Siria: strategico hub petrolifero e la cooperazione con l’UE
Il contesto
Mentre la diplomazia internazionale tenta di favorire un’intesa tra Stati Uniti, Israele ed Iran, il sistema economico globale torna a misurarsi con una delle sue maggiori vulnerabilità: la dipendenza energetica da stretti marittimi di dimensioni ridotte, attraverso i quali passa una quota rilevante del petrolio e del gas commerciati nel mondo. Si tratta di passaggi obbligati che, in caso di crisi, possono trasformarsi in punti di pressione decisivi per gli equilibri internazionali; per questo, secondo diversi osservatori, diventa sempre più urgente individuare soluzioni alternative, capaci di ridurre i rischi e di distribuire in modo più equilibrato il peso delle rotte energetiche.

L’inviato statunitense per il Medio Oriente, Thomas Barrack[1], ha indicato una strada precisa: rilanciare la costruzione di oleodotti e gasdotti. Molti di questi progetti esistono da anni, spesso fermi sulla carta o rinviati per ragioni politiche e di sicurezza, ma le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz[2] hanno impresso una nuova accelerazione al dibattito.
La Siria torna protagonista
Al centro di questa partita è tornata la Siria, uscita da poco più di un anno dalla lunga e devastante guerra civile[3]. Barrack, intervenendo il 26 marzo al forum dell’Atlantic Council organizzato a margine della conferenza energetica CeraWeek negli Stati Uniti[4], aveva definito questa fase un passaggio storico, sostenendo che Damasco dispone di una collocazione geografica e geopolitica unica per offrire un’alternativa alle rotte che passano da Hormuz e dal Mar Rosso.
È dunque la geografia a rimettere in discussione gli assetti consolidati: l’idea condivisa da diversi attori regionali è quella di evitare, almeno in parte, il lungo e rischioso passaggio attorno alla Penisola Arabica, orientando i flussi energetici verso i porti del Mediterraneo e, da lì, verso l’Europa. Su questa riflessione pesa anche la crescente diffidenza delle monarchie del Golfo nei confronti della capacità degli Stati Uniti di garantire la sicurezza delle vie marittime.

Il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jasem Al-Budaiwi, ha confermato l’avvio di un piano d’emergenza finalizzato allo sviluppo di percorsi alternativi, in risposta alle minacce provenienti da Teheran[5]. Durante un vertice straordinario in videoconferenza, i ministri dei Trasporti dei Paesi del Gcc hanno approvato una serie di misure urgenti per proteggere i flussi commerciali e rendere più rapido il transito delle merci lungo direttrici considerate prioritarie[6].
La strategia punta in particolare al rafforzamento dei porti collocati fuori dallo Stretto di Hormuz ed all’attivazione di cosiddetti “corridoi verdi”, pensati per velocizzare le procedure doganali e garantire maggiore continuità agli scambi in caso di nuove crisi regionali.
Un primo segnale concreto del nuovo quadro regionale è arrivato dall’Iraq, che ha avviato rapidamente un processo di riavvicinamento con gli altri Paesi arabi[7]. La compagnia petrolifera statale Somo ha infatti predisposto una procedura d’urgenza per esportare verso la Siria circa 650 mila tonnellate mensili di olio combustibile[8].
Le prime colonne di autocisterne hanno raggiunto il terminal petrolifero siriano di Baniyas il 2 aprile[9]. Si tratta di volumi contenuti se confrontati con la capacità produttiva dell’area di Bassora, che supera i tre milioni di barili al giorno; il dato assume però un rilievo politico ed economico significativo. Nonostante le divergenze con l’esecutivo sunnita guidato da Ahmed Al-Sharaa[10], a Baghdad sarebbe infatti allo studio un progetto per realizzare una condotta tra Bassora, affacciata sul Golfo, e Baniyas, sul Mediterraneo. Il valore stimato dell’infrastruttura sarebbe compreso tra 7 e 8 milioni di dollari.[11]
Nel frattempo, il dibattito nel settore energetico e logistico sembra essersi spostato dalla semplice distribuzione delle risorse alla sicurezza delle rotte di transito, diventata ormai la questione centrale. Diversi analisti guardano alla Siria come ad un possibile snodo geografico di notevole importanza, collocato in una posizione capace di collegare direttrici nord-sud ed est-ovest. Il Paese dispone inoltre di una rete interna connessa a fonti ed infrastrutture esterne, tra cui l’Azerbaigian, il cosiddetto gasdotto arabo proveniente dalla Giordania — che collega Siria, Egitto e Libano — e l’oleodotto iracheno da Kirkuk[12], diretto verso le raffinerie siriane e libanesi.

L’accesso siriano al Mediterraneo viene oggi considerato come una delle opzioni più sicure per il transito regionale, anche in conseguenza della linea di equilibrio seguita dal nuovo governo; in questo contesto sono tornati al centro dell’attenzione vari progetti infrastrutturali che valorizzano la posizione strategica del Paese. Tra questi spicca l’iniziativa dei “Quattro Mari”, ritenuta particolarmente interessante dagli Stati Uniti, che immagina Turchia e Siria come elementi centrali di un sistema integrato su scala regionale.[13]
Parallelamente, il porto di Neom, sulla costa occidentale dell’Arabia Saudita, viene indicato come una possibile soluzione intermedia per ridurre la dipendenza dagli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab.[14] I porti siriani, tuttavia, si propongono come un’alternativa logistica più ampia, potenzialmente in grado di offrire una rotta capace di limitare anche il ricorso al Canale di Suez.
La nuova fase di dialogo tra Turchia, Siria, Giordania ed Arabia Saudita potrebbe aprire prospettive rilevanti sul piano geopolitico ed infrastrutturale. Tra le ipotesi al centro del confronto figura anche il possibile rilancio della storica ferrovia dell’Hejaz[15], linea resa celebre nel Novecento anche dalle vicende legate a Lawrence d’Arabia.

Ad indicare questa prospettiva è stato il ministro siriano dei Trasporti, Yarob Bader, intervenuto nell’ambito di un’iniziativa congiunta con la Giordania[16]; In quell’occasione, Damasco ed Amman hanno sottoscritto una serie di intese, circa una decina, riguardanti il transito di merci ed il settore energetico.
Secondo quanto emerge, la tabella di marcia concordata tra le parti si sviluppa su un arco temporale di cinque anni e punta a coordinare il lavoro dei diversi ministeri coinvolti nei settori dei trasporti. Bader ha inoltre spiegato che la Siria ha completato per la prima volta una valutazione complessiva dell’asse Nord-Sud del Paese, dal valico di Bab al-Hawa, al confine con la Turchia, fino al passaggio di Nassib, lungo la frontiera con la Giordania.
L’Unione Europea ripristina gli accordi di cooperazione con la Siria
Con una decisione assunta l’11 maggio 2026 a Bruxelles, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il pieno ripristino dell’Accordo di cooperazione tra UE e Siria, superando la sospensione parziale in vigore dal 2011.

Il provvedimento non ha soltanto un valore amministrativo. La riattivazione dell’intesa segna infatti la ripresa dei canali commerciali tra le due parti e costituisce uno dei segnali politici più rilevanti inviati dall’Europa nei confronti di Damasco dopo la caduta di Bashar al-Assad, avvenuta nel dicembre 2024[17].
Ad incidere sugli equilibri economici e politici del Mediterraneo è anche la revoca della decisione 2011/523/Ue. Con il ritorno alla piena applicazione dell’accordo di cooperazione sottoscritto originariamente nel 1977, l’Unione europea ha eliminato le limitazioni quantitative che per circa quindici anni avevano ostacolato l’accesso delle esportazioni siriane al mercato europeo. La misura riattiva le preferenze commerciali previste per comparti centrali dell’economia di Damasco; tra questi figurano il petrolio ed i derivati petroliferi, insieme ad oro, metalli preziosi e diamanti.
Secondo l’impostazione del Consiglio dell’Ue, le ragioni che avevano portato alla sospensione parziale dell’accordo — in particolare le gravi violazioni dei diritti umani attribuite al precedente governo — sono venute meno. In questo quadro, la normalizzazione dei rapporti commerciali viene presentata come coerente con il sostegno europeo al processo di transizione pacifica ed inclusiva avviato nel Paese.
Accanto alla decisione formale assunta dal Consiglio, si è svolto anche il Syria Partnership Coordination Forum[18], promosso dalla Commissione europea insieme alle Autorità transitorie siriane. L’iniziativa è stata co-presieduta dalla commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, e dal ministro degli Esteri siriano, Asaad Hassan al-Shaibani. Il forum è stato concepito come uno strumento di coordinamento tra i partner internazionali, con l’obiettivo di orientare gli interventi esterni alle priorità di ricostruzione e rilancio indicate da Damasco.
L’Unione Europea ritiene che la ricostruzione economica della Siria debba poggiare su istituzioni pubbliche più solide ed efficienti. Bruxelles sta lavorando alla creazione di un Technical Assistance Hub del valore di 15 milioni di euro[19], considerato una delle principali iniziative del programma Team Europe. La nuova struttura sarà concepita come un canale di riferimento per le autorità siriane, che potranno accedere a competenze tecniche messe a disposizione dall’Europa e da partner internazionali. L’intervento mira, da un lato, a rafforzare la capacità amministrativa delle istituzioni siriane e, dall’altro, a rendere più efficace la fornitura di servizi fondamentali alla popolazione, tra cui acqua, energia elettrica ed istruzione. L’obiettivo più ampio è accompagnare il Paese verso una ripresa sociale ed economica stabile e sostenibile.
L’obiettivo delineato da Bruxelles è favorire il progressivo reinserimento della Siria nel quadro euro-mediterraneo, accompagnando il Paese in un percorso di normalizzazione istituzionale, economica e diplomatica. In questo contesto, un ruolo rilevante potrebbe essere svolto anche dalle iniziative promosse nell’ambito del Patto per il Mediterraneo, considerate uno strumento utile per rafforzare la cooperazione regionale e sostenere la stabilizzazione siriana.
Riferimenti bibliografici:
- https://www.quotedbusiness.com/thm-15-global/paese-13-mondo/art-15176-la-siria-torna-al-centro-della-geopolitica-energetica-la-nuova-mappa-del-p
- https://www.newarab.com/news/syria-iraq-planning-revive-kirkuk-baniyas-oil-pipeline
- https://www.lastampa.it/esteri/2026/05/31/news/guerra_iran_nuove_rotte_petrolio_siria-15642414/
- https://www.notiziegeopolitiche.net/siria-gas-e-geopolitica-la-nuova-via-turca-per-ricostruire-il-paese/
- https://www.agenzianova.com/a/69675928208d60.61174626/6891885/2026-01-11/business-news-egitto-sigla-due-intese-con-siria-per-fornitura-di-gas-e-prodotti-petroliferi
- https://it.euronews.com/business/2025/08/03/il-ministro-delleconomia-dellazerbaigian-la-siria-e-diventata-il-14-paese-a-cui-forniamo-g
- https://english.enabbaladi.net/archives/2025/11/iraq-and-syria-agree-to-assess-the-kirkuk-baniyas-pipeline/
- https://www.fdd.org/analysis/2026/05/05/iraq-is-envisioning-new-oil-pipelines-but-they-are-likely-a-pipe-dream/
- https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/05/11/syria-council-restores-full-application-of-eu-syria-cooperation-agreement/pdf/
- https://eurofocus.adnkronos.com/fatti/addio-allembargo-su-petrolio-e-oro-bruxelles-ripristina-accordo-di-cooperazione-con-la-siria/
Note:
[1] https://www.notiziegeopolitiche.net/iraq-trump-rilancia-tom-barrack-nuovo-inviato-speciale-per-ridisegnare-gli-equilibri-regionali/
[2] https://deltaassociation.co.uk/stretto-di-hormuz-geografia-storia/
[3] https://www.dire.it/13-03-2026/1222781-siria-la-guerra-e-finita-ma-resta-la-sfida-umanitaria/
[4] https://www.atlanticcouncil.org/event/the-us-syria-energy-symposium/
[5] https://www.gcc-sg.org/en/MediaCenter/News/Pages/news-2026-6-3-1.aspx
[6] https://timeskuwait.com/gcc-activates-alternative-shipping-corridors-as-hormuz-disruptions-threaten-global-food-security/
[7] https://ildomaniditalia.eu/iraq-il-premier-propone-una-alleanza-panislamica-per-contrastare-le-sfide/
[8] https://www.iraqinews.com/iraq/iraq-signs-deals-to-export-fuel-oil-through-syria/
[9] https://www.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/economia/2026/04/02/riattivata-dopo-decenni-la-rotta-siriana-mediterranea-per-lexport-di-greggio_ff58c6de-b694-4812-babc-943afa77f213.html
[10] https://www.caputmundi.info/2025/11/17/la-grande-metamorfosi-lincontro-tra-al-sharaa-e-trump/
[11] https://www.iraq-businessnews.com/2026/04/28/iraq-allocates-1-5bn-for-basra-haditha-pipeline-project/
[12] https://www.caputmundi.info/2025/11/07/la-turchia-e-la-nuova-architettura-geopolitica-delleurasia/
[13] https://english.enabbaladi.net/archives/2026/03/from-syria-thomas-barrack-revives-four-seas-project-as-alternative-to-hormuz/
[14] https://www.agenzianova.com/news/financial-times-riad-punta-sul-porto-di-neom-dopo-blocco-dello-stretto-di-hormuz/
[15] https://www.ingenio-web.it/articoli/hejaz-railway/
[16] https://www.agenzianova.com/a/69da682c226ca0.88317740/7248097/2026-04-08/trasporti-memorandum-di-intesa-tra-siria-giordania-turchia-3/linked
[17] https://www.caputmundi.info/2024/12/10/il-clan-assad-54-anni-tra-tribalismo-panarabismo-e-nazionalsocialismo/
[18] https://north-africa-middle-east-gulf.ec.europa.eu/syria-partnership-coordination-forum_en
[19] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_1051

