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Alzare la Bacchetta: Donne, Musica e Sfide nel Mondo Classico

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La musica classica è un linguaggio universale fatto di armonie, emozioni e precisione. Per secoli, però, le donne sono state relegate ai margini delle orchestre e dei grandi podi, affrontando pregiudizi, ruoli stereotipati e difficoltà economiche.

Eppure, dietro le quinte e sui palcoscenici meno visibili si nascondono storie straordinarie di passioni indomite, creatività, innovazioni interpretative e, a volte, anche controversie che riflettono le tensioni culturali del nostro tempo.


Questo viaggio narrativo attraversa secoli di storia musicale dalle pioniere del passato alle direttrici contemporanee, includendo aneddoti curiosi, dati sul trattamento economico di donne e uomini nel settore e il dibattito attuale sulle nomine nelle istituzioni liriche italiane. Proviamo a partire dall’inizio e vediamo chi sono state le pioniere della musica classica.

Hildegard von Bingen (1098-1179)

Monaca benedettina, filosofa, scrittrice e compositrice. Si racconta che componesse melodie complete durante stati di estasi mistica, che poi dettava a un segretario. Le sue musiche non erano semplicemente liturgiche, ma pensate per «armonizzare corpo e spirito», tanto che alcuni testi venivano considerati quasi terapeutici per l’animo umano.

Hildegard von Bingen
Hildegard von Bingen
Francesca Caccini (1587-1640)

Cantante e compositrice di corte a Firenze, autrice di Le musiche sopra l’Euridice. In un celebre episodio alla corte dei Medici, la sua performance fu così acclamata che il pubblico chiese di ripetere ogni singolo brano — segno di una stima rara per una donna musicista del tempo. È considerata una delle prime donne europee a pubblicare opere vocali e strumentali con una forte impronta personale.

Francesca Caccini
Francesca Caccini
Barbara Strozzi (1619-1677)

Veneziana, compositrice e cantante, pubblicò più di 125 pezzi vocali. Si esibiva nei salotti della nobiltà, dove il suo virtuosismo conquistava pubblico e critici, e le sue opere ebbero una diffusione notevole per l’epoca. La sua musica è spesso descritta come sorprendentemente moderna per il Seicento.

Barbara Strozzi
Barbara Strozzi
Elisabeth Jacquet de La Guerre (1665-1729)

Compositrice francese alla corte di Luigi XIV: veniva spesso invitata a suonare per il re e la nobiltà. Fu una delle prime donne a ottenere riconoscimento pubblico per opere liriche e musica strumentale in un’epoca in cui questo era quasi impensabile.

Elisabeth Jacquet de La Guerre
Elisabeth Jacquet de La Guerre
Anna Magdalena Bach (1701-1760)

Soprano di talento e moglie di Johann Sebastian Bach, fu anche collaboratrice attiva nella trascrizione di molte opere. Alcuni storici suggeriscono che abbia composto o modificato parti di musica poi attribuita al marito.

Anna Magdalena Bach
Anna Magdalena Bach
Nannerl Mozart (Maria Anna Mozart, 1751-1829)

Sorella di Wolfgang Amadeus, era una pianista di grande talento, tanto che il fratello annotava che sapeva «far cantare i tasti come un’intera orchestra». Tuttavia, norme sociali la privarono di una carriera pubblica vera e propria, e molti suoi lavori sono stati riscoperti solo recentemente.

Nannerl Mozart
Nannerl Mozart
Fanny Mendelssohn (1805-1847)

Compositrice e pianista, sorella di Felix Mendelssohn, improvvisava spesso con complessità nelle stanze di amici e musicisti. Compose oltre 460 opere; molte vennero pubblicate sotto il nome del fratello a causa delle convenzioni sociali del tempo.

Fanny Mendelssohn
Fanny Mendelssohn
Clara Schumann (1819-1896)

Una delle pianiste più influenti del XIX secolo, moglie di Robert Schumann e madre di sette figli. In un famoso concerto a Berlino, la sua intensità interpretativa fu tale da conquistare il pubblico prima ancora della fine dell’esecuzione. Difese a lungo il repertorio romantico, promuovendo anche composizioni di altri autori.

Clara Schumann
Clara Schumann
Louise Farrenc (1804-1875)

Compositrice francese e docente al Conservatoire de Paris, ottenne un salario pari a quello dei colleghi uomini grazie alla sua reputazione, una conquista significativa in un momento in cui la parità economica era quasi impensabile.

Louise Farrenc
Louise Farrenc
Cécile Chaminade (1857-1944)

Compositrice e pianista francese molto apprezzata in Europa e negli Stati Uniti. Durante le sue tournée fu spesso elogiata come una delle più grandi virtuosiste della sua epoca, vincendo riconoscimenti e premi misurabili anche in termini economici.

Cécile Chaminade
Cécile Chaminade

E ora vediamo più nel dettaglio le differenze nei trattamenti salariali e chi furono le donne nelle grandi orchestre. Nel XX e XXI secolo la presenza femminile nelle orchestre professionali è cresciuta, soprattutto grazie all’introduzione di audizioni “alla cieca” che hanno ridotto i pregiudizi di genere nell’assunzione. Tuttavia, la distribuzione delle retribuzioni e delle posizioni di prestigio resta spesso sbilanciata: nelle sezioni di vertice (primi violini, solisti, ruoli di leadership) la percentuale di donne è significativamente inferiore rispetto agli uomini, e questa disparità si riflette anche nei compensi.

Le differenze salariali nella musica classica sono strutturali e misurabili. Nel Nord Europa, le direttrici guadagnano mediamente circa il 15% in meno rispetto agli uomini. Tradotto in termini concreti, questo significa stipendi mensili medi di circa 4.500–4.700 € per gli uomini contro 3.800–4.000 € per le donne, a parità di ruolo e responsabilità.

Ruoli e compensi

  • fino al 79% delle prime parti è occupato da uomini
  • le posizioni meglio pagate restano prevalentemente maschili
  • negli Stati Uniti, solo 14 su 78 tra i musicisti più pagati erano donne

Poiché i ruoli apicali possono essere retribuiti anche dal 30% al 100% in più rispetto agli orchestrali di fila, questa distribuzione genera automaticamente un divario economico significativo.

Disparità a parità di ruolo

Il caso della flautista Elizabeth Rowe ha rappresentato uno dei momenti più significativi nel dibattito sulla parità salariale nella musica classica contemporanea. Rowe, primo flauto della Boston Symphony Orchestra dal 2004, ha avviato nel 2018 una causa legale sostenendo di essere stata retribuita in modo significativamente inferiore rispetto a colleghi uomini in posizioni comparabili, in particolare il primo oboe.

Elizabeth Rowe
Elizabeth Rowe

La differenza salariale arrivava a circa 70.000 dollari annui (circa 65.000 €), pari a uno scarto del 20–25%, nonostante responsabilità artistiche equivalenti. Alla base della disparità vi erano fattori strutturali: negoziazioni individuali al momento dell’assunzione, stratificazione degli stipendi nel tempo e assenza di criteri completamente uniformi tra sezioni orchestrali. Nonostante la causa si sia conclusa nel 2019 con un accordo extragiudiziale riservato, il caso ha avuto un forte impatto mediatico e culturale, contribuendo a far emergere il tema del gender  gap anche nei settori più “meritocratici” della musica classica.

In Italia, situazioni simili sono più difficili da documentare pubblicamente. Nel sistema delle fondazioni lirico-sinfoniche: gli stipendi sono formalmente regolati da contratti collettivi, ma esistono margini di discrezionalità per premi, incarichi e ruoli interni; le posizioni meglio retribuite restano prevalentemente maschili; le donne sono spesso più presenti nei ruoli intermedi, con minore continuità negli incarichi di prestigio e nelle prime parti.

Il risultato è un effetto cumulativo: anche senza una disparità esplicita “a parità di ruolo”, le opportunità iniziali e la progressione nella carriera producono differenze economiche significative lungo l’intero percorso professionale.

A livello europeo, le donne rappresentano circa il 40% degli orchestrali, ma poco più del 20% nei ruoli di leadership, quelli economicamente più rilevanti. Dal punto di vista economico, il divario nasce da fattori combinati: accesso limitato ai ruoli meglio pagati; cachet legati alla reputazione (storicamente maschile); negoziazioni individuali spesso poco trasparenti; reti professionali chiuse. In questo senso, il sistema musicale funziona come una piramide: anche piccole differenze di accesso ai vertici producono grandi squilibri economici complessivi.

Alcuni esempi di aperture storiche:

  • Madeleine Carruzzo (1952-) fu la prima donna nei Berliner Philharmoniker (1982), dove in principio alcuni colleghi rifiutavano di suonare accanto a lei.
  • Anna Lelkes (1952-) fu la prima donna stabile nella Vienna Philharmonic (1997), segnando un cambio di cultura in un ambiente tradizionalmente esclusivo.
  • Stephanie Goldner (1896-1962) fu la prima donna nella New York Philharmonic nel 1922, un segnale importante negli Stati Uniti.
  • Particolarmente emblematico è il caso di Sabine Meyer. Nel 1982 fu scelta da Herbert von Karajan per entrare nei Berliner Philharmoniker come primo clarinetto. La decisione scatenò una forte opposizione interna: l’orchestra, chiamata a votare, respinse la sua nomina con una maggioranza schiacciante. Ufficialmente vennero sollevate questioni di “equilibrio sonoro”, ma molti osservatori interpretarono la vicenda come un caso evidente di discriminazione di genere.
    Un dettaglio spesso ricordato rende l’episodio ancora più significativo: il programma di sala era già stato stampato con il nome di Sabine Meyer tra i membri dell’orchestra. Nonostante ciò, la pressione interna portò alla sua esclusione definitiva.
    La vicenda ebbe conseguenze anche per Karajan. Il direttore, che aveva fortemente voluto Meyer, entrò in aperto conflitto con l’orchestra, vedendo messa in discussione la propria autorità artistica. Questo episodio segnò uno dei momenti di frizione più evidenti tra Karajan e i Berliner Philharmoniker: pur rimanendo alla guida dell’orchestra, il suo potere decisionale risultò progressivamente ridimensionato, incrinando un equilibrio che fino ad allora era stato quasi assoluto.
    Paradossalmente, mentre l’orchestra difendeva la propria autonomia, Meyer trasformò quell’esclusione in un punto di svolta: intraprese una carriera solistica straordinaria, diventando una delle più grandi clarinettiste al mondo, con un repertorio vastissimo e una discografia di riferimento.
Sabine Meyer
Sabine Meyer

Direttrici internazionali

Negli ultimi decenni molte donne hanno conquistato posti di rilievo sul podio:

  • Marin Alsop (1956-): prima donna a dirigere la Baltimore Symphony Orchestra, nota per la sua interpretazione di Mahler senza spartiti in un concerto a Rio.
  • Simone Young (1961-): australiana che guida la Sydney Symphony Orchestra e l’Hamburg State Opera, trasformando ciascun programma in un viaggio narrativo.
  • Mirga Gražinytė-Tyla (1986-): lituana apprezzata per aver fatto conoscere repertori non convenzionali alla City of Birmingham Symphony Orchestra.
  • Xian Zhang (1973-): direttrice cinese-americana di fama internazionale, guida importanti orchestre negli Stati Uniti.

E ora vediamo a livello nazionale cosa succede. Negli ultimi anni anche l’Italia ha iniziato, seppur lentamente, a riconoscere il talento femminile sul podio. Tra le figure più rappresentative emergono percorsi molto diversi tra loro, che riflettono approcci, generazioni e visioni della musica differenti.

Speranza Scappucci è oggi una delle direttrici italiane più affermate a livello internazionale, con una carriera costruita lontano dai riflettori mediatici e fondata su una lunga esperienza teatrale. Formata come pianista e maestro collaboratore, ha lavorato per anni “dietro le quinte” nei grandi teatri d’opera, sviluppando una conoscenza profonda del repertorio. La sua affermazione è arrivata progressivamente, fino a raggiungere traguardi storici: è stata la prima donna italiana a dirigere al Royal Opera House e ha ricoperto il ruolo di direttrice musicale dell’Opera di Liegi. Il suo stile è spesso descritto come rigoroso ma empatico, capace di costruire un dialogo molto stretto con cantanti e orchestra. Scappucci rappresenta un modello di carriera tradizionale ma solidissima, basata su competenza tecnica, repertorio e credibilità conquistata nel tempo.

Speranza Scarpucci
Speranza Scarpucci

Gianna Fratta è una figura eclettica nel panorama italiano, ed unisce all’attività di direttrice anche quella di pianista, docente e divulgatrice. Ha diretto numerose orchestre in Italia e all’estero, affrontando sia il repertorio sinfonico sia quello operistico. Tra le esperienze più significative spicca anche la direzione dei Berliner Philharmoniker, un traguardo di grande prestigio e simbolicamente rilevante in un contesto storicamente complesso per la presenza femminile. Il suo percorso si distingue per una forte attenzione alla diffusione culturale: Fratta è infatti impegnata nel rendere la musica classica più accessibile, anche attraverso progetti educativi e collaborazioni trasversali. In un ambiente spesso percepito come elitario, il suo lavoro contribuisce a creare nuovi pubblici. La sua presenza costante nel panorama italiano rappresenta un esempio di continuità e versatilità professionale.

Gianna Fratta
Gianna Fratta

Accanto a queste figure si inserisce anche Elena Casella, tra le direttrici attive oggi in Italia. Il suo percorso si distingue per una formazione solida e un’attenzione particolare sia al repertorio sinfonico sia a quello operistico, affrontati con un approccio analitico ma al tempo stesso comunicativo. Attiva in diversi contesti orchestrali, Casella si sta progressivamente affermando grazie a una direzione precisa e a una sensibilità interpretativa che valorizza il dialogo tra le sezioni dell’orchestra. Parallelamente, il suo impegno si estende anche alla dimensione formativa e divulgativa, contribuendo a rendere il linguaggio musicale più accessibile e contemporaneo. La sua presenza testimonia come il panorama italiano sia oggi attraversato da una nuova generazione di direttrici che, pur seguendo percorsi differenti, condividono una crescente visibilità e una maggiore legittimazione professionale.

Elena Casella
Elena Casella

Ma veniamo al caso più emblematico e controverso che sta proprio accadendo in Italia in questo periodo.

Beatrice Venezi (1990-)

La carriera di Beatrice Venezi è stata finora caratterizzata da collaborazioni con orchestre e istituzioni nazionali e internazionali, debutti importanti e una visibilità mediatica crescente: è stata direttrice in festival abbastanza noti e ha lavorato con orchestre in Europa, America Latina e Asia, oltre a pubblicare registrazioni e svolgere attività come consulente e direttore ospite principale in varie formazioni.

Nel settembre 2025 è stata nominata Direttrice Musicale del Teatro La Fenice di Venezia, con incarico previsto dall’autunno del 2026 al marzo 2030. Tale nomina — quella di direttore musicale, ben più ampia e incisiva rispetto a una semplice direzione d’orchestra — aveva già suscitato forti reazioni tra musicisti, lavoratori e parte del pubblico. I professori d’orchestra avevano chiesto la revoca dell’incarico, contestando la mancanza di trasparenza nella procedura e ritenendo il curriculum non comparabile con quello dei precedenti direttori musicali.

Il 17 ottobre 2025 uno sciopero ha portato all’annullamento della prima di Wozzeck di Alban Berg. La protesta, sostenuta anche dai sindacati, ha incluso iniziative pubbliche e prese di posizione contro una decisione considerata da molti influenzata da dinamiche politiche più che da criteri meritocratici.

Beatrice Venezi

Le tensioni sono aumentate dopo alcune dichiarazioni della direttrice, secondo cui nelle orchestre i posti verrebbero spesso tramandati “di padre in figlio”. Parole giudicate offensive da parte degli orchestrali, che hanno contribuito a deteriorare ulteriormente i rapporti con l’istituzione. Eppure, al di là dei toni e del contesto in cui sono state pronunciate, qualcuno ha intravisto in quelle affermazioni un riferimento — forse espresso in modo poco diplomatico — a dinamiche reali e talvolta difficili da affrontare apertamente nel settore.

Il confronto si è quindi concluso con l’annullamento di tutte le collaborazioni tra Venezi e la Fenice, di fatto ponendo fine anticipata al progetto artistico legato alla nomina. La vicenda ha diviso il mondo musicale: da un lato chi la interpreta come il segnale di criticità strutturali del sistema, dall’altro chi la legge come uno scontro tra visioni artistiche e istituzionali.

Al di là del caso specifico, resta un punto fermo: nella musica, il talento da solo non basta. Senza fiducia, senza legittimazione reciproca e senza un terreno condiviso, anche il podio più prestigioso rimane vuoto. E quando si spezza il rapporto tra chi dirige e chi suona, non è solo una carriera a interrompersi — è la musica stessa che smette, semplicemente, di accadere. In questa frattura si perde anche un’altra occasione: quella, ancora rara e non scontata, di vedere una donna alla guida artistica della Fenice — un’eventualità che resta fragile proprio quando il sistema non riesce a trovare un equilibrio condiviso.

  • Musicista / violoncellista, da sempre interessata alla divulgazione della musica ed in particolare di quella antica realizzata con strumenti originali e con prassi esecutive adeguate.
    Ha suonato in diversi gruppi e conosce differenti realtà musicali: dalla musica classica a quella tradizionale, fino alla musica dei giorni nostri attraverso la collaborazione con alcuni cantautori liguri. Si interessa di musica a 360° incrementando il suo bagaglio di conoscenze, partendo da un diploma ottenuto al Conservatorio di Musica di Genova, per svilupparsi con la partecipazione a concerti ed a spettacoli musicali diversi.
    Ha effettuato svariati concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Svizzera, Scozia) come violoncellista in molti gruppi (tra i quali: Caledonian Companion, Orchestra Barocca Italiana, Myrddn Quartet, Modo Antiquo).
    Ha inciso diversi CD per le case discografiche Bongiovanni, Edipan, Arion, De Vega e ha effettuato diverse registrazioni per la Radio Svizzera Italiana.
    Dirige fin dalla sua nascita l’associazione culturale “Accademia del Chiostro” che organizza da anni spettacoli all’interno dei musei e dei palazzi storici presenti in Genova e in Liguria. Nel 2019 è iniziato il lento rinnovamento che ha portato alla trasformazione definitiva di Accademia del Chiostro da associazione culturale ad associazione di promozione sociale.
    All’interno dell’associazione ha costituito un’orchestra stabile di archi che è specializzato nell’esecuzione del repertorio dal periodo classico ai giorni nostri e che comprende tutti professionisti di primissimo piano, unendo giovani talenti emergenti ed artisti forti di un affiatamento derivante da una collaborazione pluridecennale.
    Ha fatto parte del Comitato Scientifico della collana Mnemosine Edizioni Licosia occupandosi del settore Musica e Danza e della sezione Fidapa sezione di Genova, di Terziario Donna, di Ascom Arte e di Aidda.

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