MusicaScienze Sociali e Umanistiche

Miagolii e melodie

4.8/5 - (372 votes)

Il Duetto buffo di due gatti e l’armonia felina nella musica classica

C’è qualcosa nei gatti che sfugge a ogni definizione. La loro presenza è discreta, ma magnetica. Non sono mai completamente nostri, e forse è proprio questo a renderli così affascinanti. Si muovono con grazia, osservano in silenzio, scompaiono e riappaiono come se seguissero una logica invisibile.

Curiosamente, la musica classica condivide questa stessa natura: non si lascia afferrare del tutto, vive di sfumature, attese, sospensioni. E non è un caso che, nel corso dei secoli, gatti e musicisti si siano incontrati così spesso, come se condividessero un ritmo segreto.

Nell’antico Egitto, il gatto non era solo animale domestico, ma simbolo sacro di protezione, armonia ed equilibrio. Associato alla dea Bastet, era venerato come guardiano silenzioso di case e templi. Sculture, amuleti e dipinti ne raccontano la presenza discreta, quasi spirituale.

Quando il gatto arrivò in Europa, mantenne quest’aura misteriosa. Aristocratici, artisti e musicisti ne furono affascinati: in loro i gatti incarnavano eleganza, indipendenza e delicatezza, qualità che riecheggiano in molte composizioni classiche.

Immaginiamo una stanza del XIX secolo: un pianoforte a coda, uno spartito aperto, la luce soffusa di una lampada a olio… e un gatto accoccolato vicino al pianista. Non è solo una scena domestica: è un piccolo teatro della creazione.

Come un gatto, la musica classica non segue sempre il tempo rigido. Può rallentare, fermarsi, esplodere in un crescendo improvviso. Gli intervalli sospesi di Claude Debussy, ad esempio, creano una tensione delicata, simile allo sguardo silenzioso di un gatto che osserva il mondo. Beethoven, invece, alterna quiete e tempesta in un attimo, come un felino che passa dalla calma all’azione fulminea.

La musica ispirata dai gatti

Domenico Scarlatti – “Fuga del gatto” (K.30)

Si racconta che la famosa sonata K.30 di Scarlatti sia nata dall’intervento di un gatto sulla tastiera del clavicembalo. Il tema, irregolare e pieno di salti, riflette il comportamento felino: esplorativo, imprevedibile, curioso. La leggenda potrebbe essere romanzata, ma il risultato musicale è chiaro: la sonata “cammina” come un gatto, cambiando direzione e ritmo con naturalezza.

Domenico Scarlatti – Sonata K30 – “Fuga del gatto”.

Gioachino Rossini – “Duetto buffo di due gatti”

Tra gli episodi più curiosi e teneri del legame tra musica classica e gatti spicca senza dubbio il Duetto buffo di due gatti — spesso chiamato semplicemente Duetto dei gatti. Questo brano, eseguito con grande successo in tutto il repertorio lirico-colto, è un pezzo umoristico per due voci e pianoforte, dove i cantanti “dialogano” utilizzando solo la parola miau, ripetuta in continuazione per imitare i miagolii di due felini in una sorta di parodia musicale.

Contrariamente a quanto molti credono, il duetto non fu composto direttamente da Gioachino Rossini come opera autonoma, ma è piuttosto una compilazione pubblicata nel 1825 che attinge a vari motivi musicali. La musica si basa principalmente su estratti della sua opera Otello del 1816 — in particolare su arie e duetti del secondo atto — oltre a una cavatina di gatto del compositore danese C. E. F. Weyse. La raccolta fu probabilmente assemblata dall’inglese Robert Lucas de Pearsall, che la pubblicò sotto lo pseudonimo di G. Berthold.

Il Duetto buffo di due gatti è diventato nel tempo una sorta di bis umoristico molto apprezzato nei concerti, grazie alla sua leggerezza e comicità. Pur richiedendo una tecnica vocale accurata — dato che le due voci si rincorrono con agilità — il testo composto unicamente da miau permette agli interpreti di giocare con espressione, colori e teatralità, restituendo l’impressione di un vero dialogo felino cantato.

Gioacchino Rossini – “Miau Miau Miau – Duetto buffo di due gatti

Non si conosce una prima esecuzione ufficiale documentata dell’opera nella forma moderna del Duetto buffo, perché il brano nacque come estratto da altri lavori e fu pubblicato solo dopo come pezzo autonomo da concerto. Tuttavia, nel tempo è stato eseguito in sale da concerto, celebrazioni liriche e serate di gala in tutta Europa come bis brillante e divertente per accompagnare programmi più seri o tecnici.

Il celebre brano vocale utilizza una sola parola: “miao”. Eppure in quel semplice suono c’è tutto: tensione, complicità, provocazione, gioco. Le voci devono essere precise e teatrali, trasformando il canto in un piccolo racconto felino. Rossini coglie l’ironia e la teatralità del gatto, rendendo evidente la connessione tra musica e comportamento animale.

Questo duetto resta un esempio straordinario di come la musica classica possa giocare con il linguaggio e il tono, trasformando una semplice onomatopea felina in uno spettacolo vocale coinvolgente — una vera “commedia sonora” che porta un sorriso anche nei programmi più formali, proprio come un gatto che irrompe nella stanza con passo felpato e sguardo curioso.

Compositori e gatti: presenze silenziose e ispiratrici

Molti grandi compositori hanno vissuto con gatti, non come animali domestici, ma come presenze quasi “complici”:

  • Frédéric Chopin: trovava nella loro quiete un aiuto per la concentrazione. Quando il suo gatto camminava sulla tastiera, spesso trasformava l’imprevisto in ispirazione.
  • Claude Debussy: definiva i gatti “ritmi viventi”, trovando nei loro movimenti spontanei una sorta di metrica naturale.
  • Maurice Ravel: ammirava la loro eleganza e leggerezza, considerandoli esempi di estetica e misura.
  • Erik Satie: circondato da gatti, li considerava parte integrante del suo mondo creativo.
  • Sergei Rachmaninoff, Sergei Prokofiev, Pyotr Ilyich Tchaikovsky: condividevano la loro vita con i felini, trovando in loro conforto e ispirazione silenziosa.

Questi compositori incarnano un equilibrio tra tecnica rigorosa e libertà espressiva, simile alla grazia felina: la precisione senza rigidità.

Il legame tra gatti e musica si approfondisce nel silenzio. I grandi interpreti comprendono il valore della pausa:

  • Glenn Gould: costruiva il suo mondo sonoro con attenzione ossessiva ai dettagli, apprezzando ogni respiro e sospensione.
  • Sviatoslav Richter: suonava spesso in ambienti raccolti, dove la quiete favoriva concentrazione e introspezione.
  • Martha Argerich: alterna energia e sospensione in modo naturale, come un gatto che si muove con libertà e precisione.

Il gatto si inserisce perfettamente in questo spazio: non disturba, non invadere, semplicemente è, come parte della scena e della musica.

Il fascino dei gatti non si è fermato alla musica colta: è arrivato anche nel cinema musicale. Un esempio iconico è Gli Aristogatti, dove la musica diventa parte della loro identità felina. La scena jazz mostra gatti liberi, creativi e imprevedibili, diventando protagonisti invece di semplici osservatori. Lo spirito felino, quello che attraversava le stanze di Chopin o Debussy, diventa ritmo, improvvisazione e gioco.

Gli aristopgatti – Tutti quanti vogliono fare il jazz

Alla fine, il legame tra musica classica e gatti non è fatto solo di aneddoti o composizioni dedicate. È qualcosa di più sottile: la capacità di abitare il tempo, il valore delle pause, l’eleganza dei gesti, la capacità di sorprendere.

La “Fuga del gatto” di Scarlatti e il “Duetto buffo di due gatti” di Rossini sono solo esempi visibili di un legame più profondo. Perché la musica più bella, come un gatto, non si mostra subito: si scopre tra silenzi, movimenti improvvisi e armonie inattese.

Dove c’è un gatto, c’è sempre una melodia nascosta, pronta a emergere al momento giusto, tra sospensioni, salti improvvisi e note sospese.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

    Visualizza tutti gli articoli
Ti è piaciuto questo articolo?
Apprezzi i contenuti di Caput Mundi?
Allora sostienici!
Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *