San Francesco, ambasciatore in terra d’islam
L’Istituto italiano di cultura e la nostra ambasciata in Kazakhistan nell’anniversario della morte del santo
Francesco d’Assisi è uno dei più grandi santi, se non il più grande, della cristianità oggi purtroppo spesso e volentieri ridotto a banale e stucchevole icona di certo ambientalismo e pacifismo “cattolico”. Niente di più lontano da un personaggio che nel settembre 1219, durante la quinta crociata, caldamente sconsigliato, attraversò le linee nemiche per recarsi al cospetto del sultano al-Malik al-Kamil, nipote del terribile Saladino nell’intento di presentare la sua fede. Entrambi non rinnegarono le loro identità e anzi Francesco, di fronte alla irremovibilità dell’interlocutore, concluse l’incontro dicendo che i crociati facevano bene a combattere i mussulmani il cui intento era strappare le popolazioni all’unica vera fede in Cristo.
Per questo motivo si dice che l’incontro non abbia portato alcun frutto in quanto il sultano non si convertì e la furia islamica verso i pellegrini cristiani non si addolcì. In realtà l’essersi parlati francamente, senza cercare di smussare alcunché delle rispettive convinzioni fece nascere una stima reciproca tra i due e non creò alcuno ostacolo. Anzi, il sultano disse a Francesco: «Ti devo gratitudine perché tu hai rischiato la vita per venire ad annunciarmi la verità, perché ti sei preoccupato della salvezza della mia anima», come riporta la cronaca di Ernoul.
Anche per questo episodio Francesco è ancora oggi una figura stimata nell’islam, almeno tra i mussulmani meno radicali e ideologizzati e si deve proprio a quell’incontro, dal quale Francesco trasse insegnamenti per l’evangelizzazione in terra islamica, se per otto secoli i frati francescani minori hanno potuto essere ininterrottamente presenti in Terra Santa.
Dunque parlare di Francesco oggi in un paese come il Kazakhistan, laico a maggioranza mussulmana – sciita e sunnita – in cui sono presenti gruppi di seguaci del bahaismo, dell’ebraismo, del buddhismo, dell’induismo, dello zoroastrismo e della religione tradizionale cinese, non è un mero esercizio accademico o un atto diplomatico culturale ma un evento di grande spessore attraverso il quale illustrare le reali radici della cultura e la spiritualità che covano sotto la cenere del laicismo occidentale, il quale tanta diffidenza suscita là dove, al contrario, la religione ha un ruolo di primo piano nella vita sociale e politica.
Con queste premesse l’ambasciata d’Italia in Kazakhistan e l’Istituto Italiano di Cultura di Almaty hanno concepito e realizzato il volume Il Cantico delle Creature sulla Via della Seta, prima traduzione in assoluto del celebre poemetto di San Francesco d’Assisi in lingua kazaka, ad opera del poeta Korganbek Amanzhol, accompagnato dalla versione russa, seconda lingua ufficiale del Paese, curata dalla poetessa Olga Sedakova.

Il volume è stato dato alle stampe alle soglie dell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi (1226–2026) con i contributi critici di importanti personalità della cultura italiana e kazaka: Davide Rondoni, poeta, scrittore e saggista, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni francescane; Rosita Copioli, poetessa e critica letteraria; Rollan Seisenbayev, il più noto e stimato scrittore kazako contemporaneo, figura centrale nella diffusione della cultura italiana in Kazakhstan, avendo curato tra l’altro la prima traduzione kazaka dell’Inferno di Dante; Bartolomeo Pirone, già ordinario di Lingua e Letteratura araba presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, docente di Dialogo islamo-cristiano alla Pontificia Università Lateranense di Roma e collaboratore del Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica e del Centro Francescano di Studi Cristiani Orientali del Cairo, esperto di dialogo interreligioso.
Sarra Yessenbay, fotografa e artista visiva kazaka nota anche all’estero, ha curato le illustrazioni: 27 immagini che, attraverso l’uso attento della luce, del simbolismo e della composizione fotografica ha colto con straordinaria sensibilità la bellezza del Creato nelle steppe dell’Asia Centrale: il sole, la luna, le stelle, l’acqua, il fuoco, il vento, l’aria, la terra e i suoi frutti, evocati con forza poetica dalle parole del Poverello d’Assisi.
Come ha spiegato l’ambasciatore Antonello De Riu, «in un momento storico segnato da divisioni e conflitti, la prima traduzione in kazako del Cantico delle Creature è un faro di bellezza e un atto di diplomazia culturale di profondo significato. Questo capolavoro del XIII secolo, che celebra l’armonia del creato e la fratellanza universale, risuona con sorprendente affinità con le tradizioni spirituali del Kazakhistan, terra di steppe, cieli infiniti e antica sapienza nomade».

Parlando proprio di queste tradizioni Bartolomeo Pirrone nel suo contributo al libro, sottolinea come Il Cantico delle Creature di per sé richiama l’essenza della tradizione islamica, incentrata sulla coralità delle creature che lodano il Dio dei mondi, tradotto da alcuni con “il Dio del creato o delle creature”. Il primo tra tutti gli afflati di religiosità islamica formalizzato nel primo e nel secondo versetto della prima sura del Corano, detta comunemente al-Fātiḥah: «Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Misericorde! Sia lode Dio, il Signore dei mondi». E non sono forse i mondi le miriadi di creature che Francesco coinvolge nelle sue Laudes, quasi decifrandoli per nome, dalla natura vera e propria all’interiorità dell’uomo? Una polifonia che dà sapore a questa prima composizione poetica italiana in vernacolo umbro, composta forse nel 1224 o 1226.
Sembrerebbe che Francesco non abbia nulla a che vedere con il Corano e con l’islàm. Tuttavia, tanto il Poverello d’Assisi quanto la tradizione islamica sono grati della vita per il Signore, che di ogni cosa è fonte di vita. Il significato del Cantico delle Creature è tutto qui. Il Corano e il Cantico delle Creature sono due momenti di liturgia laudativa.
Inoltre, Francesco fu un asceta, un faqīr, termine con cui gli asceti musulmani designavano sé stessi e che indica essenzialmente “colui che ha bisogno di Dio” ossia “il bisognoso di Dio”. Un bisogno che si esterna innanzitutto con la necessità di lodare e glorificare Dio, datore di ogni bene spirituale e corporale.
«Lode a Lode a Dio Creatore dei cieli e della terra», dice a più riprese il Corano, li legge nelle sure VI,1; XXXV,1. E ancora: «Sia gloria a Dio la sera, sia gloria a Dio al mattino! A Lui la lode nei cieli e sulla terra, e il pomeriggio anche, e quando riposate al meriggio!», come canta la sura XXX,17-18.Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, / specialmente messor lo frate Sole,/ lo qual è iorno, et allumini noi per luii./ Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: /de Te, Altissimo, porta significazione, si legge nelCantico.
Sempre per il professor Pirrone altro terreno comune tra il francescanesimo e l’islàm si può individuare nell’insito messaggio di pace che un autentico dialogo promuove. Un dialogo che anche la tradizione islamica contempla, a partire dal Corano che pure mostra tolleranza verso le “religioni del Libro”. E infatti oggigiorno un termine che ricorre di preferenza in non pochi discorsi di šayḫ e di imām disponibili all’incontro dell’altra religione, è il termine takāmul, nel quale è insito il concetto o la nozione di un perfezionarsi, di un completarsi l’uno con l’altro, senza esclusione alcuna. Un vero e proprio integrarsi.

E infine non può mancare un accenno al San Francesco cantore non della natura, che egli sa non essere buona o cattiva di per sé, ma delle creature segno visibile e prodigioso di una Potenza invisibile. «”Altissimu Onnipotente” e “Buono”. Se l’Altissimu fosse solo Onnipotente – spiega nel suo saggio Davide Rondoni – sarebbe meraviglioso e terribile. Una presenza fatale che potrebbe spaventare, vedendo quanto la nostra vita – anche oggi in una società iper-organizzata – dipenda da oscure forze, e da quello che viene chiamato caso, ma si potrebbe chiamare mistero».
Egli invece loda ogni creatura, animata e inanimata, in quanto dono e dunque da amministrare saggiamente e non da “sfruttare”. Un messaggio di non poco conto per una parte del globo che sotto il comunismo ateo dell’era sovietica ha sofferto tanti e gravi disastri ecologici; si pensi alla scomparsa del Lago d’Aral, alle esplosioni nei poligoni nucleari o la dispersione di residui industriali velenosi.
Dunque, San Francesco continua oggi la sua missione allo stesso tempo culturale e spirituale, e quindi evangelizzatrice. Come ci dice il kazako Rollan Seisenbayev, «Francesco d’Assisi – tesoro della poesia universale – continua il suo pellegrinaggio nel mondo, giungendo fino agli spazi della Grande Via della Seta. La terra kazaka lo ha accolto tra le sue braccia». E con lui ha accolto anche l’Italia, terra prediletta da cui – attingendo al suo immenso patrimonio di arte, spiritualità e cultura – far rinascere una civiltà apparentemente al tramonto.
Dati editoriali:
Il Cantico delle Creature sulla Via della Seta
A cura di Edoardo Crisafulli e Rollan Seisenbayev, 180 pagine
R.S. Publishing, settembre 2025 – Almaty
ISBN: 978-601-12-3891-5


