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Siria: giustizia come strumento transizionale o mero tassello formale?

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Il contesto

La prima seduta dell’Assemblea del Popolo siriana si è tenuta lunedì 6 luglio, segnando una nuova tappa nel percorso di transizione politica avviato dopo la caduta di Bashar al-Assad[1], deposto con il colpo di Stato dell’8 dicembre 2024[2]. La convocazione è arrivata dopo che il presidente ad interim Ahmed al-Sharaa[3] ha completato la composizione del Parlamento di Damasco, nominando gli ultimi 70 membri dell’assemblea, ad oltre otto mesi dall’inizio del processo di formazione dell’organo legislativo.

Sala riunioni dell’edificio dell’Assemblea del popolo siriano a Damasco nel 2025.
Sala riunioni dell’edificio dell’Assemblea del popolo siriano a Damasco nel 2025.

I primi due terzi del Parlamento erano stati selezionati in autunno attraverso i collegi elettorali regionali; in quella fase era rimasto escluso il nord-est del Paese, allora sotto controllo curdo. Dopo il ritorno dell’area sotto l’autorità del governo centrale, le votazioni si sono svolte nel mese di maggio. Resta invece ancora fuori dal processo la provincia meridionale di Suwayda, a maggioranza drusa, che non è attualmente controllata da Damasco. La scelta dei rappresentanti di quella regione è stata quindi rinviata fino a quando, secondo le autorità, non vi saranno condizioni adeguate.[4]

La nuova fase

La Siria attraversa una fase decisiva, segnata da una possibilità concreta di cambiamento. Il vecchio sistema è ormai in declino, mentre il nuovo assetto politico e sociale non ha ancora preso forma compiuta. È un passaggio raro, nel quale convivono aspettative di rinascita e difficoltà profonde.

Per molti siriani, la costruzione di un Paese nuovo, unito e pacifico non può prescindere da un processo di giustizia transizionale credibile: verità, responsabilità e rispetto dello Stato di diritto vengono considerati elementi essenziali del nuovo patto sociale in via di definizione. Affrontare l’eredità delle gravi violazioni dei diritti umani, dei crimini internazionali e delle fratture sociali prodotte da oltre dieci anni di guerra, sommate a decenni di repressione sistematica, rappresenta una condizione preliminare.

La ripresa economica è comprensibilmente una priorità. Dopo tredici anni di guerra civile, l’economia siriana si è contratta di oltre il 50%, mentre il fabbisogno stimato per la ricostruzione ammonta a circa 250 miliardi di dollari.[5] La moneta nazionale ha perso il 99% del proprio valore e più del 90% della popolazione vive oggi sotto la soglia di povertà[6]. Tuttavia, secondo questa impostazione, una Siria nuova non può sorgere semplicemente sulle macerie del passato: le fondamenta rischierebbero di restare fragili, esposte all’esplosione improvvisa di rancori e rivendicazioni mai affrontati. La giustizia, quindi, non può essere relegata ad un piano secondario.

Ricerche recenti[7] indicano inoltre come, nonostante le gravissime difficoltà economiche, i giovani siriani non siano disposti a rinunciare alla richiesta di giustizia. Ai loro occhi, la ricostruzione materiale ed il rilancio dell’economia non devono oscurare né sostituire gli sforzi per ottenere responsabilità, verità e riconciliazione. Anche in una condizione di bisogno estremo, emerge con chiarezza l’idea che la prosperità non possa essere perseguita a qualsiasi prezzo. Resta però incerto se la giustizia transizionale rappresenti davvero una priorità per le autorità ad interim in Siria. Il quadro, al momento, appare tutt’altro che univoco.

Ahmed al Sharaa (al Jolani).
Ahmed al Sharaa (al Jolani).

Dalla sua formazione, nel marzo 2025[8], il governo ad interim guidato dal presidente Ahmed al-Sharaa ha compiuto alcuni passaggi rilevanti nel tentativo di avviare un percorso di giustizia transizionale. Nel maggio dello stesso anno, due decreti esecutivi hanno istituito altrettanti organismi considerati centrali per questo processo: il decreto n. 19[9] ha dato vita alla Commissione nazionale per le persone scomparse, mentre il decreto n. 20[10] ha istituito la Commissione nazionale per la giustizia transizionale.

Quest’ultima sta lavorando alla definizione di una legge nazionale destinata a stabilirne il mandato, i limiti di competenza ed i criteri per la nomina dei suoi membri. Anche la Commissione per le persone scomparse ha mosso alcuni passi sul piano organizzativo, creando un comitato consultivo composto da vittime, rappresentanti delle vittime ed esponenti della società civile impegnati da anni nella ricerca dei desaparecidos siriani.

Segnali allarmanti?

Accanto a questi sviluppi, si sono moltiplicati segnali di allarme sempre più difficili da trascurare. Non è ancora chiaro se le iniziative adottate dalle autorità provvisorie nell’ultimo anno e mezzo rappresentino un autentico tentativo di mettere in moto un processo di giustizia transizionale, oppure se si tratti soprattutto di adempimenti formali pensati per migliorare le relazioni diplomatiche con l’Occidente, ed in particolare con gli Stati Uniti.

La scelta di istituire i primi organismi della giustizia transizionale attraverso decreti presidenziali ha finito per indebolire, almeno in parte, la legittimità sia delle nuove istituzioni sia dell’intero percorso. Le due commissioni sono state create inizialmente senza una consultazione formale con vittime, sopravvissuti e rappresentanti della società civile. Anche dopo la nascita del comitato consultivo, mancano indicazioni precise su come la società civile potrà incidere concretamente sulla definizione del lavoro della Commissione. Ricorrendo a strumenti che ricordano l’accentramento del potere esecutivo tipico del governo di Assad, spesso abusato in passato, le autorità ad interim rischiano di compromettere la fiducia dei siriani nel processo e nella solidità di lungo periodo del suo impianto istituzionale.

Ulteriori dubbi riguardano l’ampiezza del mandato previsto per la giustizia transizionale: le prime indicazioni hanno alimentato il timore che il percorso possa rivelarsi parziale, se non apertamente escludente. In una fase iniziale, la Commissione nazionale per la giustizia transizionale aveva annunciato l’intenzione di concentrarsi esclusivamente sui crimini commessi dal governo di Assad[11]. Una simile impostazione avrebbe lasciato fuori numerose atrocità attribuite ad altri attori del conflitto, tra cui l’Isis[12], la Russia, l’Iran, la coalizione internazionale contro lo Stato islamico e diversi gruppi armati, compreso Hayat Tahrir al-Sham[13], oltre a figure di alto livello oggi presenti nello stesso governo ad interim. Dopo pressioni mirate e costanti da parte delle organizzazioni della società civile, impegnate a difendere i principi fondamentali della giustizia transizionale, la Commissione ha temporaneamente ampliato il proprio raggio d’azione.

Anche sul piano operativo, la Commissione nazionale per la giustizia transizionale è apparsa finora lenta. Secondo gli ultimi dati disponibili nel testo di riferimento, il governo ad interim avrebbe emesso mandati di arresto nei confronti di quattro ex funzionari del governo[14] di Assad ed avviato indagini su 87 ex giudici dei tribunali antiterrorismo[15]. Restano però forti perplessità sulla portata reale di queste iniziative, che molti considerano soprattutto simboliche e non pienamente collegate al compito centrale affidato alla Commissione. Nel frattempo, i responsabili di crimini di guerra continuano spesso a beneficiare dell’impunità, sia a Mosca, sia in altre parti del mondo, sia nella stessa Siria. Accordi opachi con ex esponenti vicini ad Assad, patteggiamenti poco trasparenti e processi contro figure legate al vecchio governo[16] continuano inoltre a svolgersi al di fuori di un quadro organico di giustizia transizionale.

L’ex presidente Bashar al-Assad, in carica dal 17 luglio 2000 all’8 dicembre 2024.
L’ex presidente Bashar al-Assad, in carica dal 17 luglio 2000 all’8 dicembre 2024.

Il primo processo a carico di un alto funzionario di Assad[17], avviato nell’aprile 2026, ha suscitato reazioni contrastanti in Siria. Al centro del procedimento c’è Atef Najib, cugino di primo grado dell’ex presidente Bashar al-Assad, accusato per i crimini commessi durante la dura repressione delle proteste scoppiate nel 2011 dopo l’arresto e la tortura di alcuni ragazzi, colpevoli di aver scritto slogan contro Assad sul muro di una scuola. Per molti siriani, quella sequenza di eventi rappresentò la scintilla iniziale della rivoluzione. Il processo a Najib è dunque atteso da tempo da una parte significativa della popolazione, ma mette anche in evidenza i limiti profondi dell’attuale percorso di giustizia transizionale.

Finora, infatti, l’ordinamento siriano non dispone di una normativa specifica per perseguire crimini di guerra e crimini contro l’umanità, né contempla in modo adeguato la responsabilità di comando del governo di Assad rispetto ai reati oggetto del procedimento. Il rischio è che il processo finisca per concentrarsi sui singoli episodi, senza affrontare la dimensione sistemica delle violazioni e le catene gerarchiche che le hanno rese possibili.


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://www.caputmundi.info/2024/12/10/il-clan-assad-54-anni-tra-tribalismo-panarabismo-e-nazionalsocialismo/

[2] https://www.caputmundi.info/2024/12/18/siria-la-caduta-di-bashar-al-assad-e-la-fisarmonica-del-turco-erdo%c7%a7an/

[3] https://www.caputmundi.info/2025/11/17/la-grande-metamorfosi-lincontro-tra-al-sharaa-e-trump/

[4]https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/07/02/news/la_siria_riparte_dal_parlamento_ma_il_paese_resta_diviso_la_sfida_dopo_assad-22270153/

[5] https://english.enabbaladi.net/archives/2025/10/world-bank-rebuilding-syria-will-cost-216-billion/

[6] https://www.reuters.com/business/finance/syria-revalue-currency-dropping-two-zeros-bid-stability-2025-08-22/

[7] https://youngsyria.thesyriacampaign.org/en/

[8] https://www.caputmundi.info/2025/03/28/siria-hayat-tahrir-al-sham-approva-la-nuova-costituzione-provvisoria/

[9] https://archive.sana.sy/en/?p=355953

[10] https://archive.sana.sy/en/?p=355958

[11] https://www.caputmundi.info/2025/04/25/lipocrisia-mondiale-in-siria-e-scolpita-nella-pietra/

[12] https://www.caputmundi.info/2024/07/17/dieci-anni-dalla-proclamazione-del-califfato-e-la-presidenza-di-bashar-al-assad/

[13] https://www.caputmundi.info/2025/01/31/i-nuovi-leader-siriani-si-affidano-alla-sharia-per-ricostruire-la-polizia-dopo-la-fine-del-governo-di-assad/

[14] https://syriaaccountability.org/a-roadmap-for-transitional-justice-in-syria-september-2025/

[15] https://themedialine.org/headlines/syria-investigates-87-terrorism-court-judges-over-alleged-abuses/?ref=syriaaccountability.org#:~:text=%5BDamascus%5D%20The%20Justice%20Ministry%20in,Supreme%20Judicial%20Council%20for%20review

[16] https://www.newarab.com/news/assad-regime-figures-be-put-trial-damascus

[17] https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/05/04/in-syria-a-day-of-reckoning-for-atef-najib-the-first-senior-assad-regime-official-to-stand-trial_6753098_4.html

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

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