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La “Terza Guerra del Golfo”

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Bilancio della strategia iraniana nei primi giorni di conflitto

Se il nemico si prepara ovunque, ovunque sarà debole

Sun Tzu, “L’Arte della Guerra”

Seppur con tutti i limiti di una nazione non trasparente dal punto di vista informativo quale l’Iran, sono disponibili alcuni elementi che permettono una riflessione sui primi giorni della campagna israelo-statunitense nei suoi confronti e sulla risposta della Repubblica Islamica.

Innanzitutto, è fondamentale entrare nel concetto del confronto “debole – forte” ossia di quelle strategie che una nazione militarmente più debole mette in campo nel confronto di una attaccante molto più dotata dal punto di vista militare. Qualcosa di molto simile a quanto operato dall’Ucraina verso la Russia a partire dal 2022. Il conflitto precedente, iniziato nel 2014 era ben differente e si stava naturalmente, anche grazie alla pandemia di COVID, affievolendo[1].

La prima cosa che dobbiamo evidenziare nella strategia iraniana è il radicale cambiamento di ritorsione rispetto a quanto sperimentato ad aprile del 2024 con l’uso, da parte “persiana”, di 170 droni, 30 missili da crociera e 120 missili balistici e, ad ottobre dello stesso anno, con 180 missili balistici su Israele. In queste due iniziative, da molti descritte come limitate e dimostrative, i vettori offensivi rimasero bloccati in una rete di intercettazione multistrato che vide in campo anche forze come Inghilterra, Francia, Marina degli Stati Uniti nonché le reti radar ed informative dei Paesi del Golfo. Nella Guerra dei 12 Giorni, nome voluto dallo stesso presidente americano Trump, gli iraniani operarono, con effetti molto più sensibili, con 550 missili balistici ed oltre 1000 droni[2].

Possiamo ragionevolmente ipotizzare che sia stato proprio questo insufficiente effetto distruttivo l’oggetto della riflessione dei pianificatori iraniani che hanno pertanto allargato il raggio della propria ritorsione a tutta l’area del Golfo andando a toccare sia le basi americane che gli interessi dei Paesi che le ospitano. Ciò volto a rendere più difficile ed onerosa la difesa dei vari obiettivi che si spostano dalla piccola area di Israele (22mila km quadrati circa), quindi “facilmente” difendibile, ad una molto più ampia e proporzionalmente meno pratica da difendere[3] pari a circa un milione di chilometri quadrati.

A questo vanno aggiunti tre elementi che sicuramente gli iraniani hanno studiato e posto in opera.

Il primo riguarda la difesa della propria catena di comando e controllo. In ognuna delle proprie guerre dopo il 1989, con la possibile esclusione della Serbia nel 1999, gli USA hanno sempre impiegato la “decapitazione” degli elementi chiave del regime avversario nei primissimi istanti del conflitto (la cosiddetta dottrina “shock and awe”, ovvero “colpisci e terrorizza”). Il riferimento non è alla leadership politica ma anche quella tecnica a partire dai vari ministeri passando per gli stati maggiori delle forze armate con cui si stavano confrontando. Al contrario è prassi consolidata israeliana intervenire direttamente sulle personalità di punta del gruppo che vogliono disarticolare[4]. Questo anche a costo di renderlo un martire ma con l’innegabile vantaggio di rendere necessaria una riorganizzazione per la propria successione. Era pertanto necessario ed indifferibile separare i piani tecnico e politico mantenendo possibile la rappresaglia anche di fronte ad una doppia azione del genere.

L’esperienza che l’Iran, forse tramite consiglieri russi, ha poi metabolizzato in modo profondo è stata la distribuzione sul territorio delle proprie armi sul modello della guerra russo-ucraina: l’uso di magazzini interrati infatti, dato l’impiego di armi bunker buster statunitensi, non garantisce che queste siano al sicuro. Impiegare camion civili come TEL per i missili balistici rende invece possibile il loro parcheggio pressoché ovunque come parimenti un drone shahed è in grado di essere lanciato persino da un pickup in corsa. Ragionamento che, attenzione, non priva della necessità di una catena di comando e controllo: occorre avere pianificato in precedenza bersagli e percorso offensivi per migliaia di attacchi affinché questi raggiungano gli operatori preposti. Anche la logistica di queste armi, per quanto ridotta, necessità di carburante e lubrificanti che, per quanto di origine commerciale, devono essere sempre reperbili, cosa non scontata in un Paese oggetto di una pesante campagna di bombardamenti o di un pickup solitario in un luogo sperduto tra Monti Elburz o Zagros.

È poi tutto da comprendere il ruolo di Russia e Cina in questo confronto. Facendo uso dei vari tracker aeroportuali sono stati registrati svariati voli militari giunti in Iran nelle settimane antecedenti l’attacco, per cui è verosimile ritenere che alcune attrezzature siano giunte a Teheran dai due Paesi amici[5]. Secondo fonti di stampa, come detto da confermare in un caso particolare come quello che stiamo analizzando, le forze armate iraniane si sono dette insoddisfatte delle prestazioni dei sistemi HQ-9B cinesi[6]. In realtà l’azione SEAD – DEAD americana ed israeliana non si sono basate esclusivamente sulle capacità di invisibilità radar (contro cui erano accreditati i sistemi cinesi), bensì sul largo uso di missili sia da lunga che corta crociera. I video israeliani, al terzo giorno di guerra, relativi ad aerei tradizionali quali gli F-16 e gli F-15 che sorvolano Teheran, sono la prova dell’efficacia di queste campagne di repressione delle difese aeree. È altresì ampiamente verosimile che, forti dell’ esperienza delle due Guerre del Golfo del 1991 e del 2004, gli iraniani avessero dato per scontata una simile superiorità statunitense considerandola come “inevitabile”.

Proprio in tal senso l’impiego di falsi bersagli, similmente agli iracheni nel 1991 ed agli ucraini da ultimo, può avere ridotto l’efficacia netta degli attacchi aerei, rendendo possibile una maggiore sopravvivenza delle armi da rappresaglia a discapito degli armamenti tradizionali quali carri, hangar ed aerei[7].

Gli iraniani hanno dimostrato anche una buona capacità di adattarsi all’evoluzione del conflitto operando maggiormente con i droni sui paesi del Golfo e concentrando invece i vettori balistici su Israele introducendo, ad esempio, le testate a submunizioni, capaci di arrecare danno a terra anche qualora il missile venga intercettato in quota. A ciò va aggiunta la capacità di coordinarsi con i propri proxy, visto come gli attacchi siano lanciati contemporaneamente dal Libano e dall’Iran, a testimonianza di come un qualche tipo di comunicazione permanga fra le due catene di comando. Persiste inoltre la possibilità di monitorare almeno media i social per verificare l’esito dei vari attacchi.

Accesso alle informazioni che passa inevitabilmente da una qualche forma di internet che potrebbe essere, siamo nel mero campo delle speculazioni, qualcosa di analogo a Starlink o suoi competitor che sempre più si affacciano sul mercato. Questo il punto riguardo alle informazioni di intelligence che le proprie nazioni alleate possono fornire all’Iran: da una parte abbiamo la prova della presenza della nave da ascolto elettromagnetico Liaowang-1 nei pressi dell’Oman[8], dall’altro abbiamo le accuse ai russi di fornire intelligence a Teheran[9]. Di sicuro, lo possiamo verificare, i satelliti commerciali, fra cui il cinese MizarVision[10] rendono disponibili immagini oramai utilizzabili per l’impiego militare, soprattutto idonee ad essere utilizzate da armi quali i droni a cui non viene richiesta una precisione millimetrica.

È tutto da capire quanto l’Iran potrà mantenere una pressione così continua sulle opinioni pubbliche dei Paesi del Golfo (e quali risvolti assuma il reciproco “gioco di retorica”). Così come venga naturale chiedersi quanto la coscienza di essere dinanzi ad un evento esiziale che possa portare alla cancellazione della Repubblica Islamica spinga, sul piano dei costi – benefici, ad una azione così vasta contro Paesi che fino a ieri erano contrari all’intervento statunitense, rischiando un cambio nel loro allineamento.

Il proseguire della campagna aerea dei due alleati, USA ed Israele, sarà sempre più efficace ed efficiente andando a colpire anche quella catena di comando e controllo diffusa che permette le azioni di rappresaglia in numeri così importanti. L’arrivo dei tecnici ucraini renderà peraltro possibile una maggiore capacità di intercettazione dei droni e le skill contro tali armamenti si diffonderanno nel teatro rendendoli sempre meno impressionanti. La garanzia di una qualche forma di aiuto da parte di Russia e Cina, nonostante tutto, deve ancora concretizzarsi in qualcosa di operativo e non solo logistico, altrimenti il logorarsi delle scorte iraniane diventerà sempre più stringente.

Nei fatti, se – come noto – il tempo non gioca a favore degli attaccanti, di certo non è favorevole nemmeno per l’Iran: la posta in gioco è altissima, le puntate consistenti, ma le fiches non sono infinite per nessuno dei giocatori, e prima o poi risuonerà il fatidico: “Les jeux sont faits, rien ne va plus.


Note e riferimenti bibliografici:

[1] https://www.stopfake.org/it/fake-l-ucraina-ha-commesso-un-genocidio-contro-gli-abitanti-del-donbass/

[2] https://www.timesofisrael.com/the-israel-iran-war-by-the-numbers-after-12-days-of-fighting/

[3] Le superfici sono estrapolate dai dati di Wikipedia: Israele 22.145 km2, Iraq 438.317 km2, Qatar 11.586 km2, Bahrein 785 km2, Cipro 9.251 km2 e la provincia orientale dell’Arabia Saudita 482,084, km2; per un totale di 1.022.000 km2.

[4] https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/algoritmi-007-e-missili-di-precisione-cosi-e-stato-ucciso-khamenei_4B0rzyIw2YmsJw84jMHpf2

[5] https://www.notiziegeopolitiche.net/iran-diversi-xian-y-20-cinesi-a-teheran-prima-dellattacco-di-usa-israele/

[6] https://timesofindia.indiatimes.com/defence/international/did-chinas-hq-9b-fail-iran-big-questions-after-us-israel-strikes/articleshow/128914854.cms

[7] https://www.ilmessaggero.it/mondo/elicotteri_dipinti_iran_ingannano_stati_uniti-9403939.html

[8] https://www.oneindia.com/international/why-china-s-liaowang-1-spy-ship-near-oman-is-drawing-global-attention-as-reports-claim-it-can-track-8020697.htm

[9] https://www.italiaoggi.it/economia-e-politica/politica-estera/il-washington-post-la-russia-fornisce-intelligence-alliran-contro-forze-usa-lucraina-inviera-truppe-contro-i-droni-di-teheran-wxcqflr2

[10] https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/02/21/news/la-cina-sta-aiutando-l-iran-con-le-immagini-satellitari-come-ha-fatto-con-la-russia-8688906/

  • (Toscana, 1975) Giornalista Pubblicista dal 2005 ha all'attivo collaborazioni con varie testate locali e gruppi stampa.
    Ha gestito un blog e ha prodotto una trilogia di articoli su Ares Osservatorio Difesa incentrati sull’impiego dual use delle tecnologie per la difesa.
    Esperto di Protezione Civile è nel Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Disaster Manager.
    Opera attivamente nel volontariato da oltre 25 anni.

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