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Il tramonto del paradigma delle “Due Guerre”

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Vincoli operativi e crisi della proiezione USA

Essere impero non significa dominare su tutti i fronti del mondo contemporaneamente. Roma difendeva il proprio Limes, pari a circa 6000 km, con 20 legioni, ciascuna da 6000 uomini, ed un numero più o meno analogo di truppe ausiliarie. In sostanza 300mila uomini in armi, su una popolazione complessiva globale di 400 milioni, per una media di 2 uomini per chilometro quadrato[1].

In tempi più vicini a noi la Royal Navy formalizzò la propria supremazia sui mari con il “Two Power Standard”[2]. Messo nero su bianco nel 1889 con il Naval Defence Act[3] stabiliva che la Marina Inglese fosse in grado di vincere sempre contro le due marine alleate successivamente meno potenti. In pratica avrebbe dovuto battere le flotte di Francia e Russia messe assieme. Con l’ascesa di nuove potenze talassocratiche come Stati Uniti, Giappone e Germania fu sempre più costoso mantenere questo primato fino ad un suo sostanziale abbandono[4].

Durante il Secondo Conflitto Globale gli Stati Uniti intervennero sostanzialmente in ogni scenario con una filiera logistica realmente globale[5]. Dall’Africa del Nord, alla Cina, al Pacifico, passando per il mediterraneo fino a garantire gli aiuti all’Unione Sovietica[6]. Gli USA usciranno dal conflitto con la capacità di costruire una nave liberty, la SS Robert E. Peary, in 4 giorni, 15 ore e 30 minuti[7]. I tedeschi impiegano 9 mesi per mettere in mare un U-Boat tipo VII[8]. I giapponesi spendevano fino a due anni di produzione per i propri sottomarini tipo B1 e B2[9].

Durante la Guerra Fredda il confronto con l’Unione Sovietica era dominato dalla Mutual Assured Destruction (MAD)[10]. Il MAD rendeva insostenibile un confronto armato sulla soglia nucleare riportando le armi convenzionali al centro del dibattito[11]. La schiacciante superiorità numerica sovietica, associata ad una filosofia derivata direttamente dall’esperienza della Marcia su Berlino[12] della Seconda Guerra Mondiale imponeva una presenza militare statunitense massiccia nel Vecchio Continente e nel Mediterraneo. La V flotta, con sede a Napoli, per molti anni ha schierato ben due portaerei con una forza aerea superiore a quella della maggior parte delle nazioni che si affacciano sul mare[13].

Con la caduta del Muro di Berlino[14] i pianificatori occidentali, inebriati dal “dividendo della pace”[15] di cui avrebbero goduto le società capitalistiche a seguito dello smantellamento e riduzione dei propri arsenali ipotizzavano un mondo caratterizzato da interventi spot di peace keeping o peace enforcing a guida ONU[16].

La filosofia del DoD (Department of Defense)[17] con la Quadrennial Defense Review (QDR) del 1997[18] ereditava il “paradigma delle due guerre”[19] in cui gli USA erano intesi come capaci di vincere contemporaneamente due conflitti regionali maggiori della stessa magnitudo della Prima Guerra del Golfo[20]. Questo era, dal 1989 al 1997, appunto, l’obiettivo statunitense attraverso cui confermare la propria egemonia globale.

Le QDR del 2001 e del 2006[21] assorbono la lezione della Guerra Globale al Terrorismo[22] puntando tutto sulla presenza globale di forze snelle ma capaci di colpire con grande efficacia e flessibilità.

Con le stesure del 2010 e del 2014[23] si decide di puntare sulla vittoria in uno scenario bellico alla volta, congelando le eventuali crisi successive, per poi intervenire massicciamente con tutte le risorse che si sono rese libere alla fine del primo conflitto.

Oggi il modello della Quadrennial Defense Review è abbandonato in favore della National Military Strategy (NMS)[24], ossia un documento più pragmatico ed analitico che perde le velleità di visione di alto livello tipica della QDR.

Dal 2018 ad oggi la NMS recepisce le innovazioni introdotte dall’ultima QDR, come la guerra cyber[25], ma si spinge ben oltre, introducendo la competizione con attori quali Cina e Russia[26] e reintroducendo la minaccia terroristica ed asimmetrica.

Dal 2022 ad oggi, dall’Ucraina all’Iran passando per il Venezuela, il contesto internazionale si è complicato radicalmente[27] portando a maturazione una democraticità (ed economicità) delle armi offensive rendendo molto più efficaci le azioni belliche anche di paesi non ricchi. Dall’altro lato è possibile osservare come gli statunitensi dipendano in grandissima parte da armi molto costose come missili da corta crociera, lunga crociera ed aerei stealth. La stessa build up precedente al conflitto con l’Iran è passata da un colossale ponte aereo che ha smosso anche gran parte della flotta di tanker a stelle e strisce.

Sono solamente due le portaerei che gli USA hanno potuto mettere in campo (erano 6 nel 1991 e 5 nel 2003) con la nuovissima Gerald R. Ford (CNV-78)[28] spremuta a tal punto essere oggetto di incendi a bordo oltre che di problemi all’impianto di smaltimento delle acque reflue.

Resta poi il dubbio sulle scorte di missili intercettori Patriot[29] che sono stati impiegati a piene mani già nei primi giorni di conflitto arrivando a spostare parte di queste risorse perfino dallo scacchiere del Pacifico.

Lo stesso vale per i missili di corta e lunga crociera che, soprattutto in un ambiente da “primo giorno”, vengono impiegati in modo sempre più massiccio fino a quando le difese aeree nemiche non si sono sufficientemente ammorbidite al punto da rendere possibile l’uso degli aerei stealth dapprima e legacy successivamente.

Torna di attualità il quesito se gli Stati Uniti d’America di oggi siano nelle condizioni di combattere due conflitti regionali contemporaneamente anche nella sola formula soft dell’1 + 1 in cui è previsto il congelamento di un conflitto in favore dell’altro.

Un punto sé stante è il rapporto con gli alleati: la Terza Guerra del Golfo viene combattuta nella perplessità diffusa dei Paesi della regione che negano agli USA, almeno ufficialmente, il proprio spazio aereo. La stessa disponibilità delle basi inglesi è stata, per una buona parte degli scontri, interdetta agli Stai Uniti a seguito di un generale raffreddamento delle relazioni fra le due sponde dell’Atlantico.

Manca poi, paradosso per la potenza talassocratica per eccellenza, la capacità di controllare i traffici e gli stretti come quello di Hormuz[30]. La capacità di lotta alle mine, tanto per fare un esempio, non è molto differente da quella del 18 febbraio 1991 quando, in piena Desert Storm, la USS Tripoli fu danneggiata[31] da una mina rendendo impossibile uno sbarco via mare sulle coste kuwaitiane.

Era il 27 febbraio del 2003 quando il presidente George W. Bush affermò che gli USA avevano “risorse sovrabbondanti”[32] per gestire contemporaneamente i due scenari afghano ed iraqeno. All’epoca il bilancio della Difesa USA era 380 miliardi di dollari mentre la richiesta del Governo statunitense di oggi per il solo conflitto iraniano è di 200 miliardi.


Note e riferimenti bibliografici:

[1] Goldsworthy, A. (2003). The Complete Roman Army. Thames & Hudson.

[2] Kennedy, P. (1983). The Rise and Fall of British Naval Mastery. Penguin.

[3] UK Parliament. (1889). Naval Defence Act 1889.
https://www.legislation.gov.uk/ukpga/Vict/52-53/8/pdfs/ukpga_18890008_en.pdf

[4] Lambert, A. (2012). The Challenge. Faber & Faber.

[5] Overy, R. (2015). The Bombing War. Penguin.

[6] Glantz, D. (2001). When Titans Clashed.

[7] Lane, F. (2001). Ships for Victory. Johns Hopkins University Press.

[8] Blair, C. (1996). Hitler’s U-Boat War. Random House.

[9] Boyd, C., & Yoshida, A. (1995). The Japanese Submarine Force and World War II.

[10] Freedman, L. (2003). The Evolution of Nuclear Strategy.

[11] Schelling, T. (1966). Arms and Influence.

[12] Beevor, A. (2002). Berlin: The Downfall 1945.

[13] Till, G. (2013). Seapower. Routledge.

[14] Sarotte, M. (2014). The Collapse.

[15] Gaddis, J. (2005). The Cold War. Penguin.

[16] United Nations. (1992). An Agenda for Peace.
https://digitallibrary.un.org/record/242288/?v=pdf

[17] U.S. Department of Defense.
https://www.defense.gov/About/
(con l’amministrazione Trump rinominato in U.S. Department of War)

[18] DoD. (1997). Quadrennial Defense Review Report.
https://history.defense.gov/Portals/70/Documents/quadrennial/QDR1997.pdf?ver=qba2TZwCFGClTKIgPlPnvg%3D%3D

[19] Dudney, R. S. (2005). The Tale of Two Wars.
https://www.airandspaceforces.com/article/0805edit/

[20] Atkinson, R. (1993). Crusade: the untold story of the Persian Gulf War.

[21] DoD. (2001; 2006). QDR Reports.

[22] Bush, G. W. (2002). National Security Strategy.
https://2009-2017.state.gov/documents/organization/63562.pdf

[23] DoD. (2010; 2014). QDR Reports.

[24] Joint Chiefs of Staff. (2018). National Military Strategy.
https://www.jcs.mil/Portals/36/Documents/Publications/UNCLASS_2018_National_Military_Strategy_Description.pdf

[25] Nye, J. (2010). Cyber Power.
https://www.belfercenter.org/sites/default/files/pantheon_files/files/publication/cyber-power.pdf

[26] DoD. (2018). National Defense Strategy.
https://media.defense.gov/2020/May/18/2002302061/-1/-1/1/2018-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY-SUMMARY.PDF

[27] IISS. (2023). The Military Balance.

[28] U.S. Navy. USS Gerald R. Ford (CVN-78).
https://it.wikipedia.org/wiki/USS_Gerald_R._Ford

[29] CSIS. Patriot Missile Defense.
https://missilethreat.csis.org/system/patriot/

[30] U.S. Energy Information Administration. The Strait of Hormuz is the world’s most important oil transit chokepoint.
https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=61002

[31] U.S. Navy. USS Tripoli Incident.
https://www.usni.org/magazines/proceedings/2025/august/responding-sea-mine-strikes-during-operation-desert-storm-lessons

[32] Bush, G. W. (2003). Presidential Remarks.
https://millercenter.org/the-presidency/presidential-speeches/november-6-2003-remarks-freedom-iraq-and-middle-east

  • (Toscana, 1975) Giornalista Pubblicista dal 2005 ha all'attivo collaborazioni con varie testate locali e gruppi stampa.
    Ha gestito un blog e ha prodotto una trilogia di articoli su Ares Osservatorio Difesa incentrati sull’impiego dual use delle tecnologie per la difesa.
    Esperto di Protezione Civile è nel Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Disaster Manager.
    Opera attivamente nel volontariato da oltre 25 anni.

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