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Yemen: la contesa tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita

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Lo stallo

Martedì 30 dicembre gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato il ritiro delle proprie forze militari dallo Yemen, una decisione che rappresenta un passaggio rilevante nel contesto della guerra civile in corso nel paese dal 2014. Il conflitto, dopo anni di combattimenti intensi, si trovava da circa tre anni in una fase di sostanziale stallo. L’annuncio emiratino arriva al termine di una crescente tensione diplomatica e politica con l’Arabia Saudita, alleato chiave nel sostegno al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, ma oggi sempre più in disaccordo su strategie ed alleanze locali. La frattura tra i due paesi rischia di indebolire ulteriormente il fronte governativo e di accentuarne le divisioni interne.

Lo Yemen e le sue principali città.
Lo Yemen e le sue principali città.

La contesa

Alla base dello scontro vi è il sostegno fornito dagli Emirati al Consiglio di Transizione del Sud (STC)[1], movimento separatista attivo nel sud dello Yemen. Sebbene formalmente inserito nello schieramento che combatte i ribelli Houthi, all’inizio di dicembre lo STC ha lanciato una rapida offensiva contro le forze governative appoggiate da Riyadh, riuscendo a prendere il controllo di diverse province meridionali. Le richieste avanzate dal governo yemenita e dall’Arabia Saudita affinché tali territori venissero restituiti sono rimaste senza esito.

La situazione sul terreno riflette una frammentazione profonda del paese. Le aree sotto il controllo dello STC comprendono ampie zone del sud, incluse regioni strategiche per la produzione di petrolio. La capitale Sana’a è invece dal 2014 nelle mani degli Houthi[2], che controllano anche le regioni più densamente popolate dello Yemen. Le forze fedeli al governo internazionalmente riconosciuto mantengono il controllo di altre porzioni del territorio, ma in un contesto sempre più segnato da rivalità interne ed alleanze contrastanti.

Non sono stati resi noti né i tempi né la consistenza del ritiro delle forze degli Emirati Arabi Uniti dallo Yemen. Abu Dhabi aveva già ridotto in modo significativo la propria presenza militare nel 2019, dopo aver partecipato dal 2015, al fianco dell’Arabia Saudita, alle operazioni contro i ribelli Houthi. Negli anni successivi era rimasto nel paese solo un contingente limitato, ufficialmente impegnato in attività di contrasto al terrorismo.

Secondo il ministero della Difesa emiratino, la scelta di lasciare il paese sarebbe maturata in modo autonomo; la decisione viene collegata al deterioramento delle relazioni con Riyadh e con l’esecutivo yemenita, che avevano rivolto un ultimatum agli Emirati accusandoli di appoggiare i separatisti del sud.

L’inasprimento della tensione

La tensione è emersa apertamente martedì 30 dicembre, quando l’Arabia Saudita ha colpito per la prima volta infrastrutture riconducibili allo Southern Transitional Council (STC). L’aviazione saudita ha bombardato il porto di Mukalla[3], affermando di aver distrutto un carico di armi proveniente dagli Emirati e precisando che l’operazione non ha provocato vittime. Abu Dhabi ha respinto l’accusa, sostenendo si trattasse di materiali destinati esclusivamente alle proprie truppe e non ai gruppi separatisti.

Le principali suddivisioni dello Yemen e l'area sotto il controllo Houthi.
Le principali suddivisioni dello Yemen e l’area sotto il controllo Houthi.

Si è trattato del primo attacco aereo ufficialmente rivendicato dal governo saudita contro obiettivi legati all’STC, che tuttavia ha denunciato anche altri due bombardamenti, avvenuti venerdì 26 dicembre nella provincia orientale di Hadramaut[4].

L’attacco è stato accompagnato da una presa di posizione particolarmente dura da parte dell’Arabia Saudita nei confronti degli Emirati Arabi Uniti. Per la prima volta, Riad ha attribuito in modo esplicito ad Abu Dhabi la responsabilità di aver sostenuto l’offensiva del Consiglio di transizione del Sud (STC), accusandola di aver alimentato tensioni e divisioni interne. Il ministero degli Esteri saudita ha definito l’operazione una minaccia diretta alla sicurezza nazionale del Regno ed alla stabilità dello Yemen, affermando di essere pronto ad adottare tutte le misure necessarie per contrastare e neutralizzare tale rischio.

Il governo yemenita ha revocato l’accordo di cooperazione in materia di sicurezza con Abu Dhabi e proclamato lo stato di emergenza per un periodo di 90 giorni[5].

L’STC ha respinto integralmente i provvedimenti adottati contro di esso, definendoli decisioni unilaterali e prive di un solido fondamento giuridico. Formalmente, il movimento separatista mantiene ancora una propria rappresentanza all’interno dell’esecutivo, un governo già segnato da profonde divisioni interne e dalla presenza di una componente politicamente vicina agli Emirati Arabi Uniti.

Il gruppo ha iniziato ad agire come un’autorità alternativa, strutturandosi di fatto come un governo ombra. L’obiettivo dichiarato è il ripristino dell’indipendenza dello Yemen del Sud, entità statale esistita tra il 1967 e il 1990[6], della quale il movimento ha ripreso anche i simboli, a partire dalla bandiera.

Bandiera dello Yemen del Sud.
Bandiera dello Yemen del Sud.

Conseguenze della guerra in Sudan?

Secondo diverse ricostruzioni dei media internazionali, il rapido deterioramento della situazione sarebbe collegato ad un altro conflitto regionale, quello in corso in Sudan, nel quale Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita risultano coinvolti su fronti contrapposti. Gli Emirati vengono indicati come sostenitori delle Rapid Support Forces[7], nonostante le smentite ufficiali di Abu Dhabi: su questo punto circolano anche forti sospetti riguardo alla fornitura di droni esplosivi al gruppo paramilitare. Le Rapid Support Forces sono infatti impegnate in una guerra contro l’esercito regolare sudanese, che a sua volta riceverebbe l’appoggio dell’Arabia Saudita.

La bandiera delle RSF.
La bandiera delle RSF.

Il tema del Sudan ed il ruolo delle Rapid Support Forces sarebbero stati affrontati apertamente dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nel corso di un incontro con il presidente statunitense Donald Trump, avvenuto lo scorso novembre. Stando a quanto riferito da fonti citate da Reuters[8], queste dichiarazioni avrebbero irritato profondamente gli Emirati Arabi Uniti, contribuendo ad acuire le tensioni tra i due Paesi.

Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita rientrano entrambi nel sistema di alleanze degli Stati Uniti, che hanno lasciato trapelare una certa apprensione per l’evoluzione della situazione. In questo contesto, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto colloqui telefonici separati con i ministri degli Esteri dei due paesi, a conferma dell’attenzione di Washington verso le dinamiche in corso.

La suddivisione della Somalia con Puntland e Somaliland.
La suddivisione della Somalia con Puntland e Somaliland.

Le divergenze tra Abu Dhabi e Riad, tuttavia, non si limitano al dossier sudanese; i due paesi da tempo coltivano interessi spesso divergenti anche su altri scenari regionali. L’Arabia Saudita ha guardato con sospetto alla decisione degli Emirati di normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele, mentre questi ultimi non hanno espresso obiezioni al recente riconoscimento formale del Somaliland da parte dello Stato israeliano[9], assumendo una posizione diversa rispetto a quella adottata dalla maggior parte dei paesi della regione.


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_di_Transizione_del_Sud#:~:text=Il%20Consiglio%20di%20Transizione%20del,nella%20parte%20meridionale%20dello%20Yemen.

[2] https://www.agcnews.eu/yemen-chi-controlla-cosa-nel-paese-degli-houthi/

[3] https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/arabia-saudita-bombe-porto-yemen-colonne-fumo-mukalla/AI9X2Wd

[4] https://www.oasiscenter.eu/it/yemen-dentro-lo-scontro-locale-regionale-per-il-sud-il-microcosmo-dell-hadhramaut

[5] https://www.swissinfo.ch/ita/yemen-rompe-accordo-con-emirati%3a-%22via-tutte-le-truppe-dal-paese%22/90705159

[6] https://lospiegone.com/2020/08/26/ricorda-1990-lunificazione-dello-yemen/

[7] https://www.britannica.com/topic/Rapid-Support-Forces

[8] https://www.reuters.com/world/middle-east/yemen-strike-shows-depth-distrust-between-saudi-arabia-uae-2025-12-30/

[9] https://tg24.sky.it/mondo/2025/12/29/somaliland-riconoscimento-israele-cos-e

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

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