La guerra tra Iran ed Iraq
La sua influenza sul confronto USA Israele
Il conflitto tra Iran ed Iraq rimane nei libri di storia come il più sanguinoso del XX secolo con la sola esclusione delle due Guerre Mondiali[1].
Una guerra che nasce da un mix di interessi sul petrolio da parte del regime di Saddam Hussein e dal terrore diffuso nell’area, e non solo, che la rivoluzione islamica potesse diffondersi in tutto il Medio Oriente[2], durando dal 1980 al 1988 e portando alla morte oltre 500 mila persone ed il ferimento di quasi 2 milioni[3].
All’interno delle varie fasi di un confronto così lungo si nasconde un ulteriore conflitto, noto come la “Guerra delle Città” che, a più riprese, ha messo le basi dell’attuale politica di rappresaglia “no contact” che la Repubblica Islamica ha messo in campo con ottimi risultati contro Israele, Stati Uniti ed i loro alleati nel Golfo.
Nel febbraio del 1984 l’Iraq decise di attuare una serie di attacchi in profondità nel territorio iraniano tramite la propria aviazione. Bombardieri della classe dei Tu-22 Blinder e Tu-16 Badger si mossero insieme ai caccia di origine sovietica quali MIG 25 e SU 22[4]. La finalità degli attacchi, rivolti principalmente contro la popolazione civile, era quella di spezzare il fronte interno iraniano rendendo intollerabile la prosecuzione della guerra per Khomeini. La Repubblica Islamica disponeva di buone piattaforme aeree, seppur fiaccate dalla mancanza di pezzi di ricambio a causa dell’ostracismo internazionale, ma riuscii in ogni caso a rendere molto costoso un simile tipo di intervento, spingendo l’Iraq a variare la propria strategia, ovvero a far ricorso in modo massiccio a missili balistici di fabbricazione non occidentale, come gli SCUD.

La Guerra delle Città in letteratura viene suddivisa in 4 5 fasi, la già citata, anteriore al febbraio 1984, a cui segui quella di marzo – aprile del 1985, in cui venne colpita per la prima volta anche Teheran[5], quella di gennaio 1987, la prosecuzione di febbraio – aprile 1987 e l’ultima, la più violenta, di gennaio – febbraio 1988.
Durante quest’ultima, gli iracheni utilizzarono la versione a gittata maggiorata del missile SCUD nota come Al – Hussein[6], la stessa che nel 1991 venne usata per colpire Israele ed Arabia Saudita nella Prima Guerra del Golfo. I 650 km di raggio d’azione portarono Teheran pienamente all’interno del raggio d’azione del conflitto. L’Iran, nel frattempo, si era dotato di un proprio arsenale missilistico tramite la mediazione libica che gli fornì degli Scud pari-classe a quelli di Saddam seppur in versioni senza gittata maggiorata. Ciò rese possibile per gli iraniani colpire Bagdad. La differenza numerica fu però molto marcata: un totale di 177 missili iraniani contro i 533 impiegati da Saddam.

Gli iracheni fecero anche un uso sempre più massiccio delle armi chimiche sul fronte impiegando iprite, tabun, sarin e VX. Il primo uso confermato dall’ONU[7] fu del 1984 con oltre 350 attacchi confermati dal 1985 al 1987 per poi crescere significativamente nel corso del 1988. Il 16 marzo di quell’anno si svolse il famigerato attacco alla cittadina curda di Halabja[8] per mezzo di armi chimiche facendo registrare oltre 5000 morti fra la popolazione civile.
Solo la scarsa precisione dei missili dell’epoca spinse Saddam a farne un uso contenuto quali vettori di armi chimiche, preferendo invece aviazione ed artiglieria.
Da allora la Repubblica Islamica ha sviluppato una peculiare politica di difesa nei confronti di Israele e della presenza americana nell’area del Golfo. Avendo Tel Aviv armi nucleari, la deterrenza si è spostata sulla capacità di saturare le difese antimissile del paese andando a colpire con Armi di Distruzione di Massa i centri abitati di Israele. Ciò, unitamente alle grandi dimensioni del territorio iraniano, è in grado di rendere “sopportabile”, un’eventuale rappresaglia nucleare/convenzionale contro l’Iran.
L’impiego sistematico dei proxy iraniani, Houthi, Hetzbollah e Hamas, si basa sulla finalità di impegnare lo stato ebraico in una continua guerra d’attrito che alla lunga sia in grado di erodere la società civile mediante un modello simile a quanto avvenuto nel 1967 – 1970 (Sinai – Egitto).

La Prima e la Seconda Guerra del Golfo, con l’ulteriore approfondimento della lezione Ucraina, hanno insegnato come fosse necessario disporre di un gran numero di armi a medio – lungo raggio da immagazzinare in profondità in depositi sparsi per tutto il paese: la lunga ed onerosa caccia ai lanciatori di SCUD nel nord dell’Iraq nel 1991 ha impiegato risorse umane e materiali che non sempre sono disponibili in quantità “sovrabbondante” come negli altri due conflitti.
Anche la pressione sullo Stretto di Hormuz non nasce da una mera speculazione all’interno delle accademie militari delle Guardie della Rivoluzione bensì dalla “Guerra delle Petroliere”, ennesimo “conflitto dentro il conflitto” del complesso scenario in analisi.
L’Iraq ha iniziato ad attaccare l’isola petrolifera di Kharg nel periodo 1981 – 1984 utilizzando missili Exocet come armi Aria – Terra. I grandi impianti di immagazzinamento e distillazione apparirono al radar del missile come dei grossi riflettori, al punto da poter essere colpiti direttamente. L’obiettivo fu quello di spingere Teheran ad una azione estrema, ovvero chiudere lo Stretto con il fine di coinvolgere nel conflitto le grandi potenze europee, similmente al meccanismo già adottato a Suez nel 1956. L’Iran non cadde nella trappola ma colpì, allora come oggi, tutto il naviglio dei paesi filo-iracheni con mine, missili, aerei, barchini esplosivi e simili: prima della dichiarazione di cessate il fuoco Bagdad colpì 283 navi mentre Teheran 168[9].
Nel 1987 gli USA cambiarono bandiera alle navi kuwaitiane registrandole come americane. Ciò costituì una scorta armata da parte di Washington con inevitabili ripetuti scontri armati con gli iraniani. Molti paesi europei misero in campo missioni analoghe.

Il 3 Luglio 1998, l’incrociatore americano USS Vincennes abbatté per errore il volo civile Iran Air 655 mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz scambiandolo per un F14 iraniano[10]. I morti furono 290. Fu in un simile contesto che, a seguito dell’attacco di settembre 1987 al mercantile italiano Jolly Rubino[11], l’Italia, pur non partecipando alla “Tanker War”, organizzò la missione Golfo 1 per difendere il traffico commerciale nazionale.
La situazione si stava nel frattempo facendo sempre più tesa anche sul quadro internazionale: l’Iraq, nel 1988, aumentò ulteriormente la pressione sul terreno sul fronte iraniano, portando il regime degli Ayatollah ad accettare la risoluzione ONU 598 il 20 agosto dello stesso anno. Per Khomeini fu “come bere un calice di veleno”[12].
Note e riferimenti bibliografici:
[1] Razoux, P. (2015). The Iran-Iraq War (N. Elliott, Trans.). Belknap Press of Harvard University Press.
[2] Encyclopaedia Britannica. (2026). Iran-Iraq War: Causes, summary, casualties, chemical weapons, dates, & facts. Encyclopaedia Britannica.
https://www.britannica.com/event/Iran-Iraq-War
[3] Murray, W., & Woods, K. M. (2014). The Iran-Iraq War: A military and strategic history. Cambridge University Press.
[4] Cordesman, A. H., & Wagner, A. R. (1988). The lessons of modern war: Volume II: The Iran-Iraq War — Chapter 13: The air and missile wars and weapons of mass destruction. Center for Strategic and International Studies.
https://csis-website-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/legacy_files/files/media/csis/pubs/9005lessonsiraniraqii-chap13.pdf
[5] Khaji, A., Fallahdoost, S., Soroush, M. R., & Rahimi-Movaghar, V. (2012). Civilian casualties of Iraqi ballistic missile attack to Tehran, capital of Iran. Chinese Journal of Traumatology, 15(3), 162–165.
https://www.ovid.com/journals/cjtrf/abstract/10.3760/cma.j.issn.1008-1275.2012.03.007~civilian-casualties-of-iraqi-ballistic-missile-attack-to?redirectionsource=fulltextview
[6] Federation of American Scientists. (n.d.). Al Hussein / al-Husayn. In Iraq special weapons.
https://nuke.fas.org/guide/iraq/missile/al_hussein.htm
[7] United Nations Security Council. (1988). Resolution 620 (1988): Chemical weapons use in the conflict between Iraq and the Islamic Republic of Iran (S/RES/620). United Nations.
https://unscr.com/en/resolutions/620/
[8] Human Rights Watch. (1993). Genocide in Iraq: The Anfal campaign against the Kurds. Human Rights Watch.
https://www.hrw.org/reports/1993/iraqanfal
[9] Wise, H. L. (1988). The tanker war. Proceedings, 114(5). U.S. Naval Institute.
https://www.usni.org/magazines/proceedings/1988/may/tanker-war
[10] International Civil Aviation Organization. (1988). Report of the ICAO fact-finding investigation pursuant to decision of ICAO Council of July 14, 1988. ICAO.
https://en.wikisource.org/wiki/Formal_Investigation_into_the_Circumstances_Surrounding_the_Downing_of_Iran_Air_Flight_655_on_3_July_1988/Formal_Report
[11] Marina Militare. (n.d.). Dal Libro Bianco 1985 al Golfo Persico. Ministero della Difesa.
https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/storia/la-nostra-storia/storianavale/Pagine/librobiancoMarina.aspx
[12] United Nations Peacemaker. (n.d.). Security Council Resolution 598: Iraq–Islamic Republic of Iran. United Nations.
https://peacemaker.un.org/sites/default/files/document/files/2024/05/iq20ir870720security20council20resolution205982028198729.pdf




