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Iran e Qatar: la diplomazia pragmatica e l’interconnessione elettrica

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Il contesto

Il ministro dell’Energia iraniano Abbas Aliabadi[1] ha dichiarato che gli studi di fattibilità per collegare l’Iran alla rete elettrica del Qatar sono ormai in fase avanzata: il progetto prevede una capacità di trasmissione fino a 1.000 megawatt e si inserisce nel solco di un accordo siglato nel 2022[2].

L’iniziativa non può essere letta soltanto come un dossier tecnico. Assume infatti un significato politico ed energetico più ampio, soprattutto dopo gli attacchi iraniani che hanno provocato gravi danni al principale impianto qatariota di gas naturale liquefatto, con conseguenze destinate a richiedere anni di lavori ed investimenti per miliardi di dollari[3].

Rendering di una centrale di interconnessione elettrica tra Iran e Qatar,
Rendering di una centrale di interconnessione elettrica tra Iran e Qatar,

La scelta di Doha riflette il pragmatismo che da tempo caratterizza la diplomazia del Golfo Persico. Collaborare con Teheran non equivale necessariamente a fidarsi della Repubblica islamica, ma significa piuttosto cercare di governare il rapporto con un vicino complesso, tutelare interessi energetici di lungo periodo e costruire margini di influenza diplomatica in uno scenario in cui il ritorno alle ostilità resta una possibilità concreta.

Il progetto di interconnessione elettrica va dunque interpretato all’interno di una tendenza più ampia: il riavvicinamento, o comunque il dialogo operativo, tra i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo[4] e l’Iran dopo il conflitto guidato da Stati Uniti e Israele. Durante quella fase, Teheran aveva reagito colpendo duramente anche alcuni paesi vicini, danneggiando infrastrutture strategiche e rallentando piani di sviluppo particolarmente ambiziosi.

Il logo ufficiale del Cooperation Council for the Arab States of the Gulf (GCC).
Il logo ufficiale del Cooperation Council for the Arab States of the Gulf (GCC).

Per gli Stati del Golfo colpiti dalle azioni iraniane, valutare investimenti, scambi commerciali e nuove infrastrutture con Teheran può apparire contraddittorio agli occhi degli osservatori esterni. Dalla prospettiva delle monarchie del Golfo, però, si tratta soprattutto di una strategia di contenimento del rischio: la geografia non può essere modificata, mentre un conflitto permanente comporta costi economici e politici molto elevati.

La condivisione delle risorse: il gas

Alla base dei rapporti energetici tra Iran e Qatar c’è il grande giacimento di gas condiviso noto come South Pars[5] per Teheran e North Field[6] per Doha, tra le maggiori riserve di gas naturale al mondo. Per il Qatar, il North Field rappresenta il pilastro della propria forza nel mercato globale del gas naturale liquefatto. L’Iran, invece, pur disponendo nella parte di South Pars della principale fonte di combustibile per il consumo interno, ha dovuto fare i conti con sanzioni, carenza di investimenti e limiti nell’accesso alle tecnologie necessarie allo sviluppo del settore.

Mappa delle riserve di gas naturale al largo delle coste del Qatar con evidenza dell'area di competenza iraniana.
Mappa delle riserve di gas naturale al largo delle coste del Qatar con evidenza dell’area di competenza iraniana.

Questa interdipendenza geologica impone ai due Paesi una forma di convivenza pragmatica. Per Doha, uno scontro permanente con Teheran aumenterebbe l’incertezza attorno al suo asset economico più strategico. Per l’Iran, mantenere un canale di cooperazione con il Qatar offre vantaggi sia diplomatici sia commerciali, soprattutto in una fase in cui le restrizioni internazionali continuano a limitare l’afflusso di capitali e competenze tecnologiche. In questo quadro si inserisce anche il progetto di collegamento elettrico tra i due Paesi, che estenderebbe la logica della collaborazione dal settore del gas a quello delle reti energetiche.

Dall'archivio REUTERS: modelli di martinetti per pompe petrolifere stampati in 3D e - sullo sfondo - il logo do QatarEnergy.
Dall’archivio REUTERS: modelli di martinetti per pompe petrolifere stampati in 3D e – sullo sfondo – il logo do QatarEnergy.

La politica estera qatariota si è da tempo fondata su un equilibrio calcolato tra interlocutori diversi. Doha ospita la base aerea di Al Udeid[7], la più importante installazione militare statunitense nella regione, conserva solidi rapporti con le potenze occidentali, partecipa agli assetti di sicurezza del Consiglio di cooperazione del Golfo e, in più occasioni, ha svolto un ruolo di mediazione nei dossier più delicati: dai rapporti tra Stati Uniti ed Iran fino ai contatti indiretti tra Israele e Hamas. Questa strategia di bilanciamento ha assunto un peso ancora maggiore dopo la crisi del Golfo del 2017-2021, quando il Qatar fu sottoposto al boicottaggio da parte di alcuni vicini arabi e comprese i rischi di un’eccessiva dipendenza da un solo schieramento regionale[8].

Anche di fronte agli attacchi iraniani contro infrastrutture qatariote, la risposta di Doha sembra orientata più al contenimento che alla rottura. La credibilità del Qatar come esportatore di GNL[9] (Gas Naturale Liquefatto) dipende infatti dalla percezione di affidabilità da parte dei clienti internazionali. Se gli acquirenti asiatici ed europei dovessero mettere in dubbio la capacità di Doha di garantire forniture regolari, il danno supererebbe di molto i costi immediati legati alla riparazione delle infrastrutture colpite.

Per questo il mantenimento di un dialogo energetico con l’Iran consente al Qatar di conservare un canale utile a ridurre il rischio di errori di calcolo e, al tempo stesso, ad accrescere il proprio margine di influenza in eventuali crisi future. In prospettiva, un possibile coinvolgimento di capitali privati provenienti dal Golfo nella ricostruzione o nello sviluppo dell’Iran, se vincolato a condizioni rigorose, indicherebbe il tentativo degli attori regionali di incidere sul comportamento di Teheran attraverso incentivi economici, cercando al contempo una forma di tutela preventiva.

Iran: le infrastrutture energetiche come strumento di controllo

Per Teheran, il progetto elettrico si inserisce in una strategia consolidata: utilizzare le infrastrutture energetiche come strumento per mantenere peso politico ed economico nella regione. L’Iran è già coinvolto in scambi transfrontalieri di elettricità con diversi Paesi confinanti: da un lato esporta energia verso mercati come Iraq, Afghanistan e Pakistan[10]; dall’altro importa forniture da Armenia, Azerbaigian e Turkmenistan[11], soprattutto attraverso intese stagionali o meccanismi pensati per bilanciare domanda ed offerta.

Un collegamento elettrico operativo tra Iran e Qatar potrebbe avere diverse funzioni: consentirebbe una migliore gestione dei picchi stagionali, offrirebbe un canale di approvvigionamento in caso di emergenze e contribuirebbe a rafforzare la stabilità delle reti. Nei Paesi del Golfo, la domanda di elettricità aumenta in modo significativo durante i mesi estivi, spinta dall’uso massiccio dei condizionatori, dagli impianti di desalinizzazione e dalle attività industriali[12]. In questo contesto, le interconnessioni permettono di ridurre la necessità di costose capacità di riserva e di condividere energia nei momenti di maggiore pressione o in caso di interruzioni.

Per Doha, una simile infrastruttura rappresenterebbe un ulteriore elemento di sicurezza energetica; per Teheran, invece, potrebbe tradursi in nuove entrate ed in un rafforzamento del proprio ruolo come attore regionale nel settore elettrico. Su scala più ampia, il progetto costituirebbe anche un banco di prova per verificare se, dopo una fase di escalation militare diretta, sia ancora possibile sviluppare forme circoscritte di cooperazione con l’Iran. Qatar, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita hanno tutti interesse ad orientare il reinserimento dell’Iran in modo da ridurre i rischi per le esportazioni di gas naturale liquefatto, la sicurezza delle rotte marittime e gli investimenti regionali.

Il logo della GCC Interconnection Authority.
Il logo della GCC Interconnection Authority.

Il progetto potrebbe inoltre incidere sul più ampio processo di integrazione elettrica del Golfo: l’Autorità per l’interconnessione del Consiglio di cooperazione del Golfo[13] collega già Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La rete è stata concepita per migliorare l’affidabilità dei sistemi nazionali, condividere capacità di riserva e facilitare scambi di emergenza.

Un collegamento tra Iran e Qatar, tuttavia, non comporterebbe automaticamente l’ingresso dell’Iran nella rete elettrica del GCC: per un’integrazione di questo tipo sarebbero necessari via libera politici, compatibilità tecniche, regole condivise ed una gestione attenta dei rischi legati alle sanzioni. Ciononostante, l’iniziativa potrebbe creare un precedente importante per forme limitate di cooperazione elettrica attraverso il Golfo, al di fuori del perimetro interno del Consiglio di cooperazione.

Sul piano tecnico, le difficoltà non mancano, ma non appaiono insormontabili. Un collegamento sottomarino richiederebbe infrastrutture: il sistema elettrico del Qatar è moderno e gestito con un elevato livello di controllo; quello iraniano, al contrario, deve fare i conti con infrastrutture datate, perdite di rete, carenze nei mesi estivi ed anni di investimenti insufficienti.

L’ostacolo principale resta però il quadro sanzionatorio: le sanzioni secondarie statunitensi possono scoraggiare finanziatori, compagnie assicurative, società di ingegneria e fornitori di tecnologie dal partecipare a progetti collegati all’Iran.

Un ulteriore fattore di rischio riguarda la sicurezza: i recenti attacchi attribuiti all’Iran hanno mostrato come le infrastrutture energetiche possano diventare obiettivi o strumenti di pressione in un confronto militare[14]. Il successo del progetto non dipenderebbe soltanto dalla capacità ingegneristica, ma anche dalla gestione delle crisi e dalla volontà politica di evitare nuove escalation.

L’interconnessione elettrica tra Iran e Qatar assume rilievo perché riflette un cambiamento più ampio nella diplomazia del Golfo[15]. Il dialogo mantenuto da Doha con Teheran indica che le monarchie della regione agiscono spesso secondo criteri più pragmatici che ideologici, diversamente da quanto talvolta osservato dall’esterno. Per il Qatar, la priorità resta la resilienza: il Paese può continuare a fare affidamento sulle garanzie di sicurezza statunitensi e, allo stesso tempo, preservare canali operativi con l’Iran, poiché i due rapporti rispondono ad esigenze diverse[16].

Se realizzato, il progetto potrebbe rafforzare la stabilità dell’approvvigionamento elettrico, consolidare i legami energetici bilaterali e creare un primo, seppur limitato, ponte tra il sistema iraniano e le reti elettriche del Golfo. Se invece dovesse arenarsi, il suo fallimento metterebbe in luce i limiti del pragmatismo regionale di fronte al peso delle sanzioni ed alle pressioni della sicurezza. In entrambi i casi, l’annuncio evidenzia una delle contraddizioni centrali della politica del Golfo: anche dopo una fase di conflitto, gli Stati tendono spesso a tornare alla cooperazione pratica, perché la geografia non cambia, i sistemi energetici restano interdipendenti e la sopravvivenza impone di dialogare anche con vicini difficili.


Riferimenti bibliografici:


Note:

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Abbas_Aliabadi

[2] https://uskenergy.com/the-geopolitics-of-iran-qatar-electricity-grid-connection/

[3] https://english.almayadeen.net/news/Economy/iran-strikes-cost-big-oil-billions-as-gulf-energy-sites-hit

[4] https://www.gcc-sg.org/en/Pages/default.aspx

[5] https://edition.cnn.com/2026/03/19/middleeast/iran-qatar-south-pars-gas-field-explainer-intl

[6] https://www.qatarenergylng.qa/english/About-Us/North-Field

[7] https://rde.it/it/progetti/base-aerea-al-udeid/

[8] https://www.bbc.com/news/world-middle-east-55538792

[9] https://www.italgas.it/storie/gnl-cosa-e-quale-e-il-suo-ruolo/

[10] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dalliran-al-mondo-6-grafici-sullimpatto-economico-della-guerra-231852

[11] https://oe.t2com.army.mil/product/iran-agrees-to-gas-swap-with-azerbaijan-turkmenistan/

[12] https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/25765299.2019.1687396

[13] https://gccia.com.sa/

[14] https://english.almayadeen.net/news/Economy/iran-strikes-cost-big-oil-billions-as-gulf-energy-sites-hit

[15] https://www.devdiscourse.com/article/science-environment/3935667-iran-and-qatar-power-grid-symposium-sparks-regional-connectivity

[16] https://www.unitedagainstnucleariran.com/qatar-iran-and-united-states

  • Dott.ssa in Scienze Internazionali Diplomatiche, Master in “Religioni e Mediazione culturale” e Master in “Antiterrorismo Internazionale”. Esperienze formative maturate presso Radio Vaticana e la Camera dei Deputati. Dal 2021 al 2023 membro del Comitato di Direzione della Rivista "Coscienza e Libertà", organo di stampa dell’Associazione Internazionale per la difesa della libertà religiosa (AIDLR). Fondatore del blog "Caput Mundi", supervisore sezione "Geopolitica" Nord Africa e Medio Oriente, cura le pubbliche relazioni del sito ed i contatti con l'esterno. Collaboratrice editoriale presso radio RVS, network hopemedia.it.

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