Capitolo XXI
I miei amici marmisti m’invitano ad andare a ballare, ma non a Genova, in Versilia a Tirrenia, in una sala che programmava solo musica tecno. A me non piace la tecno, soprattutto per il fatto che la associo ai ragazzini “sconvolti”. Mi chiedevo cosa provassero ad impasticcarsi; un’idea indecente: quasi quasi provo. Sarà passata mezz’ora da quando ho assunto la pastiglia, quando il vocalist Franchino inizia con il suo lavoro: «Vi racconterò una fiaba…».
Che lavoro fa il vocalist? Sino a quella notte mi era incomprensibile. Cosa poteva significare raccontare delle favole ad una massa di esagitati? Un formicolio mi parte dalle gambe e termina alla testa, dove esplode, parto per la più incredibile e lunga allucinazione della mia vita. Ad un tratto mi trovo sincronizzato con le altre migliaia di persone, improvvisamente capisco tutto. Mi trovo a volare in cieli sterminati con il piper, a lanciarmi in cadute libere infinite, altro che i quaranta secondi reali.
Bellissimo, il tutto ad occhi chiusi, muovendomi appena, praticamente un pezzo di sughero che galleggia in un mare di ragazzi in botta come me, ognuno con il suo personale viaggio. Il tempo perde di significato, passano le ore, sono in un limbo fantasticamente piacevole. Ad un tratto una voce fuori campo: «Ultimo disco!»
Mi prende l’angoscia, come: «Ultimo disco!». Ma allora è tutto finto, non voglio rientrare nel mondo, è una sensazione bruttissima, ti strappano dal paradiso. Usciamo e io li tempesto con un racconto fiume sul viaggio, saliamo in auto, e mettono un po’ di musica, della tecno.
Di nuovo, basta chiudere gli occhi e si riparte con la giostra, la droga funziona associata al ritmo ossessivo della tecno. Mi dico che sono stato fortunato ad essere stato adolescente nel periodo della cannabis, non so come sarebbe finita se ci fosse stata l’ecstasy: è veramente uno sballo.
I miei amici tutte le settimane partono per il loro tour, Douplè ad Aulla, Insomnia, ed io mi aggrego, finalmente mi sento parte dell’umanità; quando sale la pasta siamo migliaia di persone che respirano all’unisono, un macrorganismo. Fantastico! Nessuno nota quanto sono grasso o imbranato.
Siamo ritornati all’alba, normalmente dormo sino alla sera, ma mi sono svegliato e, stranamente non ho voglia di alzarmi. Come un’indolenza, ma così forte che ti impedisce di muoverti. Va beh ora basta mi alzo… ma… non riesco a muovermi. Che ca… succede? Non muovo niente, sono in panico, sono paralizzato, lucido, terrorizzato ed immobile. Pensieri angosciosi, nessuno si accorgerà?
Prima o poi verrà mio padre e chiameranno il 118. Ma quanto è passato? Non so, aspetta forse… Finalmente mi muovo, minchia che paura, altro che pasticche! Basta.
USCITA DI SICUREZZA



