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Viaggiare, raccontare, connettere

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Giovy Malfiori, pioniera del turismo digitale si racconta

Dall’epoca dei modem lenti ai social network, l’intervista a Giovy Malfiori, una delle prime blogger di viaggi in Italia che ha insegnato a raccontare il mondo online.


Sei stata una delle prime blogger di viaggi e turismo in Italia. Il tuo blog Emotion Recollected in Tranquillity “Emozioni riportate alla mente con tranquillità” dice già molto di te e sul tuo modo di pensare al viaggio. Vuoi raccontarci la tua storia e la tua filosofia?

Emotion Recollected in Tranquillity è un concetto nato dalla mente di William Wordsworth[1], poeta che amo moltissimo e che mi ha ispirato più di un viaggio in Gran Bretagna.

Come molte persone, ho tenuto (e tengo) diari cartacei scritti fin dai tempi dell’infanzia. Questi hanno sempre fatto da custodi a pensieri che raccontavano il mondo che vedevo con i miei occhi, prima di bimba e poi di adolescente, per approdare alla visione della donna che sono.

Mi sono sempre resa conto di fare delle esperienze e di riuscire a raccontarle a dovere una volta tornata a casa e raccolta, tra me e me, in un momento di tranquillità. Non ho amato l’immediatezza che sa di cronaca (per quanto nobile e rispettabile) ma la riflessione che rende personale anche la visione di un luogo noto agli occhi di tutto il mondo. Non ho mai saputo come chiamare questa mia attitudine finché non ho “incontrato” William Wordsworth e quelle sue parole, mentre ero al liceo.

Quando iniziai a scrivere il mio blog, nel 2011, mi chiesi come poter essere totalmente io. La risposta fu proprio in quella visione. Il mio blog nacque proprio per il mio desiderio di raccontare la Gran Bretagna fuori Londra. Gironzolando in rete, mi ero resa conto della grande quantità di consigli su Londra e su come affrontare la capitale britannica. Poco o nulla si diceva del resto della Gran Bretagna. Così, mi ispirai a colui che alla sua epoca fu un vero e proprio wanderer e storyteller a modo suo. Il blog è cresciuto davvero molto negli anni e gli argomenti sono aumentati, anche se la Gran Bretagna resta ancora uno dei soggetti principali.

A questo si è aggiunta la mia visione da appassionata di storia. Il mio percorso di studi mi ha portato ad abbracciare la storia contemporanea. Col tempo, ho capito che l’amore per la storia è intriso nel mio modo di viaggiare. Così come lo sono la letteratura e la musica: dalla classica fino al rock, mia grande passione. Ho studiato e studio tanto per poter comprendere il mondo e raccontarlo come dico io.


Perché il blog? Secondo te qual è l’importanza di questo strumento? Quali sono le evoluzioni (o involuzioni) che prevedi?

Viviamo in un mondo in cui l’immediatezza, sia della creazione che della fruizione di un contenuto, stanno quasi governando il modo di vedere le cose. Io ho quasi 48 anni e sono fiera di aver vissuto l’epoca in cui le serie tv si chiamavano telefilm e occorreva attendere una settimana per vedere una puntata nuova, con un sacco di pubblicità in mezzo.

Amo scrivere e trovo che la scrittura sia qualcosa di eterno: i numeri del blog lo testimoniano. La gente che legge c’è ed è soprattutto la mia Generazione X a farlo. Sono molto felice che nascano nuovi modi di comunicare ma sono comunque convinta che la scrittura resti qualcosa di universale. Un blog, secondo me, ha ancora perfettamente senso perché la necessità di approfondire c’è e leggere è l’unica risposta.

Un reel può farti dire “ah, che roba interessante” ma, a meno che non lo si salvi, 24 ore dopo sarà già sostituito da un altro “ma che bello” e così via. Per quanto anche l’Intelligenza artificiale stia cambiando in parte la scoperta di un contenuto in rete, ciò che è scritto è ciò che verrà notato per primo.

Ovviamente, è necessario essere capace di trovare anche nuovi modi di supportare la propria produzione di contenuti scritti: io, per esempio, uso molto Instagram (soprattutto le stories) e non mi sembra vero quando mi viene detto “ti ho scoperta su Instagram e ora ti leggo sul blog”.

I media sono molti: il segreto sta nel capire quale sia il luogo giusto per la propria voce e fare tesoro degli altri spazi per rimarcare la propria presenza. Il mio luogo sono le parole: scritte sul blog; parlate nel podcast.


Ognuno ha dei luoghi del cuore. Al di là dell’aspetto professionale, quali sono i tuoi e perché?

Come dicevo prima, la Gran Bretagna è una seconda casa per me e ne sono davvero felice. Uno dei miei luoghi del cuore è un microscopico paese del Galles che si chiama Aberdaron. Un giorno, parlando con una signora gallese dicendole che sarei andata là, lei mi disse: “The world at the end of the world”. E fu così. Il Galles, in generale, è un luogo che mi parla in modo speciale. Ad Aberdaron ci sono una chiesa, due pub con alloggi, qualche casa, una sorta di edicola e un panificio. Tutto questo a pochi passi da una spiaggia meravigliosa, sempre sferzata dal vento. In estate c’è gente ma è quando tutti vanno via che inizia la magia.

A pari merito, però, metto un posto, sempre in Gran Bretagna, ma totalmente opposto come immagine: Manchester. Non c’è città al mondo che mi faccia più felice. La conobbi per caso non so quanti anni fa. Ho perso il conto, a oggi, dei viaggi fatti in quel posto. E non è solo un fatto di musica, dato che amo molto della musica nata là, non solo gli Oasis. Non è di certo una questione di calcio, visto che è uno sport che non seguo.

È proprio un fatto di cuore.

Quando sono là, il mio diventa più grande. Manchester è una città di cultura: custodisce la più antica biblioteca pubblica di lingua inglese al mondo (la Chetham Library) ed è anche la città di persone dall’immenso impatto sulla nostra contemporaneità come Emmeline Pankhurst[2], colei che viene considerata la prima suffragetta della storia. Manchester è la città che più rende omaggio ad Alan Turing[3], uomo a cui dobbiamo tutti tantissimo.


Molti non ci fanno caso ma l’industria del turismo ha un fortissimo impatto sull’ambiente naturale, sociale ed economico. Tanto è vero che si parla sempre più spesso di sovraccarico turistico e dei fenomeni di aperta ostilità da parte dei residenti verso i turisti. Come pensi che si evolverà la situazione? Quali rimedi possono essere messi in atto per trovare un compromesso tra il diritto di viaggiare e di visitare luoghi e il diritto alla riservatezza, alla tranquillità dei residenti e alla salvaguardia delle località?

Sinceramente, non vedo la situazione molto rosea perché a fare da controparte a molti viaggiatori curiosi e sempre più consapevoli ci sono tantissime persone che amano seguire solo il trend. Lo si vede anche dai contenuti in rete: ci sono video di content creator diversi che, però, sembrano delle fotocopie. Tutto fatto per cavalcare l’algoritmo. Quando dico “content creator” intendo creatori in generale: da chi scrive a chi fa podcast, fino agli esperti di reel e video.

A costo di sembrare antipatica, mi sento di dire che molta della responsabilità di fenomeni come l’overtourism sia di chi scrive o pubblica contenuti sui luoghi turistici. Compresi, spesso, uffici stampa ed enti ufficiali che non osano mai uscire dal seminato (o non possono farlo, va detto anche questo) e raccontare luoghi diversi. “Ah, ma il grande pubblico vuole questo” è la spiegazione. Spesso, basterebbe chiedersi se il grande pubblico, invece, non conosca nulla diverso perché non gli è mai stato raccontato. Non tutti a questo mondo hanno l’indole dell’esploratore. E ci sta. Però la curiosità è umana e va alimentata.

Oltre a questo, trovo spesso omesse molte informazioni fondamentali su alcune località. Lo si fa, talvolta, appellandosi al buon senso dei viaggiatori ma, per come la vedo io, non va mai dato per scontato nulla. Poi, accadono fatti come i turisti in scarpe di tela sul Monte Bianco o gente che pensa che girare una cittadina medievale con i tacchi sia un’ottima idea, perché così si scattano foto più stilose. Personalmente, da un paio d’anni a questa parte, non cammino più bene come un tempo per un problema di salute avuto nel 2023.

Questo non mi impedisce di viaggiare ma sono più attenta alle difficoltà che chiunque potrebbe incontrare lungo il percorso, per mille motivi diversi: perché spinge un passeggino con un bimbo o perché, un mese prima di un viaggio, si è slogato una caviglia e ha bisogno di stare attento. Io scrivo sempre cose come “non pensate di arrivare lì in infradito” ma noto che non sono informazioni molto comuni da trovare.

I rimedi per tutto questo sono bipartisan. Dal lato di chi comunica, essere più pronti a fornire maggiori informazioni spesso date per scontate. Dal lato di chi viaggia, occorre prendersi delle grandi responsabilità: i luoghi, fatti di panorami e persone, che ci accolgono meritano rispetto.


Oltre che grande viaggiatrice sei una persona di tanti e vari interessi. Hai lanciato da non molto un tuo magazine: Citofonare: Giovy, cito le tue parole: “Uno spazio dove le parole sono importanti, le Rivoluzioni sono di casa e dove rock, letteratura, storia e mondo Nerd vivono assieme. Direi uno spazio dove la Giovy rimane la seria professionista che è, ma mette in mostra la sua anima e i suoi pensieri. Che bisogno c’è al giorno d’oggi di sensibilità e di autenticità?

Sul mio blog, c’è sempre stato uno spazio dove racconto quelli che chiamo “i fattacci miei da pucciare nel latte alla mattina”. Il mio blog sono io e, come tale, non posso tirarmene fuori del tutto. E nemmeno voglio. Scrivere è la mia terapia: mi aiuta a riordinare le idee e, spesso, ho lasciato andare le dita sulla tastiera per mia necessità, pubblicandone poi il risultato. Chi mi legge, ha sempre adorato quelle mie pagine così personali.

Tempo fa, mi sono davvero resa conto quanto questo mondo abbia intrapreso la strada del “ramengo”. “Andare a ramengo” è un termine molto comune in Veneto, dove sono nata e cresciuta, e significa andare a male, fondamentalmente. I fatti di attualità che scatenavano in me pensieri di ogni tipo erano tanti. Un blog incentrato sul viaggio non era il luogo consono per parlarne.

Per questo è nato Citofonare: Giovy. Io mi reputo una nerd: una di quelle bimbe cresciute a pane e Bim, Bum, Bam negli anni ’80, guardando Anime giapponesi che ora non si potrebbero nemmeno nominare. Nutro ancora la mia vita di tante passioni che ora sono considerate Pop Culture.

Quello spazio è la mia tela bianca dove posso scrivere e pubblicare ciò che mi passa per la testa, sia che voglia commentare una puntata di una serie tv di fantascienza di qualche anno fa oppure che io voglia elogiare le principesse guerriere, nate dalla testa di George Lucas[4] o Leiji Matsumoto[5], che mi hanno dato un forte imprinting quando ero piccola.


Dì quello che vuoi…

Approfitto di questo spazio, innanzitutto per ringraziare Caput Mundi per avermi voluta intervistare. È bello raccontarsi liberamente a qualcuno e mi ha fatto proprio bene.

In secondo luogo – e qui schiero l’artiglieria pesante – vorrei citare Dante per far sì che il mondo torni a ragionare un po’ prima di intraprendere azioni importanti, come lo è il viaggio. Quando viaggiamo spostiamo noi stessi ma, allo stesso tempo, sporchiamo il mondo in qualche modo, impattiamo – come dicevamo – sui luoghi che visitiamo. Per quanto poco, lasciamo tracce di noi ovunque: un’impronta nel fango di un sentiero o la nostra immagine negli occhi di qualcuno che incrociamo per strada.

Basta viaggiare “a caso” Scegliete dove andare e non andateci solamente perché fa figo o lo dice qualcuno.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza


Note:

[1] William Wordsworth (Cockermouth, 7 aprile 1770– Rydal Mount, 23 aprile 1850) è stato un poeta inglese.

Assieme a Samuel Taylor Coleridge è ritenuto il fondatore del Romanticismo e soprattutto del naturalismo inglese.

[2] Emmeline Pankhurst (Manchester, 15 luglio 1858 – Hampstead, 14 giugno 1928), è stata un’attivista e politica britannica che guidò il movimento delle suffragette del Regno Unito

[3] Alan Mathison Turing (Londra, 23 giugno 1912 – Wilmslow, 7 giugno 1954) è stato un matematico, logico, crittografo e filosofo britannico, considerato uno dei padri dell’informatica e uno dei più grandi matematici del XX secolo. Durante la seconda guerra mondiale, sviluppò una macchina in grado di decodificare i messaggi cifrati dalla macchina crittografica Enigma tedesca.

[4] George Walton Lucas Jr. (Modesto, 14 maggio 1944) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico statunitense.È famoso per essere il creatore delle saghe cinematografiche di Guerre stellari e Indiana Jones.

[5] Leiji Matsumoto Kurume, 25 gennaio 1938 – Tokyo, 13 febbraio 2023), è stato un fumettista e animatore giapponese.

  • Nato a Milano nel 1959. Laureato in Lingue e letterature della Scandinavia; giornalista professionista; fondatore del Magazine online www.svizzeramo.it e autore dei libri "Norvegia" (White Star. 2014) ed "Enigma Svizzera" (Infinito Edizioni, 2024).
    Si occupa di viaggi e turismo, in particolare in Europa.

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  • Classe 1978, è nata e cresciuta nell'Alto Vicentino, all'ombra delle Piccole Dolomiti e dei monti della Lessinia.
    Gira il mondo da quando ha imparato a camminare, grazie alla sua famiglia sempre un po' vagabonda. Ha vissuto in Svizzera per circa 8 anni e, successivamente, ha fatto della provincia di Modena la sua casa.
    Le piace definirsi come "Una che scrive. perché è per davvero, ciò che sono”. Nelle parole, nella Storia, nei libri e nella musica e quello che è. Come direbbe Walt Whitman, "Tutto il resto l'ho scordato".
    Professionalmente, scrive e traduce in varie lingue. Collabora con enti del Turismo, uffici stampa e aziende di vario genere.
    I suoi blog:
    - Emotion Recollected in Tranquillity
    - Citofonare: Giovy

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