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Viaggio nei Paesi dell’Europa centrale e orientale: Ungheria

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Tentativi effimeri di restaurazione parziale dell’Ungheria “storica” (1938-1941)

Il Regno d’Ungheria – che  tradizionalmente si fa iniziare da Santo Stefano (Szent István[1]) il quale ricevette la Corona regia nell’anno 1000, essendo Papa Silvestro II[2] (999-1003) ed imperando Ottone III di Sassonia (996[3]-1002) – aveva confini molto più estesi dell’attuale Stato ungherese e ciò era evidente sia nel periodo medievale, anteriormente al disastro di Mohács[4] (29 agosto 1526) quanto nel periodo posteriore alla cacciata dei turchi (Buda, caduta stabilmente in mano ottomana nel 1541[5], venne ripresa dai cristiani il 2 settembre 1686).

I confini ungheresi restarono in gran parte[6] stabili da inizio Settecento sino alla fine della Grande Guerra (1914-1918) anzi fino al trattato del Trianon (4 giugno 1920) che fu visto dal popolo ungherese come un’autentica catastrofe nazionale.

Nel 1914 il Regno d’Ungheria propriamente detto comprendeva le seguenti aree che furono perdute al Trianon e non sono più ungheresi:

  1. la Crişana/Körösvidék[7], la Transilvania stricto sensu, il Maramureş/Máramaros e il Banat/Bánát centrale e orientale: oggi alla Romania
  2. il Banat occidentale[8] e la Bačka/Bácska: oggi alla Serbia (fanno parte della Vojvodina)
  3. la Baranja/Baranya e il Međimurje/Muraköz: oggi alla Croazia
  4. il Prekmurje/Muravidék: oggi alla Slovenia
  5. il Burgenland/Őrvidék: oggi all’Austria (sì, l’Ungheria venne smembrata ANCHE in favore del suo antico associato principale nell’ambito della cosiddetta “Duplice Monarchia” vulgo Austria-Ungheria !)
  6. l’odierna Slovacchia (non aveva un nome specifico, si parlava di “Alta Ungheria” genericamente, in ungherese Felvidék): oggi uno Stato indipendente
  7. la Transcarpazia/Kárpátalja: oggi all’Ucraina

Inoltre, appartenevano alla Corona di Santo Stefano, ma non erano parte del “Regno d’Ungheria” in senso stretto, il “Regno di Croazia e Slavonia”[9] e il corpus separatum di Fiume: ça va sans dire, l’Ungheria perse al Trianon anche questi territori che andarono al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (la Croazia e Slavonia, che oggi è quasi tutta in Croazia tranne un pezzo che è serbo, all’estrema parte orientale) e, dopo alcune vicissitudini[10], al Regno d’Italia (Fiume, oggi la croata Rijeka).

Il popolo ungherese, e ancor più la sua classe dirigente, non aveva alcuna rivendicazione sulla Croazia e tantomeno su Fiume (in quanto sin dal 1927, all’epoca del governo del conte Bethlen, vi era stato un forte avvicinamento all’Italia di Mussolini), ma su gran parte dei territori che fecero parte dell’Ungheria propria, invece sì.

Per molti anni, però, l’Ungheria era impotente di fronte alla Piccola Intesa (Cecoslovacchia, Romania e Regno SHS[11]/Jugoslavia), creata su impulso della Francia ed il cui compito principale era appunto quello di tenere a bada gli ungheresi (e anche i bulgari): gli statisti ungheresi dovettero limitarsi alla retorica, alle frasi eclatanti (famoso il Nem Nem Soha “No, No, Mai” riferito all’accettazione del Trianon, pronunciato da Gömbös Gyula, che fu Primo Ministro dal 1932 al 1936) e all’invettiva.

In quegli anni l’Ungheria era del tutto isolata ma gli ungheresi cercavano di non irritare troppo i serbi (veri “padroni” della Jugoslavia di allora) concentrandosi sulle critiche a romeni (soprattutto) e cechi… i ruteni erano ignorati.

La situazione cambiò dopo il 1936, specialmente con l’avvicinamento – sancito dalla proclamazione dell’Asse (1 novembre 1936, a Milano) – fra l’Italia (amica di Budapest e Vienna[12]) e la Germania nazional-socialista, che aveva avuto pessimi rapporti con l’Austria di Dollfuß, caduto vittima il 25 luglio 1934 di un putsch NS, ma per converso era in rapporti discreti con l’Ungheria anticomunista, per quanto una frase attribuita al Generale[13] Göring dopo una vista in Romania, secondo la quale il Reich preferiva lo status quo [trianonico] in quanto i romeni trattavano i tedeschi meglio di quanto avessero fatto gli ungheresi fino al 1918, destò malumore negli ambienti ufficiali ungheresi e fu una delle cause che indusse il Reggente (kormányzó[14]) amm. Horthy Miklós a recarsi a Berchtesgaden a fine agosto 1936 per fare la conoscenza di Hitler, il primo di molti incontri successivi.

Il principale esponente della politica di forza in simbiosi con Berlino e Roma (il citato Gömbös, una sorta di “precursore” dell’Asse in quanto già vaticinava stretti legami fra Berlino e Roma quando ancora Mussolini era ostilissimo alla Germania[15]) era frattanto morto, ma la politica del suo successore Darányi Kálmán (1936-1938) e del Ministro degli Esteri vitéz Kánya Kálmán[16] continuò a porre in primo piano Italia e Germania, e ciò si accentuò con l’avvento al potere di Imrédy Béla (1938-1939).

Sulla storia dell’Ungheria nel periodo 1929-1945, e dunque anche per questi anni, resta fondamentale e insostituibile il libro in due volumi del britannico C.A. Macartney, October Fifteenth: a History of Modern Hungary, 1929-1945, Endinburgh, The University Press, 1956-1957.

L’Anschluß (13 marzo 1938[17]) ebbe un notevole impatto anche in Ungheria e in tutta l’area: i più ritennero che la questione dei Sudeti[18] sarebbe stata posta a breve… e così fu, bastò attendere maggio (la questione si acutizzò soprattutto in estate).

La diplomazia ungherese, con una politica accorta durante la crisi cecoslovacca che portò l’Europa alle soglie della guerra (settembre 1938), operò in modo da ottenere qualcosa per l’Ungheria ed ebbe in questo l’appoggio di Benito Mussolini e di Galeazzo Ciano (in misura più ambigua anche quello dei tedeschi).

A Monaco, ove si incontrarono Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier (29-30 settembre 1938) si parlò anche delle “rivendicazioni” ungheresi da soddisfare che entrarono all’ordine del giorno una volta ceduta l’area dei Sudeti alla Germania (l’occupazione tedesca, secondo il calendario stabilito, avvenne dal 1 al 10 ottobre)[19].

Il nuovo, debole, governo cecoslovacco (o, melius, ceco-slovacco[20]) non era in grado di opporre una significativa resistenza ed accettò quindi l’arbitrato delle due potenze dell’Asse, Germania e Italia (Francia e Gran Bretagna avevano già dichiarato, a Monaco, il loro placet di massima).

Il 2 novembre 1938 si incontrarono al castello del Belvedere a Vienna, onusto di fasti asburgici[21], il Ministro degli Esteri del Reich Joachim von Ribbentrop, il Ministro degli Esteri del Regno d’Italia Galeazzo Ciano conte di Cortellazzo, il Ministro degli Esteri del Regno di Ungheria Kánya e il nuovo Ministro degli Esteri di quella che ormai si definiva “Ceco-Slovacchia” (con il trattino) ovvero il Dr. František Chvalkovský, già Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario cecoslovacco a Roma e poscia rappresentante “diplomatico” del Protettorato di Boemia e Moravia a Berlino, ove fu bellamente ignorato dalla Wilhelmstraße e trovò la morte in un bombardamento aereo anglo-americano verso la fine della guerra.

I due Ministri degli Esteri dell’Asse, dopo i rituali convenevoli, procedettero a tracciare le nuove frontiere (Ciano favorì gli ungheresi, von Ribbentrop i cechi in quanto già sapeva, o immaginava, che la Germania si sarebbe preso tutto, o quasi, di ciò che restava della Ceco-Slovacchia ad onta delle solenni promesse di Monaco… e così sarà, neanche cinque mesi dopo, il 15 marzo 1939).

Le resistenze di von Ribbentrop impedirono agli ungheresi di ottenere tutto ciò che volevano ma nondimeno l’Ungheria ottenne, senza sparare un sol colpo di cannone, molto.

Il primo “arbitrato di Vienna” (così passò alla storia, in tedesco Wiener Schiedsspruch) restituì infatti all’Ungheria le città oggi slovacche di Kassa/Košice, Rozsnyó/Rožňava, Losonc/Lučenec, Rimaszombat/Rimavská Sobota, Komárom/Komárno[22] e financo la parte sudoccidentale della Rutenia subcarpatica, oggi ucraina (le città di Ungvár/Užhorod, Munkács/Mukačevo e Beregszász/Berehove)[23].

La Rutenia subcarpatica[24] era autonoma entro la Ceco-Slovacchia solamente da pochi giorni (11/10/1938 ovvero cinque dopo la Slovacchia), ancorché l’autonomia ai ruteni fosse stata promessa fin dalla nascita della Cecoslovacchia nel 1918 !

Budapest ottenne quasi tutti i territori perduti al Trianon con una maggioranza etnica ungherese.

L’11 novembre 1938 il Reggente amm. Horthy entrò su un cavallo bianco a Kassa, il capoluogo dell’Alta Ungheria (nome storico che tornò a essere utilizzato ufficialmente), accolto da un tripudio di bandiere: il Pester Lloyd – quotidiano  ufficioso in lingua tedesca (il “Times” dell’Ungheria), che usciva dal 1854 a Pest quando Buda e Pest erano città separate[25] e Buda veniva ancora perlopiù indicata à l’allemande Ofen – ci ha lasciato un resoconto completo della giornata.

La “revisione” del Trianon era iniziata.

Nel marzo 1939 l’Ungheria ottenne altro, con la seconda “crisi cecoslovacca”.

Nel pomeriggio del 14 marzo 1939 la Slovacchia, su istigazione della Germania, proclamò l’indipendenza, il che innescò la crisi che portò in meno di due giorni alla fine della Ceco-Slovacchia, con l’invasione tedesca delle aree ceche (15 marzo 1939) e la proclamazione il giorno successivo (16 marzo 1939) del protettorato tedesco su quelle medesime terre (Reichsprotektorat Böhmen und Mähren[26]).

Però, se la Slovacchia era divenuta indipendente (ancorché legata al Reich da un “trattato di protezione” firmato il 23 marzo 1939) e le terre ceche erano state inglobate nel Großdeutsches Reich sotto forma di Protettorato, nulla era stato deciso a proposito dell’Ucraina carpatica[27] (Rutenia subcarpatica), la terza componente -sempre un po’ ai margini- della vecchia Cecoslovacchia.

L’Ucraina carpatica (Rutenia subcarpatica) cercò di sfruttare l’occasione potenzialmente unica e si proclamò indipendente anch’essa (il 14 marzo 1939, subito dopo la Slovacchia), pur non avendo come si suol dire “santi in paradiso” ed anzi vicini non proprio amichevoli: non poteva riuscire e non riuscì.

Il 15 marzo 1939, infatti, le truppe ungheresi (la Honvéd) entrarono nell’Ucraina carpatica, sconfissero le forze della Sič ucraino-carpatica (i cui atti di valore entreranno nella leggenda nazionale ucraina), e riannessero anche quel territorio, che venne ampliato con la reincorporazione di Ungvár/Užhorod, Munkács/Mukačeve e Beregszász/Berehove, città ungheresi sin dal I arbitrato di Vienna di pochi mesi prima, ma storicamente appartenenti alla Rutenia subcarpatica cui furono “restituite”.

L’intera Rutenia subcarpatica (nei confini tradizionali) venne denominato Kárpátalja e godette, all’inizio, di una certa autonomia (riprendendo un vecchio progetto che si era cercato di implementare nel 1916, si cercò di scrivere il dialetto ruteno locale in scrittura latina con grafia ungherese, con l’intento di favorirne l’uso al posto del russo -molto usato lì, a differenza della finitima Galizia- e dell’ucraino che si stava diffondendo da una decina d’anni: furono pubblicati alcuni abbecedari, qualche giornale e una grammatica).

Composizione territoriale dell'Ungheria nel periodo 1938 - 1941.
Composizione territoriale dell’Ungheria nel periodo 1938 – 1941.

L’Ungheria restò neutrale allo scoppio della Seconda Guerra mondiale nel settembre 1939 (nonostante le simpatie per la Polonia) ma ciò non le impedì di sfruttare ogni occasione per espandersi.

Il momento opportuno parve arrivare dopo la disfatta della Francia, nel periodo prebellico grande protettrice della Romania e ispiratrice della “Piccola Intesa” (i tedeschi erano entrati a Parigi il 14 giugno e il 22 giugno 1940 la Francia aveva firmato l’armistizio a Rhétondes nella foresta di Compiègne, per espressa volontà di Hitler nel medesimo vagone ferroviario ove l’11 novembre 1918 il Maresciallo Foch aveva con alterigia dettato le sue condizioni ai plenipotenziari tedeschi).

In luglio e agosto 1940 si tennero vari incontri al vertice in Germania (e qualcuno anche in Italia, ad esempio il Primo Ministro ungherese Teleki Pál[28] venne a Roma) e poi anche fra ungheresi e romeni che non riuscirono a mettersi d’accordo: si decise, su pressione di Roma e Berlino (cui ormai guardava anche la Romania[29]), di ricorrere ad un nuovo arbitrato delle due Potenze dell’Asse, sul modello dell’autunno 1938.

Il 30 agosto 1940, sempre nello stesso castello del Belvedere di Vienna, vi fu un’altra riunione di Ciano e von Ribbentrop, da cui scaturi il “secondo arbitrato di Vienna” (per la storiografia romena, Dictatul de la Viena), ai danni della Romania, lì rappresentata dal Primo Ministro Ion Gigurtu e dal Ministro degli Esteri Mihail Manoilescu, che restarono esterrefatti dall’ampiezza dei territori assegnati con un tratto di penna all’Ungheria e, a quanto si disse, svennero.

L’Ungheria ottenne circa metà delle terre che furono ungheresi sino al 1918 e che al Trianon passarono alla Romania.

Budapest riebbe la Transilvania settentrionale (con Cluj/Kolozsvár/Klausenburg), il Maramureş/Máramaros, quasi tutta la Crişana/Körösvidék (inclusa Oradea/Nagyvárad) e lo Székelyföld (Ţinutul Secuiesc[30]) che si incunea a sud-est (judeţe odierni di Harghita e Covasna[31] e parte di quello di Târgu Mureş);

invece la Transilvania meridionale (Braşov/Brassó/Kronstadt, Sibiu/Nagyszeben/Hermannstadt), la regione di Arad e il Banato (Timişoara/Temesvár/Temeschburg) rimasero alla Romania.

In Romania questa resa – senza sparare un colpo – fu vissuta come una catastrofe nazionale anche perché qualcosa di simile era già avvenuto a fine giugno 1940 con la Basarabia (Bessarabia) pretesa dai sovietici[32] (in quel caso la Romania pensò per un momento di combattere anche se tosto “accettò” l’ultimatum di Mosca e inoltre per molti romeni quelle zone erano meno importanti dal punto di vista sentimentale ma nondimeno fu già un brutto colpo)[33]; tutto ciò contribuì, pochi giorni dopo, al rovesciamento di Re Carol II e alla salita al potere del Generale[34] Ion Antonescu che assunse tutti i poteri (6 settembre 1940), sotto il nuovo Re Mihai I (che era già stato formalmente sul trono dal 1927 al 1930) e proclamò il 14 settembre 1940 lo “Stato nazionale-legionario” (in condominio “difficile” e instabile con i legionari[35]), saldamente ancorato all’Asse e soprattutto alla Germania.

In Ungheria ciò provocò un entusiasmo indicibile come si evince ad esempio dalle pagine del pur compassato Pester Lloyd.

A questo punto l’Ungheria aveva “revisionato” a suo favore il Trianon in due aree fondamentali per il nazionalismo ungherese dove inoltre vi erano minoranze magiarofone consistenti (Slovacchia meridionale e Transilvania settentrionale), senza farsi coinvolgere nella guerra e anzi mantenendo rapporti diplomatici con tutte le parti belligeranti (il Ministro britannico Sir Owen O’ Malley era ancora a Budapest); per il Primo Ministro Teleki, per il Reggente Horthy e altri (l’ex-Primo Ministro Bethlen ecc), occorreva ormai prudenza, per non rischiare di perdere tutto qualora alla fine la guerra l’avessero vinta gli inglesi, ciò che invero all’epoca appariva molto improbabile (dal canto suo Imrédy, col dente avvelenato nei confronti del Reggente che lo aveva cacciato dal potere nel 1939 e gli aveva impedito di tornarci, sosteneva una politica assolutamente filo-tedesca e filo-italiana).

Certo, l’Ungheria aderì al Patto Tripartito[36] (20 novembre 1940) ma furono date assicurazioni segrete a Londra che evidentemente furono ritenute convincenti in quanto Sir Owen O’ Malley restò a Budapest (invece Sir George Rendel, su ordine di Eden, abbandonò Sofia il 5 marzo 1941 rompendo le relazioni diplomatiche britannico-bulgare dopo l’adesione bulgara al Tripartito il 1 marzo 1941, avvenuta a Vienna: Sir Reginald Hoare aveva lasciato Bucarest il 10 febbraio 1941 quindi non subito dopo l’adesione romena al Tripartito, avvenuta a Berlino il 23 novembre 1940, ma comunque la rottura c’era stata, laddove con l’Ungheria non era avvenuta ciò di cui Teleki si compiaceva nell’intimo, e il Reggente con lui).

Inoltre, il 12 dicembre 1940, il Primo Ministro Teleki firmò un trattato di amicizia con il Regno di Jugoslavia, mossa inopinata in quanto avvenuta liberamente, e ciò fu interpretato come una rinuncia al “revisionismo” nei confronti della Jugoslavia regia.

Le annessioni territoriali operate dall'Ungheria nel periodo 1938 - 1941.
Le annessioni territoriali operate dall’Ungheria nel periodo 1938 – 1941.

Purtroppo per l’Ungheria, la “Grande Storia” le impose di scegliere ex abrupto, nelle peggiori condizioni possibili.

Il 25 marzo 1941 il governo jugoslavo di Dragan Cvetković (Primo Ministro) e Aleksandar Cincar-Marković (Ministro degli Esteri) aveva firmato, sempre a Vienna, l’adesione del Regno di Jugoslavia al Patto Tripartito, a condizioni invero buone per Belgrado[37], ma il 27 marzo 1941 un gruppo di ufficiali serbi, guidato dal generale anglofilo Dušan Simović rovesciò il governo, depose il Reggente knez Pavle e mise effettivamente sul trono suo nipote, il fanciullo Petar II (in teoria Re sin dall’assassinio del padre Aleksandar, a Marsiglia, il 9 ottobre 1934[38])….Hitler, appena lo seppe (nel pomeriggio di quel medesimo giorno, quando il Ministro degli Esteri nipponico Matsuoka Yōsuke era in Europa), si infuriò e ordinò la distruzione della Jugoslavia.

Nei drammatici giorni di fine marzo e inizio aprile 1941 era evidente che la guerra stava avvicinandosi all’area e che l’Asse avrebbe chiesto all’Ungheria di ricambiare l’aiuto avuto nei due arbitrati che dunque si rivelarono non essere stati “gratuiti”.

Teleki non voleva rinnegare la firma da lui apposta al Patto appena tre mesi prima e si uccise, sparandosi un colpo di pistola (3 aprile 1941). Un nuovo governo, guidato dal Ministro degli Esteri Bárdossy László[39] accettò le richieste tedesche, con il caveat che all’inizio l’Ungheria non sarebbe intervenuta direttamente.

Il 6 aprile 1941 le truppe del Reich entravano in Jugoslavia (in quegli stessi momenti la Luftwaffe sottoponeva Belgrado ad un durissimo bombardamento) e lo stesso fecero le R. truppe italiane, che invero restarono quasi dappertutto sulla difensiva, tanto sul fronte sloveno, che sul fronte albanese: l’Ungheria, come preannunciato, in questa fase si limitò a dare appoggio logistico ai tedeschi, soprattutto aprendo i suoi cieli alla Luftwaffe.

Il basso profilo però, stavolta, non servì: l’8 aprile 1941 Sir Owen O’ Malley chiese i passaporti e abbandonò l’Ungheria (parimenti furono espulsi da Londra i diplomatici ungheresi).

Non era ancora la guerra, ma la Gran Bretagna aveva ora rotto le relazioni diplomatiche anche con l’Ungheria, che dunque non era più pienamente neutrale.

L’11 aprile 1941 -dopo la proclamazione della “Croazia indipendente” a Zagabria ad opera del Maresciallo Slavko Kvaternik il 10 aprile 1941 il che permise a Horthy e Bárdossy di ritenersi “sciolti” dagli obblighi del trattato di amicizia per cessazione di una delle parti contraenti (scilicet la Jugoslavia) – le truppe ungheresi entrarono in territorio jugoslavo ed occuparono la Bácska (in serbo Bačka), la Baranya (in croato Baranja), il Muraköz (in croato Međimurje) e il Muravidék (in sloveno Prekmurje); il Banato serbo fu occupato dai tedeschi, che lo separarono dalla Serbia ove fu installato il governo del gen. Milan Nedić, ma si guardarono bene dal restituirlo agli ungheresi o se è per questo di darlo ai romeni che pure lo agognavano per completare il Banato la cui gran parte era toccata alla Romania al Trianon ed era stata confermata alla Romania a Vienna il 30 agosto 1940.

Gli ungheresi, dopo aver ottenuto il placet di Hitler e quello più scontato di Mussolini e Ciano (vari incontri ad aprile), annessero questi territori all’Ungheria ma quest’ultima annessione ebbe caratteristiche diverse dalle due annessioni per arbitrato e anche dall’annessione manu militari del marzo 1939, che completò l’arbitrato del novembre 1938: infatti questa volta si trattò di una mera annessione unilaterale, non riconosciuta (nel marzo 1939 ex post la sovranità ungherese sulla Rutenia subcarpatica fu riconosciuta, o quantomeno accettata, da tutti) e secondo lo ius gentium quei territori restavano de iure jugoslavi (anche se una Jugoslavia non esisteva più, di fatto).

In meno di un triennio (novembre 1938-aprile 1941) gli ungheresi, quindi, riannessero una parte consistente dei territori che fino all’autunno 1918 fecero parte della storica “Corona di Santo Stefano”, ovvero:

  1. Slovacchia meridionale e Transcarpazia sudoccidentale (2/11/1938, I arbitrato di Vienna)
  2. resto della Transcarpazia (15/3/1939 manu militari, in occasione della fine della Cecoslovacchia, anzi ormai Ceco-Slovacchia)
  3. Transilvania settentrionale e aree finitime (30/8/1940, II arbitrato di Vienna)
  4. Bácska, Baranya, Muraköz e Muravidék (aprile 1941, unilateralmente, in seguito al crollo della Jugoslavia regia provocato dall’invasione italo-tedesca del 6 aprile e dalla secessione croata, con appoggio di Germania e Italia, del 10 aprile 1941)

Restavano tuttavia fuori:

  1. gran parte della Slovacchia, costituitasi il 14/3/1939 in Stato indipendente con nome Slovenská Republika “Repubblica slovacca” (guidata da Mons. Tiso sotto protezione tedesca); ormai gli ungheresi, sebbene a denti stretti, ne riconoscevano l’alterità
  2. la Transilvania meridionale e il Banato (aree con una chiara maggioranza romena)
  3. il Burgenland (parte del Großdeutsches Reich dopo l’Anschluß quindi assolutamente intoccabile rebus sic stantibus).

Da un punto di vista geografico era abbastanza… e tutto ciò era avvenuto senza ricevere alcuna dichiarazione di guerra e, prima delle ultime annessioni (quelle a danno del Regno di Jugoslavia), addirittura senza rotture diplomatiche.

I legami che l’Ungheria horthysta aveva stretto con le Potenze dell’Asse limitarono però fortemente la libertà di manovra ungherese ipotecando il futuro e ciò si vide molto presto.

Il 23 giugno 1941 l’Ungheria dovrà rompere le relazioni diplomatiche con l’URSS[40] e il 27 giugno 1941 dichiarerà guerra all’URSS sotto forti pressioni (dopo i fatti di Kassa[41]).

Il 6 dicembre 1941 anche l’Ungheria verrà inclusa nella dichiarazione di guerra britannica (e del Commonwealth)[42] e il 13[43] dicembre 1941 l’Ungheria sarà indotta a dichiarare guerra persino agli USA[44], insomma l’Ungheria -anche a causa dei “doni ricevuti” che ci fanno tornare in mente il laocoontiano timeo Danaos et dona ferentes- sarà coinvolta pienamente nella Seconda guerra mondiale, contro la volontà del Reggente e di molti politici[45].

L’Ungheria non riuscirà più a uscire dal campo dell’Asse (dal settembre 1943 ridotto, di fatto, alla sola Germania): nel marzo 1944 subirà la prima occupazione militare tedesca[46] e infine in ottobre 1944 fallirà il tentativo di sganciamento di Horthy[47] e l’Ungheria dovrà subire per alcuni mesi il regime delle Croci frecciate[48] di Szálasi Ferenc sino alla sconfitta definitiva del 1945[49]…che non significò la libertà ma, solo un breve interludio (grossomodo 1945-1947) prima dell’instaurazione di un duro regime stalinista (1947/1948-1956).

I territori riannessi vennero naturalmente persi, nell’ultimo anno di guerra:

  1. la Transilvania settentrionale venne persa nell’autunno 1944, dopo il cambio di fronte romeno (23 agosto 1944[50]) e la rottura diplomatica ungaro-romena (30 agosto 1944, cui seguì la guerra il 7 settembre 1944); Kolozsvár/Cluj venne presa dai romeni l’11 ottobre 1944 e l’ultima cittadina ancora in mano ungherese, Nagykároly/Carei, fu presa il 25 ottobre (sotto il comunismo e ancora dopo, il 25 ottobre era festeggiato localmente); i sovietici però non consegnarono le aree transilvane all’amministrazione romena se non dopo la formazione (6 marzo 1945) del governo del Dr. Petru Groza[51] (legato ai comunisti), primul guvern democratic din istoria României come dicevano i libri sotto Ceauşescu;
  2. la Rutenia subcarpatica fu persa nell’ottobre 1944; avrebbe dovuto essere restituita alla Cecoslovacchia, cui apparteneva prima di Monaco, ma i sovietici indussero il governo cecoslovacco a cedergliela (trattato del 29 giugno 1945); divenne un oblast’ dell’Ucraina sovietica (Radjans’ka Ukraïna) e oggi è un oblast’ dell’Ucraina indipendente
  3. la Slovacchia meridionale fu persa a fine 1944/inizio 1945; proprio da Košice (così tornò a chiamarsi la non più ungherese Kassa) fu emanato il programma della nuova Cecoslovacchia “democratica e antifascista” (programma di Košice, 3 aprile 1945)
  4. le aree tolte alla Jugoslavia regia nell’aprile 1941, per quanto non già sotto il controllo dei partigiani di Tito, rimasero ungheresi fino alla primavera 1945.

L’Ungheria del secondo dopoguerra (trattato di pace del 10 febbraio 1947[52]) avrà gli stessi confini di quella del Trianon; molta acqua è da allora passata sotto i ponti, eppure il vulnus del Trianon è ancora sentito e alcuni hanno sostenuto che certe politiche di Orbán Viktor, palesemente irrazionali, troverebbero spiegazione qualora si ipotizzi che Orbán confidi di ottenere, con l’appoggio di Putin, una parte – magari anche piccola – dell’Ungheria “storica”, ad esempio la Rutenia subcarpatica (oggi l’ucraino Zakarpats’ka oblast’), in modo da “lasciare il suo nome” nella Storia e presentarsi come Colui che ha saputo riscattare l’onta del Trianon.


Note:

[1] in precedenza, portava il nome Vajk ed era un semplice dux

[2] al secolo il monaco dell’Alvernia Gerbert d’Aurillac

[3] era formalmente sul trono tedesco sin dal 983 (morte di Ottone II) anche se l’incoronazione imperiale avvenne a Roma il 21 maggio 996 d.C per mano del Papa Gregorio V, il primo Papa “tedesco” della Storia (996-999 d.C)

[4] in quel giorno gli ottomani di Solimano il Magnifico (Süleyman Kanunî “il Legislatore”, 1520-1566) distrussero l’esercito ungherese: morì il Re Lajos II (1516-1526), uno Jagiellone, e perì quasi l’intera nobiltà civile ed ecclesiastica d’Ungheria; cinque anni prima (1521) gli ottomani avevano preso Nándorfehérvár (cioè Beograd, Belgrado) che era la chiave dell’Ungheria, difesa eroicamente (e quella volta con successo) nel luglio 1456 da Hunyadi János (il padre del grande Re umanista Mátyás I, 1458-1490, più noto come Mattia Corvino) e da San Giovanni di Capistrano; gli Asburgo, come Re d’Ungheria, riusciranno a riprendere Belgrado solo per un ventennio fra le paci di Passarowitz/Požarevac (1718) e di Belgrado (1739), che fissò la frontiera ottomano-asburgica sino al 1878; una conseguenza di Mohács fu l’avvento degli Asburgo al trono dell’Ungheria (1526/1527) sulla base di contratti matrimoniali, non senza forti opposizioni

[5] fu sede di un eyalet

[6] talora vi furono problemi con la Transilvania (in ungherese Erdély, in romeno Ardeal, in tedesco Siebenbürgen) che taluni Sovrani asburgici cercarono di separare dall’Ungheria vera e propria -anche se nessuno mise in dubbio che la Transilvania facesse parte della Corona di Santo Stefano- ma nel 1867 (l’anno dell’Ausgleich e della nascita della Duplice Monarchia austro-ungarica) la Transilvania venne “definitivamente” incorporata nell’Ungheria; qualche altro problema a sud, dove c’erano i Militärgrenze “confini militari”, che in qualche forma sussistettero fino al 1881 (sui “confini militari” restano fondamentali le opere di Gunther E. Rothenberg, in particolare The Austrian Military Border in Croatia, 1522-1747, Urbana, University of Illinois Press, 1960 e la sua sequela The Austrian Military Border in Croatia, 1740-1881: A Study of an Imperial Institution, Chicago, Chicago University Press, 1966).

[7] si tratta dell’area attorno a Oradea (in ungherese Nagyvárad, in tedesco Großwardein, in italiano arcaico Gran Varadino che è un calco dal tedesco): talora in romeno è detta Oradea Mare (Mare=Grande, rende l’ungherese Nagy e il tedesco Groß)

[8]un pezzettino lillipuziano di Banato è rimasto entro l’Ungheria del Trianon

[9] la Dalmazia invece era austriaca all’epoca della Duplice Monarchia (1867-1918) e da inizio XV secolo fino al 1797 fu veneziana (fu talora ungherese, almeno in teoria, nel Medioevo)

[10] Fiume divenne italiana solo con il trattato di Roma del 27 gennaio 1924, che modificò a vantaggio dell’Italia quello di Rapallo (12 novembre 1920), che invece prevedeva uno Stato libero di Fiume

[11] Kraljevina Srba, Hrvata i Slovenaca “Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni” fu il primo nome della Jugoslavia (1918-1929); Jugoslavia fu adottato solo dopo il colpo di stato del 6 gennaio 1929 di Re Aleksandar (1921-1934) e precisamente il 3 ottobre 1929

[12] vi erano riunioni tripartite fra Italia, Austria e Ungheria, e anche accordi economico-politici

[13] Hermann Göring divenne Generalfeldmarschall solo nel febbraio 1938 e ottenne l’ambito titolo di Reichsmarschall (che era stato di Eugenio di Savoia ad inizio Settecento e fu riesumato apposta per soddisfare la sua vanità) solo il 19 luglio 1940

[14] lo era dal 1 marzo 1920 (il titolo era stato portato anche dall’eroe nazionale Kossuth Lajos dopo l’effimera detronizzazione degli Asburgo il 14 aprile 1849); il 6 novembre 1921 gli Asburgo vennero detronizzati in modo definitivo ma l’Ungheria restò un Regno (senza Re) e Horthy mantenne il titolo di Reggente; l’Ungheria diverrà Repubblica (Köztársaság) solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 1 febbraio 1946 (l’Ungheria era stata Repubblica in modo effimero dal novembre 1918 all’estate 1919, dapprima sotto il “conte rosso” Károlyi Mihály e poi sotto il regime comunista di Kun Béla)

[15] da un punto di vista politico si pensi alle divisioni inviate al Brennero dopo l’assassinio di Dollfuß da parte dei nazionalsocialisti austriaci il 25 luglio 1934; dal punto di vista ideologico si pensi al discorso alla Fiera del Levante di Bari del 6 settembre 1934-XIII “noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d’Oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto”…fra il Mussolini di Bari (1934) e il Mussolini di Trieste (1938, discorso della “coscienza razziale”) c’è un abisso, sembrano quasi due persone diverse !

[16] era stato l’ultimo Ministro I. e R. (dal 1912 fino al 1918) nel Messico sconvolto dalla rivoluzione !

[17] verrà sancito da un plebiscito il 10 aprile 1938, tanto nell’Altreich (vecchio Reich) quanto in Austria (che presto verrà chiamata Ostmark); in quell’occasione si tennero anche le elezioni anticipate al Reichstag, su lista unica NSDAP integrata da alcuni, rari, “ospiti” (seguendo il modello già sperimentato due volte, dapprima il 12/11/1933 e poi il 29/3/1936 allorché si tenne parimenti un plebiscito)

[18] regione ai bordi della Boemia e della Moravia abitata in grande maggioranza da tedeschi

[19] la Polonia risolse da sé, con un atto di forza (un ultimatum presentato a Praga), le sue controversie con la Cecoslovacchia che duravano almeno dal luglio 1920: la Polonia pretese la cessione immediata del cosiddetto Zaolzie “oltre l’Olza” cioè l’area slesiana di Tĕšín (in polacco Cieszyn, in tedesco Teschen) e i cecoslovacchi dovettero cedere (2 ottobre 1938)

[20] la Slovacchia si era infine vista riconoscere l’autonomia proclamata a Žilina il 6 ottobre 1938; Primo Ministro della Slovacchia autonoma era il capo del partito popolare slovacco Hlinka (HSĽS), Mons. Tiso (padre Andrej Hlinka era un mitico prete nazionalista slovacco, morto poco prima di Monaco, che guidò il partito per molti anni)

[21] fu costruito da Eugenio di Savoia e due secoli dopo fu la residenza ufficiale dell’Erzherzog Franz Ferdinand, di Austria-Este, principe ereditario, assassinato dal serbo-bosniaco Gavrilo Princip a Sarajevo insieme alla moglie Sophie il 28 giugno 1914, scintilla della nefasta Grande Guerra

[22] questa città era stata divisa al Trianon in due (come Gorizia e Nova Gorica il 10 febbraio 1947), Komárom era rimasta ungherese (e lo è tuttora) laddove Komárno divenne cecoslovacca e oggi è slovacca (in ungherese però continuò a essere chiamata Komárom !)

[23] l’edizione del mattino del Pester Lloyd di giovedì 3 novembre 1938, n° 249 titola Der Wiener Schiedsspruch: Ungarn erhält Kassa, Ungvár, Munkács, Beregszász, Rozsnyó, Losonc, Rimaszombat, Komárom und andere Städte zurück

[24] la Rutenia subcarpatica aveva capitale Khust, un villaggio scelto in tutta fretta all’uopo in quanto parve il “meno peggio”; le tre città più importanti della Rutenia subcarpatica “storica” cioè Užhorod/Ungvár, Mukačevo/Munkács e Berehove/Beregszász (la prima è la forma ucraina, la seconda quella ungherese) erano infatti state incluse, come abbiamo visto, nell’area ceduta all’Ungheria il 2/11/1938: per quattro mesi e mezzo (2/11/1938-15/3/1939) il destino di quest’area, annessa all’Ungheria e corrispondente alla Rutenia subcarpatica sudoccidentale, fu differente da quello del resto della Rutenia subcarpatica, divenuta autonoma entro la Ceco-Slovacchia

[25] Budapest nacque nel 1873 dalla fusione di Buda (Ofen), Óbuda (Altofen “antica Buda”) e Pest (Pesth)

[26] il “Protettorato del Reich di Boemia e Moravia” aveva un suo governo e un suo presidente (continuò a essere in carica l’ultimo presidente della Cecoslovacchia Emil Hácha); aveva inoltre una propria moneta (la “corona ceca” che sostituì la “corona cecoslovacca”), propri francobolli (con l’effigie di Hitler affacciato al castello Hradčany/Hradschin) ed il ceco era lingua ufficiale, accanto al tedesco; il primo Reichsprotektor fu il moderato Konstantin von Neurath (già Ministro degli Esteri tedesco dal giugno 1932 al febbraio 1938) e nei primi mesi i tedeschi fecero una politica prudente, volta a non ferire troppo i cechi; le cose inizieranno a cambiare già dall’autunno 1939 (dopo le manifestazioni patriottiche degli studenti cechi in occasione del 28 ottobre, la festa nazionale cecoslovacca) e soprattutto dall’estate 1940 e la repressione diverrà molto forte dal 1941

[27] nel gennaio 1939 il Primo Ministro della Rutenia subcarpatica autonoma Mons. Avhustyn Vološyn, in passato “rutenofilo” (cioè fautore di un’identità rutena/rusyna degli autoctoni) ma divenuto un acceso “ucrainofilo” (cioè fautore dell’identità fra ruteni subcarpatici e ucraini), cambiò il nome da “Rutenia subcarpatica” in “Ucraina carpatica” (Karpats’ka Ukraïna) per enfatizzarne l’ucrainicità

[28] Horthy lo aveva nominato nel 1939 al posto di Imrédy, che se la prese molto; Teleki era già stato Primo Ministro all’inizio della Reggenza di Horthy (nel 1920-1921) ed era un insigne geografo

[29] la Romania si ritirò dalla Società della Nazioni (luglio 1940), dichiarò unilateralmente decadute le garanzie anglo-francesi del 13 maggio 1939 ed iniziò ad adottare paraphernalia di tipo fascista; cessò inoltre la repressione verso le Guardie di Ferro, i cosiddetti “legionari” (filo-italiani e anche filo-tedeschi), che ancora in settembre 1939 (all’epoca dell’assassinio da parte dei legionari del Primo Ministro Armand Călinescu, coinvolto nell’uccisione di Corneliu Zelea Codreanu -il Căpitanul dei legionari il cui motto era Trăiască Legiunea şi Căpitanul “Viva la Legione e il Capitano !”- il 30 novembre 1938 nella foresta di Tâncăbeşti) era stata durissima, feroce e implacabile.

[30] area abitata dai Siculi (Secui in romeno, Szekler in tedesco, Székely in ungherese), affini agli ungheresi e spesso più nazionalisti dei magiari di puro stampo ma forse discendenti degli Unni di Attila o comunque un po’ diversi etnicamente dagli ungheresi propriamente detti

[31]entrambi i judeţe hanno tuttora una maggioranza di Secui, di lingua ungherese

[32] si veda ad esempio il mio articolo sulla Moldova

[33] lo smembramento della Romania nel 1940 si concluse il 7 settembre con il trattato romeno-bulgaro di Craiova con cui la Romania retrocedeva alla Bulgaria Silistra e il Quadrilatero, aree bulgare fino al 1913: questo mutamento fu mantenuto dopo la fine della guerra e quell’area è tuttora bulgara

[34] dal 1941, Maresciallo

[35] ciò non durò e già nel gennaio 1941 Antonescu, dopo aver ottenuto il placet di Hitler, eliminò i legionari, molti dei quali furono incarcerati (altri fuggirono in Germania ove vennero spesso internati fino al 23 agosto 1944, o talora anche in Italia: Horia Sima, successore di Codreanu, fu consegnato dagli italiani ai tedeschi che lo tennero in campo di concentramento sino al 23 agosto 1944 quando lo liberarono con tante scuse e tornarono a servirsene, con miseri risultati), ma l’orientamento filo-tedesco non venne meno, anzi si accentuò

[36] il Patto Tripartito venne firmato a Berlino il 27 settembre 1940 (27.IX.15 Shōwa) da von Ribbentrop, Ciano e Kurusu (Ambasciatore nipponico in Germania) per conto di Germania, Italia e Giappone.
Al Patto aderirono nei successivi 9 mesi i seguenti Stati:

  • Ungheria, 20 novembre 1940, a Berlino
  • Romania, 23 novembre 1940, a Berlino
  • Slovacchia, 24 novembre 1940, a Berlino
  • Bulgaria, 1 marzo 1941, a Vienna
  • *Jugoslavia, 25 marzo 1941, a Vienna il putsch di Belgrado del 27 marzo rese l’adesione puramente teorica
  • Croazia, 15 giugno 1941, a Venezia (in un certo senso prese il posto della cessata Jugoslavia) si noti che l’adesione croata avvenne in Italia -caso unico, tutti gli altri aderirono nel Reich, a Berlino o a Vienna- e ciò probabilmente dipese dal fatto che la Croazia, strettamente legata all’Italia dai trattati di Roma del 18 maggio 1941-XIX (che prevedevano anche l’ascesa sul trono croato di Aimone Duca di Spoleto e poi d’Aosta col nome di Tomislav II), era considerata di spettanza italiana (poi non sarà proprio così, il principe sabaudo mai occuperà il trono croato e la Germania si allargherà molto a spese dell’Italia anche in Croazia)

[37] alla Jugoslavia era stata promessa Salonicco e il diritto a non avere truppe dell’Asse sul suo territorio; tutta questa attività diplomatica si inserisce nella preparazione dell’intervento tedesco contro la Grecia per aiutare l’Italia che aveva attaccato la Grecia (allora sotto il gen. Ioannis Metaxas, di certo non antitedesco né particolarmente anglofilo) il 28 ottobre 1940, con risultati molto deludenti, a voler essere moderati

[38] in quell’attentato organizzato dagli ustascia croati e dai rivoluzionari macedoni, morì anche il Ministro degli Esteri francese Louis Barthou, molto antitedesco

[39] Bárdossy aveva preso il posto di Csáky Imre, morto a fine gennaio 1941…..vi è un passo del Diario di Ciano, che rammenta che Bárdossy era pochi mesi prima solo un oscuro Ministro d’Ungheria a Bucarest, sotto Csáky (e Csáky morì), poi divenne Ministro degli Esteri sotto Teleki (e Teleki si uccise) e ora era asceso a Primo Ministro (sotto il Reggente Horthy)…Ciano scrive “che succederà al Reggente ?”

[40] la Germania e la Romania attaccarono l’URSS il 22 giugno 1941 e l’Italia dichiarò guerra all’URSS quello stesso giorno; la Slovacchia dichiarò guerra all’URSS il 23 giugno 1941; la Finlandia dichiarò guerra all’URSS il 25 giugno 1941 (i finlandesi dissero di essere stati attaccati e oggi molti pensano sia verosimile, anche se fin dal 22 giugno a tutti parve imminente la ripresa della guerra finno-sovietica, una sorta di “secondo tempo” del conflitto iniziato dall’URSS il 30 novembre 1939 e che si era concluso con la sconfitta onorevole della Finlandia, sancita dalla pace di Mosca del 12 marzo 1940, tanto che ancora oggi i finlandesi parlano di “guerra di continuazione”); la Danimarca, occupata dai tedeschi ma con un governo socialdemocratico, ruppe le relazioni diplomatiche con l’URSS il 27 giugno; la Francia (Vichy) ruppe le relazioni diplomatiche con Mosca il 30 giugno 1941; i diplomatici di tutti questi Stati furono scambiati in un’assolata giornata di sole di metà luglio 1941 presso Leninakan (oggi Gyumri) alla frontiera fra URSS (nella fattispecie Armenia sovietica) e Turchia; vi erano diplomatici di Germania, Italia (il nostro R. Ambasciatore Augusto Rosso che ha lasciato interessantissimi ricordi inediti che lessi anni fa), Francia, Finlandia, Danimarca, Slovacchia, Ungheria, Romania e sul treno turco vi erano i diplomatici sovietici in questi Stati e in altre aree europee sotto controllo italo-tedesco (la Spagna naturalmente non ruppe proprio nulla in quanto Franco e l’URSS non si riconoscevano… e mai vi saranno relazioni diplomatiche fra URSS e Spagna finché Franco visse, anzi fino al 1977)

[41] controversi… ora molti credono che i sovietici veramente bombardarono Kassa (forse per errore) e si tende a non credere più ad un bombardamento tedesco o addirittura ad un auto-bombardamento ungherese

[42] la Gran Bretagna dichiarò guerra il 6/12/1941 a Finlandia, Romania e Ungheria in quanto belligeranti con l’URSS di fatto alleata dei britannici (il trattato formale di alleanza è posteriore); la Gran Bretagna aveva rotto le relazioni diplomatiche con la Romania già il 10 febbraio 1941 e quelle con l’Ungheria l’8 aprile 1941, come si è visto (in entrambi i casi l’URSS non c’entra e del resto siamo prima dell’Operazione Barbarossa); Churchill invece ruppe le relazioni diplomatiche con la Finlandia, che pure era una democrazia, il 1 agosto 1941 allegando expressis verbis lo stato di guerra dei finlandesi con l’URSS

[43] la rottura diplomatica ungherese con gli USA avvenne subito la dichiarazione di guerra italo-tedesca agli USA (11 dicembre 1941)

[44] Germania e Italia dichiararono simultaneamente guerra agli USA l’11 dicembre 1941, nel pomeriggio (Mussolini parlò alla folla infreddolita dal balcone di Palazzo Venezia e Hitler convocò il Reichstag, per la penultima volta); la Romania dichiarò guerra il 12 dicembre, la Bulgaria il 13 dicembre (Sofia dichiarò guerra anche alla Gran Bretagna); il Giappone aveva attaccato gli USA il 7 dicembre (Pearl Harbour, la cui notizia giunse a Ciano verso le 23.00-23.15 del 7 dicembre dunque fu nota al pubblico solo l’8 dicembre)

[45] capro espiatorio diverrà Bárdossy László (Ministro degli Esteri dopo la morte di Csáky Imre e poscia capo del governo in 1941-1942) sotto il cui governo avvennero tutte le dichiarazioni di guerra..verrà impiccato dal governo (moderatamente) filosovietico nel 1946

[46] Hitler convocò il Reggente Horthy nel castello di Kleßheim presso Salzburg (18 marzo 1944) e lo mise di fronte ad un ultimatum: accettare l’ingresso di truppe tedesche “per la protezione dell’Ungheria” o affrontare la sua terribile collera; Horthy dovette cedere; il 19 marzo 1944 le truppe del Reich passarono il confine, il Primo Ministro ungherese Kállay Miklós (1942-1944, successore di Bárdossy) dovette fuggire nella Legazione turca e si formò un nuovo governo, guidato da Sztójay Döme (che era Ministro a Berlino dal 1935), che iniziò una violenta campagna antiebraica e si allineò in toto alla politica NS; ad esempio, il nuovo governo chiuse immediatamente la R. Legazione d’Italia (allora retta dall’Incaricato d’Affari ad interim de Ferrariis Salzano poiché il Regio Ministro, Filippo Anfuso, aveva nel settembre 1943 aderito al governo “fascista repubblicano” e diverrà l’Ambasciatore della RSI a Berlino) e consegnò la sede “badogliana” ai rappresentanti della RSI (l’Ungheria aveva, di malavoglia, riconosciuto il neo-governo di Mussolini a fine settembre 1943 ma aveva mantenuto rapporti formali con il governo del Regno, che si trovava a Brindisi; la Romania aveva sì tollerato la R. Legazione retta dal R. Ministro Bova Scoppa ma non le aveva mantenuto rango ufficiale; gli altri Stati est-europei si conformarono più rigidamente alla politica tedesca e privarono di ogni riconoscimento i diplomatici “badogliani”; sulla diplomazia italiana, regia e fascista repubblicana, nel drammatico autunno 1943 resta fondamentale e molto utile il libro di Marino Viganò, Il Ministero degli Affari Esteri e le relazioni internazionali della Repubblica Sociale Italiana 1943-1945, Milano, Jaca Book, 1991)

[47] in seguito al cambio di fronte romeno del 23 agosto 1944 (vedi infra) e alle sconfitte tedesche su tutti i fronti (gli alleati entrarono a Parigi il 25/8/1944), Horthy aveva infine trovato il coraggio di cacciare Sztójay e di nominare un altro governo guidato dal gen. Lakatos Géza (29 agosto 1944), che iniziò trattative con i sovietici; l’11/10/1944 venne firmato a Mosca l’armistizio, che avrebbe dovuto essere reso pubblico alcuni giorni dopo; il 15 ottobre Horthy parlò alla Nazione e annunciò la fine della guerra ma la reazione tedesca fu pronta ed efficace (i tedeschi di fatto conoscevano tutte le mosse degli ungheresi) e vi ebbe un ruolo Otto Skorzeny, colui che fu presentato come il “Liberatore” di Mussolini al Gran Sasso (12 settembre 1943) anche se forse il merito è di altri; Horthy, a cui i tedeschi avevano rapito il figlio, fu costretto a sconfessare l’armistizio e a cedere tutti i poteri al Capo delle Croci Frecciate Szálasi Ferenc, che proclamò il “regime ungarista” e dichiarò la “volontà fanatica” degli ungaristi di proseguire la Guerra “a fianco della Germania sino alla Vittoria”; l’Ungheria, quindi, a differenza della Romania (ove lo sganciamento fu tecnicamente “perfetto” e riuscì al 100%, beffando i tedeschi che subiranno un disastro militare immane su cui ha ben scritto, inter alios, Andreas Hillgruber) e della stessa Italia (ove lo “sganciamento” fu lungi dall’essere perfetto -8 settembre !- ma in parte riuscì) non riuscì ad abbandonare la Germania usque ad finem; Szálasi assunse, con un solenne giuramento il 4 novembre 1944, le residue funzioni di Horthy (già esautorato dal 16 ottobre e prigioniero in Germania) e le manterrà, dopo la caduta di Budapest, nell’Ungheria occidentale (Sopron e Szombathely) fino al tragico epilogo della primavera 1945; vi è un episodio “gustoso” in cui entra l’Italia; Szálasi, che il 4 dicembre 1944 aveva incontrato Hitler in Germania, chiese ad inizio 1945 di fare una visita in Italia (cioè a Venezia, Salò e Milano) per incontrare il Duce e riaffermare l’amicizia cameratesca fra i due Stati e i due Partiti “nella certezza assoluta dell’immancabile Vittoria”; i consiglieri di Mussolini temettero che questo fosse un trucco per permettere a Szálasi e ai suoi di trasferirsi in Italia, dove non sarebbero stati particolarmente graditi (già c’era Joseph Darnand, che fu il capo della Milice a Vichy, e altre presenze più o meno ingombranti)… e la visita non si fece mai!

[48] il nome ufficiale era Nyilaskeresztes Párt- Hungarista Mozgalom “Partito delle Croci Frecciate-Movimento Ungarista”

[49] a Debrecen era già stato formato un “governo antifascista” (in cui c’erano i comunisti ma anche altri partiti) il 28 dicembre 1944, sotto la guida del gen. Miklós Béla: questo governo dichiarerà formalmente guerra alla Germania il 20 gennaio 1945; quindi, come in Italia -e a differenza della Romania dove il tentativo di Horia Sima dalla Germania non ebbe effetti pratici-per un certo periodo in Ungheria ci furono due governi, uno filotedesco (Sopron/Szombathely, a ovest) e uno antitedesco (Debrecen, a est), come da noi nell’inverno 1943/1944 vi era il R. governo (anti-tedesco, a Brindisi e dal febbraio 1944 a Salerno) e il “governo fascista repubblicano” (filo-tedesco, a Salò)

[50] Nella serata del 23 agosto 1944, il Maresciallo Ion Antonescu, Conducător României, convocato alla residenza di Re Mihai I, venne deposto e arrestato: il Sovrano ordinò l’immediata cessazione delle ostilità contro l’URSS (e gli occidentali) e nominò alla guida del governo il gen. Constantin Sănătescu che ruppe i rapporti con la Germania (un abortito attacco tedesco servì da pretesto allo stato di guerra e al cambio formale di fronte); nella storia romena, il 23 agosto, è una data che riunisce in sé quattro date della storia italiana (25 luglio; 8 settembre; 13 ottobre [1943]; 25 aprile [1945]); sotto il regime comunista il “23 agosto” era festa nazionale (ora lo è il “1 dicembre”, anniversario dell’Unione del 1918, quando inter alia le terre sino ad allora ungheresi aderirono ad Alba Iulia alla România Mare), un calendario di età ceauşista lo definiva, falsando la storia, revoluţia naţională şi socială, antifascistă şi antiimperialistă !

[51] Petru Groza sarà in seguito presidente del Presidium della Grande Assemblea Nazionale della Repubblica popolare romena (Capo di Stato, con poteri nulli, sul modello sovietico coevo) dal 1952 alla morte avvenuta nel 1958

[52] in quel giorno vennero firmati a Parigi i trattati di pace con gli alleati europei della Germania (Italia, Finlandia, Ungheria, Romania, Bulgaria): con la Germania, come è noto, non si fece alcun trattato di pace, almeno sino al trattato “4+2” (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia+Germania ovest e Germania est) del 12 settembre 1990, che diede il placet alla Wiedervereinigung (Riunificazione) avvenuta il 3 ottobre 1990. La pace con il Giappone venne firmata a San Francisco l’8 settembre 1951 (l’URSS non lo fece e attese oltre un quinquennio per normalizzare le relazioni con l’Impero del Sol Levante e porre fine allo stato di guerra, il 19 ottobre 1956)

  • Nato a Torino il 28 dicembre 1968, laureato in Ingegneria ed in Storia e Dottore di Ricerca in Storia delle Relazioni Internazionali.
    Si è occupato di vari argomenti nel campo storico e storico-politico (inclusa la cronologia nella Storia Antica), ma il suo interesse va soprattutto alle questioni dell’Europa orientale e dell’ex-URSS, pur conoscendo con un certo dettaglio anche le problematiche etnico-religiose del Vicino Oriente, del mondo iranico e del mondo ottomano lato sensu inteso.
    Ha pubblicato nell’ottobre 2020 per la Casa Editrice Mimesis il libro Storia dell’Ucraina dai tempi più antichi ad oggi (662 pagine).
    Ha pubblicato nel marzo 2022, sempre con la Mimesis, un secondo libro sulla storia dell’Ucraina intitolato Breve Storia dell’Ucraina. Dal 1914 all’invasione di Putin (384 pagine), una sorta di “versione” abbreviata ma al contempo rivista e aggiornata del precedente libro.
    Ha inoltre pubblicato, ad inizio 2023, per la casa editrice Golem il libro Storia della Bielorussia. Da Rahvalod di Polack a Lukašenka (528 pagine).
    Ha in progetto altri libri fra cui una "Storia della Moldova" (per completare la trilogia delle Repubbliche ex-sovietiche europee ma NON baltiche), un aperçu sulla storia dei Paesi Baltici ed un’introduzione dettagliata a tutti i popoli non-russi della Federazione russa.

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