Oman: la neutralità del Sultanato
La neutralità
Nel quadro articolato delle relazioni mediorientali, il Sultanato dell’Oman si distingue per un profilo atipico: il Paese è da tempo riconosciuto come un attore di equilibrio sul piano geopolitico, grazie ad una linea di politica estera improntata alla neutralità attiva. Questo orientamento, consolidatosi a partire dall’ascesa al trono del sultano Qaboos bin Said[1] nel 1970, ha consentito a Muscat di proporsi come canale di dialogo tra potenze regionali ed interlocutori internazionali.
La rilevanza dell’Oman è legata anche alla sua collocazione geografica. Situato nel punto di incontro tra il Mar Arabico, il Golfo di Oman ed il Golfo Persico, il Paese occupa una posizione chiave per il controllo delle rotte marittime e per i traffici commerciali ed energetici; questa centralità ne fa un tassello importante negli equilibri legati alla sicurezza della navigazione ed all’approvvigionamento energetico su scala globale.

A rafforzare ulteriormente il ruolo omanita è una politica estera caratterizzata da pragmatismo, apertura al dialogo e rifiuto di schieramenti rigidi. In un Medio Oriente segnato da conflitti protratti e da una crescente polarizzazione, tale impostazione rappresenta un’eccezione e si pone esplicitamente l’obiettivo di favorire la stabilità regionale. L’Oman si è così affermato come interlocutore credibile nei processi di mediazione diplomatica.
Tale approccio ha contribuito a rafforzare il ruolo di Muscat come sede di contatti e negoziati delicati. La capitale omanita ha infatti facilitato i colloqui tra l’Arabia Saudita ed il movimento degli Houthi nel contesto della guerra in Yemen, oltre a sostenere il riavvicinamento tra Teheran e diversi Paesi arabi. L’azione di bilanciamento omanita si è estesa anche oltre l’ambito regionale, con un coinvolgimento diretto come mediatore nei negoziati sul programma nucleare tra gli Stati Uniti e l’Iran.
I rapporti internazionali
Pur continuando a fare affidamento in larga misura sugli Stati Uniti, in particolare per la fornitura di armamenti e per il mantenimento della sicurezza interna, Muscat ha intensificato parallelamente i rapporti economici e commerciali con attori extra-occidentali come Russia, India e Cina. Pechino, in particolare, riveste un ruolo centrale: oltre ad essere il principale acquirente del petrolio omanita, ha destinato ingenti capitali a progetti infrastrutturali legati allo sviluppo del porto di Duqm[2].
Situata lungo la costa meridionale del Paese, Duqm occupa una posizione di rilievo nelle principali rotte marittime dell’area indo-pacifica, elemento che ne accresce il valore strategico. Proprio l’espansione della presenza cinese in quest’area ha attirato anche l’attenzione di Washington, che nel 2019 ha siglato un’intesa con le autorità omanite per garantire alla Marina statunitense l’accesso alle infrastrutture portuali di Duqm.

La crisi mediorientale: il ruolo dell’Oman
Dopo gli accadimenti del 7 ottobre 2023, pur senza mettere in discussione l’alleanza strategica con Washington, il governo omanita ha scelto di non aderire all’Operazione Prosperity Guardian[3], esprimendo pubblicamente preoccupazione per l’escalation militare in atto. Le autorità hanno inoltre criticato le operazioni dei partner nello Yemen ed i raid statunitensi in Iraq e Siria. Muscat ha continuato a mantenere canali di dialogo aperti con Stati Uniti e Regno Unito, ribadendo la necessità di una soluzione politica al conflitto a Gaza che affronti le radici della questione israelo-palestinese.
La strategia mediatica/giornalistica del Sultanato
Trascurare il modo in cui il Sultanato racconta ed incornicia le crisi militari attraverso i propri canali diplomatici e mediatici significa perdere di vista una delle poche strategie attive di contenimento narrativo presenti nell’area. L’analisi della stampa omanita, come nel caso dell’Oman Daily Observer[4], permette infatti di cogliere non solo ciò che viene dichiarato apertamente, ma anche ciò che viene smussato, depotenziato o ricondotto alla normalità amministrativa, offrendo una chiave di lettura utile per comprendere la postura prudente e discreta di attori apparentemente secondari, ma strategicamente rilevanti.
Un esempio emblematico è fornito dalla prima pagina del quotidiano del 23 giugno 2025[5], pubblicata all’indomani dell’attacco statunitense contro siti nucleari iraniani. In apertura convivono due notizie di natura molto diversa: da un lato un evento di forte impatto geopolitico internazionale, dall’altro un provvedimento di politica economica interna, ovvero l’annuncio dell’introduzione dell’imposta sul reddito a partire dal 2028.
Questa scelta non appare casuale, ma riflette una linea comunicativa coerente con l’impostazione storica della politica estera omanita, basata su neutralità, moderazione e gestione ordinata delle crisi. In un contesto regionale in cui l’informazione tende spesso ad enfatizzare lo scontro o ad alimentare la polarizzazione, il quotidiano opta per una rappresentazione attenuata dell’evento militare, ricorrendo ad un lessico diplomatico e collocandolo in posizione grafica subordinata rispetto ad un tema fiscale di interesse nazionale.

Un ulteriore elemento rilevante riguarda la gerarchia delle notizie, che sovverte le aspettative legate alla gravità del contesto regionale. Il titolo principale, dedicato al decreto reale sull’introduzione della tassa sul reddito, domina visivamente la pagina e segnala una chiara priorità istituzionale. Al contrario, la notizia dell’azione militare statunitense — potenzialmente in grado di innescare una destabilizzazione su vasta scala — è confinata in una colonna secondaria e trattata come un confronto tra leadership politiche. In questo modo, la redazione opera un preciso ordinamento simbolico dello spazio pubblico, privilegiando l’urgenza interna rispetto all’allarme esterno e contribuendo a rafforzare un’immagine di controllo e continuità in un’area segnata da forti tensioni.
Questo impianto narrativo contribuisce a tracciare una sorta di linea di demarcazione simbolica rispetto al conflitto, ribadendo implicitamente che l’Oman non intende presentarsi, né essere percepito, come un soggetto direttamente coinvolto nella crisi. La scelta di ridimensionare l’evento sul piano mediatico segnala la volontà di evitare che la prossimità geografica si traduca in esposizione politica.
Emblematica, in questo senso, è la formulazione del titolo “HM discusses Iran–US confrontation with leaders”: l’impiego del termine confrontation sostituisce espressioni più dirette come attacco, bombardamento o escalation, che avrebbero restituito con maggiore immediatezza la gravità dell’azione e le sue implicazioni strategiche. Questa scelta lessicale rispecchia una linea comunicativa improntata alla cautela ed alla discrezione geopolitica, funzionale a preservare la credibilità dell’Oman presso interlocutori regionali tra loro antagonisti e, al contempo, a limitare l’ingresso di un linguaggio apertamente conflittuale nello spazio pubblico interno. In tal modo, il Sultanato continua a consolidare il proprio ruolo storico di mediatore discreto e facilitatore informale nei dossier più sensibili dell’area.
Particolarmente significativa è l’assenza di riferimenti espliciti o a responsabilità politiche chiaramente attribuite. Pur ricorrendo a formule come “aggressione” o “pericolosa escalation”, l’articolo evita sistematicamente di identificare in modo diretto gli attori coinvolti, eludendo qualsiasi attribuzione puntuale sul piano militare o strategico. Nel racconto proposto dal quotidiano, l’unico soggetto chiamato esplicitamente in causa è rappresentato dagli Stati Uniti, la cui iniziativa viene descritta attraverso un linguaggio misurato, privo di condanne esplicite o valutazioni morali nette. Dal punto di vista mediatico, tale elusione permette di mantenere una retorica improntata alla preoccupazione generale ma priva di coinvolgimento, funzionale a stabilizzare la percezione interna ed a rafforzare, all’esterno, un’immagine di affidabilità e moderazione.
L’analisi quantitativa dei contenuti della prima pagina mette in luce un dato particolarmente eloquente: il termine Iran compare solo sette volte, mentre vocaboli legati alla sfera fiscale — come tax, income e law — risultano nettamente più frequenti. L’alta ricorrenza dei termini associati alla riforma fiscale conferma la centralità attribuita all’agenda economica interna e suggerisce che l’evento internazionale venga trattato come secondario rispetto alle priorità nazionali.
Sul piano geopolitico, questo schema linguistico rispecchia la consolidata strategia omanita di disimpegno attivo, volta a ridurre la visibilità delle crisi regionali nello spazio pubblico interno per preservare la stabilità sociale e mantenere un profilo di mediazione credibile sul piano esterno. La distribuzione lessicale emersa dall’analisi dei contenuti non si limita dunque a rappresentare la gerarchia narrativa adottata dal giornale, ma ne offre una traduzione misurabile, rivelando una precisa volontà di contenimento semantico del conflitto.
La riduzione dell’impatto pubblico del conflitto sembra essere l’obiettivo prioritario della testata: contenere l’ansia collettiva, rafforzare la percezione di continuità governativa e consolidare l’immagine dell’Oman come attore non direttamente coinvolto nel confronto regionale.
Riferimenti bibliografici:
- https://formiche.net/2023/12/prosperity-guardian-operazione-di-sicurezza-marittima-mar-rosso/
- https://www.geopolitica.info/oman/
- https://www.omanobserver.om/pdf/2025/06/23/omandailyobserver-20250623-1.pdf?ts=221945
- https://it.euronews.com/2025/04/14/dalle-crisi-alle-grandi-guerre-come-ha-fatto-loman-a-diventare-la-culla-della-mediazione-n
- https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/loman-neutrale-un-lusso-da-tutelare_22521
- https://iari.site/2024/02/13/il-ruolo-geopolitico-delloman-tra-diplomazia-informale-e-neutralita-attiva/
- https://secondotempo.cattolicanews.it/news-oman-un-mediatore-resiliente-di-fronte-alle-sfide-regionali-e-all-attacco-dell-isis
- https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/oman-tutte-le-partnership-di-un-paese-neutrale-135525
- https://www.cesi-italia.org/it/articoli/loman-mediatore-invisibile-il-cessate-il-fuoco-tra-stati-uniti-e-houthi-e-le-sue-implicazioni-regionali
- https://www.2duerighe.com/microstati/189723-lo-stato-delloman-nello-scenario-geopolitico-continuita-neutralita-e-nuove-sfide.html
Note:
[1] https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-qaboos-bin-said-al-said.html
[3] https://formiche.net/2023/12/prosperity-guardian-operazione-di-sicurezza-marittima-mar-rosso/
[4] https://www.omanobserver.om/
[5] https://www.omanobserver.om/pdf/2025/06/23/omandailyobserver-20250623-1.pdf?ts=221945


