Il Ruggito della Storia
La figura del Leone nel mondo achemenide, arsacide, sasanide e islamico
Perché proprio il Leone?
Nel Vicino Oriente antico e nel mondo iranico, poche figure animali possono vantare una continuità simbolica tanto lunga e articolata quanto quella del leone. Tale persistenza non è il risultato di un’elaborazione mitologica astratta, bensì di una realtà concreta: il leone era un animale realmente presente nelle pianure e nelle aree boschive dell’Asia occidentale, temuto e al tempo stesso ammirato per la sua forza fisica e la sua postura dominante. Non si tratta dunque di una creatura fantastica, ma di un elemento naturale profondamente radicato nell’esperienza umana, al pari di altri grandi predatori come la tigre. È significativo ricordare, in questo senso, come recentemente siano state rinvenute due statuine proto-elamite presso i monti Zagros, ulteriore testimonianza della precoce centralità simbolica dei grandi felini.
Quando un sovrano sceglie di raffigurarsi accanto a un leone, o nell’atto di affrontarlo, non intende semplicemente esibire un’abilità venatoria individuale. Tale immagine comunica un messaggio più profondo: il regno è forte, l’ordine prevale sul caos, e la violenza naturale viene incanalata, controllata e subordinata all’autorità politica. In questo processo il leone si trasforma in una figura al tempo stesso politica, religiosa e artistica.
Nel mondo iranico antico, il simbolo leonino dimostra una notevole capacità di adattamento a contesti differenti. Nell’impero achemenide esso esprime l’universalità del potere imperiale e una rigida gerarchia cosmica; nel periodo arsacide (partico) si intreccia con influenze greco-ellenistiche e con una marcata varietà regionale; con i sasanidi assume una centralità assoluta come emblema della regalità e della caccia reale; in epoca islamica, infine, non scompare, ma viene reinterpretato, trovando spazio nelle arti decorative, nelle corti e nella letteratura morale, fino a caricarsi di nuovi significati religiosi e dinastici.
Seguire la figura del leone attraverso questi diversi mondi equivale a osservare una medesima “parola” simbolica che, attraversando i secoli, muta sfumature senza perdere la propria forza originaria. È anche un efficace strumento per comprendere come gli imperi costruiscano e raccontino sé stessi non solo attraverso leggi e conflitti armati, ma mediante immagini reiterate, scolpite nella pietra, impresse sulle monete, tessute nei tessuti e incise nei metalli.
Il Leone achemenide: ordine cosmico e potere imperiale
Nel periodo achemenide, che ha inizio con l’ascesa al potere di Ciro II (590-530 a.C.), si assiste a un utilizzo sempre più sistematico e consapevole della figura del leone. Tale tendenza trova la sua massima espressione a Persepoli, la vera capitale culturale del mondo persiano, destinata a rappresentare l’impero anche dopo la sua distruzione nel 330 a.C. Nei rilievi monumentali delle scalinate e delle terrazze della città ricorre con insistenza la celebre scena del leone che assale il toro.
Questa raffigurazione non deve essere interpretata come una semplice scena di lotta animale né come un elemento decorativo privo di significato. La sua ripetizione, la collocazione centrale e la visibilità strategica la trasformano in un segno complesso, capace di esprimere molteplici livelli di senso: la potenza del leone, intesa come forza regale; il ciclo del tempo; l’alternarsi delle stagioni; la continuità della vita imperiale, sempre pronta ad affrontare il nemico, qualunque esso sia.
Gli achemenidi governavano un territorio vastissimo e profondamente multietnico, e le immagini ufficiali dovevano risultare comprensibili a popolazioni appartenenti a culture ed etnie diverse, tutte legate da un giuramento di fedeltà allo Shah. In questo contesto il leone si rivelava un simbolo ideale, già noto e riconoscibile in Mesopotamia, Siria, Anatolia ed Egitto: un emblema “internazionale” prima ancora che esistesse un concetto moderno di internazionalità.
Nell’arte di corte il leone assume inoltre la funzione di guardiano e di segno di maestà. La sua presenza su rilievi, sigilli e oggetti di lusso comunica un messaggio chiaro: il re è al centro di un ordine stabilito, e chi accede agli spazi palaziali entra in un mondo regolato, sorvegliato e potente.
È importante rilevare una differenza sostanziale rispetto ad altre tradizioni antiche: mentre altrove il sovrano può essere rappresentato nell’atto spettacolare di uccidere il leone, nell’iconografia achemenide prevale una dimensione istituzionale. Il re non è soltanto un eroe individuale, ma il garante dell’armonia dell’impero. Il leone non è quindi solo un avversario, bensì un segno della forza che l’impero possiede e controlla.

Per comprendere appieno il significato del leone achemenide è necessario immaginare Persepoli come spazio cerimoniale concepito per rappresentare il nuovo potere persiano. La città, probabilmente completata da Dario I nel 510 a.C. (anche se la tradizione attribuisce i primi lavori a Cambise II), era organizzata attraverso grandi scalinate, sale e passaggi cerimoniali progettati per le processioni. L’Apadana, la grande Sala del Re, poteva ospitare fino a diecimila persone, sebbene non si disponga di certezze assolute sul suo utilizzo specifico.
Il visitatore, favorevole o ostile alle politiche del Gran Re, si trovava immerso in una visione altamente strutturata: delegazioni che portano doni, file ordinate di dignitari, animali reali e fantastici, scene simboliche. In questo racconto visivo privo di parole, il leone svolge un ruolo essenziale: la sua forza immediatamente riconoscibile e la sua postura dinamica introducono energia in un insieme che, per il resto, comunica disciplina e controllo.
Il complesso simbolico può essere articolato in particolare nella coppia leone-toro, che integra diversi livelli interpretativi:
- Livello naturale: la predazione e la forza fisica;
- Livello politico: la supremazia del potere regale;
- Livello cosmico: il tempo ciclico e la stabilità della creazione.
Il leone compare anche come elemento decorativo in oggetti di corte – metalli preziosi, elementi architettonici, sigilli amministrativi – con una funzione pratica e simbolica al tempo stesso: marchiare, certificare, proteggere. Un sigillo con un leone non è soltanto un oggetto estetico, ma un’affermazione di autorità e autenticità.
L’arte achemenide, pur solenne, non è priva di vitalità: gli animali sono resi con attenzione al dettaglio anatomico, al movimento e alla tensione muscolare. Il leone appare potente, ma controllato. Si tratta di un’estetica del dominio, in cui persino la ferocia viene trasformata in forma, misura e stile.
Il Leone nel mondo arsacide: un simbolo in un impero multietnico e multiculturale
Con gli arsacidi (periodo partico, 247 a.C. – 224 d.C. circa), il quadro politico e culturale muta profondamente. L’impero appare meno centralizzato e più “feudale” rispetto a quello achemenide: molte regioni conservano élite locali e tradizioni artistiche autonome, dando origine a un forte mescolamento di culture e religioni. Anche la figura del leone subisce trasformazioni significative.
Il simbolo leonino non scompare, ma assume ruoli diversi a seconda dei contesti regionali. In alcune aree emerge in sculture e rilievi legati a templi e centri urbani di rilievo; in altre si manifesta soprattutto nelle arti suntuarie. L’arte arsacide mostra una predilezione per la frontalità e per l’impatto diretto: figure che fissano lo spettatore, animali resi come emblemi. Il leone, per la sua immediata riconoscibilità, si inserisce perfettamente in questa tendenza.
Nel periodo partico la cultura visiva assimila elementi ellenistici, affiancandoli a tradizioni mesopotamiche già presenti nel mondo achemenide ma allora considerate marginali. Riappare così il tema dell’eroe che doma o sconfigge il leone, esaltazione della forza individuale e richiamo a modelli di regalità diffusi nel Mediterraneo.
Il leone continua inoltre a svolgere una funzione apotropaica: statue e rilievi leonini collocati in luoghi significativi proteggono simbolicamente spazi sacri e palazzi. Si riafferma l’idea del leone come custode della soglia, cioè del confine tra l’interno ordinato e l’esterno potenzialmente pericoloso.
Caccia, potere e regalità: la potenza Sasanide ed il Leone.
Con l’ascesa della dinastia di Ardashir I e l’inizio del periodo sasanide (224-651 d.C. circa), il leone diventa protagonista di uno dei temi centrali della regalità iranica tardoantica: la caccia reale. L’immagine del sovrano che affronta il leone torna a occupare una posizione dominante, rappresentando la rinascita del potere persiano dopo il “tradimento politico” attribuito agli arsacidi, costretti a rifugiarsi in Armenia.
La caccia, al pari di pratiche come la falconeria, assume il valore di rito politico. Riprendendo modelli assiri e accadici – culture profondamente legate sia ai sasanidi sia agli achemenidi – il sovrano dimostra la propria superiorità umana e militare. Dominare il re degli animali equivale a mostrare una sovranità voluta dall’ordine divino.
Questo tema trova una straordinaria espressione nelle arti di lusso: piatti d’argento dorato e oggetti preziosi raffigurano il sovrano a cavallo o in postura eroica mentre trafigge leoni e altri animali pericolosi. Tali manufatti circolano all’interno delle élite come doni diplomatici, segni di rango e simboli di appartenenza alla corte o alle famiglie più vicine allo Shahanshah, il Re dei Re.

La caccia al leone è anche un racconto morale: il re ideale non agisce per crudeltà, ma ristabilisce l’ordine, sottomettendo ciò che è selvaggio. Il leone diventa così l’avversario nobile, riconoscibile, richiamando il concetto mesopotamico di Nasu, il nemico con cui è possibile dialogare e negoziare.
Nel pensiero iranico tardoantico il mondo è concepito come un campo di tensione tra ordine e disordine, verità e menzogna, stabilità e minaccia. Il leone incarna perfettamente questa forza naturale che deve essere governata. Accanto alle scene di caccia, compare in decorazioni architettoniche, tessuti, stucchi e oggetti destinati alla circolazione commerciale, contribuendo alla diffusione internazionale dell’iconografia sasanide.
L’arte sasanide predilige la simmetria e la coppia: leoni affrontati, speculari, posti a incorniciare un elemento centrale. Questo linguaggio visivo comunica controllo e ricchezza e avrà un’influenza duratura sull’arte medievale, anche al di fuori dell’Iran.
L’Islam e il Leone: cosa avvenne in Persia dopo Al-Qādisiyya (651 d.C.)
Con l’avvento dell’Islam, a partire dal VII secolo, il panorama culturale subisce trasformazioni profonde: mutano la lingua amministrativa, la religione dominante e le strutture politiche. Tuttavia, il leone rimane presente, poiché si tratta di un’immagine simbolicamente compatibile, non legata in modo esclusivo a un singolo culto. Esso continua a evocare forza, nobiltà e protezione, elementi di particolare importanza in una fase in cui l’Islam necessitava del sostegno della cultura persiana, la più influente tra quelle sottomesse.
Nelle produzioni artistiche islamiche – in particolare nelle arti decorative – il leone appare su ceramiche, metalli, avori, tessuti e tappeti. Pur assumendo talvolta un carattere più ornamentale e stilizzato, esso mantiene una forte carica simbolica, nobilitando l’oggetto su cui è rappresentato.
In ambito islamico il leone entra anche nella letteratura morale e sapienziale: favole, racconti ed esempi di giustizia lo trasformano nel re degli animali in senso allegorico, immagine del sovrano ideale o del potere che deve essere temperato dalla saggezza.
Nell’area iranica la continuità con l’antico è particolarmente evidente: motivi sasanidi vengono trasformati ma non cancellati. L’immaginario di corte, le scene di caccia e le coppie di animali affrontati riemergono in nuove forme, influenzando non solo il mondo arabico, ma anche quello turcico e turco-ottomano.
Riferimenti bibliografici:
- Harper, P. O., & Meyers, P. (1981). Silver vessels of the Sasanian period, Vol. 1: Royal imagery. Metropolitan Museum of Art.
- Root, M. C. (1979). The king and kingship in Achaemenid art: Essays on the creation of an iconography of empire. E. J. Brill.
- Canepa, M. P. (2009). The two eyes of the earth: Art and ritual of kingship between Rome and Sasanian Iran. University of California Press.


