Migrazione alla spina
Avete presente come si spina una birra? Vai lì al bancone e ne chiedi una specificando se la vuoi bionda, rossa, bianca, nera, più o meno leggera. Poi aspetti di vedere se il barman è bravo e quanta schiuma fa; insomma, ce ne deve essere un po’ sennò poi ti si gonfia lo stomaco, ma non deve essere troppa sennò non la gestisci ed esce dal bicchiere.
Da notare poi che ogni birra vuole il suo bicchiere.
Metafora di geopolitica da bar, luoghi che dovrebbero essere molto rivalutati perché tanto ormai le sciocchezze le si possono dire e scrivere dappertutto, perfino in un blog serio, ma dentro a quei posti convergono flussi e rotte provenienti da tanti mondi che poi si fermano e chiedono una birra. Il geopolitico dovrebbe essere uno che sa fare birre, e le sa servire. Vabbè arriviamo al punto.
Chi controlla i passaggi migratori con la mano sul rubinetto, controlla il Risiko. Può usarlo come arma, come strumento di ricatto, come atto di rappresaglia, come shock o come monito. Guardate il gran trambusto agostano che ha indotto lo strabismo a milioni di preoccupati osservatori: un occhio a Madrid, un occhio a Ceuta (dove diavolo è Ceuta?). Pochi hanno guardato a Rabat. Apri e chiudi il rubinetto, muovi pedine, muovi masse, non più carri armati, muovi vite più o meno disperate, più o meno innocenti, sposti equilibri politici, sociali ed economici.
Funziona così anche per la “rotta balcanica”? Quando si parla di equilibri precari l’attenzione va a sempre a finire in quel quadrante di mondo: una gigantesca cerniera geografica tra il Mediterraneo orientale e il cuore dell’Unione europea. Un sistema di strade che a seconda di cosa c’è in ballo è aperto, chiuse, controllate, deviate, rallentate, militarizzate, sorvegliate o abbandonate.
Nel 2021 durante la crisi al confine tra Bielorussia, Polonia, Lituania e Lettonia, Bruxelles iniziò a parlare di “strumentalizzazione della migrazione”: creare e facilitare flussi migratori da parte di uno Stato per finalità destabilizzanti. All’epoca fu Minsk a giocare sporco, e il Consiglio europeo la considerò un’operazione di guerra ibrida a cui rispose con sanzioni.
La rotta balcanica però non è una strada precisa ma un organismo vivente. Nel 2015 fu il passaggio a ovest per migliaia di siriani, afghani, iraqeni; un rubinetto che fu aperto e poi chiuso. Ma nei Balcani quando chiudi una strada non elimini il traffico, lo porti altrove.
Dal 2022 Frontex registrò migliaia di rilevamenti.
Il principale asse, ad oggi, è quello serbo-croato-bosniaco: un rubinetto aperto mentre l’altro, quello macedone-albanese, più chiuso è comunque pronto a riaprirsi se preso in mano da sapienti mani capaci di muoversi sotto al tavolo delle trattative ufficiali per le politiche di allargamento.
La Serbia anche stavolta è sicuramente l’osservato speciale. Con il sistema dell’esenzione mirata dei visti si è fatta per anni trampolino di partenza della rotta balcanica da paesi come Tunisia, India, Turchia, Cuba e Burundi. Una leva politica nei confronti dell’Unione europea, come teorizzato dal Carnegie Endowment. È la geopolitica del rubinetto per ottenere più velocemente e facilmente accordi, cooperazione, fondi, accelerazioni su negoziati di adesione.
La reazione fisiologica di Bruxelles è quella di spostare il cartello “benvenuti in Europa” sempre più a sud-est: Belgrado, Sarajevo, Skopje, Tirana, perfino Ankara. Si “frontierizza” per procura correndo rischi sensibili perché la mano che controlla i rubinetti, potrà avere anche il polsino della camicia bianca e ben stirata ma dietro ai governi ci sono spesso mafie, trafficanti e “uomini a Berlino” ed è il preciso momento dove la geopolitica incontra il crimine organizzato.
Nei Balcani, ricordate, non c’è una strada ma un sistema organico di strade che si comportano come un corpo unico che balla al suono della musica ma la domanda è sempre la stessa: chi suona quella musica e perché? A quelle latitudini le note sono emesse spesso dalla Balalaika o dal Saz.
Torniamo alla birra spinata? Avete capito la metafora? Chi spina spesso vuole che la schiuma esca dal bicchiere. Portare velocemente le labbra al bordo, grazie.



