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Primavera kosovara

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Ve la ricordate la “guerra delle targhe”?

Scontri, barricate, esplosioni, mobilitazione delle forze armate e preoccupazione mondiale a cui fecero seguito trattative e mediazioni fino alla firma, due anni fa, di una risoluzione tra la Repubblica di Serbia e la Repubblica del Kosovo per riconoscere reciprocamente le targhe recanti simboli e sigle dei due paesi, ultima spiaggia per facilitare la libera circolazione senza implicare alcun riconoscimento formale del Kosovo “kosovaro”, sovrano e indipendente, da parte di Belgrado.

Per generazioni si sono raccontate e tramandate le gesta degli eroi della battaglia della Piana dei merli del lontano 1389 a Kosovo Polje; nessuno avrebbe mai potuto accettare l’idea che l’epopea millenaria si sarebbe esaurita nel 2024 dentro l’ufficio polveroso di un pubblico registro automobilistico di Pristina.

E infatti con l’arrivo della primavera incombe un nuovo D-Day balcanico: dal 15 marzo verrà infatti applicata con rigore la nuova “legge sugli stranieri” e, udite udite, anche quella della circolazione dei veicoli, che con sarcasmo chiameremo volgarmente “la seconda guerra delle targhe”.

Il premier kosovaro Kurti non è intenzionato a fare sconti: all’interno della Repubblica (che diversi paesi del mondo ancora non hanno riconosciuto) se non hai documenti emessi dalle autorità di Pristina sei straniero e dunque soggetto a stringenti regolamentazioni in materia di ingresso, movimento e residenza. La norma prevede inoltre la chiusura delle cosiddette “istituzioni parallele” a controllo serbo che genererà disagi e vuoti su servizi essenziali (sanità e istruzione su tutti).

Le decine di migliaia di kosovari serbi, che vivono nelle municipalità settentrionali sotto influenza e protezione delle autorità di Belgrado la vivono come una minaccia alla loro permanenza in quella che considerano una provincia della Repubblica di Serbia. La definiscono una “pulizia etnica amministrativa” in palese violazione della risoluzione ONU 1244; un tentativo da parte di Pristina di espellerli dalle loro case, dalla culla della loro civiltà, dalla terra sacra degli ortodossi.

Il Presidente Vučić ha più volte soffiato sul fuoco in questi giorni affermando che il Kosovo è e rimarrà parte inalienabile della Serbia. Le sue interlocuzioni con i rappresentanti dell’Unione Europea consegnano a Bruxelles la forte preoccupazione per le misure che Belgrado considera discriminatorie e minacciose per la sopravvivenza del popolo serbo; timori alimentati anche dalla recente costituzione dell’alleanza militare tra Kosovo, Albania e Croazia.

È alto il rischio di rivedere scene di scontri, barricate, attacchi alle forze di polizia kosovare e ai militari della missione internazionale KFOR ed è alta la probabilità di rivedere nuovi spostamenti di truppe serbe verso sud, come se da quella lontana Kosovska Bitka il tempo si fosse definitivamente fermato.

Maledette targhe!

  • Laurea in Relazioni Internazionali alla facoltà di Scienze Politiche di Perugia, dove ho conseguito anche una laurea specialistica in Politica Estera e Sistema Internazionale.
    Lavoro nel management locale di una multinazionale e sono coordinatore regionale dell'agenzia umanitaria ADRA in Umbria.
    Sono stato cinque anni membro del Cda della Fondazione antiusura Adventum e cinque anni membro del comitato esecutivo dell'ente OSA 8×1000. Attualmente sono anche Consigliere comunale della città di Perugia.
    Ho collaborato con riviste e radio nella cura di rubriche e nel lavoro di redazione.

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