Honduras: riconteggio alle presidenziali premia candidato di Trump
Potrebbe sembrare un errore di battitura o di mera attenzione citare Trump per descrivere l’andamento del voto in una nazione dell’America indiolatina ma le elezioni nel continente, invece, stanno premiando l’inquilino della Casa Bianca molto più di quanto facciano i sondaggi sul gradimento dello stesso commissionati sul suo suolo natio.
Le elezioni generali in Honduras si sono tenute domenica 30 novembre; eppure, c’è voluto quasi un mese per procedere alla proclamazione del vincitore. L’esile scarto che ha separato Nasry Asfura del Partito Nazionale dell’Honduras (PNH), dal principale sfidante, l’ex vicepresidente Salvador Nasralla del Partito Liberale dell’Honduras (PLH), ha costretto il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) al riconteggio, seppur parziale, di schede e voti elettronici.
Il ruolo di Trump
La sfida in un Paese il cui sistema elettorale prevede un solo turno per l’elezione alla massima carica istituzionale diventa accesa fin dal principio stante l’eventualità di affidare il ruolo per i successivi quattro anni anche per una sola preferenza in più senza contemplare un eventuale secondo turno. A questo bisogna aggiungere l’impossibilità sancita dalla Carta costituzionale della ricandidatura del presidente uscente violata, al momento, solo nel 2017 dall’allora leader del PNH Juan Orlando Hernández vincitore già nel 2013 e ricandidatosi, in barba alle leggi honduregne, per conseguire (ottenendolo) il secondo mandato consecutivo.

Proprio Hernández, estradato dopo la fine del suo secondo mandato negli Usa[1] e condannato dalla giustizia a stelle strisce (sic!) per narcotraffico, ha rappresentato un punto chiave nel corso della campagna elettorale. In primis tramite il suo delfino Asfura, sconfitto nel 2021 dalla candidata di sinistra Xiomara Castro, e oggi eletto per ripristinare quanto fatto in quegli otto anni dal conservatorismo liberale; in secundis diventando oggetto di dibattito in seguito all’annuncio, nel giorno del silenzio elettorale, da parte di Donald Trump di una grazia[2] per via di una condannata arrivata, secondo il tycoon newyorkese, tramite «una trappola fin troppo ingiusta e severa» orchestrata dall’amministrazione Biden.
È bene ricordare, a tal proposito, che le accuse e la successiva condanna di Hernández sono giunte per via dei legami dello stesso con il cartello di Sinaloa, organizzazione criminale legata alla coltivazione di marijuana ed esportazione di cocaina che avrebbe corrotto l’ex presidente tramite il suo leader “El Chapo” Guzman in cambio del transito di 500 tonnellate di “polvere bianca” verso il confine nord.
Oltre a citare Hernández, il presidente statunitense ha replicato le dichiarazioni già adottate nel corso delle campagne elettorale cilene ed ecuadoriane (che pure hanno premiato i candidati di centrodestra) sostenendo esplicitamente che l’unico modo di continuare a garantire aiuti economici e commerciali a Tegucigalpa sarebbe stata l’elezione del candidato a lui più affine.
Il lascito di Xiomara Castro e la sconfitta della sinistra
In un’elezione in cui i primi due candidati vengono separati da poche decine di migliaia di voti (40 000 inizialmente e solo 26mila al momento della proclamazione) la grande sconfitta appare indubbiamente il ministro della Difesa uscente Rixi Moncada. Espressione dell’esecutivo che cederà il testimone il prossimo 27 gennaio la Moncada si è fermata al di sotto del 20% pagando, nell’ordine:
- la defezione di Nasralla, vicepresidente fino allo scorso anno, dalla coalizione che premiò nel 2021 Xiomara Castro;
- le difficoltà da parte del governo, anche per via dei numeri in Parlamento che hanno costretto a procedere sempre ad una contrattazione con l’ala moderata della maggioranza, di realizzare l’ambizioso programma legislativo che si era prefigurato il partito di sinistra Libertà e Rifondazione (LIBRE).

Non è un caso che il programma di governo presentato da Moncada apparisse più rivoluzionario di quanto si sia proceduto a fare nel corso di questi quattro anni con la storica leader del movimento Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya. D’altronde la storia della sinistra al governo in Honduras era iniziata proprio con Zelaya, vittima di un golpe militare nel 2009 in seguito all’adesione all’Alba bolivariana guidata dal Venezuela di Hugo Chávez.
Ottenuta la rivincita e passata da first lady a presidente la Castro ha mantenuto buoni rapporti con Washington tanto che alla sua proclamazione figurò anche Kamala Harris, vicepresidente dell’amministrazione Biden.

Più autonoma dei suoi predecessori in politica estera, tanto da interrompere le relazioni con Taiwan a favore di Pechino e riconoscere l’ultima vittoria elettorale di Nicolas Maduro in Venezuela, la Castro ha saputo bilanciare le proprie posizioni con l’ingombrante potenza nordamericana anche per via dell’enorme peso, un quarto del Pil, che rivestono le rimesse dei cittadini honduregni che vivono e lavorano negli Usa di fatto rinunciando, però, ad una vera e propria svolta nella guida dell’unico Paese che ospita una base militare Usa nel subcontinente, quella di Palmerola dove nel corso degli anni Ottanta vennero addestrate le truppe finalizzate alla controguerriglia nel Nicaragua sandinista, i Contras.
Con diversi tratti in comune con la candidata della sinistra cilena Jeannette Jara, anch’essa recentemente sconfitta alle presidenziali, la Moncada[3], avvocatessa e figura storica del partito fin dalla lotta al golpe del 2009, ha incentrato il proprio programma sul proseguimento e ampliamento della rottura alla subordinazione a Washington a partire dall’abolizione delle zone di libero commercio (Zede) proponendo anche una riforma fiscale progressiva, l’obiettivo della sovranità alimentare, l’apertura al credito ai piccoli produttori, un incremento nella difesa dell’ambiente e il rafforzamento dello Stato sociale.
Asfura, le opposizioni e il ruolo degli Usa
Sessantottenne di origini palestinesi[4] il neoeletto Asfura era al secondo tentativo di elezione alla presidenza dopo la sconfitta del 2021 patita contro la Castro. Con un passato da sindaco della capitale dal 2014 al 2022 ha posto i fari dei riflettori nel corso della sua campagna elettorale su sicurezza, lotta alla criminalità e riforme di stampo liberista in politica economica in una delle nazioni che compongono, insieme ad El Salvador e Guatemala, il cosiddetto “Triangolo della morte” per via dell’elevatissimo tasso di omicidi per numero di abitanti.

La sua proclamazione, giunta nel giorno della Vigilia di Natale, ha trovato eco da parte del Dipartimento di Stato Usa che ha rilasciato una nota in cui si afferma testualmente “lavoreremo con la sua amministrazione per portare avanti la cooperazione bilaterale e regionale e mettere fine all’immigrazione illegale negli Stati Uniti.” In aggiunta non si è fatta attendere una velata minaccia sotto forma di semplice monito alle opposizioni tramite la dichiarazione che vede “gli Stati Uniti invitare tutte le parti a rispettare i risultati in modo che possa essere assicurata una pacifica transizione di autorità”.
Quanto alla transizione che avverrà il prossimo 27 gennaio l’uscente Xiomara Castro ha ribadito che non resterà in carica un giorno in più del previsto[5] dimostrando un enorme senso di responsabilità verso la carica istituzionale e lasciando alla Moncada[6] e al marito Manuel Zelaya la strada dell’opposizione partitica in Parlamento (dove Libre godrà di 35 dei 128 seggi) e di quella relativa alla mobilitazione sociale nelle piazze[7].
Note e riferimenti bibliografici:
[1] Gianni Beretta, In Honduras il testa a testa elettorale che non piace alla Casa Bianca, Il Manifesto, 3 dicembre 2025.
[2] a cura di Michelangelo Genone, Giuseppe De Ruvo, Elezioni in Honduras, Limes, 1° dicembre 2025.
[3] Andrea Cegna, Presidenziali in Honduras, vota anche Washington, Il Manifesto, 30 novembre 2025.
[4] Andrea Muratore, Nasry “Tito” Asfura, Il Trump dell’Honduras consolida la svolta a destra dell’America Latina, InsideOver, 26 dicembre 2025.
[5] Da nota Ansa del 19 dicembre 2025.
[6] Rixi Moncada: no reconocemos presidente de elecciones nulas en Honduras, Telesurtv, 29 dicembre 2025.
[7] Golpe electoral en Honduras: Expresidente Zelaya convoca movilización ante fraude, Telesurtv, 29 dicembre 2025.






