Dallo Stivale alla Crimea: il falso mito della portaerei inaffondabile
Nel 2019 appare la prima definizione della Crimea come portaerei inaffondabile. Si tratta dell’ex portavoce del General Staff delle Forze Armate Ucraine, Vladislav Seleznev, che in occasione di un’intervista alla televisione ATR richiamò la definizione, di epoca sovietica, che definisce la Crimea come una portaerei inaffondabile[1].
Ciò, per descrivere in maniera sintetica il gran numero di sistemi missilistici di vario tipo che la Russia, occupante dal 2014, aveva depositato nell’area ai fini di rendere inattuabili i desiderata ucraina di una riconquista.
Lo stesso Vladimir Putin rispolverò questa definizione in occasione del decennale dell’annessione con un discorso tenuto il 20 marzo del 2024 a cui aggiungeva tutta una serie di ulteriori valori nel rapporto fra la penisola e la Russia continentale[2].
Oggi, dopo oltre quattro anni di conflitto con l’Ucraina che riesce a colpire in modo efficace le linee logistiche che portano gli idrocarburi in Crimea, questa definizione pare molto più labile dimostrando che un’isola (o penisola che sia) non avrà mai le capacità di una vera portaerei.

Ma quando nasce questo parallelismo? La prima nave che nasce fin dal tavolo da disegno per essere una portaerei è la giapponese Hosho che prende il mare nel 1922. I primi rimandi al concetto di isola portaerei risalgono quindi agli anni ‘30 da parte di strateghi inglesi e tedeschi. Purtroppo, non esistono rimandi diretti a queste citazioni ma solo alcune fonti, russe, che producono questo rimando[3].
Durante la Seconda Guerra Mondiale, momento in cui la nave portaerei uscì dalla nicchia in cui l’avevano relegata molti analisti e dimostrò di meritare il ruolo di capital ship, gli Inglesi utilizzarono in più occasioni questa definizione per Malta, vera e propria fortezza imprendibile per italiani e tedeschi. Sul Pacifico, ma soprattutto nel dopoguerra, questo concetto sarà ripreso anche dagli americani per realtà come Guam o Diego Garcia[4].
Se una parte degli studiosi attribuiscono la nascita di questa descrizione direttamente a Winston Churchill altri rimandano alle memorie del General Lord inglese Ismay[5] il quale però si sarebbe riferito nel testo alla capacità delle isole britanniche di accettare il gran numero di velivoli provenienti dagli Stati Uniti.
Anche la letteratura storica italiana è piena di rimandi simili a questo concetto. Nelle affermazioni di Mussolini al riguardo di Taranto che definì “una portaerei naturale” in occasione dell’inaugurazione del locale Palazzo del Governo nel 1934. La dichiarazione entrava nel cuore del noto dibattito sulla possibile costruzione di una portaerei italiana che si trascinava già da qualche anno.
Non c’è esattamente un rimando a chi abbia formulato questo concetto presso i think tank italiani dell’epoca ma furono sintetizzate sicuramente nel pensiero di Italo Balbo a cui viene attribuita la definizione dell’Italia come “una portaerei naturale, protesa nel Mediterraneo“.
Da notare come da noi non si trovi traccia di quell’“inaffondabile” che invece appare nelle definizioni anglosassoni. Forse in realtà più tarde e nate già dopo l’ inizio della guerra con il focus sul concetto di imprevedibilità che un’ isola od una penisola permette di associare.
La storia in Italia riprese i propri spazi quando fu la portaerei inglese HMS Illustrious, dotata di già obsoleti biplani, a danneggiare diverse corazzate italiane nella base navale di Taranto. Evento che fu poi ispirazione per l’ attacco di Pearl Harbour da parte giapponese.

Dopo la Guerra, come abbiamo visto, il concetto è stato ripreso principalmente dagli Stati Uniti d’America, una vera potenza talassocratica nel mondo, riguardo le proprie isole di riferimento in giro per il globo. Durante la Guerra di Corea, fu il generale Douglas MacArthur a definire per la prima volta Taiwan come una “unsinkable carrier”. In realtà la frase è una sintesi giornalistica del pensiero del generale all’interno di un articolo della rivista Time[6].
Nella seconda metà del ‘900 il concetto di portaerei su terra venne analizzato con ricchezza di dettagli anche dal mondo sovietico. In aggiunta al parallelismo con la penisola di Crimea, va notato come invece i sovietici vedessero nelle “unsinkable carriers” americane uno degli elementi chiave del loro accerchiamento. Il termine era spesso tradotto letteralmente dal’ inglese ma spesso le riviste militari sovietiche come Krasnaya Zvezda descrivevano questi capisaldi come “portaerei terrestri”.
Il concetto di fondo che analisti dello stato maggiore, come Viktor Kulikov, volevano affermare era che la potenza navale americana nei confronti del mondo socialista non si esplicasse esclusivamente tramite le flotte incentrate su portaerei. Anzi, le portaerei terrestri, prive delle debolezze intrinseche delle navi, essendo inaffondabili erano “aggressive per natura”.
Oggi, in realtà, è la Cina il maggiore assertore del concetto di portaerei inaffondabile che, nella loro dottrina, viene definita “portaerei insulare”. Nel modello cinese è uno strumento prettamente difensivo volto a bloccare la penetrazione della US NAvy nei mari prospicienti il continente nel caso di un futuro conflitto per Taiwan.
Le “portaerei insulari” possono essere delle isole naturali fortificate ma anche delle zone di mare “polderizzate” artificialmente con questa specifica funzione. Il termine nasce quando iniziano i lavori cinesi, negli anni 10 del 2000, per la “aerodromizzazione delle isole e dei reef”, che si scrive 岛礁机场化 (dǎojiāo jīchǎng huà). La traduzione giornalistica, anche in questo caso, di un termine così asettico e di scarso appeal fu quello, appunto, della portaerei insulare. In ogni caso la Cina sta attuando un progetto di costruzioni navali che la porterà ad avere nel prossimo decennio 6 portaerei di cui 3 nucleari.

Cosa ci spiega tutto questo nominalismo? In realtà la portaerei, ad oltre 100 anni dalla sua nascita ed oltre 80 dalla sua definitiva affermazione, rimane la regina dei mari. Tutte le nazioni che desiderano affermare la propria presenza internazionale cercano, con alterne vicende, di dotarsene.
La portaerei inaffondabile rientra in questo contesto di proiezione internazionale ma sempre per chi già possiede questo tipo di nave. Usare solo scogli ed isole pensando di sostituire i giganti del mare resta, ad oggi, un’azione meramente speculativa.
Note e riferimenti bibliografici:
[1] https://www.politnavigator.net/rossiya-vosstanovila-krym-kak-nepotoplyaemyjj-avianosec.html
[2] https://www.defenceconnect.com.au/geopolitics-and-policy/13811-unsinkable-aircraft-carrier-putin-praises-crimea-sevastopol-in-anniversary-speech
[3] https://www.universalinternetlibrary.ru/book/61550/chitat_knigu.shtml
[4] https://digitalcommons.georgiasouthern.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1595&context=etd
Spring 2011 – An Unsinkable Carrier: The Midway-Based Forces and the Battle of Midway – Hubert R. Crooms
[5] https://www.amazon.it/Memoirs-General-Lord-Ismay/dp/0670467758
[6] https://content.time.com/time/covers/0,16641,19500904,00.html




