Interreg Italia-Svizzera 2021-2027
Il laboratorio della sostenibilità turistica
Un programma settennale, 750 chilometri di confine alpino e 4,4 milioni di abitanti. La cooperazione transfrontaliera può trasformare la sostenibilità da principio astratto a modello operativo condiviso.
Quando si parla di cooperazione europea, il rischio è sempre quello della retorica. Ma lungo i 750 chilometri di confine tra Italia e Svizzera, nel cuore delle Alpi centro-occidentali, il Programma Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027 è molto più di un esercizio istituzionale: è uno strumento concreto di riequilibrio territoriale.

L’area interessata copre 38.800 chilometri quadrati e comprende, per parte italiana, le Province di Lecco, Como, Varese e Sondrio (Lombardia), le Province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano Cusio-Ossola (Piemonte), la Provincia Autonoma di Bolzano e la Regione Autonoma Valle d’Aosta; per parte svizzera: il Cantone Ticino, il Cantone dei Grigioni e il Cantone Vallese. Questo territorio, dove vivono 4,4 milioni di residenti (890.000 in Svizzera e 3,54 milioni in Italia), è assai variegato: comprende zone prevalentemente rurali come il Grigioni, Sondrio e la Valle d’Aosta, e altre più prettamente urbane come il Canton Ticino e le province di Varese, Como e Lecco.
Il confine politico corre lungo la catena alpina, una barriera fisica che incide su mobilità, scambi economici e coesione sociale. Proprio questa frattura geografica ha reso necessaria una strategia condivisa.
Un quadro strutturato e consolidato
Il direttore della Divisione dell’economia del Cantone Ticino, Stefano Rizzi, colloca la cooperazione turistica in una cornice precisa: «I rapporti di collaborazione in ambito turistico tra il Cantone Ticino e le regioni italiane confinanti si inseriscono in un quadro strutturato e consolidato, che trova nel Programma settennale Interreg Italia-Svizzera 2021-2027 il principale strumento operativo.»

Non si tratta dunque di iniziative episodiche, ma di una governance multilivello che negli anni ha rafforzato strumenti e visione condivisa. Il programma dedica un’attenzione specifica alla politica turistica, riprendendo il lavoro avviato negli Stati Generali della Cultura e del Turismo della Regione Insubrica. Come sottolinea Rizzi: «Nel programma viene rafforzato il ruolo della cultura e del turismo sostenibile nello sviluppo economico, nell’inclusione sociale e nell’innovazione sociale.»
Progetti concreti: dalla Francigena alle aree marginali
I progetti finanziati sono stati numerosi. Tra questi TRA-ME, MemFer, MAPS, LIBERVIE e RurAlps che, come sostiene Rizzi, «Sono tutti orientati a superare la frammentazione dell’offerta turistica in un’area che, pur divisa da un confine statale, presenta forti omogeneità storiche, culturali e paesaggistiche.»
Tra questi, Rizzi richiama in particolare TRA-ME: «Tra-Me — presentato alla stampa all’inizio dello scorso anno — promuove il percorso della Via Francigena tra Ticino e Lombardia come un’unica destinazione, con l’obiettivo di trasformare paesi scarsamente toccati dal turismo in mete turistiche.»
L’esempio è emblematico: valorizzare un itinerario storico che, per sua natura, attraversa confini. «Il progetto -spiega Rizzi – incarna appieno lo spirito del programma transfrontaliero Interreg, che mira a costruire legami tra territori vicini promuovendo una visione condivisa che superi le frontiere, e interpreta perfettamente il concetto di collaborazione transfrontaliera valorizzando un patrimonio che per sua natura va oltre i confini nazionali.»
La chiave è proprio questa: superare una lettura strettamente nazionale della promozione turistica. «Grazie a Interreg è possibile generare progetti di ampio respiro e una vera messa in valore della regione insubrica nel suo complesso», osserva Rizzi.
Il Lago Maggiore come destinazione unitaria
Dentro questo quadro si inserisce Sustainevents, un progetto che capitalizza precedenti progettualità Interreg e l’esperienza del portale lagomaggiore.it.
Cristina D’Ercole, vice segretario generale della Camera di Commercio Monte Rosa, Laghi, Alto Piemonte — capofila italiano del progetto — sintetizza: «Partiamo da un presupposto molto semplice: ai turisti i confini amministrativi interessano poco. Per questo abbiamo lavorato per raccontare il Lago Maggiore come un’unica destinazione.»

Il portale, multilingue, offre itinerari ed eventi in una narrazione complessiva che supera la divisione tra Piemonte, Lombardia e Ticino. L’attuale progetto Sustainevents aggiunge il livello successivo: la sostenibilità come criterio di sistema. «L’obiettivo del progetto è valorizzare la destinazione come meta turistica sostenibile, evidenziando le buone pratiche presenti su entrambi i lati del confine e stimolando la diffusione di procedure di sostenibilità tra operatori turistici e organizzatori di eventi italiani e ticinesi.»
Il progetto coinvolge enti pubblici (Camera di Commercio), soggetti privati (IAS — capofila svizzero —, ISTUD, Tons Stones e AIEP) e società miste pubblico-private che si qualificano come partner pubblici: ATL Terre dell’Alto Piemonte e Distretto Turistico dei Laghi. L’obiettivo della Camera di Commercio in quanto partner è: «Garantire che le ricadute del progetto non si esauriscano con la fine dei finanziamenti, capitalizzando i lasciti sui territori.» conclude la D’Ercole.

Modelli a confronto: Svizzera e Italia
Uno dei nodi centrali riguarda l’armonizzazione dei modelli di sostenibilità.
Marella Caramazza, direttrice generale della Fondazione ISTUD che promuove un modello di impresa etica, inclusiva e sostenibile — cita il programma Swisstainable, promosso dal 2021 da Svizzera Turismo come quadro nazionale di sostenibilità per il settore turistico elvetico. Il programma recepisce e armonizza tutte le certificazioni esistenti, anche quelle applicate in Italia, e ha introdotto un “supermarchio” strutturato su tre livelli progressivi e graduali.

Gianfranco Bettoni rappresenta il capofila svizzero IAS AG, ente privato che si occupa tra l’altro di certificazioni sui sistemi di gestione qualità e ambiente, del quale è delegato per l’attività internazionale. Nel confronto tra i due modelli, osserva: «Il modello svizzero è più strutturato a livello federale e cantonale, è supportato dalla ricerca condotta dall’Università di Lucerna e non è ostacolato dal federalismo elvetico. L’Italia presenta un sistema meno centralizzato ma spesso più rigoroso nei requisiti.»
L’obiettivo, secondo Bettoni, non è uniformare, ma rendere confrontabili criteri e certificazioni su entrambi i lati del confine, sviluppando una linea guida condivisa tra tutti i soggetti interessati: destinazioni, organizzatori di eventi e strutture ricettive nei territori transfrontalieri.
Eventi pilota e capitale relazionale
Sustainevents si traduce in quattro eventi sperimentali — sportivo, artistico, artigianale e business — che diventano laboratori di gestione sostenibile.
Chiarisce Caramazza: «Non parliamo solo di sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economica. L’obiettivo è generare valore per l’intero territorio transfrontaliero.» Il lascito non è solo operativo: «Vogliamo lasciare un’eredità metodologica e un capitale relazionale che restino anche dopo la fine del finanziamento.»
Un meccanismo finanziario cooperativo
Anche il modello di finanziamento riflette la logica della cooperazione.
Rizzi precisa: «I progetti Interreg sono finanziati dalle autorità svizzere e italiane: i finanziamenti italiani vanno ai partner italiani e viceversa. Non ci sono finanziamenti misti, sebbene le iniziative siano realizzate congiuntamente per raggiungere risultati di rilievo.»
Per la parte svizzera il contributo copre fino al 50% dell’investimento, mentre per la parte italiana le percentuali risultano generalmente più elevate. È una cooperazione parallela che converge su obiettivi comuni. I progetti sono trainati da capifila che — come spiega Rizzi — «raggruppano i maggiori interessi proprio perché si vuole andare verso un territorio il più concreto possibile.»
Formazione e credibilità
La sostenibilità non come slogan, ma come metodo misurabile: per questo il progetto lavora anche sulla formazione. Bettoni è diretto: «Il rischio di greenwashing esiste. Per questo servono competenze riconoscibili e criteri confrontabili. Sono stati avviati contatti con la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) per approfondire il tema della formazione e dell’armonizzazione delle qualificazioni professionali sui due territori.»
Oltre il 2027
Il messaggio che emerge è chiaro. Il confine italo-svizzero coinvolge Valle d’Aosta-Piemonte-Lombardia-Provincia Autonoma di Bolzano, Vallese, Ticino e Grigioni. in queste regioni limitrofe, dove la geografia separa, la cooperazione può diventare un acceleratore di sviluppo. Interreg Italia-Svizzera non rappresenta solo un contenitore finanziario, ma un laboratorio di governance territoriale: un territorio che impara a raccontarsi e a organizzarsi come sistema unico, superando la frammentazione amministrativa. La sostenibilità, in questo contesto, non è un’etichetta: è un dispositivo strategico che rafforza la coesione e rende più competitivo l’intero spazio transfrontaliero.
Per approfondire l’argomento, ad aprile 2026 si terrà un convegno a Locarno con l’obiettivo di sottoporre la questione della sostenibilità a un’attenzione transfrontaliera, analizzando le differenze emerse nelle fasi iniziali del progetto.


Riferimenti bibliografici:
- Cooperazione Interreg Italia-Svizzera:
https://www.interreg-italiasvizzera.eu/wps/portal/site/interreg-italia-svizzera - Dettagli sui progetti:
https://www.interreg-italiasvizzera.eu/wps/portal/site/interreg-italia-svizzera/progetti/progetti-finanziati - Regione Insubrica:
https://www.regioinsubrica.org/





