La composizione etnica del Donbas
Come stanno veramente le cose partendo dai dati ufficiali
Il problema del cosiddetto Donbas[1] è senza dubbio molto complesso, ma vi sono nondimeno alcuni punti fermi che in molti paesi occidentali (massime in Italia), per qualche arcana ragione, non sono sempre ben delineati.
Qui ci concentreremo sull’aspetto etnico che è solo UNO dei corni del problema e neppure, forse, il più importante: è ben noto che l’identità nazionale non può sempre essere ricondotta alla (presunta) affiliazione etno-linguistica e che entrano in gioco altre variabili di cui non disconosciamo in alcun modo l’importanza, ma non se ne tratterà -se non di sfuggita-in questo breve articolo.
Il Donbas, come ormai notissimo, è il termine che designa i due oblasti (regioni) di Luhans’k[2] e Donec’k[3], due dei 24 oblasti dell’Ucraina nelle frontiere del 1991[4] ancora internazionalmente riconosciute (vi erano poi 2 città “indipendenti”, Kyïv e Sevastopol’, e la “Repubblica autonoma di Crimea” ovvero AR Krym, le ultime due annesse unilateralmente, e in modo separato, dalla Russia-Federazione russa con leggi federali firmate dal presidente Vladimir Putin il 21/3/2014, cinque giorni dopo il contestato “referendum” – non riconosciuto a livello internazionale – del 16/3/2014 e tre giorni dopo il “trattato di annessione” russo-crimeano del 18/3/2014, un serio vulnus alla legalità internazionale ed in particolare al trattato di amicizia russo-ucraino del 31/5/1997, all’epoca in cui erano presidenti a Kyïv Leonid Kučma[5] e a Mosca Boris El’cin, che garantiva solennemente le frontiere ucraine esistenti,Crimea inclusa).
Suol dirsi in alcuni paesi occidentali e soprattutto in Italia che il Donbas sarebbe abitato in maggioranza da russi e non da “oggi” bensì da tempo “immemorabile” (quantomeno da Caterina II, 1762-1796), ma si può provare che ciò non trova alcun riscontro nei dati ufficiali, di parte russa imperiale (1897) o più recentemente sovietica (1989), per non considerare i dati ucraini del 2001 che alcuni potrebbero rigettare a priori come “sospetti”.

La realtà documentale mostra che le terre che oggi chiamiamo Donbas erano in netta maggioranza abitate da ucraini (malorossy si diceva) a fine Ottocento e sino alla rivoluzione (1917) e la coscienza etnica di appartenenza al popolo ucraino rimase viva e maggioritaria per tutto il periodo sovietico e oltre, nonostante la russificazione linguistica (vincente) e l’indubbio afflusso di molti russi etnici (e altri sovietici) nei ‘30 e nei ‘50-’60, epoche di grande industrializzazione.
Non si può negare che il Donbas fosse abitato da una popolazione in grande maggioranza russofona, almeno come lingua d’uso quotidiano, ma il russo si diffuse soprattutto in anni più recenti (ancora nel 1989 quelli che si definivano “di madrelingua ucraina” erano la maggioranza divenendo una forte minoranza solo in età ucraina indipendente[6], anche se concedo senza alcun problema che i più usavano di solito il russo), ma è – o dovrebbe essere – noto che la lingua, per quanto importantissima, non è un sicuro indicatore di appartenenza nazionale, altrimenti i protestanti italofoni di Mesocco del cantone dei Grigioni sarebbero italiani e non svizzeri come orgogliosamente si definiscono !
Partiamo però dai dati, soffermandoci in questo articolo su quelli del 1897 (con un breve richiamo al 1989 e al 2001).
Va innanzitutto detto chiaramente che il Donbas, come entità amministrativa a sé stante, è una creazione di epoca staliniana (anni 1930’), in precedenza non esisteva.
Quello che oggi chiamiamo Donbas era costituito grosso modo dai due uezdy di Bakhmut[7] e Slov’’janoserbs’k[8] (con capoluogo Luhans’k) nel governatorato imperiale (gubernija) di Ekaterinoslav[9] e da un pezzettino dell’okrug di Taganrog nell’oblast’ Vojska Donskogo“regione dell’Esercito del Don”, con capoluogo Novočerkassk ma città principale Rostov-na-Donu, un’area oggi in Russia.
All’epoca del “primo censimento generale dell’Impero russo dell’anno 1897” (Pervaja Vseobščaja Perepis’ Rossijskoij Imperii 1897 goda), quindi, il Donbas come tale non esisteva ancora.
Orbene, in base ai dati contenuti nel volume XIII di detto censimento (Ekaterinoslavskaja gubernija) edito a San Pietroburgo nel 1904 dal Comitato Centrale Statistico del Ministero degli Affari interni, abbiamo che la maggioranza di malorossy (ucraini) era netta, specialmente nello uezd di Bakhmut, quantomeno da un punto di vista linguistico.
Lo uezd di Bakhmut
Nello uezd di Bakhmut vi erano 332.478 abitanti di cui 178.314 maschi e 154.164 femmine[10] (si noti la prevalenza maschile – in entrambi gli uezdy- non sorprendente per distretti minerari).
Gli ucraini (malorossy) erano 193.510[11] (98.646 maschi e 94.864 femmine) ovvero il 58, 2 % (una maggioranza nettissima) e i russi (velikorussy) erano solo 103.702 (60.821 maschi e 42.881 femmine) cioè il 31, 2 % (la forte dicotomia, tra i russi, fra maschi e femmine mostra che molti russi erano neo-immigrati come ciò avverrà anche in età staliniana e kruscioviana, contribuendo alla russificazione di un’area in origine ucraina).
Vi erano ancora altre tre comunità non del tutto trascurabili: i tedeschi (parlanti nemeckij jazyk) che erano 12.646 (6476 maschi e 6170 femmine) cioè il 3, 8 %, gli ebrei che erano 9457 (4914 maschi e 4543 femmine) ovvero il 2, 85 %[12] e i romeni (moldavi) che erano 6371 (3248 maschi e 3123 femmine) cioè l’1, 9 %.
Lo uezd di Slov’’janoserbs’k
Nello uezd di Slov’’janoserbs’k vi erano 174.753 abitanti, fra maschi (92.034) e femmine (82.719)[13], quindi con una netta prevalenza di maschi (soprattutto fra i russi, per le ragioni accennate).
Gli ucraini (malorossy) erano 88.218 (45.708 maschi e 42.510 femmine) cioè il 50, 48 % e i russi (velikorussy) 79.281 (42.399 maschi e 36.882 femmine) ovvero circa il 45, 36 %.
Gli ebrei erano 2631, molto pochi (1331 maschi e 1300 femmine) ovvero l’1, 5 %, i tedeschi erano 896 (477 maschi e 419 femmine) cioè lo 0, 51 % ma non sono da trascurare gli 839 romeni (moldavi), 433 maschi e 406 femmine, che ammontavano allo 0, 48 %[14]
Sin da quest’epoca l’area di Luhans’k si rivela quindi essere più russificata (è noto che i separatisti erano nel 2014 più forti a Luhans’k ove probabilmente la maggioranza era per Putin rispetto a Donec’k dove c’erano molti ucrainofili)
Nel Donbas un po’ rimpicciolito (in sostanza quei due uezdy), quindi, vi era una maggioranza ucraina notevole.
Gli abitanti di Bakhmut+Slov’’janoserbs’k erano infatti 507.231 (270.348 maschi e 236.883 femmine) fra cui 281.728 malorossy (ucraini) cioè il 55, 54 % e 182.983 velikorussy (russi) ovvero appena il 36, 07 %; i tedeschi erano 13.542 (2, 67 %), gli ebrei 12.088 (2, 38 %) e i romeni (moldavi) 7210 (1, 42 %).
L’okrug di Taganrog
Se contiamo l’okrug di Taganrog (oggi in Russia, ma in Ucraina sovietica dal 1920 al 1925, in ucraino sarebbe Tahanrih[15]) non cambia molto, anzi gli ucraini aumentano.
Nell’okrug di Taganrog vi erano 412.995 abitanti (215.695 maschi e 197.300 femmine)[16].
Gli ucraini (malorossy) erano il 61, 7 % (254.819) e i russi (velikorussy) il 33, 18 % (137.029): qui i dati sono dal volume XII (Oblast’ Vojska Donskogo), edito nel 1905 a San Pietroburgo; questo è un oblast’, l’unico nella Russia europea[17], ed era diviso in okrugi e non in uezdy.
Quindi, con l’inclusione dell’intero okrug di Taganrog, nel Donbas lato sensu inteso (più esteso di oggi) la popolazione salirebbe a 920.226 di cui 536.547 malorossy (ucraini) ovvero il 58, 3 % e appena 320.012 velikorussy (russi) cioè il 34, 77 %.
Lo uezd di Mariupol’
Esisteva però nel governatorato di Ekaterinoslav un ulteriore uezd, quello di Mariupol’ che non era considerato Donbas stricto sensu ma che oggi è legato indelebilmente a quell’area: basti ricordare l’eroica resistenza ucraina a Mariupol’ prima di dover soccombere alla superiore forza avversaria.
Nello uezd di Mariupol’ vi erano 254.056 abitanti (131.295 maschi e 122.761 femmine)[18]; i malorossy (ucraini) erano 117.206 (60.351 maschi e 56.855 femmine) cioè il 46, 13 % laddove i velikorussy (russi) erano 35.691 (19.407 maschi e 16.284 femmine) cioè appena il 14 %.
Nello uezd di Mariupol’ vi erano moltissimi greci, 48.290 (24.662 maschi e 23.628 femmine), che superavano di gran lunga i russi con il loro 19 %.
Vi erano poi 19.104 tedeschi (9568 maschi e 9536 femmine) cioè il 7, 5 %, 10.291 ebrei (5150 maschi e 5141 femmine) ovvero il 4 % e 6371 romeni/moldavi (3248 maschi e 3123 femmine) ovvero il 2, 5 %.
L’inclusione di Mariupol’ perciò farebbe sì diminuire gli ucraini (lo uezd di Mariupol’ è l’unico in cui gli ucraini non erano la maggioranza assoluta raggiunta di pochissimo financo a Slov’’janoserbs’k/Luhans’k) ma farebbe diminuire ancora di più i russi !..la diminuzione degli ucraini, fino al 46 %, dipende dai greci e non dai russi che toccavano proprio a Mariupol’ il loro punto più basso nell’area (14 %).
Il conglomerato dei 3 uezdy (Bakhmut, Slov’’janoserbs’k, Mariupol’) avrebbe un totale di 761.287 abitanti di cui 398.934 ucraini (malorossy) ovvero 52, 4 % e solamente 218.674 velikorussy (russi) cioè il 28, 7 %, perciò la maggioranza etnica ucraina ci sarebbe anche in un Donbas così definito e la distanza fra ucraini e russi sarebbe ancora più grande!
I dati parlano chiaro: secondo lo stesso censimento imperiale russo del 1897 il (futuro) Donbas era almeno illo tempore linguisticamente ucraino, e in modo abbastanza netto.
Ciò avveniva ad un’epoca in cui gli ucraini (malorossy) erano ritenuti ufficialmente dalle autorità imperiali russe parte di un unico “popolo panrusso comune” (obščerusskij narod) “dal Poprád al Pacifico”, che sarebbe stato suddiviso nei tre rami “affini” dei velikorussy (raramente velikorossy “grandi russi”), dei malorossy (talora malorussy “piccoli russi”) e dei belorussy (“russi bianchi”), che avevano ciascuno le proprie parlate ma nello scritto avrebbero dovuto servirsi sempre e solo della più “prestigiosa” variante, il velikorusskij jazyk “lingua grande russa” cioè il russo.
Quella era un’epoca in cui l’ucraino in base alla circolare Valuev del 1863 ed ai decreti di Bad Ems del 1876 (rinnovati nel 1881) non poteva essere usato nello scritto se non per le belles-lettres e per il teatro e comunque solo in graždanka petrino (il cirillico ucraino, ancora non del tutto standardizzato, anche se la kulišivka[19] tendeva a imporsi, era del tutto vietato), dunque è difficile sospettare gli estensori del censimento di parzialità filo-ucraina ! anche se, come non era raro nella Russia imperiale, très insouciante, ciò che era vietato dalla porta rientrava dalla finestra e i compilatori non avevano in genere alcun problema nel parlare di velikorusskij jazyk “lingua grande-russa”, malorusskij jazyk “lingua piccolo russa” (cioè l’ucraino), belorusskij jazyk “lingua bielorussa”, così come parlavano di nemeckij jazyk “lingua tedesca”, latyšskij jazyk “lingua lettone”, rumynskij (moldavskij) jazyk “lingua romena (moldava)” ecc.
Si potrebbe tuttavia sostenere che se il Donbas non era russo nel 1897, lo divenne in seguito..e una forte russificazione ci fu, specialmente dai ‘30 ma anche dai ‘50 (accompagnata all’industrializzazione e all’immigrazione da altre parti dell’URSS).
Ciò distrusse la lingua ucraina nell’uso comune, ma non l’appartenenza ad una comunità con lingua materna ucraina.
Veniamo infatti al censimento del 1989, l’ultimo dei cinque censimenti di epoca sovietica (gli altri furono tenuti nel 1926, nel 1959, nel 1970 e nel 1979..in epoca staliniana vi fu un censimento “fantasma” nei ’30 che fu poi dichiarato “non avvenuto”): a quest’epoca esistevano ormai i due oblasti di Donec’k e Vorošylovhrad (nome di Luhans’k dal 1970 sino al 1990 e già per alcuni anni in precedenza), che insieme formano il Donbas.
Questi censimenti enfatizzano la “nazionalità” che è correlata ma non identica alla “lingua materna”.
Nell’oblast’ di Donec’k i russi etnici erano una minoranza ancorché cospicua (43, 6 %) e lo stesso avveniva nell’oblast’ di Vorošylovhrad (44, 8%) laddove la maggioranza in entrambi gli oblasti era di ucraini etnici (51, 9 % in obl. Vorošylovhrad e 50, 7 % in obl. Donec’k); a quest’epoca il potere a Kyïv era ancora in mano a Volodymyr Ščerbyc’kyj (capo del KPU dal 1972 al settembre 1989), fossile brežneviano e del tutto prono al Cremlino, dunque non sospettabile di simpatie per il nazionalismo ucraino.
Concludiamo con un veloce accenno al primo, e finora unico, censimento ucraino, quello tenuto nel 2001, durante la seconda presidenza Kučma (1999-gen 2005), non sfavorevole -pur con qualche limite- a Mosca e dunque non certo un nazionalista.
Nell’oblast’ di Donec’k i russi etnici erano una minoranza in diminuzione netta (38 %) e lo stesso avveniva nell’oblast’ di Luhans’k (39 %); in nessun altro oblast’ i russi superavano il 26 % (a Kharkiv erano il 25 %, a Odesa il 20 %, a Dnipropetrovs’k il 17 %, a Mykolaïv e Kherson il 14% ciascuno, a Kyïv città il 13 % e financo a Sumy –quasi in Russia, nell’Est profondo- non giungevano al 10 %); solo in Rep. Aut. Crimea i russi etnici erano in maggioranza seppur in diminuzione forte rispetto al 1989 (58 % contro un 24 % di ucraini e un 12 % di tatari[20], che però sotto Caterina II a fine ‘700 erano l’80 % in Crimea) e così nella città indipendente di Sevastopol’ (54 %).
Qualcuno potrebbe a questo punto sostenere in buona fede che questa diminuzione che avvenne anche a livello pan-ucraino (dal 22 % al 17 % di russi da 1989 a 2001) sia stata indotta da politiche antirusse del governo ucraino.
Nulla di più sbagliato; nella Belarus stessa (del tutto controllata da Mosca sin dall’ascesa al potere il 20/7/1994 di Aliaksandr Lukašenka) i russi diminuirono dal 13, 2 % (1989) all’11, 4 % (1999) sino all’8, 3 % (2009); in Qazaqstan (in quei giorni sotto il governo duro ma a suo modo saggio di Nürsültan Nazarbaev, presidente dal 1991 al 2019[21]) i russi diminuirono di molto dunque è un processo che riguarda l’intera ex-URSS.
Gli ucraini avevano quindi ragioni abbastanza solide a loro favore in Donbas, dal punto di vista etnico..e del resto il Donbas il 1 dicembre 1991 votò per l’indipendenza ucraina[22] seppur con un entusiasmo minore (83-84 % contro 99 % dell’Ovest e 90 % del centro).
Per ultima cosa non andrebbe tralasciato il fatto che proprio Donec’k, per quanto russofonissima da decenni e decenni, fu un centro di cultura nazionale ucraina notevole.
Il grande scrittore Ivan Dzjuba (1931-2022) che il Destino tolse a questa valle di lacrime proprio due giorni prima dell’inizio dell’invasione russa, una delle colonne del movimento letterario patriottico dei šistdesjatnyky (la generazione dei ’60) all’epoca della “primavera” di Petro Šelest (capo del KPU dal 1963 al 1972) e autore a metà dei 1960’ del celeberrimo samvydav (samizdat in ucraino) Internacionalizm cy rusyfikacja ? (Internazionalismo o Russificazione ? ) raccontò che durante la sua gioventù c’era più libertà per la cultura ucraina nella lontana e sovietissima Donec’k (fino al 1961 Staline o Stalino) che a Kyïv stessa !..dunque tutto, in Ucraina come altrove, è più complesso di quanto appaia a prima vista.
L’aggressione russa quindi non può in alcun modo giustificarsi per ragioni etniche.
Infine andrebbe francamente riconosciuto che forse la radice del conflitto si trova altrove, ovvero nella decisione da parte del presidente russo -esplicitata sin dal suo “famoso” e non inabile articolo storico del luglio 2021 e, poi, rozzamente, nei giorni dell’inizio dell’invasione- di negare la legittimità di un’esistenza indipendente e separata del popolo ucraino come etnia a sé stante dai russi, tornando quindi alla posizione di età imperiale, ma peggiorata in quanto in 110 anni la coscienza nazionale ucraina si è rafforzata e ciò che poteva al limite essere compreso nel 1914, diventa prepotenza pura (e pericolosa) nel 2022 (e a fortiori nel 2026) !
Insomma, più passa il tempo, più il Donbas appare come mero pretesto che, come si è cercato di dimostrare qui a partire da fonti russe, non ha neppure la “giustificazione” dei “freddi” e oggettivi dati statistici.
Note e riferimenti bibliografici:
[1] in russo Donbass; nell’articolo userò di preferenza la forma ucraina per le aree oggi in Ucraina (quindi Kyïv e non Kiev) e la forma russa per le aree oggi in Russia (dunque Taganrog e non Tahanrih); userò però la forma russa per i governatorati imperiali (Ekaterinoslav e non Katerynoslav, sebbene in territorio ucraino ove oggi ha nome Dnipro)
[2]in russo Lugansk che in epoca tardo-sovietica, sino al 1990, era chiamata Vorošilovgrad (in ucraino Vorošylovhrad) dal nome del Maresciallo Kliment Vorošilov, che fu inter alia presidente del Presidium del Soviet Supremo dell’URSS (c’est-à-dire Capo di Stato) dal marzo 1953 al 1960 gli successe, per la 1° volta, Leonid Brežnev (1960-1964) di cui Nikita Khruščëv si illudeva di potersi fidare; Brežnev tornerà a rivestire questa carica nei giorni della sua gloria, dal 1977 al 1982, sotto la nuova, e ultima, Costituzione sovietica dell’ottobre 1977, che sostituì la Costituzione staliniana del 5/12/1936, che aveva a sua volta rimpiazzato la prima Costituzione dell’URSS del 1923 (prima della creazione dell’URSS avvenuta il 30 dicembre 1922, vi fu la Costituzione sovietica della RSFSR del 1918)
[3]in russo Doneck…fino al 1961 Stalino o più raramente Staline (assonanza voluta, ma da “acciaio” che in russo è stal’ non direttamente da Stalin “l’uomo d’acciaio”) e in epoca pre-marxista Juzovka, dall’inglese Hughes
[4] l’Ucraina proclamò la propria indipendenza il 24 agosto (24 serpnja) del 1991 con voto quasi unanime della Verkhovna Rada (Consiglio Supremo) e ciò venne confermato dal voto popolare in TUTTE le 27 suddivisioni il 1 dicembre (1 hrudnja) del 1991, il medesimo giorno in cui venne eletto il 1° Presidente dell’Ucraina libera, Leonid Kravčuk che in precedenza era sì Capo dello Stato (dal luglio 1990) ma solo in quanto alla guida della Verkhovna Rada (la Russia aveva introdotto la Presidenza personale pochi mesi prima con Boris El’cin eletto il 12 giugno 1991, la Belarus lo farà solo nel luglio 1994 con Aliaksandr Lukašenka tuttora al potere); si noti che la Belarus mai confermerà la propria (stanca) dichiarazione di indipendenza (25 agosto 1991) con un voto popolare
[5]presidente dell’Ucraina dal luglio 1994 al gennaio 2005: entrò in carica lo stesso giorno di Lukašenka in Belarus, ma le analogie si fermano qui
[6] il che dovrebbe dimostrare, da solo, che non ci furono discriminazioni da parte ucraina
[7]In epoca comunista, Artemivs’k, nome di fatto restaurato oggi -nella forma russa Artëmovsk- dopo la conquista della cittadina da parte delle forze russofile
[8] in russo Slavjanoserbsk..in quell’area erano stati insediati dei serbi nel primo Settecento (illis diebus la Serbia era sotto il dominio ottomano)
[9]in ucraino Katerynoslav..è l’odierna Dnipro, fino al 2016 Dnipropetrovs’k/Dnepropetrovsk; i tre governatorati imperiali di Ekaterinoslav, Kherson (che includeva Odessa/Odesa) e Tavrija (che comprendeva la penisola di Crimea) formavano la Novorossija “Nuova Russia”, termine che nel 2014 la propaganda di Putin cercò di estendere abusivamente a Kharkiv/Khar’kov e ad altro
[10] vol. XIII (op. cit.), pag. iii
[11]vol. XIII, pag. 74-75 ff…questa è la classificazione linguistica Raspredelenie Naselenija po rodnomu jazyku “distribuzione della popolazione secondo la lingua madre”; per evrejskij jazyk “lingua ebraica” si intende non l’ebraico (non ancora in uso, comunque non lì) ma lo yiddish, dialetto tedesco scritto in caratteri ebraici e con diverse parole ebraiche
[12] il governatorato di Ekaterinoslav aveva pochi ebrei, pur essendo ufficialmente incluso nei governatorati in cui gli ebrei erano confinati
[13] vol. XIII (op. cit.), pag. iii
[14] vol. XIII, pag. 74-75 ff
[15] quell’area fu assegnata all’Ucraina da Lenin nel 1920 e rimase ucraina fino al 1925 (Stalin la assegnò alla RSFSR dando in cambio a nord-est Putyvl’)..a Taganrog un secolo prima, nel 1825, era morto Alessandro I (1801-1825)
[16]Vol. XII, Oblast’ Vojska Donskogo, p. 1
[17]gli oblasti invece erano comuni nel Caucaso e in Siberia orientale; in Asia Centrale e nella Steppa (più o meno Qazaqstan centro-settentrionale odierno) vi erano solo oblasti e non gubernii
[18]Vol XIII, Ekaterinovskaja gubernija, p. iii
[19] prende nome da Pantelejmon Kuliš (1819-1897)
[20] deportati nel 1944, ma di ciò non si parla mai (dal 1921 al 1941 ci fu una ASSR tatara di Crimea entro la RSFSR); sino alla fine degli ’80 non ebbero neppure il permesso di tornare in Crimea, pur essendo stati parzialmente riabilitati nel 1956 (i ceceni, i calmucchi e i balkar, inter alios, egualmente deportati, furono invece pienamente riabilitati nel 1956-1957 e riebbero le proprie unità amministrative); come tutti sanno la Crimea, che dal 1944/1946 era decaduta a semplice oblast’ entro la RSFSR, venne trasferita dalla RSFSR (Russia sovietica) alla URSR (Ucraina sovietica) nel febbraio 1954, in occasione del III centenario del trattato di Perejaslav fra lo Zar Alessio I (1645-1676) e l’het’man Bohdan Khmel’nyc’kyj (ob. 1657) e divenne un oblast’ ucraino poi elevato ad ASSR (tosto AR, con la desovietizzazione) ad inizio 1991
[21] ora presidente del Qazaqstan è Qasym-Jomart Toqaev
[22]l’indipendenza ucraina vinse anche in Crimea e a Sevastopol’, ove la maggioranza assoluta era di russi etnici

