Le popolazioni di fantasia delle terre lontane
Secondo gli autori del passato
Atque omne ignotum pro magnifico est.
Tacito, Agricola
(E tutto ciò che è ignoto sembra “più grande” del reale)
Nel corso della Storia, fin dai tempi delle prime popolazioni, come quelle Mesopotamiche, l’Essere Umano ha sempre cercato di comprendere chi avesse vicino, chi fossero gli uomini o le donne che vivevano a loro fianco, al di fuori dei sacri pomeri delle città come Ur, Uruk, Mari e Lagash, un compito ben più difficile di quello che ci si potesse immaginare, visto che ciò non si conosce, spesso, è considerato pericoloso e crudele.
Terra di Kur-Kur per i Sumeri
Hic Sunt Leones per i Romani
Oggi andremo a vedere assieme, in ordine alfabetico, quali sono alcuni tra i popoli più interessanti che gli antichi studiosi presentarono nei loro studi e nei loro scritti, cercando di dare ad ognuno di essi una descrizione: fisica; culturale; geografica e una possibile spiegazione di tipo scientifico.
Ndr: Gli studiosi dell’Evo Antico tendevano ad esagerare le caratteristiche non perché ci credessero davvero, spesso erano un errore di traduzione oppure delle considerazioni dell’autore che poi vennero prese come “certe” da letterati antecedenti.
Androfagi, i mangiatori di carne umana, ai limiti dell’umanità
- Fonti ed Autori: Erodoto e il quarto libro delle Storie, dove parla ampiamente di questo popolo
- Posizione geografica: Zone più settentrionali ed estreme dell’attuale Russia ed Ucraina, passando anche per le zone della Crimea (secondo lo storico ottocentesco James Pennington, Erodoto non sapeva che la Crimea fosse una penisola, bensì una zona bagnata su due lati dal mare, senza utilizzare il termine ἀκτὴ, ovvero appunto penisola, sebbene altri studiosi come il nostro stesso Canfora non concordino con questa visione di Pennington)
- Aspetto: Gli Androfagi sono una popolazione simile in tutto e per tutto a livello fisico simile a quello delle popolazioni delle Steppe: aventi barbe lunghe, capelli lunghi ed arruffati rossi o neri, tozzi e con una pelle pallida. Lo studioso di Alicarnasso non è particolarmente generoso per quanto riguarda l’aspetto, ma ci dice che erano vestiti di pellicce e di lunghi mantelli di pelo.
- Cultura: a differenza delle altre popolazioni delle steppe di cui si parla nel quarto libro delle Storie, gli Androfagi era un popolo che si nutriva della carne delle altre popolazioni e della loro stessa gente. Hanno una lingua diversa rispetto agli altri popoli delle steppe e non hanno alcun rapporto con essi, eccetto che durante le razzie in cui venivano prese le genti per poter essere poi servite ai grandi banchetti che faceva questo popolo di cannibali.
- Spiegazione storica: la spiegazione più sensata è quella inerente a la paura dell’ignoto tipica di ogni popolazione, presente anche in studiosi come Erodoto e tanti altri, sebbene le tribù delle steppe fossero ben conosciute dai greci.
Il fatto che siano presenti alla fine del mondo fa comprendere l’esagerazione dello scritto, come se fossero qualcosa di così lontano che siano impossibile da raggiungere e che sia impossibile per loro raggiungerci.
Uno spauracchio tipico di ciò che non si conosce, non a livello umano, ma a livello esterno, quello che non si può comprendere, tanto meno conoscere, farà sempre paura. Erodoto, oltre agli androfagi, ci parla di altre popolazioni delle steppe, tra queste troviamo:- i budini, come un popolo “grandissimo e numeroso” e dice che sono tutti con occhi chiari (tradotti come “molto brillanti” o “azzurri”) e con colorazione rossiccia/rubizza
- i Sarmati tra i popoli più bellicosi e fieri, coloro che più di tutti facevano irruzione nel mondo “civilizzato” insieme ai Massageti, coloro che ebbero come regina Tomiri, colei che nel 530 a.C. uccise Ciro II il Grande, primo sovrano achemenide.

Arimaspi, il popolo monocolo che combatte i grifoni
- Fonti ed Autori: Storie, quarto libro lo storico di Alicarnasso, inoltre, si riferisce il racconto di Aristea sull’Arimaspea, un racconto perduto di cui non abbiamo alcuna traccia, tranne le fonti di altri autori.
- Posizione geografica: monti Ripei, una catena montuosa che secondo molti studiosi antichi e medievali, tra cui Erodoto, Aristotele, Apollonio Clodio, Plinio il Vecchio ed Isidoro di Siviglia erano la parte più settentrionale della Russia, oggi si pensa che questa zona possa essere parte della Regione del Don, presente nel territorio russo.
- Aspetto: Sono esseri dall’aspetto praticamente identico a quello degli umani, hanno come unica caratteristica particolare che abbiano un occhio solo, sebbene non abbiano esempi di gigantismo o altro, sono agili e veloci, caratteristiche vitali per il loro lavoro, che vedremo tra poco. Secondo Erodoto erano vestiti come le popolazioni barbariche del mondo delle Steppe
- Cultura: Non si sa nulla della vita sociale degli Arimaspi, sappiamo solamente che erano un popolo guerriero, visto che Erodoto ci dice che scacciarono via gli Issidoni (o Issedoni) dai loro territori dopo una brutale battaglia e che la loro principale attività era quella di catturare le uova dei grifoni, di cui erano acerrimi rivali e nemici, visto che i primi cercavano di prendere le uova per nutrirsene e raccogliere i tesori che avevano nei loro nidi, mentre i secondi combattevano per tenere al sicuro le loro proprietà.
Rappresenta un’interessante lotta tra l’ordine preciso (i griffoni, grandi difensori delle virtù secondo greci, egiziani e persiani) e ciò che non si conosce, che sembra umano, ma non lo è del tutto. - Spiegazione storica: L’etimologia del nome è estremamente interessante, visto che avrebbe perfettamente senso a livello sociale e storico, in antico Iranico le Arimaspi probabilmente vorrebbe dire “Popolo di adoratori di Cavalli” caratteristica tipica di un popolo delle Steppe, il significato di essere monocoli probabilmente deriva da un errore di traduzione di Erodoto, andando a dargli il significato di “Coloro che hanno un solo occhio”.
Come per quanto riguarda gli antropofagi, essi sono un popolo lontano che è difficile da capire e che è ancora più arduo da comprendere.

Blemmi, il popolo senza testa dalle strane caratteristiche
- Fonti ed Autori: Pomponio Mela nel suo “De Choronographia” e nel “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, quinto libro capitolo ottavo
- Posizione geografica: Zona dell’Africa corrispondenti all’Etiopia e della Nubia, inerente la parte meridionale dell’Egitto e dell’attuale Sudan
- Aspetto: L’aspetto è una delle caratteristiche più interessanti dei Blemmi, visto che esso è ben differente da quello umano, visto che, oltre a non essere praticamente mai vestiti, erano delle creature che non avevano di testa e occhi, naso, bocca, orecchie erano poste sul torso.
- Cultura: Non si sa molto della loro cultura, ma Plinio ci dice che erano dei grandi guerrieri, terribili in battaglia, ma mai crudeli o violenti per primi. Pomponio invece racconta che diverse popolazioni potevano avere dei rapporti con loro, soprattutto commerciali e militari, visto che i Blemmi si adattavano a fare i soldati, visto il loro aspetto che poteva incutere timore.
- Spiegazione storica: i Blemmi sono un popolo di cui si ha la certezza storica della loro esistenza, ma non come un popolo senza testa, bensì come una popolazione umana a tutti gli effetti.
Sembra che la presenza dei Blemmi nella zona si possa ricondurre al 1000 a.C. sebbene sia qualcosa di esagerato, andando a rivedere la loro origine a poco più del VII secolo a.C. Tra IV e V secolo d.C. le fonti e alcuni documenti fanno pensare a una struttura politica più organizzata, con capi/regi e una presenza forte nella valle del Nilo meridionale.
Un punto chiave è che, a metà V secolo, la pressione di altre popolazioni portò a una perdita di controllo blemma nella Dodekaschoinos: il re nobate (popolazione della Nubia) Silko celebrò a Kalabsha (probabilmente la capitale degli sconfitti) una vittoria sui Blemmi, e in generale la loro influenza nella valle si ridusse, spingendoli più verso il deserto.
Ma da dove nasce il fatto che Blemmi non avessero la testa? Secondo gli storici attuali, ciò poteva essere condotto alle armature che queste popolazioni portavano, che ritraevano volti mostruosi sul petto.

Ciclopi, non solo Polifemo e gente aggressiva
- Fonti ed Autori: I ciclopi sono tra le popolazioni più citate dagli studiosi greci, tra questi troviamo Esiodo con la sua Teogonia, Omero nell’Odissea. Anche Plinio il Vecchio ne parlò nel suo Naturalis Historia, terzo libro settimo capitolo.
- Posizione geografica: I ciclopi sono tutti presenti all’interno del mondo mediterraneo, abitanti soprattutto delle isole più remote, sebbene siano presenti anche in Sicilia, soprattutto per via della loro peculiarità lavorativa più importante.
- Aspetto: L’aspetto dei ciclopi era gigantesco e ferale, questi mostri erano molto alti, robusti, dall’aspetto ferale, con un unico grande occhio tondo al centro, il fatto della forma dell’occhio lo sappiamo dal loro nome in greco, che appunto vuol dire “Chi un unico occhio tondo”. Spesso vestivano di pelli oppure di stracci che coprivano le nudità
- Cultura: a differenza di quello che si pensa, i Ciclopi non erano un popolo particolarmente feroce e crudele, sebbene avessero la forza per poter uccidere un essere umano in poco tempo.
Erano grandi lavoratori ed intellettualmente molto preparati, figli di Urano e Gaia, signori della forgiatura e delle arti, lavorano con Efesto, dio greco della Forgia, del ferro e del lavoro manuale, nonché coloro che crearono le folgori per Zeus, le grandi armi che avrebbero sconfitto i titani.
Secondo Omero invece, nell’Odissea, non sono più figli di Gaia e Urano, ma di Poseidone, rappresentando una devoluzione delle creature, diventando quelli che conosciamo tutti noi, ovvero dei mostri selvaggi che non sanno né coltivare né arare il terreno, ma sanno solo mangiare i frutti della terra, gli animali da allevamento e gli esseri umani.
Tra i ciclopi figli di Urano troviamo Bronte, Sterope ed Arge, in quelli di Omero troviamo Polifemo. - Spiegazione storica: I Ciclopi, secondo Tucidide, potrebbero rappresentare le popolazioni italiche che erano presenti in Sicilia prima dell’arrivo dei greci, che vennero considerati dei selvaggi da parte di coloro che venivano dall’Ellade.
È anche vero che probabilmente il mito dei ciclopi nacque anche dai teschi degli elefanti, i quali davanti hanno un grosso buco, ovvero dove sta la proboscide di questi giganteschi animali.

Ippiopodi, piedi da cavallo ed avarizia
- Fonti ed Autori: Per le fonti antiche, possiamo autori già visti come: Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, quarto libro) e Pomponio Mela (Chorographia). Per quanto riguarda il mondo medievale abbiamo il Gesta Hammaburgensis ecclesiae pontificum di Adamo di Brema, che arricchisce le caratteristiche
- Posizione geografica: Nel mondo antico, questo popolo era localizzato nel mare del Nord, nelle zone che portavano verso le parti settentrionali della Russia, Norvegia Svezia e Finlandia. Nel mondo medievale invece erano presenti in Lapponia
- Aspetto: La parte superiore di questo popolo era umano, ma a partire dalla vita in giù si poteva notare una sostanziale differenza, visto che le gambe erano zampe di cavallo.
- Cultura: Il mondo greco non ci parla praticamente della loro cultura, Plinio aggiunge soltanto che erano un popolo mitologico e che non avesse alcuna prova inerente la loro esistenza, argomento interessantissimo visto che la Naturalis Historia è il primo lavoro storico che si domanda sulla certezza delle fonti, un fatto che dona un’immensa importanza al lavoro di Plinio il Vecchio.
Adamo di Brema ci parla di una cultura caduta in decadenza totale, a causa della loro avidità e del loro egoismo, non riuscirono a lavorare tra di loro e la loro stessa società crollò sotto questo peso morale. - Spiegazione storica: Il mondo antico ha sempre visto questo popolo come non esistente, gli storici medievali, in particolar modo quelli dopo l’XI secolo d.C., diedero una pesante connotazione morale a questo popolo, il quale, spesso veniva più raffigurato come un esempio di stupidità e di egoismo che un vero e proprio ceppo etnico.
Un monito verso coloro che non volevano vivere tramite i crismi della Chiesa, non tanto per una ragione di controllo, bensì per quanto riguarda una visione di ordine che si stava radicando in tutto il Vecchio Mondo.

Lestrigoni, i terrificanti giganti, simbolo di violenza
- Fonti ed Autori: Oltre ai già citati Plinio e Omero, abbiamo anche Tucidide che ce ne parla nel suo libro “La Guerra del Peloponneso” sebbene marginalmente, dicendo unicamente che prima dei greci, la Sicilia era abitata da questi esseri mostruosi
- Posizione geografica: Sicilia ed isole limitrofe, ma il centro del potere era nella più grande isola del Mediterraneo
- Aspetto: Mostruosi e giganteschi, i Lestrigoni erano dei bruti vestiti di pelli, armati con clave e abilissimi nel lanciare le rocce, avevano barbe sporche, capelli lunghi ed unti, occhi rossi e denti affilati, atti a mangiare la carne degli umani
- Cultura: Non hanno una vera cultura, sono semplicemente dei barbari estremamente brutali e crudeli, che amano affondare le navi e saziare i loro enormi stomaci riempiendoli di carne umana, che mangiavano cruda e strappando direttamente essa dalle persone ancora vive.
Durante l’attacco alle dodici navi di Ulisse a largo delle coste siciliane, i Lestrigoni erano guidati da un re, Antifate, il quale coordinando alla perfezione gli attacchi con il lancio dei macigni, riuscì ad affondare undici navi della flotta del Re di Itaca, divorando i naufraghi. - Spiegazione storica: Qui si attinge appieno da ciò che si è detto quanto prima dei Ciclopi, ovvero dei popoli che esistevano prima dell’arrivo dei greci, popoli diversi e che all’inizio furono anche ostili nei confronti dei nuovi arrivati.

Macrobii, gente alta e saggia, che derise i persiani
- Fonti ed Autori: Ne parla Erodoto nel terzo libro delle Storie, nel cosiddetto Logos Etiopico
- Posizione geografica: Erodoto ci dice che questo nobile popolo ha il suo regno nell’angolo più estremo del mondo a livello meridionale, ovvero in Etiopia, la terra bruciata dal sole, nera come i suoi abitanti.
- Aspetto: I Macrobii, altissimi e bellissimi, avevano vestiti molto curati, un aspetto regale e gentile, ma allo stesso tempo fiero, erano famosi per la loro pelle molto scura, i lineamenti delicati e i capelli lunghi e ricci.
- Cultura: Sebbene Erodoto non ci spieghi quasi nulla della loro cultura, possiamo immaginare che questo popolo avesse un apparato sociale, commerciale e gerarchico molto sviluppato, sia per il fatto che avevano un corpo di diplomatici preparato e colto, sia perché il Re dei Macrobii (di cui purtroppo non sappiamo il nome) in un confronto col Re Cambise II (± 555 -529 a.C.), figlio di Ciro II il Grande, secondo sovrano achemenide, si posse con grande arroganza nei confronti di questo popolo di uomini altissimi, mostrando le sue ricchezze e la sua arte, materiale che il Re Macrobo trovò alquanto ridicolo, ridendo di essa, umiliando questo potente Shah, che si ritirò dalle sue terre, conscio di non poterli battere.
- Spiegazione storica: Sebbene non avesse vere nozioni di quello che esistesse in quelle zone dell’Etiopia, Erodoto aveva ragione quando andava a parlare di popolazioni organizzate e di abili commercianti, visto che in quel momento, il territorio era stato occupato dai cosiddetti D’MT, ovvero un insieme di tribù autoctone (i neri) e i semiti sabei (i rossi), i secondi di solito governavano l’apparato burocratico e commerciale, mentre i primi pensavano al mondo religioso e quello militare. Questa cultura probabilmente apparve intorno al primo millennio a.C, sebbene poi nel primo secolo a.C vedranno il loro dominio sostituito dagli Aksumiti, che diventeranno una potenza regionale.

Ofeogeni, coloro che curavano il veleno… sputando
- Fonti ed Autori: Ce ne parla Plinio il Vecchio nel settimo libro del Naturalis Historia, paragonandoli come “realtà” al popolo degli Ippiopodi, quindi qualcosa di “mitologico”. Strabone nel suo “Geografia” ne parla velocemente quando descrive la zona dove abitavano.
- Posizione geografica: Erano presenti in tutto lo stretto dei Dardanelli, spesso scendendo verso la Grecia e l’Anatolia per commerciare
- Aspetto: Erano estremamente simili agli umani in tutto e per tutto, avevano solamente la pelle leggermente più scura rispetto alle altre popolazioni, per il resto non vi era altro di diverso. Inoltre, avevano una totale immunità al veleno dei serpenti, che tenevano come animali domestici.
- Cultura: Era un popolo pacifico e di commercianti, nonché grandi medici, studiosi dei veleni, specialmente quello del mondo dei serpenti. Li si poteva trovare pattugliare le loro zone per cercare di trovare delle persone che avevano subito un’aggressione da parte dei serpenti, avendo la capacità di poter curare il veleno dei serpenti semplicemente sputando sulle ferite. In breve tempo l’avvelenato/a si sarebbe ripreso/a e avrebbe goduto dell’accoglienza degli Ofeogeni.
- Spiegazione storica: Come detto all’inizio, Plinio li ha descritti come un popolo di fantasia, ma aventi un grandissimo significato visto che a causa della loro posizione, erano un crocevia tra il mondo occidentale e quello orientale, due mondi sempre in comunicazione e non solo per scontrarsi.
Durante l’epoca di Plinio il Vecchio (primo secolo d.C) vi era la credenza che ogni veleno avesse caratteristiche diverse a seconda di dove crescessero o nascessero, ergo un punto vitale come i Dardanelli poteva essere un collegamento per tutti questi tipi di veleni, ciò fa capire quanto questo popolo fosse di un certo interesse per il mondo antico.

Panotii o panozi, il popolo dalle grandi orecchie
- Fonti ed Autori: Sono uno dei popoli più citati da vari autori, non solo antichi, ma anche medievali. Tra questi troviamo: Plinio il Vecchio nel quarto libro del “Naturalis Historia” come popolo mitologico, Pomponio Mela nel suo “Chorographia”, Isidoro di Siviglia nel suo “Etimologia”. Lo stesso Umberto Eco li citò nel suo Paudolino.
- Posizione geografica: Se Plinio li mise nelle zone della Scizia, mentre altri autori, tra cui Pomponio e Isidoro di Siviglia, li mettono più vicini alle isole Orcadi
- Aspetto: Sebbene l’aspetto fosse chiaramente umano, la caratteristica che prima di tutte attirava l’attenzione degli altri erano le loro enormi orecchie, che potevano essere grandi come tutta la loro figura, grazie ad esse potevano volare e coprirsi (Plinio ci dice che spesso le donne si coprivano il seno con esse) oppure utilizzarle come tovaglie per imbandire le tavole.
- Cultura: Si sa veramente pochissimo della cultura, si sa solo che sono un popolo estremamente pacifico e timido, che preferisce scappare piuttosto che cercare uno scontro.
- Spiegazione storica: Sono probabilmente una delle più popolazioni più legate al concetto di “non tutto quello che è esterno deve essere spaventoso” rappresentano una figura rasserenante e qualcosa che poteva dare un senso di tranquillità edi curiosità, incentivando lo studio e la conoscenza.

Sciapodi, unico piede, unica gamba, grande cuore
- Fonti ed Autori: Ne parlò Plinio il Vecchio nel quarto libro del “Naturalis Historia”, ne parlò Ctesia di Cnido nel suo “Indica” (lo sappiamo anche grazie agli sforzi di Plinio). La prima volta che apparvero nella letteratura greca fu nel 414 a.C. quando Aristofane fece uscire l’opera “Gli Uccelli” dove hanno un ruolo positivo
- Posizione geografica: Sebbene Aristofane sembra li metta in un punto in oriente senza specificare (a volte si pensa che parli addirittura dell’Etiopia), Ctesia e Plinio li collocano in India
- Aspetto: Erano simili in tutto e per tutto agli esseri umani, almeno fine alla vita, visto che dopo iniziava la grande differenza, ovvero un unico grande piede. Non tutti gli Sciapodi o Monopodi avevano il piede fatto nello stesso mondo, alcuni avevano lo strumento locomotorio inclinato verso destra, altri verso sinistra, alcuni lo avevano peloso, altri no, altri camminavano, altri saltellavano, altri addirittura lo facevano strisciare per terra.
- Cultura: Si sa ben poco della loro cultura, di certo era un popolo pacifico e molto conviviale, amavano aiutare gli altri e per loro non vi era maggior soddisfazione di sentire storie, spesso aiutavano le persone solo per poter sapere qualcosa di loro, rifiutando ogni altro tipo di ricompensa.
- Spiegazione storica: la spiegazione ha sia un valore morale molto simile a quello dei Panozi, ma vi è di più, visto che secondo il classicista Carl Anton Paul Ruck, l’aspetto dei monopodi era legato ai funghi e alla solidità dei valori, qualcosa di ben radicato nel mondo, come se i popoli orientali fossero ben consci della propria cultura e della propria storia.
Resta il fatto che, come si è detto più e più volte in questo articolo, le popolazioni antiche erano consce del fatto che questi popoli straordinari, erano alla fine, frutto di fantasia.

Come si è potuto vedere, tutti questi popoli avevano delle caratteristiche uniche e peculiari, andando a vedere quanto fosse ricca e complessa la visione del mondo esterno da parte di questi autori.
Questa visione è molto diversa da quello che possiamo immaginarci, ovvero quello che ogni popolo odiasse gli altri e li vedesse sempre come ostili, ben diversa rispetto a quello che il “popolino” potesse immaginare e tali storie, raccontate da coloro che sapevano leggere (che non erano pochissime, ndr) o che le conoscevano tramite passaparola, potevano far conoscere storie che altrimenti, non avrebbero mai potuto sapere per davvero.
Il mondo è sempre stato più collegato rispetto a quello che si potesse pensare, non in maniera fantascientifica oppure “aliena”, bensì dovuta ad una delle nostre più belle capacità, quella di comunicare e di comprendere.
Riferimenti bibliografici:
- Ctesia di Cnido. Ctesias’ History of Persia and India (J. Nichols, Trans.). Bristol Classical Press. (traduzione del 2011).
- Erodoto. Herodotus (A. D. Godley, Trans.; Vols. 1–4). Harvard University Press / William Heinemann. (saga di libri uscita tra il 1920 e il 1925)
- Erodoto. The Histories (R. Waterfield, Trans.). Oxford University Press. (2003).
- Mayor, A. The first fossil hunters: Paleontology in Greek and Roman times. Princeton University Press. (2000).
- Omero. Homer: Odyssey (A. T. Murray, Trans.; Vols. 1–2). Harvard University Press / William Heinemann. (Libro del 1919)
- Omero. The Odyssey (E. V. Rieu & D. C. H. Rieu, Trans.). Penguin Classici (1998).
- Plinio il Vecchio. Natural History (H. Rackham, Trans.; Vols. 1–10). Harvard University Press / William Heinemann. (traduzione del 1938)
- Pomponio Mela. Pomponius Mela’s Description of the World (F. E. Romer, Trans.). University of Michigan Press. (traduzione del 1998).
- Romm, J. S. The edges of the earth in ancient thought: Geography, exploration, and fiction. Princeton University Press. (1992).
- Skinner, J. E. The invention of Greek ethnography: From Homer to Herodotus. Oxford University Press. (2012).
- Tucidide. The Peloponnesian War (M. Hammond, Trans.). Oxford University Press. (traduzione del 2009).
- Xella, P. Popoli mostruosi e geografia immaginaria nel mondo antico. Edizioni dell’Orso. (2006).


