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Borghi Cittaslow

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Il modello italiano che unisce sostenibilità, accessibilità e qualità della vita

Una rete nata in Italia che oggi ispira borghi e città nel mondo con politiche di mobilità dolce, inclusione e sviluppo locale

Un viaggio dentro i borghi che hanno scelto di rallentare per vivere meglio: luoghi che non inseguono il turismo, ma lo trasformano in un’occasione per rafforzare comunità, paesaggi e relazioni quotidiane.

C’è un modo di viaggiare che non si misura in chilometri né in fotografie accumulate. Procede per ascolto, per osservazione, per relazione; non cerca gli effetti speciali, ma cura la qualità del tempo vissuto. È in questo spazio che si muove Cittaslow International, la rete nata in Italia e oggi diffusa in oltre trenta paesi, che da più di venticinque anni lavora su un’idea semplice e radicale: rendere accessibili destinazioni e attrazioni, rispondere alle diverse esigenze del mondo variegato dei viaggiatori migliorando la vita quotidiana dei residenti e, di conseguenza, la qualità dell’esperienza dei visitatori.

Non è solo un marchio turistico o un’etichetta da apporre sui cartelli stradali, bensì un modello di governo dei piccoli centri. È un laboratorio diffuso che prova a rispondere alla domanda più complessa del nostro tempo: come si può crescere senza perdere se stessi?

Un movimento nato per governare il cambiamento

La storia è cominciata nel 1999 a Orvieto, in Umbria. Un gruppo di sindaci e amministratori legati alla filosofia slow food ha intuito che i piccoli comuni europei stavano vivendo una trasformazione profonda: globalizzazione, turismo mordi e fuggi con perdita di servizi e omologazione commerciale. Una serie di problemi a cui dare una risposta che non fosse né la nostalgia, né la chiusura: la costruzione di un modello alternativo, capace preservare lo spirito della comunità e di tenere insieme innovazione e tradizione. Non a caso il motto scelto è Innovation by tradition. [Innovazione nella tradizione].

Oggi la rete delle Città del Buon Vivere conta 90 comuni italiani, distribuiti in 17 regioni, e oltre 300 città nel mondo. È una geografia ampia: Germania, Francia, Olanda, Polonia, Spagna, Portogallo, Turchia; Corea del Sud, Cina, Giappone; Stati Uniti, Canada, Brasile; Sudafrica; Australia e Nuova Zelanda. Una mappa che dimostra come la lentezza non sia un tratto culturale, ma una scelta politica.

Le località aderenti si impegnano su criteri che riguardano la qualità degli spazi pubblici, la mobilità dolce, la tutela del paesaggio, la filiera alimentare locale, i servizi sociali, la gestione dei rifiuti, l’energia, l’urbanistica.

Il turismo è arrivato in seguito, come conseguenza naturale di un territorio che funziona.

Turismo inclusivo: progettare prima, adattare dopo

Uno dei contributi più concreti di Cittaslow riguarda il turismo accessibile, cioè il rispondere alle diverse necessità di chi viaggia.

Il turismo inclusivo e accessibile tocca davvero tantissimi ambiti. È un’attenzione a eliminare barriere architettoniche per chi ha difficoltà motorie, cognitive, sensoriali, relazionali; per gli anziani ma anche delle famiglie alle prese con i passeggini con rampe, ascensori, bagni attrezzati. Oppure, semplicemente per chi ha esigenze specifiche in campo alimentare

Un altro campo di applicazione è l’aggiornamento dei siti web e app con interfacce intuitive e leggibili anche dai non vedenti e la creazione di percorsi sensoriali e pannelli tattici; oppure la formazione del personale per comunicare con il linguaggio dei segni o per imparare a gestire un cane guida.

Inoltre, con l’invecchiamento della popolazione cresce la cosiddetta Silver Economy – una popolazione di ultra 65enni più attiva e più mobile che ha bisogno di confort e ausili per la salute e il benessere, alimentazione di qualità, ma anche ritmi lenti

Non si tratta quindi di aggiungere rampe a posteriori, ma di ripensare l’esperienza turistica fin dall’inizio. L’approccio non solo è etico, ma è diventato strategico. Allo stesso tempo, il turismo individuale e femminile che richiede contesti sicuri, riconoscibili, non aggressivi.

L’accessibilità diventa un sistema che coinvolge:

  • infrastrutture: percorsi continui, segnaletica leggibile, trasporti locali accessibili, servizi igienici attrezzati;
  • digitale: siti web chiari, informazioni affidabili, mappe aggiornate;
  • competenze umane: personale formato, comunità consapevoli, operatori capaci di leggere bisogni diversi.

In questo quadro, la lentezza non è un freno: è un metodo.

Cittaslow Academy: formare le comunità, non solo gli operatori

Per evitare che queste buone pratiche restino isolate, la rete ha creato la Cittaslow Academy per i Borghi, un programma di formazione ideato da Cittaslow International a disposizione dei centri più piccoli che affronta uno dei nodi strutturali del turismo italiano: la frammentazione.

L’Academy lavora su:

  • costruzione del prodotto turistico a partire dalle risorse locali;
  • accoglienza turistica e offerta ricettiva, servizi dedicati, proposte artistico-culturali, esperienze outdoor;
  • slow tourism;
  • integrazione tra ospitalità, cultura ed enogastronomia;
  • narrazione del territorio;
  • marketing sostenibile;
  • gestione dei flussi;
  • creazione di filiere dell’accoglienza.

L’obiettivo non è insegnare a “vendere” un territorio, ma a leggerlo, a riconoscerne le potenzialità, a costruire reti tra operatori che spesso lavorano in solitudine. Così, la destinazione non si mette in posa: si lascia conoscere. E questo, per un viaggiatore, è una grande differenza.

Chiavenna: quando l’accessibilità diventa paesaggio

Per capire cosa significhi tradurre questi principi in pratica, basta andare a Chiavenna, in Lombardia.

La cittadina in provincia di Sondrio è Città del Buon Vivere fin dal 2002 ed è uno dei casi più citati nella rete proprio perché dimostra che l’accessibilità non è un servizio speciale, ma una caratteristica ordinaria del territorio. Non è un progetto isolato, ma un ecosistema grazie alla collaborazione con associazioni locali. 

Le Cascate dell’Acquafraggia, uno dei punti panoramici più famosi della valle, sono diventate raggiungibili tramite un percorso adatto anche alle carrozzine e tutta l’area dialoga con la pista ciclabile della Valchiavenna, quaranta chilometri che partono da Colico in provincia di Como, attraversano Chiavenna e giungono fino al confine svizzero dove ci si immette nella ciclabile dei Grigioni. È un tracciato percorribile anche con handbike e ausili e l’associazione Dappertutto Odv mette a disposizione gratuitamente carrozzine da montagna e volontari formati, contribuendo alla mappatura dei percorsi più accessibili. C’è anche un blog: Senza b@arriere ValChiavenna che racconta i luoghi accessibili del territorio.

Per bambini con fragilità è stato pensato il Parco Pratogiano che amplia il concetto di accessibilità al tempo libero, con giochi e attività.

Tolfa: la lentezza come identità culturale

Il primo borgo ad aderire all’Academy è stato Tolfa, in provincia di Roma. Da gennaio 2026 ha preso il via un percorso di 12 incontri gratuiti, rivolti all’intera cittadinanza, in primis agli operatori di settore. È un modo per la cittadina laziale di rafforzare il proprio profilo turistico e culturale e di creare reti virtuose all’interno della filiera del turismo locale. La lentezza non è un tema di comunicazione, ma un modo di stare nel mondo. Le tradizioni artigianali – in particolare la lavorazione della pelle – non sono presentate come folclore locale, ma come attività vive, che ancora oggi modellano l’economia del paese e i pacchetti turistici costruiti con Cittaslow combinano agriturismi biologici, escursioni nella macchia mediterranea, visite culturali, mercati contadini e degustazioni.

Polesine Zibello: nasce la Cooperativa di Comunità

In Emilia-Romagna, Polesine Zibello, sulla sponda destra del Po all’incrocio tra le province di Parma, Piacenza e Cremona, interpreta la filosofia Cittaslow attraverso un progetto di rigenerazione culturale e sociale. Qui il turismo non è un fine, ma un mezzo per contrastare lo spopolamento e rafforzare l’identità collettiva.

Il recupero di teatri e palazzi storici ha creato spazi permanenti per attività culturali. La Cooperativa di Comunità coinvolge direttamente i residenti nella gestione dei servizi e nella pianificazione dello sviluppo. La mappatura delle risorse locali ha individuato possibilità di crescita come il cicloturismo lungo la Ciclovia del Po, i cammini storici, le eccellenze enogastronomiche come il famosissimo culatello.

Oltre il turismo: un modello di territorio

L’aspetto più interessante di Cittaslow è che il turismo è uno strumento; altri sono gli obiettivi al centro del progetto.

  • La mobilità dolce migliora la qualità dell’aria; la lentezza, in questo scenario, non è un ritorno al passato: è una strategia di resilienza
  • L’accessibilità favorisce residenti e visitatori.
  • La valorizzazione delle produzioni locali sostiene economie di prossimità.
  • La cura degli spazi pubblici rafforza il senso di appartenenza.

Le sfide future riguardano il monitoraggio dei flussi, l’adattamento ai cambiamenti climatici, la formazione continua, il coinvolgimento delle nuove generazioni.

Una giornata tipo

Immaginiamoci di lasciare una Cittaslow al termine di una visita. Non c’è un monumento da spuntare, né un’attrazione da “aver visto” C’è piuttosto la sensazione di aver attraversato un luogo che ci ha accolti nel suo ritmo; una sensazione di genuinità e non di finzione per turisti. Si esce con la percezione di aver ascoltato e di essere stati ascoltati. Si porta via il passo lento di una strada secondaria, il profilo di una collina, il gesto di un artigiano che lavora senza fretta, la voce di chi racconta il proprio paese non per venderlo, ma per condividerlo.

Forse è proprio questo il contributo più prezioso della rete: ricordarci che il viaggio è un modo di abitare il mondo non una parentesi momentanea, e che la lentezza, quando è scelta e non subita, può diventare una forma di cura: per i luoghi, per le comunità, per chi li attraversa.

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