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La nuova paura di viaggiare

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C’è una frase che sento sempre più spesso quando si parla di viaggi: “Sì, vorrei partire… però… Vediamo!”.

Non “Vediamo se ho tempo”, non “Vediamo se ho le possibilità”, Il vero dilemma è: “Vediamo se è il momento giusto”. È come se il viaggio fosse diventato un salto nel buio. Una volta la paura di viaggiare era semplice: farsi male, perdersi, non conoscere la lingua. Oggi no, oggi la paura è diversa. È la paura che tutto quello che hai organizzato non funzioni.

Non è tanto il timore di volare o del terrorismo, quanto l’insicurezza legata a ritardi, cancellazioni, confusione alle frontiere, guerre e instabilità. questo si traduce in comportamenti concreti: prenotazioni maggiormente di compromesso, voglia di aspettare il “Vediamo come va”, cancellazioni all’ultimo minuto.

Il viaggio moderno è una concatenazione di eventi: una prenotazione, una mail, un QR code, un check-in digitale, un transfer, un volo, un bagaglio che deve arrivare… Se salta un anello salta tutto: giornata è rovinata, umore compromesso e a volte salta l’intera vacanza. Da qui nasce la nuova ansia, non abbiamo paura di andare lontano, abbiamo paura che il sistema non regga. Le persone controllano le mail dieci volte, scaricano quattro app, stampano tutto “Perché non si sa mai” (e confesso che anch’io lo faccio!), stipulano assicurazioni su qualsiasi cosa, persino per la perdita di un treno. Non è paura del mondo. È paura dell’imprevisto legato all’organizzazione dei mezzi e delle connessioni.

Influenza della geopolitica.

Non c’è un dato ufficiale sull’“Ansia da viaggio”, ma secondo un sondaggio di Fiavet Confcommercio, riportato da Guida Viaggi in un articolo il 3 luglio 2025, emerge un dato interessante nelle agenzie italiane: circa il 70% dei clienti manifesta timori e insicurezza nelle scelte dei viaggi a causa del clima geopolitico globale; oltre la metà (55%) ha già cancellato o sta valutando di cancellare il viaggio, spesso anche pagando penali, e il 40% preferisce aspettare gli sviluppi prima di prenotare[1].

La tendenza si riscontra anche in ambito internazionale dove i dati mostrano segnali di rallentamento dei viaggi. Le previsioni dell’US Travel Association (al 1° ottobre 2025)indicano un calo del 6,3% delle visite internazionali negli Stati Uniti nel 2025 rispetto all’anno precedente[2].

Cambia il modo in cui viaggiamo: si prenota più tardi, si resta più vicini, si cercano soluzioni semplici evitando combinazioni complicate. Non per mancanza della voglia di viaggiare. Ma pernon non rischiare, di perdere la serenità. Poi, ci troviamo di fronte a tragedie come quella recente di Crans Montana in Svizzera e crollano tutte le poche certezze rimaste.

Il viaggio come gestione dell’incertezza

Ma non è solo questione di geopolitica. Per decenni l’aereo è stato il simbolo della libertà. Biglietto in tasca, e il mondo si apriva davanti. Una volta l’aeroporto era l’inizio dell’avventura ma oggi, per molti, l’aereo è diventato una scommessa, un qualcosa di ben poco piacevole. Volare è diventato l’inizio delle attese. Attesa al check-in, attesa ai controlli, attesa per sapere se il volo partirà in orario e da quale gate, attesa al gate stesso, attesa per sapere se la valigia arriverà… E mentre aspetti, controlli: mail, notifiche, app, avvisi, messaggi senza sosta.

Non stiamo volando meno per paura. Stiamo volando con meno fiducia.

L’aereo non è più volare. È gestire l’incertezza e questo cambia il nostro immaginario: prima volare era sinonimo di libertà, oggi è sinonimo di “speriamo che vada tutto bene”. Per questo stanno crescendo altre modalità di turismo: vacanze di prossimità, viaggi meno complicati, partenze che non sembrino una missione militare, viaggi in treno lunghi e panoramici (anche se le compagnie ferroviarie si stanno adeguando ai sistemi tariffari dinamici di aerei e alberghi, gestiti da algoritmi, – come ha recentemente annunciato Trenitalia – con conseguente sempre maggiore rigidità nella scelta di orari e tratte[3]).

Passeggeri in arrivo ed in partenza in aeroporto.
Passeggeri in arrivo ed in partenza in aeroporto.

La nuova vacanza è “povera” e selettiva (il che è una buona notizia)

Oggi molti viaggiatori stanno riscrivendo il senso della vacanza: non serve spendere tanto per viaggiare bene. Si viaggia in modo intenzionale, scegliendo ciò che conta davvero. La nuova vacanza non è più quella esibizionista: “Guarda quanto ho speso” ma intima. È quella che ti fa dire: “Sono stato bene”.

Così, la vacanza non è solo questione di soldi ma è una scelta di qualità emotiva: un alloggio semplice, in un posto tranquillo, senza tanti spostamenti, con meno programmi e più tempo per godersela. Questa è la nuova frontiera del lusso: non doversi angosciare, cominciando dai trasporti, poter arrivare in aeroporto o in stazione all’ultimo momento senza lunghe attese né ressa. Per proseguire con la comodità: il silenzio; il confort che si esprime nel dormire bene e mangiare prodotti genuini; il non dover correre né dimostrare nulla a nessuno.

La parola chiave è abbastanza, non intesa come sufficiente, bensì come adeguata alle mie esigenze. Tutto deve essere abbastanza bello, abbastanza comodo, abbastanza vero. La vacanza non deve più stupire. Deve funzionare. E in un mondo che corre, questa è quasi una rivoluzione silenziosa.

Quindi la nuova vacanza non è povera. È selettiva. Toglie il superfluo per tenere quello che conta davvero. Certo, per qualcuno il minimalismo è un’esigenza (se non un vezzo); per altri è una necessità. I rapporti globali di settore evidenziano una tendenza crescente verso viaggi più economici o più attenti al portafoglio. GWI È un’azienda tecnologica specializzata in consumer insights — cioè comprensioni profonde delle motivazioni dei consumatori — e fornisce dati in tempo reale a livello globale. La sua indagine GWI Travel Trends 2025 sulle tendenze dei viaggi nel 2025 indicava che quasi la metà dei viaggiatori (44%) saltava le vacanze a causa dei costi elevati, ma molti continuano a viaggiare lo stesso adattandosi a soluzioni più “frugali”[4].

Anche secondo la ricerca Deloitte 2025 Holiday Travel Survey, sebbene oltre la metà degli intervistati avesse previsto di viaggiare nel periodo delle feste, i budget medi delle vacanze sono diminuiti di circa il 18% rispetto al 2024, con viaggi più corti e meno spesa complessiva programmata[5]. Non è solo “crisi”. È un cambiamento di priorità: molti scelgono esperienze più semplici o meno costose, ma non rinunciano al viaggiare. Il budget non è più il nemico, ma il nuovo metro di misura delle scelte.

Oggi non abbiamo paura di partire. Abbiamo paura che il viaggio non funzioni. E forse questa è la vera grande novità del turismo di questi anni.


Riferimenti bibliografici:

[1] www.guidaviaggi.it/2025/07/03/crisi-geopolitica-pesa-prenotazioni-agenzie-viaggi/

[2] www.ustravel.org/research/travel-forecasts

[3] www.altroconsumo.it/vita-privata-famiglia/viaggi-tempo-libero/news/trenitalia-prezzi-biglietti-dinamici

[4] https://www.gwi.com/blog/travel-trends

[5] www.deloitte.com/us/en/about/press-room/deloitte-announces-holiday-travel-intent-results

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