Serbia: nuovo giro, nuova corsa, fate il vostro gioco!
La distanza che separa Belgrado da Pechino è la stessa che separa Belgrado da Washington, ed è cinque volte quella che separa Belgrado da Bruxelles. Ma le notizie corrono velocemente e coprono gli spazi in men che non si dica, neanche il tempo di cambiare i dollari in euro, gli euro in dinari e i dinari in yuan.
Negli ultimi giorni sono successe due cose apparentemente slegate tra loro ma tenute insieme dal quadro complessivo di un ragionamento che su queste pagine continuiamo a proporre da mesi: quando si parla di Balcani, in particolar modo della Serbia, non ci si riferisce ad una periferia della geopolitica ma ad uno dei terreni su cui si misura il nuovo equilibrio tra Occidente e Oriente.
La prima cosa è questa: l’agenzia statunitense per la protezione delle frontiere e delle dogane ha emesso un ordine di blocco delle spedizioni di rame, e prodotti di rame, fabbricati in Serbia dall’azienda cinese Zijin, con tanto di merce sequestrata. L’accusa è quello di aver utilizzato lavoro forzato nella produzione. E non è la prima volta che accade; l’ultima volta fu coinvolta una fabbrica di pneumatici nella città serba di Zrenjanin.
I diritti dei lavoratori? Inviolabili! Soprattutto quando diventano pretesto per blocchi strategici sulle catene di approvvigionamento di materie prime critiche nei settori industriali considerati sensibili nella guerra commerciale aperta tra USA e Cina.
La seconda cosa è questa: il Consiglio d’Europa ha votato il rapporto sullo stato di diritto in Serbia. Qualche miglioramento lo riconoscono: timidi progressi nella lotta alla corruzione e nella riforma della giustizia, ma le preoccupazioni sono forti quando si parla di democrazia, stato di diritto e libertà. Vuoi vedere che gli studenti serbi che bloccano il paese da più di un anno e mezzo hanno ragione? Sì, dal rapporto si evince proprio questo.

Si sono già approfondite le ragioni e gli sviluppi di questa protesta di massa che ha fatto alzare l’intera Serbia in piedi per chiedere trasparenza, responsabilità politica, diritti, indipendenza delle istituzioni, libertà e contrasto aperto alla corruzione dilagante. La loro richiesta è “elezioni subito” per mandare a casa un Governo considerato criminale.
Musica per le orecchie di Bruxelles e delle decine di uffici delle istituzioni comunitarie in cui funzionari e burocrati stanno curando il processo di allargamento dell’Unione ai Balcani. Spada di Damocle per Mosca e Pechino che, grazie al rapporto privilegiato con il Presidente Vučić, provano a tirare il paese verso est a suon di moneta sonante.
Washington è poco interessato a cosa voglia fare la Serbia di sé ma è risoluta nell’evitare che bussi alla sua porta sotto mentite spoglie, cavallo di troia di un nuovo impero cinese in espansione e, anche se può sembrare démodé, le due sponde dell’Atlantico giocano la stessa partita e i suoi migliori giocatori in campo sono gli studenti universitari di una Serbia che bolle e ribolle, come nella sua migliore tradizione storica.
Nuovo giro, nuova corsa, fate il vostro gioco.





