scelto da Stalin per rappresentare il paradiso socialista in quello che avrebbe potuto essere un esempio di giustizia storica.

E bisogna dire che Nikitchenko, per sua fortuna, non deluse le aspettative del padrone. Infatti, ancor prima della convocazione del Tribunale, dichiarò “Abbiamo a che fare qui con i principali criminali di guerra che sono già stati condannati e la cui condanna è già stata annunciata dalle dichiarazioni di Mosca e Crimea da parte dei capi dei Governi Alleati… L’idea di base è quella di garantire una punizione rapida e giusta per il crimine.

Viene da chiedersi se dietro a questo concetto comunista di giustizia ci fossero i concetti espressi nelle XII Tavole o nell’Habeas Corpus… Ma la perla di saggezza sovietica regalataci da Nikitchenko, e che non necessita di commenti, fu “Se… il giudice dovesse essere imparziale, ciò porterebbe solo a ritardi inutili.

Tali posizioni degne del romanzo di George Orwell “1984” (che non a caso si ispirò all’URSS) ebbero tuttavia l’effetto positivo di rendere la posizione sovietica insostenibile, se non ridicola, e far sì che i tre giudici figli delle rispettive democrazie agissero di concerto, mettendo quasi sempre in minoranza il loro pittoresco “collega”. Pertanto, quando Nikitchenko si oppose alle tre assoluzioni (Hjalmar Schacht, Franz von Papen e Hans Fritzsche) dovette ingoiare il rospo.

Alcuni membri della giuria già citati ed altri comunque protagonisti del processo.
Alcuni membri della giuria già citati ed altri comunque protagonisti del processo.

Capita l’antifona divenne più elastico nei confronti di Rudolf Hess: all’inizio aveva chiesto la pena di morte, ma di fronte all’opposizione dei giudici occidentali votò l’ergastolo onde evitare un compromesso ancora più al ribasso.

Chicca finale? Nikitchenko nella sua carriera non aveva mai scritto una relazione di minoranza, cosa impensabile nei processi farsa sovietici, pertanto, nella stesura del suo dissenso dovette farsi assistere da William Norman Birkett: il giudice supplente britannico! Sarebbe divertente poter conoscere i pensieri che frullarono nella testa di Sir Norman, primo Barone di Birkett, riguardo ad un “giudice” stalinista che non conosceva nemmeno gli elementi del Diritto.

Chi scrive ritiene che il “Sir” abbia provato quella curiosità affascinata che si prova la prima volta che si osserva un gorilla adulto, forte e degno di rispetto, ma pur sempre un gorilla. Il tutto condito da quella spocchia imperiale britannica che nella storia ha dimostrato di avere anche qualche motivazione…

Giustizia verso dei genocidi o vendetta dei vincitori?

Questa domanda è la meno tecnica e forse la più difficile, in quanto per metà entra nel campo degli umani sentimenti. I nazisti oggettivamente commisero crimini abominevoli nella qualità ed immensi nella quantità. Questo è un fatto.

Il problema è che li commisero in gran parte contro quei popoli che poi si trovarono a giudicarli. Costoro, inevitabilmente, erano desiderosi anche di vendetta. A cominciare dai sovietici, che tra i quattro giudicanti furono quelli che per mano nazista pagarono il prezzo umano più atroce. Tuttavia, abbiamo visto che le tre democrazie occidentali imposero un livello di legalità non vendicativa perlomeno sufficiente.

Pertanto, possiamo dire che la volontà di giustizia di Stati Uniti, Regno Unito e Francia fu sostanzialmente rispettata, seppur distorta dalle inevitabili passioni dovute alla freschezza delle oscenità naziste. I sovietici al contrario la giustizia in 69 anni di storia non l’hanno mai presa in considerazione, ma nel caso specifico di Norimberga avevano tutto il diritto di chiedere una vendetta cieca ed implacabile, poiché per mano dei nazisti avevano subito perdite umane e materiali che, per numeri e crudeltà, l’Occidente ad oggi stenta ancora ad immaginare.

Vincitori che giudicano i vinti?

“Vincitori e vinti” è il titolo di un fondamentale film del 1961 avente un cast stellare, in cui si ripercorre in modo fantasioso ma assolutamente realistico il Processo ai Giudici, uno dei cosiddetti Processi Secondari di Norimberga. Il titolo del film riassume uno dei temi che più assillano coloro che tentano di dare un giudizio all’evento che moralmente chiuse la Seconda Guerra Mondiale: i vincitori hanno il diritto legale di giudicare i vinti o un tale giudizio è solo un altro arbitrio figlio della forza?

La locandina italiana del film “Vincitori e vinti”.

Fatto è che all’epoca non vi erano precedenti legali in tal senso. Napoleone fu il primo statista sconfitto verso il quale si propose, blandamente, un processo per i suoi crimini veri o presunti. Non se ne fece nulla, dal momento che il figlio della rivoluzione divenuto imperatore aveva sì dato fuoco all’Europa, ma lo aveva fatto restando nei canoni della morale della sua epoca e guidato da un genio riconosciutogli anche dai suoi peggior detrattori.

Inoltre, da bravo parvenu, l’ex giacobino Bonaparte appena poté si unì in matrimonio con la Casa d’Asburgo. Ciò lo rese parente acquisto di una delle dinastie più prestigiose del mondo. Non solo il detto “cane non mangia cane” tra i sangue blu vale doppio, ma il fatto stesso che un ex protetto di Robespierre avesse fatto carte false per farsi introdurre tra la vera nobiltà rappresentava per quest’ultima una delle maggiori vittorie. Pertanto, l’esilio fu giustamente reputato sufficiente.

Le cose cominciarono a cambiare con la Prima Guerra Mondiale. Durante dopo la mattanza ci furono diverse voci, tra cui quella del Premier britannico Lloyd George, che chiesero di processare ed impiccare parte della leadership tedesca, a cominciare dal Kaiser. Anche in questo la decisione di soprassedere fu saggia, poiché se è vero che la Germania guglielmina ebbe molte colpe di natura geopolitica è altresì vero che in tale conflitto i tedeschi non si comportarono tanto diversamente dai loro avversari. Inoltre, la Grande Guerra fu una guerra causata dalla frizione di vari nazionalismi tossici, non da ideologie forti tipiche degli anni successivi. E quando si parla di nazionalismi chi è senza peccato scagli la prima pietra…

L’unico evento che si avvicinò concettualmente a quello che sarebbe stato il Processo di Norimberga fu, non a caso, il tentativo di assicurare alla giustizia l’ex leadership turca ottomana che si era macchiata del Genocidio Armeno. Tuttavia, le Potenze dell’Intesa (Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti) per varie e complesse ragioni non se la sentirono di ergersi a “giustizieri del mondo”, limitandosi ad imporre al Governo turco una serie di processi contro alcuni dei carnefici del popolo armeno. Neanche a dirlo: le sentenze furono poco più che simboliche.

L'annuncio del verdetto del processo di Norimberga sulla copertina del New York Times del 1 ottobre 1946.
L’annuncio del verdetto del processo di Norimberga sulla copertina del New York Times del 1 ottobre 1946.

Il caso turco-armeno era pertanto l’unico debolissimo precedente di diritto internazionale da cui i vincitori del 1945 potevano trarre ispirazione. Ma i crimini nazisti provocarono il cambiamento di paradigma.

Le guerre d’aggressione fanno parte della natura umana, ma stavolta i nazisti le condussero sotto l’ombrello di un’ideologia forte. I massacri e persino il genocidio erano tutt’altro che una novità storica, ma i nazisti compirono i loro (soprattutto l’Olocausto) con tre innovazioni: la suddetta giustificazione data dall’ideologia (vera religione laica post hegeliana), la scientificità nella catena di montaggio della morte (figlia della natura meticolosa e disciplinata dei tedeschi) ed il fatto che in pieno XX secolo tutto ciò fosse stato perpetrato non nello sperduto Congo Belga, ma in Europa (allora il continente più colto e civilizzato del pianeta).

Tutto questo convinse le potenze che sconfissero il Terzo Reich che la leadership nazista dovesse essere processata. Decisione sporcata da ipocrisie e compromessi, ciononostante giusta.

Sintesi: come giudicare il giudizio?

Nel nostro excursus abbiamo visto quali furono i cardini del Processo di Norimberga. Fu un atto di giustizia? O piuttosto di vendetta? O una pura e semplice buffonata dove le democrazie ipocrite andarono a braccetto con la tirannia comunista?

A 80 anni di distanza da tali eventi crediamo sia finalmente possibile emettere un verdetto definitivo.

Alla luce degli oggettivi e conclamati crimini nazisti il Processo di Norimberga fu un’azione dovuta, che ebbe per di più il merito di stabilire un precedente: in linea di principio vi sono colpe per le quali anche le leadership nazionali possono essere processate. Tale vittoria del Diritto fu macchiata da due difetti, uno sopportabile e l’altro più grave.

Quello sopportabile si riferisce al fatto che le tre democrazie vincitrici avrebbero potuto nominare un collegio giudicante composto da giudici di tre Paesi democratici, ma neutrali. Candidati perfetti sarebbero stati uno svizzero, un irlandese ed uno svedese. Ciò avrebbe risparmiato la critica dei vincitori che accusano i vinti, ma si tratta di una polemica sterile. In primo luogo, le Potenze vincitrici sarebbero state in grado di influenzare le decisioni dei giudici dei piccoli Paesi neutrali, forse anche più di quelle dei membri delle proprie magistrature indipendenti. In secondo luogo, i giudici britannico, statunitense e francese dimostrarono, piaccia o non piaccia, un senso della legge superiore a quello della vendetta.

Caricatura degli imputati e dell'attesa sentenza di Norimberga realizzata dagli artisti sovietici noti come Kukryniksy: Porfiry Krylov, Mikhail Kupriyanov e Nikolai Sokolov.
Caricatura degli imputati e dell’attesa sentenza di Norimberga realizzata dagli artisti sovietici noti come Kukryniksy: Porfiry Krylov, Mikhail Kupriyanov e Nikolai Sokolov.

Il secondo difetto di Norimberga invece è più grave. Parliamo della presenza dei sovietici sul bancone giudicanti. Nazismo e comunismo con le rispettive dittature non avevano niente da invidiarsi. Se nell’Olocausto il Terzo Reich assassinò 6 milioni di ebrei, nell’Holodomor l’Unione Sovietica sterminò 7 milioni di ucraini. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Inoltre, dal settembre 1939 al giugno 1941 Hitler e Stalin furono alleati ed insieme si spartirono l’Europa centro-orientale. La Grande Alleanza tra Occidente ed URSS non fu che una necessità bellica contingente.

Distrutto il nazismo e con la Guerra Fredda de facto incominciata le tre democrazie occidentali avrebbero dovuto essere più coraggiose ed allestirsi da sole il Processo, senza la presenza immorale ed imbarazzante dei comunisti. Del resto, la stragrande maggioranza degli imputati era nelle mani degli angloamericani, cosa che avrebbe lasciato ai russi solo dei pesci piccoli per i loro processi farsa in stile sovietico.

Quindi? Quindi, in sintesi, il Processo di Norimberga fu un atto di giustizia che i due difetti descritti resero zoppo, ma senza per questo impedirgli di camminare con le sue gambe.

  • Laureato in Storia, autore di saggi storici e di svariati articoli di storia ed analisi geopolitica.
    Fondatore del blog "Caput Mundi", coordinatore sezione "Storia" e "Geopolitica" russa ed anglosassone.

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